Quando un Coach ti aiuta davvero
Per parlare di Coaching con un minimo di competenza bisogna innanzitutto essere Coachee, cioè affidarsi a un coach, e non potevo che scegliere Ioia per rompere il ghiaccio.
Dunque Ioia potrebbe essere, a prima vista, una di quelle fatte apposta per mettere in crisi quelle come me. Nel senso che - sia che indossi i jeans o il tailleur, che abbia la messa in piega fresca fresca oppure una nottataccia sulle spalle - è sempre curata nei dettagli, ma non per posa, bensì per natura: capisci subito che è una di quelle persone baciate dall'eleganza dalla nascita. Ma non è l'aspetto che conta, sebbene anche quello abbia il suo bel perchè. E' piuttosto la natura del rapporto che riesce ad instaurare con chi ha di fronte. Un giusto equilibrio tra professionalità e confidenza, tra informalità e rigore. Ed è, ancora di più, la capacità di farti vedere le situazioni liberandoti dagli schemi mentali in cui ti sei imprigionato da solo.
Per raggiungere queste abilità un/una coach deve imparare a leggere nelle persone, e poi portarle per mano là dove si sentono meglio. All'improvviso ti trovi su un balcone da cui vedi la situazione molto più piccola e circoscritta e ti chiedi "Beh? Era tutto lì?". Non è facile, perchè noi stessi non abbiamo consapevolezza della cosa. Per cui la domanda del coach più ricorrente durante il percorso è: "come ti fa sentire? Perchè?" Quando coglie un'esitazione, o peggio ancora un luccichio strano nei tuoi occhi (per quanto tu tenti di convincerla che si tratta di allergia ai pollini, anche se, ehm, è dicembre...niente, non molla) lei incalza per stanare i tuoi blocchi:
"che emozione era? come la chiameresti?"
"....rabbia, grr"
"sicura?"
"uhmmm..rabbia mista a disagio"
"cioè?"
"uffà. paura f....a"
"va bene. e da dove viene?"
e così via (lo confesso, Ioia: odio quando fai così! il dentista almeno usa l'anestesia).
Dopo aver tirato fuori dai loro nascondigli e chiamato per nome le ansie, le paure e i mostriciattoli vari, si comincia ad esplorare il menù degli strumenti a disposizione per superarle. Niente psicanalisi (nella maggiorparte dei casi non ce n'è bisogno) ma indicazioni concrete e "azionabili".
E' stato grazie a un colloquio con Ioia che ho capito che potevo affrontare una opportunità di lavoro (non ricercata) alle mie condizioni, e non a quelle che ritenevo delle innegabili costrizioni esterne, che mi riempivano di dubbi ed esitazioni. E così ho capito cosa volevo , l'ho chiesto e l'ho ottenuto. (Cioè quello che volevo è una vita sempre più incasinata, per chi non lo avesse ancora colto). Devo quindi un ringraziamento molto personale e molto particolare a Ioia.
Per capire cosa il Coaching potrebbe fare per voi, fatele una domanda qui. Seguitemi e seguitela nel progetto MoM Coach (qui tutte le ultime novità e le prossime date). E magari incontratela e fateci una chiacchierata una volta :)















lun, gennaio 18