<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<!--Generated by Squarespace Site Server v5.9.2 (http://www.squarespace.com/) on Thu, 11 Mar 2010 00:36:08 GMT--><rss xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:itunes="http://www.itunes.com/dtds/podcast-1.0.dtd" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" version="2.0"><channel><title>Ondaluna, diario di una gravidanza</title><link>http://www.veremamme.it/ondaluna-diario-gravidanza/</link><description></description><lastBuildDate>Sat, 23 Jan 2010 21:57:25 +0000</lastBuildDate><copyright></copyright><language>it-IT</language><generator>Squarespace Site Server v5.9.2 (http://www.squarespace.com/)</generator><item><title>Il Blog di Ondaluna</title><dc:creator>Flavia</dc:creator><pubDate>Sat, 23 Jan 2010 21:56:06 +0000</pubDate><link>http://www.veremamme.it/ondaluna-diario-gravidanza/2010/1/23/il-blog-di-ondaluna.html</link><guid isPermaLink="false">272193:3507585:6409551</guid><description><![CDATA[<p>Il diario di Ondaluna prosegue dopo la nascita della piccola.. Brioscina :) Ora <a class="offsite-link-inline" href="http://ildiariodiondaluna.blogspot.com/" target="_blank">la trovate qui &gt;&gt; </a></p>]]></description><wfw:commentRss>http://www.veremamme.it/ondaluna-diario-gravidanza/rss-comments-entry-6409551.xml</wfw:commentRss></item><item><title>E' arrivata una stellina</title><category>La nascita</category><dc:creator>ondaluna</dc:creator><pubDate>Sat, 15 Aug 2009 16:13:54 +0000</pubDate><link>http://www.veremamme.it/ondaluna-diario-gravidanza/2009/8/15/e-arrivata-una-stellina.html</link><guid isPermaLink="false">272193:3507585:4912637</guid><description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La mia bimba &egrave; nata.<br />Una serie di eventi precipitosi l'hanno "miracolata" facendola nascere con un parto cesareo programmato in tutta fretta, che le ha salvato l'arrivo su questa terra. Era avvolta per due giri dal cordone, non sarebbe mai riuscita ad uscire, e al taglio cesareo &egrave; avvenuto subito un distacco di placenta (che non ha avuto conseguenze perch&eacute; c'&egrave; stato un intervento istantaneo). Ginecologo Sereno aveva previsto tutto questo, e non finir&ograve; mai di essergli grata per aver evitato che succedesse il peggio.<br />Quando sono arrivata per il ricovero ero gi&agrave; ad un centimetro di dilatazione e se avessi rotto le acque a casa sarebbe stata una tragedia perch&eacute; non sarei arrivata in tempo in ospedale.<br />Il parto &egrave; stato abbastanza traumatizzante, e devo ancora elaborarlo. Ma l'esperienza di vederla, baciarla, guardarla negli occhi per la prima volta, &egrave; stata un'emozione sconvolgente.<br />Contrariamente alle aspettative, &egrave; un minuscolo fagottino profumato d'amore.<br />Siamo a casa da poche ore, io sono esausta e un p&ograve; malconcia ma tanto felice. Lei invece &egrave; uno splendore.<br />Nei primi giorni sono stata molto male, e non sono stata in condizioni di alzarmi dal letto, di mangiare, di parlare, di condividere. Il post parto &egrave; stato difficile per una serie di motivi clinici. Ancora adesso non sono in piena forma, per vari motivi, ma sono a casa, e sono ansiosa di tornare alla vita "normale".<br />Mi emoziona essere tornata tra le mie cose.<br />Mi sento una persona totalmente diversa da quella che ha lasciato questa casa con un pancione enorme e piena di sofferenze, pochi giorni fa. Mi sento sconvolta fisicamente e psicologicamente. Da qualche parte dentro di me qualcosa mi dice che niente sar&agrave; pi&ugrave; come prima, ma che per fortuna per certi aspetti sar&agrave; meglio di prima.<br />Molte cose che mi hanno fatto soffrire sono finite. Pensavo che partorire sarebbe stato l'attraversamento di qualcosa, l'inizio di un viaggio che sarebbe terminato sull'altra sponda del mare in tempesta, ed invece mi sono resa conto che la tempesta &egrave; durata 9 mesi, che l'ho attraversata tutta e per lungo tempo, e che quel parto &egrave; stato solo il momento finale, pi&ugrave; tragico e violento, ma che era la fine di qualcosa che veniva da lontano.<br />Cose nuove sono nate con lei.<br />Un esserino minuscolo &egrave; con me da poche ore e mi ha dato gi&agrave; un potere ed una forza incredibili.<br />Ogni giorno mi sveglio e sento che posso finalmente lasciare andare, insieme alle lacrime e ad un dolore infinito, tante cose che chiedono finalmente aria per essere liberate.<br />Piangere &egrave; terribilmente liberatorio e mi guarisce giorno dopo giorno. E mentre allatto, e lascio uscire con le lacrime tutto quello che c'&egrave; dentro di me, guardo lei serena e sento che posso essere me stessa, nel bene e nel male, senza che lei nei sia minimamente turbata. Mi guarda con gli occhi pieni di amore e di convinzione sul fatto che non c'&egrave; niente in me contro di lei. E finalmente ho la certezza che lei lo sa.<br />Lei &egrave; davvero quella chiarezza nella mia vita che ho sperato potesse rappresentare per me, e in questo &egrave; gi&agrave; il dono pi&ugrave; grande che la vita potesse farmi.</p>]]></description><wfw:commentRss>http://www.veremamme.it/ondaluna-diario-gravidanza/rss-comments-entry-4912637.xml</wfw:commentRss></item><item><title>E adesso tocca a me</title><category>Trentottesima settimana</category><dc:creator>ondaluna</dc:creator><pubDate>Mon, 10 Aug 2009 14:14:06 +0000</pubDate><link>http://www.veremamme.it/ondaluna-diario-gravidanza/2009/8/10/e-adesso-tocca-a-me.html</link><guid isPermaLink="false">272193:3507585:4861737</guid><description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La decisione da poche ore &egrave; presa. Sar&agrave; un cesareo.<br />Ho provato a riposare, ma non sono riuscita per niente, ho troppe cose per la testa, troppe emozioni contrastanti che non mi permettono di rilassarmi e recuperare un p&ograve; le forze. Che poi negli ultimi giorni mi sono anche beccata la tonsillite ed ho dormito meno del solito.<br />Le condizioni non sono buone, ed anche se la bimba sta bene, c'&egrave; un'evidente sproporzione tra le sue dimensioni e quelle del mio bacino. Ginecologo Sereno &egrave; ormai certo che un parto naturale sarebbe lungo, faticoso, rischioso per le mie e le sue condizioni di salute. Ma non &egrave; solo questo: si sospetta un giro di cordone intorno al collo che le impedisce di incanalarsi. E cos&igrave; &egrave; urgente intervenire.<br />Ho passato gli ultimi giorni a piangere, pensando a quanto mi sono preparata a questo parto, per poi finire in un cesareo che mi toglie forza e capacit&agrave; di fare.<br />Mi sono sentita "fallita" ed anche un p&ograve; responsabile davanti a questa decisione, ma Ginecologo Sereno (che per la cronaca &egrave; anche un nostro amico) mi ha detto "hey, &egrave; una decisione necessaria, non &egrave; una scorciatoia che stai scegliendo tu per vigliaccheria, ma una necessit&agrave; medica per il bene tuo e di tua figlia".<br />Questo mi ha consolato, e spero che mi resti questa convinzione anche dopo.<br />Le abbiamo dato tempo di crescere per benino, siamo alla fine della 38esima settimana, praticamente a 39 verr&agrave; fuori. S&igrave;, ora sono pi&ugrave; convinta e tranquilla.<br />Vorrei dire altro su quello che ha portato alla decisione del cesareo, compreso il fatto che non &egrave; una di quelle tante scelte "facili" o "comode" che ormai sempre pi&ugrave; spesso medico e gestante scelgono per evitare il momento del parto naturale. Ci sono dei particolari medici che hanno portato a questa scelta, necessaria, come detto, da un punto di vista clinico, che parlano di cose personali riguardo a me e anche a Ginecologo Sereno. Mi fido di lui, l'ho scelto apposta, so che avrebbe evitato il cesareo ad ogni costo se non fosse stato necessario (non per niente abbiamo aspettato tanto).<br />Proprio per il fatto di non averlo mai neanche per un istante tenuto in considerazione, non so niente sul cesareo, e mi sento presa da dubbi forse stupidi ma in questo momento per me sostanziali: le contrazioni di dopo, come sono, durano tanto... i punti quanti sono, fanno male... il digiuno, soffrir&ograve; la fame, soffrir&ograve; la sete...<br />E nello stesso tempo il mio counter segna ormai le ore: ormai &egrave; questione di ORE e vedr&ograve; mia figlia. Sar&ograve; madre. Tutto questo finir&agrave;, comincer&agrave; un nuovo capitolo, non soffrir&ograve; pi&ugrave; quello che sto soffrendo in questi terribili giorni di immobilit&agrave; nel letto a naso in su tra mille dolori.<br />E' una sensazione strana, e sono curiosa ma anche tanto spaventata di non sapere quello che mi aspetta.<br />Come saranno questi ultimi momenti di attesa? Mi sembrano troppi e troppo pochi. All'improvviso la mia percezione del tempo si &egrave; alterata, non capisco pi&ugrave; come scorre e quello che sta succedendo. <br />Dato che ormai si tratta di poco, non faccio che fare le cose premettendo mentalmente a tutto la parola "ultimo": ultimo giorno, ultima colazione, ultima mail, ultimo post... ultimo prima di tornare a casa ed essere competamente diversa, &egrave; ovvio. E in quest'ultimo giorno mi dedicher&ograve;, appunto, agli ultimi preparativi: riguarder&ograve; le cose in valigia, ricamer&ograve; il giorno sul fiocco nascita, dar&ograve; una sistematina per casa preparando il nostro ritorno, e nel pomeriggio mi dedicher&ograve; a depilazione, manicure e messa in piega. Se le mie condizioni fisiche me lo consentiranno, vorremmo andare, io e MisterG, a cena fuori.<br />E adesso dir&ograve; una cosa che prescinde dall'importanza che ha avuto per me scrivere questo diario ed entrare in contatto con voi, che specialmente nelle ultime ore mi state sostenendo in modo sostanziale e significativo (sento che avr&ograve; bisogno di voi al mio ritorno).<br />Di questa gravidanza ricorder&ograve;, tra le tante cose, un delirio da ultimi giorni in cui mi sono sentita fisicamente sola, proprio quando mi sarebbe servito avere un conforto emotivo e psicologico. Sono stati giorni, gli ultimi, in cui ho pianto senza consolazione, con la sensazione di non farcela pi&ugrave;, di non riuscire a sopportare, di essere sfinita, di avere esaurito tutte le risorse.<br />Ho capito per&ograve; che forse anche questo ha un senso: oltre le lacrime, alla fine di tutto questo (che ora ha davvero una fine certa), c'&egrave; la luce fuori dal tunnel. Forse &egrave; questo il segnale che &egrave; arrivato il momento di finire questo percorso e cominciarne un altro.</p>]]></description><wfw:commentRss>http://www.veremamme.it/ondaluna-diario-gravidanza/rss-comments-entry-4861737.xml</wfw:commentRss></item><item><title>Tregua (del doman non v'è certezza)</title><category>Trentottesima settimana</category><dc:creator>ondaluna</dc:creator><pubDate>Wed, 05 Aug 2009 19:32:00 +0000</pubDate><link>http://www.veremamme.it/ondaluna-diario-gravidanza/2009/8/5/tregua-del-doman-non-ve-certezza.html</link><guid isPermaLink="false">272193:3507585:4844295</guid><description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Stamattina ho aperto gli occhi e ho detto a me stessa "coraggio: nella peggiore delle ipotesi sono pochi giorni". La cosa non mi ha stranamente fatto cogliere dal panico. <br />Ieri &egrave; stata una giornata terribile, fatta di dolori, immobilit&agrave;, sofferenza. Ad un certo punto del pomeriggio ho avuto anche una mezz'ora buona di contrazioni, ma stranamente &egrave; stata un'esperienza di insolita soddisfazione. Ero sola in casa, e mi sono distesa perch&eacute; non riuscivo a stare nemmeno nel divano. "Rilassata e concentrata", come ti dicono ai corsi pre-parto, ho respirato dolore dopo dolore allargando la muscolatura, rilasciando il perineo. Pensavo intesamente alla mia bimba, cercavo di parlarle con la mente, le dicevo "vai, vai, ti lascio andare..."<br />Non pensavo avrei partorito, ma speravo di cominciare ad indicarle la strada.<br />E' stato bello, anche se doloroso. Mi sentivo fondere con uno spazio/tempo che non stava n&eacute; in cielo n&eacute; in terra. Sentivo allargare i miei confini.<br />Essendo alla mia prima esperienza di gravidanza, non posso fare a meno di pensare "chiss&agrave; cosa sono questi momenti che mi capita di vivere": se sono modificazioni del collo dell'utero, se sono solo esperienze psichiche, o cos'altro.<br />Ieri ho pensato "quasi mi dispiace se ti tirano fuori col cesareo".<br />Poi ho pensato a quanto sarebbe brutto fare un travaglio lungo o difficile per poi vedere che non riesci a passare, e finire lo stesso con un cesareo d'urgenza.<br />Questa cosa ha molta ambivalenza per me, ma confido nel destino e in come dev'essere. Di qui ad 8 giorni pu&ograve; succedere di tutto.<br />Ah... stanotte ho dormito. Come pu&ograve; dormire una donna di nove mesi di gravidanza , ovvio, svegliandomi di continuo, ma mi sento insolitamene riposata. Come pu&ograve; cambiare la vita, quando dopo 8 giorni riesci a dormire: ti sembra di aver fatto pace col mondo, e tutto diventa pi&ugrave; sopportabile, anche il dolore continuo di tua figlia che non ci sta pi&ugrave; nella pancia e schiaccia ogni organo interno con sadico divertimento.<br />Cos&igrave; ho ricordato a me stessa il Primo Postulato della Gravidanza: non rimandare a domani quello che puoi fare oggi. Con questo spirito, che non riuscivo a cogliere nei mesi precedenti, mancandomi l'esperienza di quanto pu&ograve; diventare difficile fare anche le cose pi&ugrave; banali (pu&ograve;, non necessariamente deve, ma a me &egrave; capitato cos&igrave;), ieri sera, tornata a casa carica di una sensazione che in altri tempi non avrei definito di benessere, ma in confronto al prima sembrava paradiso, HO CUCINATO. Io che di solito non riesco nemmeno a stare in piedi, ieri mi sono cimentata in quella che potrebbe essere la mia ultima volta ai fornelli prima di partorire (tutto dipende da quanti dolori ho e da quanto riuscir&ograve; ad alzarmi dal letto nei prossimi giorni). La parola "ultima" che mi rigirava in testa mentre faticosamente mescolavo gli ingredienti nella ciotola mi ha fatto un p&ograve; impressione. Beh, l'ho fatto. Forse avrei potuto rimandare. Ma perch&eacute; farlo, se in quel breve momento di grazia sono riuscita a sentirmi ancora un p&ograve; me stessa, quella che ero prima.</p>]]></description><wfw:commentRss>http://www.veremamme.it/ondaluna-diario-gravidanza/rss-comments-entry-4844295.xml</wfw:commentRss></item><item><title>Le ultime decisioni</title><category>Trentasettesima settimana</category><dc:creator>ondaluna</dc:creator><pubDate>Tue, 04 Aug 2009 13:37:10 +0000</pubDate><link>http://www.veremamme.it/ondaluna-diario-gravidanza/2009/8/4/le-ultime-decisioni.html</link><guid isPermaLink="false">272193:3507585:4818435</guid><description><![CDATA[<ul style="text-align: justify;">
</ul>
<p style="text-align: justify;">Da quest'ultima visita &egrave; risultata la seguente: nell'attesa che qualche altro giorno trascorra, che la trentottesima settimana di gestazione sia in corso, che il surfattante polmonare faccia il suo dovere per la respirazione della mia bambina, tra un paio di giorni di questa settimana far&ograve; un tracciato in ospedale, all'inizio dell'altra settimana far&ograve; un'ecografia di accrescimento per misurare la bimba, e se se non ho partorito nel frattempo, a breve far&ograve; un cesareo.<br />A parenti e amici non abbiamo detto nulla. Preferiamo che sia un momento di intimit&agrave; per noi, e di rispetto per eventuali momenti di sofferenza per me.<br />Le mie condizioni sono pietose. Non riesco a muovermi dal letto. Ho dolori dappertutto e sempre nuovi e pi&ugrave; forti, la pancia &egrave; tiratissima. Non dormo pi&ugrave;. Sono agitata. Ho paura del parto naturale (perch&eacute; la bimba &egrave; troppo grande) quanto del cesareo (perch&eacute; &egrave; un intervento). Nello stesso tempo non vedo l'ora di liberarmi, cos&igrave; non riesco ad andare avanti. Anche se mi ripeto che tutto questo sta finendo, sono nervosissima, agitatissima, depressissima e piango ogni 5 minuti.<br />Non volevo che finisse cos&igrave;.<br />Quando lei si muove soffro tanto. Mi chiedo se se la fine della gravidanza significa per tutte arrivare a questo livello di agitazione, insofferenza, e dolore, o se &egrave; una cosa che &egrave; toccata a me. Ad ogni modo, dopo essermi "preparata" tanto al parto, non riesco ad eliminare la sensazione che il cesareo sia in parte un mio fallimento, e che invece il parto naturale sia un grande rischio per me (conseguenze post-parto e post-episiotomia a questo punto necessaria ed incisiva) e per la bimba (che deve comprimersi molto per passare dal canale del parto).<br /><br />Ho letto una frase da un libro, ieri mattina, che un p&ograve; (ma solo un p&ograve;) mi ha consolato.<br /><span style="font-style: italic;">"Qualche volta le cose non vanno come hai sognato. Sorgono problemi in gravidanza, il tuo bambino nasce prima, non hai avuto il parto che volevi, hai bisogno di trattamenti medici che avresti vouto evitare, sono nati problemi in famiglia, le tue aspettative sono state deluse.</span><br /><span style="font-style: italic;">Pu&ograve; darsi che all'inizio tu non voglia nemmeno pensarci e ti focalizzi solo sul tuo bambino. Ma prima o poi sentirai rabbia, frustrazione, forse sensi di colpa, inadeguatezza. Dove ho sbagliato? Avessi dato retta a... Non sono buona a... Se non avessi fatto... Se non mi avessero fatto...</span><br /><span style="font-style: italic;">Quando avrai preso un p&ograve; di distanza dall'accaduto capirai che tutto quello che ti succede ha a che fare con te, con il tuo partner, con la tua famiglia, che &egrave; frutto di percorsi precedenti, a volte anche distanti, e che pu&ograve; avere un senso per te, per voi, quando puoi impararne qualcosa ed inserirlo nel ciclo delle tue esperienze.</span><br /><span style="font-style: italic;">Mentre vivi le difficolt&agrave; ti pu&ograve; aiutare sempre attivare le risosrse interiori, il tuo potenziale di salute. Anche se hai bisogno di cure mediche, le leggi della fisiologia sono forse ancora pi&ugrave; importanti, perch&eacute; ti aiuteranno a contenere il tuo problema, aumentando la tua capacit&agrave; reattiva e quella del tuo bambino. Puoi cos&igrave; aspirare al migliore esito possibile rispetto alla situazione in cui ti trovi. La medicina invece tene a prospettarti spesso l'esisto peggiore possibile. </span><br /><span style="font-style: italic;">Il pensiero possiede una forza modellatrice della materia. Focalizzare l'attenzione solo sul problema lo aggrava. Focalizzarla invece sulle risorse di salute ti rinforza. Non sempre una gravidanza a rischio, con un problema medico, porta ad un parto con dei problemi; non sempre un parto difficile porta a dei traumi. La salute si pu&ograve; ristabilire in qualsiasi momento. La tua partecipazione attiva in questo &egrave; per&ograve; fondamentale."</span></p>
<p style="text-align: justify;">(Verena Schmid)</p>]]></description><wfw:commentRss>http://www.veremamme.it/ondaluna-diario-gravidanza/rss-comments-entry-4818435.xml</wfw:commentRss></item><item><title>La tempesta tra la terra e il cielo</title><category>Trentasettesima settimana</category><dc:creator>ondaluna</dc:creator><pubDate>Thu, 30 Jul 2009 07:40:38 +0000</pubDate><link>http://www.veremamme.it/ondaluna-diario-gravidanza/2009/7/30/la-tempesta-tra-la-terra-e-il-cielo.html</link><guid isPermaLink="false">272193:3507585:4785241</guid><description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Con 600g di aumento peso in soli 8 giorni, sembra che la mia piccola cicciottella sia arrivata a 3,5kg. Balenottera &egrave; dir poco. Si prospetta un'incompatibilit&agrave; seria tra le sue dimensioni e il posto da cui deve uscire, ovvero una mamma un p&ograve; piccolina.&nbsp; <br />Ginecologo Sereno dice che stiamo bene, anche se quest pancia cos&igrave; grande complica un p&ograve; la situazione da tanti punti di vista, anche senza evidenze cliniche (tutti gli esami sono andati benissimo e non provano nulla di patologico). Questo significa che, gi&agrave; da tre settimane, per eccessiva tensione delle membrane placentari, potrei rompere le acque da un momento all'altro. Nel frattempo quindi mi prepara anticipatamente a partorire, con tutti i colloqui e visite del caso (elettrocardiogramma, esami clinici, colloquio anestesiologico, etc). <br />Dall'alto della sua "severa cattiveria" mi ha detto "SONO FIERO DI TE" (e scusate se &egrave; poco!) quando gli ho detto che il peso rimane costante nonostante l'accrescimento esponenziale di mia figlia (significa che lei cresce ed io dimagrisco) e la cosa non mi dispiace per niente.<br />Vista la sproporzione crescente tra le sue dimensioni e quelle del mio bacino, stiamo solo aspettando che succeda qualcosa spontaneamente entro i prossimi giorni (a giorni far&ograve; un tracciato e un altro controllo ginecologico) dopo di che spero di programmare un cesareo: non me lo auguro, non l'ho mai voluto, Ginecologo Sereno non &egrave; a favore del cesareo facile, ma io non voglio complicazioni pre e post parto n&eacute; per me n&eacute; per la mia bimba. <br />Di certo &egrave; ormai questione di giorni.<br />L'ultima ecografia ha sciolto persino il mio cuore tenero: non faccio che riguardarla, ed &egrave; la prima volta in nove mesi che inebetisco cos&igrave;. La sua faccia si vede nitidamente, e non vedo l'ora di poterla guardare senza schermi tra me e lei. <br />Sono stanchissima, e piena di dolori, e l'unica cosa che mi trattiene &egrave; il fatto che sto ricamando il suo nome sul fiocco augurale da appendere (ebbene s&igrave;, anche IO sto facendo persino questo!), e ad ogni contrazione accellero il ricamo perch&eacute; voglio finirlo. Spero di riuscire a inserire una foto per farvelo vedere...<br />Mi sembra quasi di stilare il diario di un esule prigioniero. Non riesco nemmeno a dilungarmi, perch&eacute; oggi, a dire il vero, sto proprio male. La notte, in un limbo che &egrave; terra di nessuno, si incontrano tutti i piani della mia esistenza, con sensazioni alterate di percezioni irreali. I confini del corpo perdono corporeit&agrave; e la mente diventa quasi concreta. Troppo.<br />Non riesco a dormire, non c'&egrave; respirazione, training, tecnica che mi possa aiutare a distendere una tensione che non &egrave; fisica, ma un insieme di mente e corpo. In un posto a met&agrave; tra la terra e il cielo, che &egrave; dentro di me, incontro mia figlia e mio padre. Ci&ograve; che non &egrave; ancora e ci&ograve; che non &egrave; pi&ugrave;. Ed io mi sento teatro di questi incontri per me tanto dolorosi da farmi sussultare in singhiozzi incontrollabili che impediscono a MisterG di dormire. (Pensavo di aver smesso di piangere la morte di mio padre)<br />Piango, per varie ragioni o per nessuna, piango sempre, a volte con impeto, a volte sommessamente, a volte invece le lacrime scendono solamente gi&ugrave;, dotate di una volont&agrave; propria.<br />Maledetti ormoni, mi ripeto, posso farcela, sono forte, ce la far&ograve;. Ed intanto, mentre questo mantra prova a farmi rimanere un briciolo in equilibrio, mi sento piccola e bisognosa di "una mamma". Questo pensiero mi fa subito pensare a mia figlia: so quello che vuole da me, so di cosa ha bisogno, so cosa devo darle per falra sentire al sicuro. L'amore di mamma dev'essere questo, la pace nella tempesta emotiva che ti fa sentire smarrito e senza un posto nel mondo.<br />Non so se esiste una depressione pre-partum, e non so se quella post-partum pu&ograve; essere pi&ugrave; violenta di cos&igrave; (non credo). So che ho cominciato ad assaggiare questa tempesta interiore, che non mi spaventa se la leggo in una normale evoluzione delle cose, se mi ripeto che sta passando, passer&agrave;, non dura per sempre e non &egrave; niente di grave (&egrave; solo il mio corpo che si prepara ad aprire quella porta tra la terra e il cielo). Ma fa tanto male. Tuoni e fulmini si avvicinano all'orizzonte, e ormai ci sono dentro. L'elettricit&agrave; &egrave; nell'aria. La tempesta scroscer&agrave;, imperverser&agrave;, scuoter&agrave; tutto fino alle mie radici. Ma liberer&agrave; finalmente tutta la tensione.</p>]]></description><wfw:commentRss>http://www.veremamme.it/ondaluna-diario-gravidanza/rss-comments-entry-4785241.xml</wfw:commentRss></item><item><title>Corso preparto - ottava (ed ultima) puntata</title><category>Trentasettesima settimana</category><dc:creator>ondaluna</dc:creator><pubDate>Wed, 29 Jul 2009 19:38:00 +0000</pubDate><link>http://www.veremamme.it/ondaluna-diario-gravidanza/2009/7/29/corso-preparto-ottava-ed-ultima-puntata.html</link><guid isPermaLink="false">272193:3507585:4785176</guid><description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Nell'afa e nella spossatezza di questi ultimi giorni, anche il corso preparto &egrave; giunto a termine. E diciamocelo, ho davvero poca voglia di prodigarmi in narrazioni, ma ormai &egrave; quasi la fine, e sento l'obbligo morale, anche con me stessa, di finire quello che ho cominciato.<br />Con questo vissuto convive un senso di "tutto sta finendo": come scherzando ho detto ieri a MisterG, stiamo finendo tutto quello che c'era da fare, finir&agrave; che ormai non ci resta solo che partorire.<br />Di allattamento su VereMamme se n'&egrave; parlato molto, e questo era il tema di questo incontro. Non mi dilungher&ograve; molto sull'argomento, perch&eacute; sostanzialmente ho trovato che fosse trattato con troppa velocit&agrave; rispetto alle cose da dire ad una mamma che non sa nemmeno di cosa si parla, e alla fine mi sentivo pi&ugrave; confusa che altro. Mi sono resa conto che per molte cose pratiche sono assolutamente impreparata, e non saranno facili da gestire. Un p&ograve; di ansia mi sale, ma confido nel fatto che l'esperienza &egrave; l'unico modo di imparare.<br />Sono convinta che allattare sia un'esperienza dificile ed entusiasmante allo stesso tempo. L'unico neo che ho trovato in questo incontro &egrave; stato che &egrave; stato trattato solo dal punto di vista del bambino (condivisibile, per carit&agrave;, ma non c'&egrave; solo una bambino, c'&egrave; anche una mamma, una donna, un essere umano!): "mamma tetta-disponibile, allattare &egrave; la cosa pi&ugrave; importante che puoi fare per il bambino, &egrave; QUESTO quello che devi fare, essere sempre a disposizione e prevenire ogni suo gemito ed ogni suo bisogno, perch&eacute; essere allattati &egrave; cos&igrave; importante che privare tuo figlio di questo &egrave; un crimine".<br />Trovo che allattare sia importantissimo per la relazione e per la salute del bambino (e della mamma). Non elenco tutti i motivi, perch&eacute; li trovo tutti validi (nutrizionalmente, immunologicamente, emotivamente, etc etc). L'unica cosa che mi lascia perplessa &egrave; questo "senso del dovere" che ti esorta a gioire del fatto che devi stare tutto il giorno con la tetta a disposizione, senza pause, senza soste, e senza esitazioni anche se non &egrave; facile. Trovo assolutamente taciuto quanto questo possa essere logorante, faticoso, e difficile, nonostante possa essere fatto con grande amore.</p>]]></description><wfw:commentRss>http://www.veremamme.it/ondaluna-diario-gravidanza/rss-comments-entry-4785176.xml</wfw:commentRss></item><item><title>Come si cambia</title><category>Trentaseiesima settimana</category><dc:creator>ondaluna</dc:creator><pubDate>Fri, 24 Jul 2009 15:20:43 +0000</pubDate><link>http://www.veremamme.it/ondaluna-diario-gravidanza/2009/7/24/come-si-cambia.html</link><guid isPermaLink="false">272193:3507585:4730879</guid><description><![CDATA[<div style="text-align: justify;">Di cambiamenti in questi mesi di gravidanza ce ne sono stati tanti. E non solo fisici. Me ne accorgo soprattutto pensando a come scrivo questo Diario, a come sono entrata in relazione con un mondo a me prima sconosciuto, alle persone che ho incontrato su questa strada, e a com'ero quando ho iniziato, a cosa volevo gridare, cosa avevo da dire, quali erano i miei intenti "narrativi". <br />Molta rabbia &egrave; andata via. All'inizio ero proprio arrabbiata contro questa gravidanza, e piangevo, piangevo molto, e non trovavo nessuno disposto ad ascoltarmi e darmi un p&ograve; di considerazione, cadevo ocntinuamente in luoghi comuni, perch&eacute; "la gravidanza &egrave; bella sempre e comunque", perch&eacute; "come, non sei felice?", perch&eacute; "i bambini portano sempre gioia", perch&eacute; "cosa dovevi aspettare ancora per fare un figlio?", e tante altre cose dentro cui la mia sofferenza non riusciva ad entrare. E ne restava fuori. Per&ograve; c'era. <br />Inutile dire che essere arrabbiata mi &egrave; servito. I bambini portano sempre gioia, &egrave; vero, ma non solo quella. A me questa gravidanza ha portato  tanto dolore, un dolore che mi serviva, un dolore che mi ha fatto scoprire cose che sarebbero altrimenti rimaste sconosciute. Mi ha dato forza, mi ha fatto crescere. E nonostante quello che sto scrivendo, non ne sono n&eacute; fiera, n&eacute; felice. E' capitato, e basta. E' capitato perch&eacute; cos&igrave; doveva essere, perch&eacute; da qualche parte era scritto che io conoscessi alcuni aspetti del vivere attraverso questa sofferenza che &egrave; stata "stare con" vissuti per me tanto, forse troppo, difficili. E so per certo che non ho ancora finito di imparare. No, non &egrave; che sto pensando soltanto al fatto che le difficolt&agrave; non sono finite, ma penso che questa gravidanza per me &egrave; stato l'inizio. L'inizio di un percorso in cui di cose da imparare per me ce ne sono tante, e non solo l'essere madre. L'essere donna, l'essere figlia, l'essere compagna, amica, professionista. L'Essere. <br />E non &egrave; che dire che questa gravidanza mi ha portato dolore mi fa pensare che sia colpa di mia figlia: lei ne &egrave; fuori, &egrave; solo "capitata" in quello spazio tra la terra e il cielo della mia esistenza, come una stella cometa che si poggia su un angolo di blu e lascia il suo disegno come un ricamo. Non la odio. Non le d&ograve; colpe. Non la ringrazio nemmeno per quello che ho vissuto finora, forse non ancora, ma la riconosco come parte di quello che mi sta accadendo. E nello stesso tempo come qualcosa che ne &egrave; fuori nella misura in cui la vita che le d&ograve; &egrave; sua, &egrave; altro-da-me, e mai vorrei che ne rimanesse insanamente legata come interfaccia necessaria a completarmi. <br />Sono spesso in ansia per quello che mi accadr&agrave;, in questi ultimi giorni. A volte penso di essere prossima a partorire, altre volte temo e mi ripeto che non &egrave; ancora lontanamente cominciato niente di quello che mi aspetto accada perch&eacute; mia figlia venga al mondo <strong>da dentro di me</strong>. Se banalmente cos&igrave; si pu&ograve; dire, ho paura di ci&ograve; che devo fisicamente fare, farla uscire. Ho paura della trasformazione fisica (il resto verr&agrave; dopo) a cui andr&ograve; incontro in quel lasso di tempo che &egrave;  il parto. Ci scherzo sempre su questa parola, "parto". Dico spesso <span style="font-style: italic;">quest'anno io non parto, ma parto. </span><br />Mi racconta mia madre che l'unico insegnamento che mia nonna le diede sul parto &egrave; stato "<em>partorire &egrave; come partire: andare all'altro mondo e poi tornare"</em>. Ammetto che deve aver avuto una gran paura a sentirsi dire questa cosa, eppure mi stupisce come non si sia fatta spaventare, n&eacute; dall'idea di fare figli, n&eacute; da quella di affrontare il parto. Ci dev'essere stato <span style="font-style: italic;">dell'altro</span>, che &egrave; passato attraverso altri canali, o deve averlo preso, mia madre, da un "posto" che non fossero le parole di mia nonna. <br />So che quel lasso di tempo in cui partir&ograve; e poi torner&ograve; ha una durata limitata, ha una fine, devo solo (si fa per dire) attraversarla e finirla. Ma purtroppo l'idea che continuano a farmi passare e a ripetermi, che "tanto partoriscono tutte le donne del mondo", non solo non mi aiuta, ma mi irrita. Non &egrave; detto che tutte ci riescono e posso farlo anch'io, e non tutte ci riescono nello stesso modo, e penso che ancora tante, troppe donne non dicono tutto quello che c'&egrave; da dire sul loro parto. Dicono siano gli ormoni. Credo piuttosto che sia un'esperienza talmente forte da non avere spesso parole, o spazio per essere raccontate. <br />Ultimamente dormire &egrave; difficile, e le mie notti sono tormentate da incubi relativi al parto, accompagnati da dolori pi&ugrave; o meno coscienti e consapevoli che vengono dal mio utero, che talvolta mi svegliano, talvolta no, e restano a galleggiare tra il mio corpo e la mia mente, senza una precisa elaborazione. <br />L'attesa &egrave; estenuante come quella di un condannato. A volte l'adrenalina mi prende, e mi fa venir voglia di farla finita, di mettermi a correre come un kamikaze, e andare incontro al mio destino per non attendere oltre. Eppure quest'attesa fa parte dell'<span style="font-style: italic;">attesa</span>, &egrave; inclusa nel pacchetto "fare un figlio". A volte invece ho paura, e vorrei poter postergare questo momento all'infinito, anzi, vorrei non affrontarlo proprio; ma basta poco, un minimo movimento difficoltoso di un corpo che sempre pi&ugrave; odio nella sua impossibilit&agrave; di fare tutto, e questa voglia passa in fretta. <br />Penso che il "pronti partenza via" sar&agrave; una bella scarica di adrenalina: mi immagino che quando inizier&agrave; il travaglio avr&ograve; paura. Nonostante tutto, per&ograve;, questa paura la vedo come una cosa che serve. Poi, come mio solito, recuperer&ograve; qualche risorsa, o almeno questo &egrave; quello che mi auguro, fidandomi anche del fatto che in questo la natura fa il suo corso e dona energie laddove nemmeno te le aspetti. <br />Ho paura dello sconforto. So che ad un certo punto, per stanchezza, &egrave; un p&ograve; fisiologico, ma ho paura di arrivare a quel limite e non sapere tornare indietro, e recuperare. <br />So di parlare da chi questa epserienza non la conosce, ma ho paura del dolore, quello del dopo: ho paura di confrontarmi con un lungo vissuto di debolezza e "malattia" post-partum, in un momento in cui invece ho una gran voglia di riprendermi tutte le mie capacit&agrave; fisiche e di tornare a stare BENE come non sto da non so quanto tempo. <br />Ho paura di come torner&ograve; alla mia vita lavorativa: questa gravidanza l'ha riempita di incertezze, e sar&agrave; un bel trauma recuperare le redini. Ma questo &egrave; ancora troppo oltre, e non vale la pena pensarci adesso, anche se quando fugacemente il pensiero lo sfiora, mi tremano le ossa. <br />Rifletto sul fatto che ho tante paure, e pochi pensieri che invece mi consolano. Penso che da una parte sia normale: vado incontro a qualcosa che non conosco, e di solito &egrave; una cosa che non si fa esattamente a cuor leggero. <br />Se di vaneggiare mi &egrave; concesso, mi piacerebbe pensare che dalla nascita in poi inizi qualcosa di diverso che somigli ad un breve periodo di vacanza: MisterG a casa con me, io che piano piano mi riprendo il mio corpo, conoscere la nostra nuova compagna di vita, cose cos&igrave;. <br />Poi la vita riprender&agrave; i suoi ritmi, aggiungendo il nuovo stress alle vecchie faticose routine, e tutto si dovr&agrave; riadattare non senza fatica. <br />La verit&agrave;? E' che sono stanca. Ed ho una gran voglia che tutto finisca: ho una grande grandissima voglia di essere felice.</div>]]></description><wfw:commentRss>http://www.veremamme.it/ondaluna-diario-gravidanza/rss-comments-entry-4730879.xml</wfw:commentRss></item><item><title>Dubbi, paure, incertezze</title><category>Trentaseiesima settimana</category><dc:creator>ondaluna</dc:creator><pubDate>Thu, 23 Jul 2009 06:14:47 +0000</pubDate><link>http://www.veremamme.it/ondaluna-diario-gravidanza/2009/7/23/dubbi-paure-incertezze.html</link><guid isPermaLink="false">272193:3507585:4717513</guid><description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">E' che non pensavo si potesse gi&agrave; stare in pena per te, bambina mia, prima ancora di riuscire ad immaginare come sei fatta. Ho la sensazione che questo sia l'inizio delle mie preoccupazioni di mamma che non avr&agrave; fine finch&eacute; sono mamma.<br />L'altra mattina una nuova visita ha confermato un ulteriore aumento del liquido amniotico, attualmente inspiegato. Tu pesi gi&agrave; 3kg e continui a crescere a ritmo sorprendente (pi&ugrave; di 600g in 15 giorni).<br />Io non so se questo &egrave; normale o no, il clima delle visite non &egrave; troppo sereno (anche se Ginecologo Sereno &egrave; la&nbsp; pace fatta medico) e continuano a prescrivere analisi cliniche per capirci meglio (stavolta le glicoproteine) dicendo di stare tranquilli. Ci rivedremo tra pochi giorni per un altro controllo.<br />Sono preoccupata perch&eacute; non capisco quello che sta succedendo, e sto in pena se non stai bene. Mi sento come se fosse colpa mia: mangio male? sbaglio qualcosa? non so nutrirti, non so tenerti? Che succede?<br />Ieri sera, prima del previsto, il medico ci ha chiesto di andare in pronto soccorso per degli esami del sangue previsti per l'anestesiologia, dicendo che cos&igrave;, se succede qualcosa, siamo pronti. Il clima era quello di "non perdiamo tempo, che &egrave; meglio". A breve far&ograve; il colloquio con l'anestesista, che &egrave; previsto di prassi, per ogni evenienza.<br />Siamo state male entrambe, ieri: tu ti muovevi disperatamente, incessantemente da mattina a sera, io ero piena di dolori e di tensioni alla pancia. E il fatto di non essere pi&ugrave; autonoma negli spostamenti ma dipendente dagli altri (benedetta mamma che ha deciso di farmi da autista) ha fatto s&igrave; che, uscita la mattina, sono rientrata a tarda sera, esausta, demoralizzata, distrutta.Fisicamente non mi sento affatto bene. E quando ti muovi ho una gran paura che tu possa "rompermi". In questo momento il mio vissuto &egrave; che tutto questo non &egrave; "nella naturale evoluzione delle cose", dato che non hai impegnato il canale del parto, e che una rottura da "stress delle mebrane troppo tese" comporterebbe l'avvio ad un parto per necessit&agrave; e non perch&eacute; &egrave; arrivato il momento. In ogni caso il dottore ha detto di stare pronti, ch&eacute; se succede, si partorisce.<br />Cattive notizie dal fronte: in queste condizioni di liquido troppo aumentato non si pu&ograve; fare l'induzione di parto (ossitocina e prostaglandine sono controindicate con polidramnios), e questo, nonostante non mi piaccia l'induzione, mi preoccupa di essere costretta ad attendere estenuantemente e in pessime consizioni fisiche e di mobilit&agrave;. D'altro canto, se dovessi rompere le membrane non per travaglio ma per "crash", mi chiedo come farebbero a far iniziare le contrazioni.Seconda notizia: se continui a crescere cos&igrave;, il dottore si chiede come una bambina cos&igrave; grande potr&agrave; uscire da un bacino cos&igrave; stretto come il mio (che sono piccolina).<br />L'ho supplicato, nonostante io non abbia mai voluto un cesareo, di tenerlo in considerazione, perch&eacute; se cos&igrave; dev'essere, preferisco che sia una cosa programmata piuttosto che entrare in travaglio per poi operare d'urgenza. Il punto &egrave; "quando": io non voglio tirare per le lunghe, lui non vuole anticipare troppo. Spero di trovare un compromesso, anche se non spero affatto nel cesareo.<br />La giornata si &egrave; conclusa in un ristorante cinese con scelta oculata delle portate pi&ugrave; dietetiche, con il tuo pap&agrave; che cercava di risollevarci un p&ograve; il morale, ma noi eravamo troppo stanche e demoralizzate per beneficiarne in pieno. Forse non gli abbiamo detto quanto &egrave; importante lui per noi, e quanto apprezziamo quello che fa per aiutarci a stare bene.<br />(Dice che ti ha visto in faccia nell'ultimo attimo dell'ecografia, che hai il nasino a patata e che assomigli a me)</p>]]></description><wfw:commentRss>http://www.veremamme.it/ondaluna-diario-gravidanza/rss-comments-entry-4717513.xml</wfw:commentRss></item><item><title>Al "limite"</title><category>Trentacinquesima settimana</category><dc:creator>ondaluna</dc:creator><pubDate>Fri, 17 Jul 2009 07:50:00 +0000</pubDate><link>http://www.veremamme.it/ondaluna-diario-gravidanza/2009/7/17/al-limite.html</link><guid isPermaLink="false">272193:3507585:4659141</guid><description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Sdraiata a letto con il climatizzatore puntato contro, cerco di resistere ai 40 gradi di oggi. Ho i piedi come due ciambelle e la connessione wireless che il prodigo MisterG mi ha installato in previsione dei giorni pi&ugrave; duri. Cuscini dappertutto e posizione scomodissima. Fa caldo. Cos&igrave; caldo che forse mi si bollisce la bimba nella pancia.<br />Un p&ograve; mi dispiace un p&ograve; mi serve lamentarmi di quello che sto attraversando. E' un periodo strano, pieno di ansie che appaiono-scompaiono all'improvviso, come il dubbio se si sta muovendo oppure no, la voglia che non si muova affatto, la paura che non si muova pi&ugrave;, e tante altre contraddizioni. I dolori aumentano.<br />Il mio pensiero ricorrente &egrave; che questa parte della gravidanza &egrave; -mi si lasci passare il termine- <strong>disumana</strong>. Nel senso che nella perdita dell'autosufficienza fisica che via via sperimento, sento l'affievolirsi di quella dignit&agrave; umana che ti consente di prenderti autonomamente cura del tuo corpo e dei tuoi bisogni primari, intimi ma fondamentali, che piano piano comincio a non riuscire a fare. Comprendo in modo completamete diverso, ora, la malattia, l'invalidit&agrave;: penso a mio padre e a quanto soffriva nel sentirsi dipendente dagli altri. Per chi accudisce &egrave; normale, non c'&egrave; niente di brutto se si fa con amore, ma per chi lo riceve &egrave; una costatazione del limite da una prospettiva completamente diversa.<br />La gravidanza non &egrave; una malattia. Ma oggi percepisco questa frase in modo completamente differente: la malattia non ha una fine certa, si cura con le terapie, la gravidanza &egrave; una cosa che ha uno scopo ben preciso e che spesso si conclude con un momento di gioia, e ha un substrato organico e ormonale che ti aiuta ad affrontare, superare, e dimenticare tutto questo. E a riprenderti. La gravidanza finisce, e lo sai. Finisce e ti rimette in piedi come prima, nella maggior parte dei casi. Questo pensiero d&agrave; speranza, sai che &egrave; a termine e ha uno scopo, ti aiuta a sopportare.<br />Ma oggi, devo dire, non toglie intensit&agrave; alla difficolt&agrave; che vivo in questi ultimi momenti di pancione. Che non ha niente a che fare coi vissuti dell'inizio, del durante, con lo spazio mentale o lo stravolgimento di vita. E' una condizione specifica di adesso, che ha a che fare solo col corpo e coi vissuti di difficolt&agrave; e di limitazione.<br />Non ha niente a che fare con i miei sentimenti di madre, col bene che posso volere a mia figlia, col desiderio che posso avere di vederla, con la fiducia sulle mie capacit&agrave; genitoriali, con niente di tutto questo. E' solo una triste e sconfortante sensazione del limite.<br />C'&egrave; chi dice che bisogna credere che i limiti possono diventare risorse, e che come due facce della stessa medaglia camminino insieme. Forse la risorsa &egrave; diventare madre? Non saprei rispondere, direi che vedo quello come un compito prossimo, ad uno step successivo.<br />Immagino per&ograve; che ogni cosa in gravidanza ti serva a prepararti, e che questo periodo finale, cos&igrave; diverso da tutti gli altri giorni che finora sono volati via velocemente, deve avere un suo senso ed un suo scopo. Tutto il mio ottimismo e la mia buona volont&agrave; si concentra sull'avere fede in questa ieda, ma la sofferenza c'&egrave;, c'&egrave; tutta, e resta.<br />Mi sento come se qualcosa mi dicesse "fermati, non muoverti, ora devi trasformarti radicalmente (ed in un modo che magari non &egrave; proprio bello), devi mutare la tua <strong>forma umana</strong> e diventare qualcos'altro, aprire i tuoi confini corporei -e mentali- per permettere ad un altra creatura di uscire dal tuo corpo per prendere il suo posto nel mondo".Pare una cosa da niente, la chiamano "naturale", ma a me -ancora- mi sa di fantascienza.<br />Mi avvicino "al limite/confine": del mio corpo, della mia gravidanza, di un percorso. Se il senso di tutto questo &egrave; che si avvicina la conclusione, sono cos&igrave; vicina ad aprire ci&ograve; che contiene per lasciare andare, sono cos&igrave; vicina a toccarti, bambina.</p>]]></description><wfw:commentRss>http://www.veremamme.it/ondaluna-diario-gravidanza/rss-comments-entry-4659141.xml</wfw:commentRss></item></channel></rss>