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lunedì
29dic2008

Miti da sfatare - Io non sono quella lì!

Sempre amorosa, industriosa e competente come nello spot delle merendine? Ma io non sono quella lì. Io posso essere anche imbranata, incasinata, incavolata... La maternità non è un sogno romantico, è fatta anche di arrabbiature, insofferenze, frustrazioni, infinita stanchezza. Ma allora... chi sono?

Prendiamo la pubblicità, per esempio. La pubblicità tende a rappresentare l’immaginario collettivo e a cogliere ed amplificare gli ultimi trend. Ma fateci caso: finché si raffigura una donna, si moltiplicano immagini moderne di sportive, professioniste, ragazze acqua e sapone, oppure seduttrici, fino al classico intramontabile della donna oggetto. Se ne discute, qualcuno si ribella, qualcuno cerca di ritrarre donne vere, belle in sè al di là dei canoni estetici, mentre altri si ostinano ancora ad usare modelle ipermagre e ritoccate al computer. Ma, almeno, esiste una certa pluralità di idee. Quando si parla invece di donna come mamma, non ce n'è. Non c'è spazio per discussioni, nella pubblicità non c'è pluralismo. Evidentemente il creativo medio si paralizza. Forse non gli viene in mente niente, tranne l'immagine di sua mamma negli anni 60 o 70...? Non lo so, ma di certo si ripiomba in un passato che non esiste più. C’è una deprimente mancanza o confusione di idee, e nel dubbio non si sa fare altro che riproporre l’ideale perfetto, il vecchio stereotipo. Non si riesce a trovare nuovi modelli, delle alternative. Certo, se le mamme stesse fanno fatica a riorganizzarsi la vita e a trovare un’identità equilibrata, cosa ne sa il creativo o la creativa, magari trentenni, di "genitorialità"? Beh, tanto per cominciare potrebbero frequentare un po' i nostri blog...

Dai creativi forse pretendo un po' troppo, ma sono certamente le aziende, i loro clienti, che dovrebbero aggiornarsi e conoscere meglio le mamme a cui vogliono parlare.

Un primo passo per cambiare i toni e rivolgersi a un certo tipo di mamme "agguerrite", l’ha fatto forse la Fiat qualche tempo fa (con uno spot che pare abbia causato addirittura un incidente diplomatico con l'ente per la protezione delle tradizioni culturali maori. Dicono, tra le altre cose, che certi gesti rituali come le linguacce sono riservati agli uomini. Bleeeeah!)

Le mamme sono ormai un universo complicato, in evoluzione, in grande fermento. Libri, siti, e-zines, editoriali, blog, aggregatori, non esauriscono il fenomeno e il cambiamento in atto. Ma le mamme blogger sono solo il vertice di quella che Forrester Research definisce la "social technographic ladder" - in altre parole, mentre di solito i gruppi rilevanti si individuano per dati socio-demografici (età, regione di residenza, titolo di studio, reddito, etc), il metodo proposto da Forrester individua i diversi tipi di utilizzatori delle tecnologie sociali: gli inattivi (ancora la maggioranza), gli spettatori (tantissimi), quelli che aderiscono ai social network (tanti), i collezionisti di siti e blog (come la mitica Panzallaria, che sa usare i feed reader e tutte la invidiano), i commentatori (tutte noi che mettiamo bocca e siamo dappertutto come il prezzemolo), e infine i creativi (noi che postiamo postiamo e postiamo). Ora, i creativi sono quella piccola percentuale che produce contenuti per tutti gli altri, e quindi influenza le attività e i pensieri degli altri.

(Ecco perchè investo tanta energia nel cercare di far "passare" l'idea di VereMamme: siate ognuna la mamma che sentite di essere. Smettetela di giudicarvi, da sole o le une con le altre. Perchè magari, a furia di parlarne, ripeterlo, diffonderlo, tutte le mamme "spettatrici" o ancora "inattive" si attiveranno. Mentalmente parlando.)

Ma la domanda resta: chi sono le mamme oggi, quelle vere e non quelle delle pubblicità? Qual è il nuovo ideale di mamma?

È difficile "classificare" un’esperienza così complessa e personale, anzi forse è proprio sbagliato.

Ma immaginiamo per un attimo di porre su un grafico questa "mamma in movimento", per verificare come la mentalità femminile legata alla maternità si stia evolvendo. Un grafico simile alla curva di adozione di un'innovazione.

Il modello sociale prevalente con cui tutte prima o poi facciamo i conti è quello: le incombenze dei bambini e della casa spettano a te, perché tu sei la mamma ed è giusto così. Se senti che vorresti non certo sottrarti a quelle responsabilità, ma vederle più equamente ripartite, se pensi che la famiglia sia un problema non solo tuo, ma anche culturale e collettivo, non sei troppo normale (sensi di colpa). Se cerchi apertura e nuovi punti di vista, sei un po' "fuori": menomale. Tutti i progressi sono avvenuti così.

La curva di adozione di un'innovazione dice che quando nasce una nuova idea, fosse l'ipod o la maternità del terzo millennio, la adotta per prima una minoranza anticipatrice ("early adopters"), fatta di persone curiose e affamate di novità. Segue a distanza la maggioranza, divisa in un gruppone che segue con cautela gli innovatori, e un altro gruppone che aspetta di sentire cosa ne pensano gli altri. E infine arriva la coda dei conservatori, che stavano benissimo anche prima ma, loro malgrado, si adeguano al mondo che cambia. E' stato così anche con la lotta per l'emancipazione femminile - che non è completa se le donne non si emancipano anche come mamme - ed è stato così per tutte le novità della storia.

Se escludiamo le due "code" delle casalinghe per vocazione e libera scelta (ma veramente vocazione e veramente libera), realizzate e felici, e delle innovatrici che provano stili di vita alternativi, direi che la maggioranza di noi si trova ancora nel gruppone di mezzo, tra le organizzate e le meno organizzate, tra le confuse e le incazzate. Tutte quelle che si moltiplicano tra lavoro, nonni o asilo o baby sitter, casa, cena, e rischiano di perdersi i loro pezzi. E nel profondo di loro si agita una sorda ribellione, più o meno consapevole. Perché in altri paesi lo stato aiuta di più? Perché altrove esiste la flessibilità delle soluzioni lavorative? Perché non è tutto lasciato sulle spalle delle mamme? Troppo comodo qui, no? Il calo demografico non dovrebbe essere considerato un problema della collettività e non solo mio? Tanti libri ultimamente sono stati scritti come veri e propri sfoghi personali di questo tipo. Ma oggi Internet con la sua condivisione iper-rapida ci spinge e ci proietta verso quella anticipazione di idee - purtroppo ancora troppo in anticipo sulla cultura, sulla politica, sul lavoro.

Vorrei che le giovani neo-mamme fossero le "early adopters" di un'idea di mamma che non è più una sola, ma è libera, consapevole, molteplice, ribelle, e immune dai condizionamenti. L'idea che ognuna di voi avrà voglia di condividere qui.

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martedì
16dic2008

Il modello materno

L'altra sera rileggevo alcune pagine del libro di Marcello Bernardi "Gli imperfetti genitori", (citato anche da Laura in un commento alle letture consigliate) e mi sono soffermata, a qualche anno e un secondo figlio di distanza dalla prima lettura, sul capitolo dedicato alla madre.

“Mi rivolgo a tutte le madri” dice Bernardi “ma specialmente a quelle che sono in difficoltà, che si sentono a disagio, che si imbattono continuamente in problemi senza soluzione(…) e che sono perseguitate dall’ansia, dal dubbio, dal timore o dalla delusione. A queste persone io dico, badate che le cause del vostro malessere potrebbero stare, e molto spesso stanno, nell’idea che vi è stata data di voi stesse”.

E a questo punto Bernardi fa la differenza tra la figura materna, (la figura che cura il bambino, lo ama, gioca con lui e lo aiuta a crescere) e che è fondamentale per l’evoluzione dell’essere umano, e la Madre, con la M maiuscola.
Questa Madre è “il membro di una categoria, la categoria delle Madri, appunto, alla quale sono stati assegnati dei connotati precisi, e un destino: quello della devozione al Dovere. E il Dovere è sostanzialmente quello di adeguare i propri comportamenti agli schemi che il costume ritiene obbligatori per un’autentica Madre.

Questo vuol dire che di volta in volta le madri cercano di adeguarsi a questo modello imposto dalla società.

Ma perché è stata inventata questa figura mitica, questo monumento alla teoria della maternità, questa “Madre unica e insostituibile, imprigionata in una rete inestricabile di doveri e responsabilità, rigidamente programmata dall’istinto, nutrice e superprotettiva, possessiva e votata al sacrificio"?

"Nutro un sospetto" dice Bernardi "la religione della Madre è stata inventata per indurre gli uomini ad accettare qualcosa che altrimenti non accetterebbero. Voglio dire questo, la Madre secondo la suddetta religione deve comportarsi in un certo modo altrimenti fa la rovina del figlio. E il figlio a sua volta deve comportarsi in un certo modo perché deve gratitudine alla Madre che gli ha dato la vita e si è sacrificata per lui. Per cui, in nome della madre, si può chiedere all’uomo qualsiasi cosa.”

E conclude : (…)”Mi sembra che la religione della madre sia semplicemente un trucco escogitato per vendere qualcosa. Qualsiasi cosa: opinioni politiche, prodotti dietetici, prefazioni professionali, case, automobili, idee, articoli di abbigliamento, titoli azionari e cosmetici. Per di più, si tratta di un trucco piuttosto elementare: basta convincere la gente che se una donna non consuma quel certo prodotto, più o meno perentoriamente indicato, il figlio sarà un disgraziato. E la colpa sarà della madre."

 In questo periodo di tendenze reazionarie, di gran parlare di famiglia, di diritto alla vita, di crisi del lavoro e di rilancio dei consumi, per qualche strana ragione queste parole mi hanno profondamente colpita, risvegliando in me l'istinto felino del pericolo. Quell'istinto che ti dice: non abbassare la guardia, resta vigile e preparati a difenderti.

Ma forse sono la solita malpensante....

 

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giovedì
04dic2008

Miti da sfatare - Io non sono quella lì!

Sempre amorosa, industriosa e competente come nello spot delle merendine? Ma io non sono quella lì. Io posso essere anche imbranata, incasinata, incavolata... La maternità non è un sogno romantico, è fatta anche di arrabbiature, insofferenze, frustrazioni, infinita stanchezza. Ma allora... chi sono?

Prendiamo la pubblicità, ad esempio. La pubblicità tende a rappresentare l’immaginario collettivo e a cogliere ed amplificare gli ultimi trend. Ma fateci caso: finché si raffigura la donna in quanto tale, si moltiplicano immagini moderne di sportive, professioniste, ragazze acqua e sapone, oppure seduttrici, fino al classico intramontabile della donna oggetto. Se ne può discutere, qualcuno si ribella, qualcuno vuole ritrarre donne vere, belle in sè al di là dei canoni estetici, mentre altri si ostinano ancora ad usare modelle ipermagre e ritoccate al computer. Ma, almeno, si nota una certa pluralità di idee. Quando si parla invece di donna come mamma, non ce n'è. Non c'è spazio per discussioni, nella pubblicità non c'è pluralismo. Evidentemente il creativo medio si paralizza. Forse non gli viene in mente niente, tranne l'immagine di sua mamma negli anni 60 o 70...? Non lo so, ma di certo si ripiomba in un passato che non esiste più. C’è una deprimente mancanza o confusione di idee, e nel dubbio non si sa fare altro che riproporre l’ideale perfetto, il vecchio stereotipo. Non si riesce a trovare nuovi modelli, delle alternative. Certo, se le mamme stesse fanno fatica a riorganizzarsi la vita e a trovare un’identità equilibrata, cosa ne sa il creativo o la creativa, magari neanche trentenni, di "genitorialità"? Beh, tanto per cominciare potrebbero frequentare un po' i nostri blog...

Dai creativi forse pretendo un po' troppo, ma sono certamente le aziende, i loro clienti, che dovrebbero aggiornarsi e conoscere meglio le mamme a cui vogliono parlare.

Un primo passo per cambiare i toni e rivolgersi a un certo tipo di mamme "agguerrite", l’ha fatto forse la Fiat qualche tempo fa (con uno spot che pare abbia causato addirittura un incidente diplomatico con l'ente per la protezione delle tradizioni culturali maori. Dicono, tra le altre cose, che certi gesti rituali come le linguacce sono riservati agli uomini) (Ma sai che ti dico. Bleeeeah!)

Le mamme sono ormai un universo complicato, in evoluzione, in grande fermento. Libri, siti, e-zines, editoriali, blog, aggregatori, non esauriscono il fenomeno e il cambiamento in atto. Le mamme blogger sono solo il vertice di quella che Forrester Research definisce la "social technographic ladder" - in altre parole, mentre di solito ci si classifica per dati socio-demografici (età, regione di residenza, titolo di studio, reddito, etc), il metodo proposto da Forrester individua i diversi tipi di utilizzatori delle tecnologie sociali: gli inattivi (ancora troppi), gli spettatori (tantissimi), quelli che aderiscono ai social network (tanti), i collezionisti di siti e blog (come la mitica Panzallaria, che sa usare i feed reader e tutte la invidiano), i commentatori (tutte noi che mettiamo bocca e facciamo bene!), e infine i creativi (noi che postiamo postiamo e postiamo). Ora, i creativi sono quelli che producono contenuti e quindi influenzano le attività e i pensieri degli altri.

(Ecco perchè investo tanta energia nel cercare di far passare l'idea di VereMamme: siate ognuna la mamma che sentite di essere. Smettetela di giudicarvi. Perchè magari, a furia di parlarne, ripeterlo, diffonderlo, tutte le mamme ancora "inattive" si attiveranno. Mentalmente parlando.)

Ma la domanda resta: chi sono le mamme oggi, quelle vere e non quelle delle pubblicità? Qual è il nuovo ideale di mamma?

È difficile "classificare" un’esperienza femminile così complessa e personale, e forse è proprio sbagliato. Ma il modello sociale con cui tutte prima o poi facciamo i conti è quello: le incombenze dei bambini e della casa spettano a te, perché tu sei la mamma. Se senti che vorresti non certo sottrarti a quelle responsabilità, ma vederle più equamente ripartite, se pensi che la famiglia sia un problema non solo tuo, ma anche culturale e collettivo, non sei troppo normale (sensi di colpa). Se cerchi apertura e nuovi punti di vista, sei una sperimentatrice incauta (evviva. Tutti i progressi della storia sono venuti così).

Immaginiamo ora di porre su un grafico questa idea di mamma in movimento, per verificare come la mentalità femminile legata alla maternità si stia evolvendo. Un grafico simile alla curva di adozione di un'innovazione.

Il modello dice che quando nasce una nuova idea, la adotta per prima una minoranza anticipatrice, fatta di persone curiose e affamate di novità. Segue a distanza la maggioranza, divisa in un gruppo che segue con cautela gli innovatori, e un altro gruppo che aspetta di sentire cosa ne pensano gli altri. E infine arriva la coda dei conservatori, che stavano benissimo prima ma, loro malgrado, si adeguano al mondo che cambia.

Se escludiamo le "code" delle casalinghe per vocazione e libera scelta (ma veramente libera), realizzate e felici, e delle innovatrici anticonformiste che provano stili di vita alternativi, direi che la maggioranza di noi si trova ancora nel gruppone di mezzo, tra le organizzate e le meno organizzate, tra le confuse, direi anche confusamente e leggermente incazzate. Tutte quelle che si moltiplicano tra lavoro, nonni o asilo o baby sitter, casa, cena, e rischiano di perdersi i loro pezzi. E nel profondo di loro si agita una sorda ribellione, più o meno consapevole. Perché in altri paesi lo stato aiuta di più? Perché altrove esiste la flessibilità delle soluzioni lavorative? Perché non è tutto lasciato sulle spalle delle mamme? Troppo comodo qui, no? Il calo demografico non dovrebbe essere considerato un problema della collettività e non solo mio? Tanti libri ultimamente sono stati scritti come veri e propri sfoghi personali di questo tipo.

Vorrei che le giovani neo-mamme fossero le "early adopters" di un'idea di mamma che non è più una sola, ma è libera, consapevole, molteplice, lontana dai condizionamenti. L'idea che ognuna di voi avrà voglia di condividere qui.