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venerdì
12feb2010

Mommy marketing - 5. Il fascino di un conto economico

Sono particolarmente contenta perchè questo post, un po' ripulito e in inglese, è stato pubblicato addirittura qui (cioè sul sito della mia ex compagnia). Se volete potete anche votarlo! >>

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Ho detto altrove che il marketing è, per certi aspetti, il regno felice delle idee. Ho detto anche che poi bisogna fare le cose con i piedi per terra. I piedi per terra sono dei numeri che abbiano un senso.

Il conto economico. Oggi percorrendo trenta chilometri di raccordo mi sono tornate in mente delle scene che ormai sono ammantate dal velo tenero e lieve del ricordo, e quasi mi commuovevo.

E’ sera e sono seduta, un paio di giorni prima di una review con un grande capo, e faccio dei cerchietti intorno a dei numeri. In colonna ci sono gli anni, in riga i fatturati, i margini, le spese, infine i profitti. Per l’anno in corso, c’è lo YTD (year to date, quanto abbiamo portato a casa finora) e il BTG (balance to go, quanto dobbiamo ancora fare se vogliamo guadagnarci la pagnotta), comparati con gli stessi periodi dell’anno scorso. Preparo mentalmente le domande che arriveranno. Perché questo aumenta? Perché questo diminuisce? Annoto le risposte che conosco. Me le scrivo ai margini dei fogli che avrò davanti, in piccole note da miope. Per quelle che non conosco, chiamo il primo Product Manager di dieci e gli chiedo: perché il fatturato netto è aumentato molto meno di quello lordo?
Perché abbiamo dato più sconti.
Grazie tante, Panos, lo so questo. Ma perché tanto di più?
Perché abbiamo dato anche molti più coupon.
I coupon? Quali coupon? Ma non dovrebbero leggersi più sotto, nelle attività di marketing?
No, quest’anno il Finance dice che stanno qua.
Alzo il telefono e chiamo il direttore finanziario. Vassilis ma siamo pazzi? Questa mossa ci ammazza il margine lordo, sembrerà una schifezza.
Mi dispiace Flavia ma è la nuova procedura, global guidelines, non posso farci niente.
Ma così mi si sballa anche il paragone con lo stesso periodo dell’anno scorso.
Lo so, ma tanto lo sanno tutti.....
Metto giù il telefono stizzita, che palle 'ste guidelines, ogni anno ce n’è una nuova. Non ci sono mai due anni paragonabili e “puliti”. E ora so qual è la prossima cosa da fare. Ricalcolare le percentuali “come se anche quest’anno non ci fossero questi maledetti coupon”. Calcolo il numero, che infatti ora ha molto più senso, e me lo scrivo a lato, pronto per venirmi in aiuto se quei numeretti dovessero suscitare qualche ira funesta.

Poi chiamo la seconda Product Manager.
Christina, le spese per promozioni aumentano a due cifre, quelle per la pubblicità no. Lo sai che non è indice di buona salute di un brand.
Ma stiamo investendo a sufficienza Flavia! Ecco i piani media.
Fammi vedere....ah sì, certo, ho capito. Senti Christina, fa’ una cosa: preparati una chart di backup che mostra che la pressione pubblicitaria è la stessa, meglio ancora in aumento, ma noi siamo stati così bravi da negoziare prezzi più bassi e quindi non si vede un aumento di spesa. E quelle maledette promozioni invece…cos’è che costa tanto? Il concorso "vinci il viaggio in Alaska"? Mannaggia a te che mi hai convinta a farlo, non servono a niente i concorsi, d’ora in poi smettila di sprecare soldi e concentrati sulle cose importanti!!
Veramente Flavia, eri stata tu a chiedermi un'idea che spingesse la nostra nuova variante liquida "era glaciale".
Ehm, davvero. Ma a vedere questi numeri è chiaro che ci è costato un occhio della testa e non ci ha fatto vendere una bottiglia di più. E poi proprio dieci crociere sui rompighiaccio dovevamo regalare? Fammi pensare come glie lo spieghiamo…

E così via, per ogni prodotto ed ogni riga di quei conti. Ogni numero ha una storia da raccontare, molto spesso tu la racconti con una buona dose di cosmetici, ma un numero resta tale, e parla di successi o fallimenti.

In certi casi arrivo a fare le prove della presentazione con qualcuno di loro che vedo più insicuro. Se ti chiedono questo, non rispondere assolutamente così, ma così. Se ti chiedono quale quota di mercato devi raggiungere per chiudere l’anno con questo fatturato, ce l’hai la risposta? Per il nuovo prodotto a cui stiamo lavorando, ce l’hai la simulazione di conto economico se lo lanci con la strategia A o con la strategia B o C?

Quasi mi intenerisco a ripensare il livello di dettaglio e precisione di cui ero (eravamo) capaci. Quando poi ho cambiato azienda, ho dovuto farmene una ragione: una gestione attenta del conto economico era impossibile. I numeri, che mi avevano sempre parlato con una certa confidenza, sono diventati un caos spaventoso, imprevedibile. Questioni di cultura. Questioni che poi si riflettono, guarda caso, nel valore delle azioni.

E’ talmente facile vedere un problema quando i numeri ti parlano chiaro, quando ti urlano in faccia la verità, ti dicono che quello su cui stai investendo non ha ritorno, che anno dopo anno stai svendendoti. Sai cosa va fatto, e tuttavia montagne altissime si elevano davanti a te quando ti accingi a cambiare quella situazione.

Sembra strano trovare una tale forma di poesia nei numeri, ma persino un conto economico, talvolta, può essere una precisa metafora della vita.

 

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giovedì
28gen2010

La pratica della fantasia - 1

Dal momento che sono assolutamente incapace di fantasia in cucina, o nel cucito, o in altre attività prettamente casalingo-manuali che si trovano, in rete, nelle miniere fantastiche di alcune donne meravigliose (e per questo in grado di farmi sentire assolutamente incapace, appunto), oggi voglio cimentarmi con un progettino ambizioso in un territorio molto affascinante, che su VereMamme ha già riscosso un certo successo: la capacità della nostra mente di pensare in modo creativo, esplorando concetti e idee fuori dai sentieri già battuti.

La tesi di fondo che vorrei dimostrare è che la capacità di inventare storie, di comunicare in modo efficace (sì, anche in pubblicità!), e la capacità di trovare nuove soluzioni pratiche a dei problemi (quindi inventare prodotti, servizi, o semplicemente seguire le nostre soluzioni e non quelle altrui) hanno tutte il medesimo fondamento, seguono gli stessi percorsi mentali. Per arrivare a questa conclusione è bastato mettere sulla scrivania due libri. Il primo è  "La grammatica della Fantasia" di Gianni Rodari, citato tanto spesso da Piattini che ho voluto assolutamente comprarlo: un evergreen che ci insegna come inventare storie per bambini e nutrire la loro (e la nostra) immaginazione. Il secondo èe "Creatività e pensiero laterale" di Edward De Bono, guru dell'innovazione - unito a un bel po' della mia esperienza aziendale sui temi, appunto, della creatività e dell'innovazione ...

Sul pensiero laterale torneremo spesso; intanto vi invito a leggerne qui un esempio carino.

Le assonanze tra le skills del pensiero laterale e l'arte di inventare storie sono impressionanti. La fantasia, esercitata in qualsiasi campo, segue delle strade precise, ha delle tecniche, che si rafforzano con pratica e allenamento. Non è proprio quello che ci aspetteremmo, influenzati come siamo dalle storie delle illuminazioni improvvise dei grandi inventori. Ma mentre l'intuizione improvvisa è senz'altro possibile, esistono dei modi abbastanza strutturati e disciplinati per spianarle il terreno, allenandosi a liberarsi dai modelli pre-confezionati che ci limitano la vista (e questo, come sapete, è uno dei miei temi preferito: parlando contro i modelli di maternità "pre-impostati" e a favore della libertà di pensiero, la cosa mi ha poi "un po' preso la mano").

Da dove iniziare? Non avrò una pretesa di completezza in una materia tanto vasta, quindi mi limiterò ad alcuni esempi significativi.

 Le tecniche di brainstorming o "generazione di idee" sono numerosissime, e quello che mi interessa qui è quanto siano simili (in molti casi identiche) alle tecniche di immaginazione narrativa descritte da un maestro come Rodari. Da notare che sul mercato esistono agenzie di innovazione che si fanno pagare profumatamente per ispirare i manager con esercizi come questi... forse perchè da bambini la loro fantasia non si è esercitata abbastanza o perchè gli stress del lavoro l'hanno ormai seppellita. Ancora una volta ne esce rafforzata l'idea che coltivare le nostre capacità di gioco con e per i bambini coltiva anche le nostre capacità di business.

Cominciamo da un paio di tecniche dai nomi diffili. Il primo nome è il gergo delle agenzie creative, il secondo la definizione di Rodari.

Random links o il "binomio fantastico"

Questa tecnica ti costringe a cercare connessioni con e tra persone, oggetti, posti, immagini, presi a caso. Lascio la parola a Rodari: - il tema fantastico nasce quando si creano accostamenti strani, quando nei complessi movimenti delle immagini e delle loro interferenze capricciose, si fa luce una parentela imprevedibile tra parole che appartengono a catene differenti. (...) La parola "agisce" solo quando ne incontra una seconda che la provoca, la costringe a uscire dai binari dell'abitudine.

Così come nell'esempio di Rodari il connubio casuale tra un "cane" e un "armadio" può dare il via una serie di situazioni fantasiose (un signore torna a casa e nell'appendere la giacca trova un cane.. apre un cassetto, e c'è un altro cane.... da dove arrivano?, cosa vogliono?, etc etc), così chi cerca nuove idee per un cibo per cani può riempire una pagina partendo dall'associazione casuale con la parola armadio. (E non cuccia, che appartiene alla stessa famiglia/catena logica del cane). Per esempio... una confezione che si apre con due piccole ante e contiene 7 cassettini di croccantini dai gusti misti, ogni giorno della settimana basta tirarne fuori uno. Se il connubio non è abbastanza fertile, i partecipanti al brainstorming si getteranno su un'altra parola vista su un giornale, e così via. Lo scopo è diverso (insegnare ai bambini le possibilità della fantasia, creare nuovi prodotti stupidi per cani) ma la tecnica è la stessa. L'effettiva utilità delle idee di marketing è un'altra storia, che verrà raccontata un'altra volta, se avete un po' di pazienza. Qui si parla solo di come nascono le idee...

Deprivation o la "sottrazione creativa"

"Cari partecipanti alla ricerca di mercato xy, grazie per la vostra disponibilità ed ecco il vostro compito. Per una settimana dovrete vivere senza PILE. Per favore eliminate tutte le pile che avete in casa, telecomandi, rasoi, bilance, orologi, tutte, e tenete un diario delle vostre azioni e dei vostri sentimenti. Quali soluzioni avete adottato? Come vi siete sentiti?" (ricerca che si è svolta davvero, non invento niente). Per "negazione", i fabbricanti di pile potrebbero scoprire alla fine di questa ricerca un sacco di insight interessanti. Io vorrei invece che i fabbricanti di giocattoli trovassero un'alternativa alle pile perchè, vi giuro, non ce la faccio a starci dietro. A proposito di elogio della pigrizia, io NON le sostituisco, sono troppe, basta, amen. E in quegli odiosi sportellini chiusi da viti, poi! E vuoi mettere il sollievo di non sentire più tutti quei miao-miao, dlin-dlin, muuu-muuu etc.....?. Chiusa parentesi.

Ed eccovi la stessa tecnica applicata da Rodari: "Come sarebbe il mondo senza lo zucchero? E se scomparissero tutti i cappotti, cosa succederebbe? E se scomparisse il colore rosso?" (Sai quanti incidenti ai semafori...) Ecco lo spunto per una bella storia della buonanotte. Un po' inquietante forse? ma ridere delle proprie paure non è decisamente terapeutico?

  

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venerdì
20nov2009

Vieni avanti, creativo

Eccomi dunque, raccolta l'ispirazione a piene mani durante una mattinata fervida di contatti (traduco: una mattina trascorsa a smadonnare con un sacco di gente), dicevo eccomi a rispondere all'esilarante post di Mammaincorriera sul Direttore Marketing, e in un certo senso anche a quello sul cliente (perchè il direttore marketing è cliente rompiscatole di molti).

E' innegabile: per ogni personaggio comico esiste la spalla ideale, per ogni medaglia il suo rovescio. Quindi eccomi qui, a parlarvi delle spalle perfette del Direttore Marketing.
Escludendo i fornitori di beni o servizi incontrovertibili e indiscutibili come: l'uomo che rifornisce di cialde la macchinetta del caffè, la signora della mensa e la signora delle pulizie, esiste  poi la variegata e controversa categoria dei fornitori di servizi immateriali: idee - e poi della loro realizzazione, si intende.

I consulenti strategici, i ricercatori di mercato, i revisori dei conti e i controllori di gestione avranno di solito vestito grigio, camicia azzurra, cravatta la cui massima concessione all'eccentricità è costituita da un orsetto Harrod's. Questi consulenti di solito ti fanno un preventivo ("di assoluto favore vista la nostra relazione") per un lavoro che sembra assolutamente perfetto, preventivo che poi però miracolosamente lievita, appena approvato e messo mano al progetto, perchè il dettaglio a b c, x e y non era previsto (colpa tua che non ci avevi pensato prima, è l'implicito messaggio che manda il direttore marketing control freak in crisi di tachicardia). In questo un partner di Mc Kinsey non è molto diversio da un muratore che si prende l'incarico di rifarti il bagno e poi ti dice, chessò, che la posa delle piastrelle non era mai stata affar suo o che la tinteggiatura del soffitto non era inclusa. Solo che mentre il muratore, quando minacci di non pagarlo, se ne frega, ti lascia tutto a metà e se ne va perchè tanto è pieno di lavoro dovunque si giri, il consulente ce sta a provà: per cui devi ingaggiare una strenua battaglia a colpi di preghiere alternate a  minacce ma alla fine gli converrà fare quello che vuoi. Particolarmente irritante quando si impunta con te e poi cede col tuo capo, questo potete facilmente immaginarlo.

Una specie diversa è quella che si sente investitia di una missione elevatissima: portare una ventata di CREATIVITA' nel tuo grigio ufficio. Costoro tenderanno, a differenza degli altri consulenti,  ad assumere tinte sgargianti e pose da guru alternativi: jeans strappati, sneakers improbabili, per non parlare dei capelli e delle barbe.

Stiamo parlando dei creativi (titolo professionale che, a pensarci bene, fa veramente ridere).  Attenzione: il creativo archetipico è uomo, che vive in un mondo tutto suo, mentre l'account ideale è donna, per il suo innato istinto di mediazione tra i mondi e le follie altrui.

Il creativo cercherà caparbiamente e sistematicamente di convincere il Direttore Marketing, mentre l'account in mezzo palleggia e traccheggia,  che quello che lui/lei vorrebbe fare è una cazzata senza speranza , mentre la sua idea è l'unica possibile via di salvezza, e lo fa perchè deve giustificare a se stesso il suo lavoro e la sua stessa esistenza, che non avrebbe alcun senso se il cliente arrivasse alla soluzione da solo. Inoltre deve convincersi ogni giorno allo specchio di avere gli attributi e di non essere uno yes-man, per cui timbalzerà sistematicamente ogni richiesta con un "ci devo pensare bene". L'account, vista la mala parata, cercherà disperatamente di non far parlare direttamente  il direttore marketing con il creativo, sforzo inutile perchè il direttore marketing come sapete viene preso regolarmente da attacchi di command-and-control e spara telefonate a raffica. Dunque, la tattica migliore per cavarsela in questo circo è far proporre al creativo la tua idea (parlo da direttore marketing, ovvio) facendogli credere che sia stata sua, esattamente quello che certe mogli fanno con i mariti e viceversa. Dal canto suo, il creativo porrà in atto delle contro- tattiche manipolatorie per far approvare la sua idea preferita, che di solito è totalmente stravagante e palesemente off-strategy; una di queste tattiche consiste nel presentare un ventaglio di proposte creative siffatto:

- proposta 1: carina ma inaccettabile per il tuo capo (e lui lo sa)

- proposta 2: semplicemente impresentabile (in gergo tecnico: nun se po' vede')

- proposta 3: la sua raccomandazione, fantastica

- proposta 4: eeh? lasciamo  perdere.

Non sto scherzando, l'ho visto succedere: durante una presentazione l'allora mio capo (direttore marketing) venne preso da un tale attacco di ridarella che chiese scusa tra le lacrime e uscì dalla stanza per riprendersi, lasciando me e il direttore creativo a guardarci, imbarazzatissimi.

I consulenti e fornitori del direttore marketing generano quindi una profezia che si autoavvera. Perchè facendo resistenza per definizione, non aiutano nell'opera di discernimento delle buone idee che possono essere migliorate con il loro aiuto dalle cazzate vere. La strenua resistenza del fornitore di idee porterà quindi a tre risultati:  un sottile senso di angoscia, inadeguatezza e insicurezza, un accanimento reattivo stile "adesso vediamo chi comanda", e quindi una maggiore probabilita' di fare effettivamente cazzate.

alla prossima!

 

ps. il titolo del post è una battuta famosa nell'ambiente che ho visto scritta, pochi giorni fa, sulla porta del titolare di un'agenzia di pubblicità. A proposito.... E' un ex direttore marketing.