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<!--Generated by Squarespace Site Server v5.11.5 (http://www.squarespace.com/) on Thu, 09 Sep 2010 03:48:47 GMT--><rdf:RDF xmlns:rdf="http://www.w3.org/1999/02/22-rdf-syntax-ns#" xmlns:rss="http://purl.org/rss/1.0/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:admin="http://webns.net/mvcb/" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:cc="http://web.resource.org/cc/"><rss:channel rdf:about="http://www.veremamme.it/il-giornale-di-bordo-veremamme/"><rss:title>Il Giornale di Bordo VereMamme! 1.0</rss:title><rss:link>http://www.veremamme.it/il-giornale-di-bordo-veremamme/</rss:link><rss:description></rss:description><dc:language>it-IT</dc:language><dc:date>2010-09-09T03:48:47Z</dc:date><admin:generatorAgent rdf:resource="http://www.squarespace.com/">Squarespace Site Server v5.11.5 (http://www.squarespace.com/)</admin:generatorAgent><rss:items><rdf:Seq><rdf:li rdf:resource="http://www.veremamme.it/il-giornale-di-bordo-veremamme/2010/9/7/smarrimenti-necessari-e-lavori-fatti-con-passione.html"/><rdf:li rdf:resource="http://www.veremamme.it/il-giornale-di-bordo-veremamme/2010/8/17/la-madre-superegoica-di-fabio-volo.html"/><rdf:li rdf:resource="http://www.veremamme.it/il-giornale-di-bordo-veremamme/2010/7/18/i-top-misunderstandings.html"/><rdf:li rdf:resource="http://www.veremamme.it/il-giornale-di-bordo-veremamme/2010/7/8/il-lavoro-e-le-donne-il-racconto-di-annamaria-ponzellini.html"/><rdf:li rdf:resource="http://www.veremamme.it/il-giornale-di-bordo-veremamme/2010/6/12/delego-o-non-delego-questo-e-il-problema.html"/><rdf:li rdf:resource="http://www.veremamme.it/il-giornale-di-bordo-veremamme/2010/5/25/mamme-e-rete-risorse-inesauribili.html"/><rdf:li rdf:resource="http://www.veremamme.it/il-giornale-di-bordo-veremamme/2010/5/16/tip-of-the-day-lorganizzazione-in-cucina.html"/><rdf:li rdf:resource="http://www.veremamme.it/il-giornale-di-bordo-veremamme/2010/5/13/sui-generis-un-resoconto-di-p-liberace.html"/><rdf:li rdf:resource="http://www.veremamme.it/il-giornale-di-bordo-veremamme/2010/5/1/viaggi-2.html"/><rdf:li rdf:resource="http://www.veremamme.it/il-giornale-di-bordo-veremamme/2010/4/16/viaggi.html"/></rdf:Seq></rss:items></rss:channel><rss:item rdf:about="http://www.veremamme.it/il-giornale-di-bordo-veremamme/2010/9/7/smarrimenti-necessari-e-lavori-fatti-con-passione.html"><rss:title>Smarrimenti necessari, e lavori fatti con passione</rss:title><rss:link>http://www.veremamme.it/il-giornale-di-bordo-veremamme/2010/9/7/smarrimenti-necessari-e-lavori-fatti-con-passione.html</rss:link><dc:creator>Flavia</dc:creator><dc:date>2010-09-07T12:57:11Z</dc:date><dc:subject>Il progetto VereMamme Personale testimonianze</dc:subject><content:encoded><![CDATA[<p>Come prima o poi accade, a un certo punto ci si blocca. VereMamme deve cambiare, forse anche il nome, ma sicuramente deve andare insieme a me verso qualcosa di nuovo <strong>che ancora non so</strong>. Naturalmente, essere incapace di <em>pianificare un cambiamento</em> <em>"</em>non &egrave; da me<em>"</em>, e mi sconvolge (ho annotato su un foglio: "trovare una nuova idea". Bene! Chiaro!)<br />Per questo ho ascoltato con particolare interesse un'intervista (la radio in macchina pu&ograve; essere fonte di improvvise illuminazioni), in cui <a href="http://www.riza.it/psicologia/">il professore</a> di turno diceva, in sostanza: ci preoccupiamo troppo di cercare <em>l'equilibrio</em>. <em>L'equilibrio non esiste</em>, se non quando ci lasciamo liberi di ascoltare noi stessi. Abbiamo dentro di noi un cavallo, che vuole le sue velocit&agrave;, a volte il trotto, a volte il galoppo, a volte vuole fermarsi. Tenere le briglie sempre troppo strette ci provoca sofferenza. <br />E cos&igrave; <strong>"girare a vuoto" &egrave; una fortuna, <em>perdersi</em> &egrave; una fortuna</strong>. E' un buon segno, perch&egrave; vuol dire che qualcosa ci sta chiedendo di provare delle strade nuove. <em>Bisogna</em> perdersi, ogni tanto.</p>
<p>Dunque resto persa per un po', in attesa che le strade si manifestino da s&egrave;, come del resto &egrave; gi&agrave; successo tante altre volte in cui da un giorno all'altro le idee confuse si sono schiarite all'improvviso senza sforzo (fantastici quei cavalli quando ti lasci portare!), e intanto mi affido alle parole altrui. <br />A breve mi piacerebbe avere un nuovo <strong>Blog Caf&egrave;</strong> (alla fine &egrave; pi&ugrave; forte di me: qualcosa in programma c'&egrave;), ma oggi vi ripropongo queste, sul lavoro e sulla passione, le due dimensioni che pi&ugrave; mi piace esplorare insieme a voi.</p>
<p>"Magari chi non sa come lavora un avvocato non pu&ograve; capire che il lavoro  quotidiano, soprattutto di un penalista, &egrave; piuttosto vario e fondato  sull'intuizione e sulle ricomposizioni creative. Per questo l'approccio  creativo al lavoro &egrave; una modalit&agrave; nota ed &egrave; l'unica possibile quando  cerchi una verit&agrave; processuale che esula dalla Verit&agrave; in senso assoluto  (che mai potr&agrave; essere raggiunta).<br />Per trovare nei documenti  processuali qualcosa che gli altri non hanno visto, ma che &egrave; gi&agrave; li,  devi esaminarlo con un atteggiamento fantasioso.<br />L'analisi  costruttiva dei lavori fatti male, poi, &egrave; all'ordine del giorno: se non  impari dai tuoi errori, non accumuli esperienza, che per noi &egrave; come  accumulare vite in un videogioco! Pi&ugrave; ne hai, pi&ugrave; sopravvivi e pi&ugrave;  risultati raggiungi.<br />Nella gestione del tempo, poi bisogna essere  maghi: i nostri tempi sono o dilatatissimi, spalmati addirittura su  anni, oppure rapidissimi, quando arriva l'urgenza vera, quella per la  quale la scadenza fa la differenza tra la libert&agrave; o meno.<br />Quindi ci si allena a gestire entrambe le modalit&agrave; temporali."<br /><a href="http://genitoricrescono.com/"><strong>(Silvia, avvocato)</strong></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<div>"Amo i gatti. Per i loro zampini di velluto, e le fusa, e il naso bagnato.</div>
<div>Amo la loro intraprendenza, la faccia tosta, il loro pretendere.</div>
<div>Amo come si acciambellano fino a formare una perfetta palla di pelo, sul posto pi&ugrave; morbido e caldo della casa. Amo la loro dignit&agrave;, la loro eleganza.</div>
<div>Amo il fatto che avere un gatto &egrave; come avere una tigre in casa."</div>
<p><strong><a href="http://veterinarioinfamiglia.blogspot.com/">(Mammainbluejeans, veterinario) </a></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;"Per la donna la decisione di cercare un percorso professionale di alto  profilo nasce da una forte motivazione personale. Si potrebbe dire che  mentre un uomo deve, una donna sceglie di fare carriera.  Per questo  spesso il lavoro ideale viene definito 'creativo'.<span style="font-style: italic;"><br />&ldquo;Un lavoro creativo, che consente libert&agrave; di pensiero, libert&agrave; d&rsquo;azione&rdquo;.</span><span style="font-style: italic;"><br />&ldquo;Autonomia: poter creare, applicare la fantasia alle attivit&agrave;, valutare tutte le  possibilit&agrave; e, se utile e proficuo, poter innovare&rdquo;.</span><span style="font-style: italic;"><br />"Fare qualcosa che sento mio e a modo mio&rdquo;.</span><br />Creativit&agrave;  non intesa in senso stretto. Un lavoro &egrave; 'creativo' se permette una  espressione di s&eacute; e delle proprie capacit&agrave;. Ecco cos&igrave; subito un bello  squarcio negli stereotipi: che vedono il lavoro manageriale chiuso nel  mondo della razionalit&agrave;, della necessit&agrave; e dell&rsquo;aridit&agrave; economica. E  che, per contrappasso, intendono il lavoro 'creativo'  come  para-artistico, tutto pulsioni e sregolatezza.Il lavoro manageriale, guardato dal punto di vista delle donne, pu&ograve; essere creativo.<br />(<a href="http://donnesenzaguscio.blogspot.com/"><strong>Luisa Pogliana</strong></a>, a proposito delle manager che ha intervistato)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Secondo me il lavoro non &egrave; una ragione di vita. Le nostre passioni lo sono, quelle s&igrave;.</p>
<p>Continuate con le vostre?</p>
<p>&nbsp;</p>]]></content:encoded></rss:item><rss:item rdf:about="http://www.veremamme.it/il-giornale-di-bordo-veremamme/2010/8/17/la-madre-superegoica-di-fabio-volo.html"><rss:title>La madre superegoica... di Fabio Volo</rss:title><rss:link>http://www.veremamme.it/il-giornale-di-bordo-veremamme/2010/8/17/la-madre-superegoica-di-fabio-volo.html</rss:link><dc:creator>Flavia</dc:creator><dc:date>2010-08-17T08:04:16Z</dc:date><dc:subject>Fabio Volo Il tempo che vorrei Personale</dc:subject><content:encoded><![CDATA[<p>&ldquo;Quando penso a lei la immagino che gira per casa con il grembiule da cucina, la vedo mentre stende, mentre piega, mentre stira, mentre cucina le cotolette con il tegamino a cui &egrave; saltato via un manico, mentre beve il caff&egrave; seduta da sola in cucina. Penso spesso a lei e alle sue abitudini, a lei che conosce esattamente le porzioni di cibo da mettere nel mio piatto. Lei conosce le misure della mia vita. Penso alle sue parole, al suo eterno e infinito amore. Anche quello silenzioso. Profumato e buono come le saponette rosa che ancora oggi mette nei cassetti tra le magliette, i reggiseni e i foulard. Alla sua calligrafia sulle scatole negli armadi: <em>Sandali mamma, Scarponcini neve Lorenzo, Stivali marroni</em>. Penso all&rsquo;amore con cui cercava di far funzionare tutto, di metterci d&rsquo;accordo, di farci sapere che lei era l&igrave;; alla difficolt&agrave; che ha sempre avuto nel gestire gli scontri tra me e mio padre. La sua pazienza nell&rsquo;aspettare il tempo di pace. Come se il suo essere donna e mamma le permettesse di conoscere le dinamiche del mondo&rdquo;</p>
<p>La psicologia ci spiega che tutte noi ci confrontiamo continuamente con la madre superegoica (cio&egrave; ideale, archetipica, imperativa) che &egrave; in noi . E&rsquo; una figura composta dagli esempi della propria figura materna, resi eterni dal velo del tempo che a volte per fortuna nasconde i difetti ed esalta le virt&ugrave;, e dai&nbsp; messaggi valoriali trasmessi da lei (ad esempio nel mio caso:&rdquo;<em>i tuoi figli devono venire sempre prima di tutto&hellip;</em>.. &ldquo;). Il problema &egrave; la distanza tra i nostri desideri profondi e la nostra realt&agrave;, il nostro oggi, e quell&rsquo;ingombrante superego che ha sempre qualcosa di meglio da dirci, da indicarci.</p>
<p>Ne ho trovato un esempio perfetto in questa lettura estiva (Fabio Volo, &ldquo;Il tempo che vorrei&rdquo;), che ha fatto risuonare molti ricordi personali (una famiglia modesta, una madre casalinga).</p>
<p>Ma Tu domani non ricorderai di me grembiuli da cucina e ferri da stiro, n&egrave; cassetti profumati, vero? questo &egrave; certo. E cosa ricorderai? Forse i dettagli pi&ugrave; improbabili. Perch&egrave;, ad esempio, se mi chiedessero qual &egrave; uno dei ricordi pi&ugrave; vivi della mia infanzia, &egrave; mio padre che mi insegna come si accarezza un gatto. Gratti dolcemente qui sulla testa, tra le orecchie, e quando comincia a fare le fusa prosegui lungo tutto il dorso, seguendo il verso del pelo, e lui alzer&agrave; la coda, <em>per farti capire che &egrave; finito il gatto</em> (questa &egrave; una battuta di Gigi Proietti, ad onor del vero, che mi ha detto lui tanti anni dopo).</p>
<p>Forse ricorderai di tutte quelle volte che, in piedi, mi appoggi la testa sul petto per dimostrarmi quanto sei cresciuto (a soli sei anni, mi dimostra quanto tu sia gi&agrave; alto e quanto io sia sempre pi&ugrave; piccola), oppure quando misuri la tua mano contro la mia, ansioso di raggiungermi. Forse ti ricorderai di quando, sentendoti gi&agrave; grande, non vuoi pi&ugrave; camminare tenendomi per mano ma passi il tuo braccino intorno ai miei fianchi e tieni stretta la mia mano sulla tua spalla, e incespichiamo di continuo e ridiamo perch&eacute; il nostro passo &egrave; ancora troppo disuguale. Del mio lavoro ricorderai me sempre al computer, e poi quando ti chiedo nervosamente di andare a giocare nell&rsquo;altra stanza perch&egrave; tra poco ho una telefonata importante. Hai gi&agrave; cominciato a maneggiare carte e a spillarle come fossero documenti segreti che ogni tanto mi regali, e mi ricordi che da piccola facevo esattamente le stesse cose con la carta giallina di tuo nonno che aveva l&rsquo;intestazione delle Ferrovie dello Stato, e mi piaceva circondarmi di quelle cose importanti, con sopra i numeri di protocollo e cose simili. Ricorderai una partita di pallone giorni fa in cui pap&agrave; mi ha soffiato la palla all&rsquo;improvviso e io l&rsquo;ho ricorso e glie l&rsquo;ho ripresa in scivolata e l&rsquo;ho messa in fallo laterale, poi mi sono alzata e ti ho detto tutta contenta che era la prima scivolata che mi riusciva cos&igrave; bene in tutta la mia vita e ti ho mostrato orgogliosa la sbucciatura rossa sul gomito e i lividi sugli stinchi. Ma poi se c&rsquo;&egrave; il calcio in TV sbuffo e gli dico di cambiare e mi d&agrave; fastidio che tu stia diventando tifoso come lui perch&eacute; gli uomini con le loro partite in TV possono essere pesantissimi.<br /> Oppure ricorderai di quando io guidavo per ore e tu dormivi sul sedile di dietro. Forse, vedendo per strada una di quelle tante stelle a tre punte, ricorderai che quella era stata l&rsquo;auto (aziendale) di mamma, e nel tuo lavoro futuro quei benefit non ci saranno pi&ugrave; o meglio (spero) saranno tutti diversi: campi estivi per i tuoi figli, e tante ore in pi&ugrave; per te e per la tua famiglia&hellip;? Chiss&agrave;. Magari.</p>
<p>Oppure, semplicemente, nulla di tutto questo. Avrai in mente solo il mio sguardo spento e perso lontano nelle mie preoccupazioni, mentre facciamo colazione ogni mattina, e poi la mia rabbia immancabile perch&egrave; ci metti un'ora per quattro biscotti, e ancora non mi sono rassegnata alla tua estenuante lentezza.</p>
<p>Ma pi&ugrave; passano gli anni pi&ugrave; amo questo cucciolo e questi cuccioli, e qualcuno mi ha detto che questo &egrave; molto pi&ugrave; paterno che materno. Ma di abitudini, routine e rumori e misure di una casa, e di questo eterno immutabile materno superegoico che pure &egrave; in me, non posso proprio sentirne parlare.&nbsp;Cambierei ancora casa ogni due anni, e partirei per il giro del mondo oggi stesso. Chiss&agrave; tutto questo cosa significher&agrave; un giorno per Te, per Voi.</p>
<p>﻿</p>]]></content:encoded></rss:item><rss:item rdf:about="http://www.veremamme.it/il-giornale-di-bordo-veremamme/2010/7/18/i-top-misunderstandings.html"><rss:title>I "top misunderstandings"</rss:title><rss:link>http://www.veremamme.it/il-giornale-di-bordo-veremamme/2010/7/18/i-top-misunderstandings.html</rss:link><dc:creator>Flavia</dc:creator><dc:date>2010-07-18T08:46:05Z</dc:date><dc:subject>Attualita' Bloggers Marketing veremamme</dc:subject><content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">(Mi scuso per il titolo. Lo so, &egrave; orribile, ma tant'&egrave;: chi capita qui ogni tanto ci &egrave; abituato)</p>
<p style="text-align: justify;">Il fatto &egrave; che tempo fa, in seguito a vari articoli, libri ed eventi riguardanti le mamme attive in Rete e il loro rapporto con la politica (per esempio l'ondata di ribellione <a href="http://genitoricrescono.com/che-peccato-ministro-gelmini/">contro la Gelmini</a>) o con il marketing (per esempio la visita di <strong>M. Bailey</strong> e il suo <a href="http://www.smamma.net/2010/04/se-non-lo-sa-la-bailey-ovvero-del-mommyblogging/">interessante seguito di commenti</a>), avevo pensato di fare un mio piccolo punto sui concetti e preconcetti che riguardano la... categoria - termine assolutamente improprio - delle mamme blogger in questo particolare momento storico, e&nbsp; avevo cominciato a <a href="http://www.veremamme.it/il-giornale-di-bordo-veremamme/2010/5/25/mamme-e-rete-risorse-inesauribili.html">raccogliere qualche opinione</a>. Compito un po' improbo, quindi c'&egrave; voluto del tempo e il risultato non &egrave; comunque che una sintesi, che rende conto solo di pochi aspetti e nonostante questo finisce con l'andare lunga (come al solito, abbiate pazienza. Ultimamente o taccio del tutto oppure ho la logorrea).</p>
<p style="text-align: justify;">Uno spunto interessante veniva da questo <a href="http://bx.businessweek.com/mom-blogging/view?url=http%3A%2F%2Fmashable.com%2F2009%2F01%2F16%2Fmom-blogger-misconceptions%2F">articolo</a> di pi&ugrave; di un anno fa, da noi&nbsp; divenuto abbastanza attuale ora, che parla proprio dei luoghi comuni (o meglio "misconceptions", fraintendimenti) che circondano le blogger.&nbsp; <strong>E proprio nel parallelo tra blogger italiche e blogger americane</strong> risiede a mio avviso il nostro primo mito, &egrave; cio&egrave; che:</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>1. Le      blogger americane sono professioniste scafate, mentre le italiane sono ingenue e&nbsp; facilmente turlupinabili con "le astuzie del marketing".<br /></strong>Che si senta il bisogno di un rapporto alternativo tra marketing e blog, laddove quelli americani sono spesso zeppi di pubblicit&agrave; e gadget, &egrave; molto giusto, e pi&ugrave; di un anno fa avevamo avuto una bella <a href="http://www.veremamme.it/marketing-conversazione-blog/2009/5/24/non-voglio-un-mommy-blogging-ne-un-mommy-marketing-allameric.html">conversazione qui</a>.<br />Ma da qui a considerare le blogger italiane facili prede di "persuasori occulti" nascosti tra le pieghe senza regole della nostra Rete...per fortuna, non funziona cos&igrave;. Funziona se una proposta &egrave; chiara, e le persone la accettano o la rifiutano secondo i loro personali parametri. Tutto qui, punto.<strong> </strong>Centinaia di messaggi promozionali e comunicati stampa vengono ignorati e cestinati da noi ogni giorno, mentre ci lasciamo coinvolgere in iniziative la cui base &egrave; la relazione tra persone: chiediamoci il perch&egrave;.<strong> <br /></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>corollario razzista: il marketing &egrave; cattivo, i blog sono buoni.</strong> Come tutti i luoghi comuni che funzionano in bianco e nero, &egrave; falso. Solo le persone e il loro modo di lavorare fanno la differenza.</p>
<p><strong>corollario ignorante</strong>: chi naviga e segue i blog &egrave; una povera  disadattata isolata e quindi facilmente succube della pubblicit&agrave;. No comment,  passiamo oltre.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>corollario etico o della regola dei "distinguo":</strong> <strong>guadagnare con la pubblicit&agrave; &egrave; legittimo purch&egrave; sia chiaramente distinta dal resto, mentre parlare di prodotti nel blog lo inquina.</strong> La pubblicit&agrave; "tabellare" (banner, concorsi) &egrave; una cosa specifica ed &egrave; giusto che abbia i suoi spazi. Mentre parlare di prodotti e servizi che fanno parte della nostra vita, in modo libero e sincero, non inquina nulla. Lo facciamo ogni volta che recensiamo un libro che abbiamo letto e che ci ha preso, libro che a tutti gli effetti &egrave; un <em>prodotto</em>, oppure quando raccontiamo di come abbiamo scelto il passeggino. Invece, parlare di un prodotto perch&egrave; si aderisce a una campagna di buzz (a me per esempio il buzz in senso stretto non &egrave; mai interessato) &egrave; una scelta, e basta che sia dichiarata. <br />Da chiarire anche che un banner  pubblicitario non fa svoltare le tue finanze e non rappresenta un serio sostentamento, a meno che tu non abbia un portale da milioni di  visite, ma qui veniamo al punto successivo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>2. Il blog viene visto come una possibile fonte di guadagno, e lavorare da casa la soluzione ideale per mamme disoccupate o in crisi da conciliazione.<br /></strong>Questa &egrave; un'interpretazione, alimentata da un certo facile giornalismo di costume, che pi&ugrave; mi d&agrave; fastidio, e che finisce per assimilare un blog all'ultima spiaggia delle lavoratrici precarie e/o casalinghe disperate. Primo, non a tutte piace lavorare da casa (affatto).<strong>&nbsp; </strong>Secondo, un blog non &egrave; la panacea rispetto a  tutti i problemi di lavoro e conciliazione che stiamo affrontando. Come se per incanto,  voila&rsquo;, un pc di qua, un "downshifting"&nbsp; di l&agrave;, e via... Che figata. Ci sono mille motivi dietro un blog, ma non ci sono mai lavori a buon mercato. Offrire&nbsp; informazioni, creare reti di supporto, far conoscere un'attivit&agrave;, parlare di esperienze  che accomunano, vivere green... e una  miriade di altri argomenti. E poi, c'&egrave; chi non ha un blog per sviluppare reti n&egrave; attivit&agrave;, ma per  motivi intimi e personali: uno spazio per s&egrave;, una libert&agrave;  di espressione che altrove non c'&egrave;, un anonimato rassicurante o un mondo  di nuove amicizie. Ma la loro vita lavorativa &egrave; "altro", trasformare il blog in un guadagno o in una fonte di visibilit&agrave; non &egrave; assolutamente nelle loro intenzioni e prospettive, e quando avvertono questi ingranaggi si sentono a disagio. A queste  persone, i discorsi fatti <em>sub punto 1</em> non interessano un fico secco, e a ragione. E l<em>'etichetta di mamma blogger</em>, su cui a lungo <a href="http://www.veremamme.it/veremamme-blogcafe/2009/10/25/tutti-i-post-del-blog-cafe-su-mamme-20.html">disquisimmo qui</a>, meno ancora.<br />Lo scenario pi&ugrave;   realistico &egrave; "solo" che tra i contatti generati da un  blog e coltivati con amorose attivit&agrave; di relazione e network si generino  visibilit&agrave; e opportunit&agrave; professionali: se sai scrivere, ma anche se  sai   disegnare, se sai arredare un giardino, se sai cucire vestitini,  per dire. <strong>Questo &egrave; qualcosa di buono e valido, in cui, se se ne ha  voglia, vale la pena investire, perch&egrave; funziona</strong>. Mi &egrave; capitato  personalmente di mettere in contatto delle brave scrittrici, che non  avrei mai conosciuto senza i loro blog, con qualche azienda che aveva bisogno di realizzare progetti editoriali (remunerati) e spero che,  in un'ottica di collaborazione e stima, questo capiti sempre pi&ugrave; spesso.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Corollario pernicioso: se sei brava diventi ricca e famosa  (che invidia).</strong><br />Trasformare un blog in una fonte di guadagno diretta &egrave; un lavoro lungo, un profondo <a href="http://www.veremamme.it/azione-coaching/2010/6/23/quando-dire-basta-per-le-mamme-che-stanno-pensando-di-lascia.html">fossato</a>, come ha spiegato molto bene <a href="http://jolanda.filastrocche.it/2010/04/di-mamme-blog-marketing-e-liberta-di-scegliere/">Jolanda</a>.   Eppure ci piace sempre credere nelle favole, e immaginare che la "rivelazione" dell'anno scriver&agrave; un   libro, e cambier&agrave; la propria vita. <br />Chiediamo a <a href="http://machedavvero.blogspot.com/">Wonder</a> se si sente cos&igrave;, oppure a <a href="http://www.piattinicinesi.com/">Piattini</a> che scrive per lavoro da un bel po', a <a href="http://mammamsterdam.blogspot.com/">Mammamsterdam</a> che ha scritto un libro bellissimo, oppure a <a href="http://lastaccata.splinder.com/">Luana</a>,  che ha varie pubblicazioni all'attivo e ha pure vinto  il <a href="http://www.premiomassimotroisi.it/">premio Massimo  Troisi</a> 2009. Citate solo poche di tutte quelle che mi vengono in mente, ma so che qui intorno ci sono solo persone che lavorano, si reinventano duramente ogni giorno, e non credo che si montino la testa perch&egrave; qualche migliaio di persone le sta leggendo: la vita non &egrave; mai una passeggiata per nessuno, sono ben altri i nostri pensieri.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>3. Le mamme blogger si lasciano facilmente <em>comprare</em> da prodotti gratis</strong>.<br />Il punto &egrave; totalmente mal posto,&nbsp; anzi <em>apodittico</em> si direbbe in gergo forense, perch&egrave; nessuno si fa "corrompere" da nessuno. Alcune mamme della Rete considerano l'accesso a prodotti gratis come un'opportunit&agrave; da cogliere, ma solo se il prodotto in questione &egrave; per loro utile, significativo e interessante., oppure se tutta l'operazione suscita curiosit&agrave;, diverte, e cos&igrave; via. In questo caso rispondono, giustamente, che per loro non c'&egrave; nessun inganno e nessun problema. <br />Uno dei primi esempi lo abbiamo avuto proprio <a href="http://www.veremamme.it/boppy-blog-veremamme/">su VereMamme un anno fa</a>: 15 blogger che, guarda caso, stavano allattando con il caldo e il mal di schiena, hanno ricevuto un cuscino da allattamento e l'hanno raccontato insieme: pro, contro, battute e suggerimenti. Alcuni subito accolti dall'azienda.<br />Il range di motivazioni e l'etica dello scambio/dono, nel partecipare ad azioni come queste, &egrave; in realt&agrave; molto pi&ugrave; ampio e complesso di quello che vuole vedere chi parla di corruzioni, e con il tempo le aziende che offrono prodotti gratis (ovviamente per averne un ritorno) saranno in grado di relazionarsi sempre meglio con le persone e le loro motivazioni nell'accettarli, per renderlo uno scambio gratificante per entrambi. Magari lo capirano proprio attraverso i suggerimenti di quelle stesse persone (sta gi&agrave; accadendo, nulla mai &egrave; perfetto, ma sta accadendo).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>4.&nbsp; Le mamme blogger scrivono di problemi di educazione e crescita dei bambini, e sono esperte di prodotti per l'infanzia.<br /></strong>Neanche per sogno, cio&egrave; mica tutte. Intanto basta darsi un'occhiata intorno (proprio QUI dentro intendo)<strong>. </strong>Quando ricevo qualche mail accorata su alcuni problemi "tecnici" come tette e biberon declino e reindirizzo dolcemente: non sono un'esperta. L'articolo citato nota giustamente che, se ci limitassimo a questa cerchia ristretta di argomenti, ci sarebbe un ricambio continuo di blog di mamme, man mano che i bimbi crescono, e non &egrave; cos&igrave;. Ci sono molte pi&ugrave; donne e molti pi&ugrave; interessi in ballo (dai fumetti alla politica) della pappa e della nanna. Vivaddio.</p>
<p style="text-align: justify;">Potremmo continuare l'elenco, ma soprattutto i commenti all'elenco (niente &egrave; scritto nella pietra, sono solo le mie opinioni) e mi piacerebbe che lo faceste voi. Ma mi sa che siete al mare, vero? Magari ci ritorneremo alla prima occasione.</p>
<p style="text-align: justify;">Per ora tutto ci&ograve; che posso dire di aver capito &egrave; che<strong><span style="font-size: 110%;"> conta&nbsp; solo la relazione, la fiducia, il divertimento... </span><span style="font-size: 110%;"><span style="font-size: 90%;">e di volta in volta i valori con cui ognuna di noi vorr&agrave; riempire di significato un'esperienza: quella, unica, della sua presenza in Rete.</span></span></strong><strong><span style="font-size: 110%;"><br /></span></strong></p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><em>post correlati</em></p>
<ul style="text-align: justify;">
<li><a href="../../il-giornale-di-bordo-veremamme/2010/marketing-conversazione-blog/2009/3/15/donne-mamme-e-linnovazione-open-source.html">Donne,   mamme e l&rsquo;innovazione &ldquo;open source&rdquo;</a></li>
<li><a href="../../il-giornale-di-bordo-veremamme/2010/marketing-conversazione-blog/2008/12/14/io-non-sono-quella-li-ma-allora-chi-sono.html">Io   non sono quella l&igrave;! Ma allora chi sono?</a></li>
<li><a href="http://www.veremamme.it/marketing-conversazione-blog/2009/5/24/non-voglio-un-mommy-blogging-ne-un-mommy-marketing-allameric.html">Non voglio un mommy marketing all'americana</a></li>
<li style="text-align: justify;"><a class="offsite-link-inline" href="http://www.thetalkingvillage.it/notizia/l-ascesa-della-vera-mamma.asp" target="_blank">l'ascesa della vera mamma</a></li>
<li style="text-align: justify;"><a href="../../veremamme-blogcafe/2009/10/25/tutti-i-post-del-blog-cafe-su-mamme-20.html">tutti  i post del Blog Caf&egrave; "Mamme 2.0"</a></li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">﻿</p>]]></content:encoded></rss:item><rss:item rdf:about="http://www.veremamme.it/il-giornale-di-bordo-veremamme/2010/7/8/il-lavoro-e-le-donne-il-racconto-di-annamaria-ponzellini.html"><rss:title>Il lavoro e le donne: il racconto di Annamaria Ponzellini</rss:title><rss:link>http://www.veremamme.it/il-giornale-di-bordo-veremamme/2010/7/8/il-lavoro-e-le-donne-il-racconto-di-annamaria-ponzellini.html</rss:link><dc:creator>Flavia</dc:creator><dc:date>2010-07-07T22:11:00Z</dc:date><dc:subject>Annamaria Ponzellini Donne e lavoro testimonianze</dc:subject><content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Cara Annamaria, raccontami di te.</em></strong></p>
<p>Cara Flavia, comincio col dirti che ho 62 anni e ho due figli, ormai grandi. Da giovane ho lavorato un po&rsquo; in universit&agrave; ma quasi subito ho scelto di fare la sindacalista a tempo pieno (eravamo a cavallo tra gli anni settanta e gli anni ottanta). L&rsquo;ho fatto per quasi dieci anni, poi ho ripreso definitivamente a fare ricerca sociale come free-lance, a insegnare in universit&agrave; come docente a contratto, a scrivere libri. Una carriera &ndash; un po&rsquo; precaria o comunque non lineare &ndash; ma piena di soddisfazioni.</p>
<p><strong><em>Come nasce il tuo interesse per le donne e il lavoro?</em><em></em></strong></p>
<p>Quando &egrave; scoppiato il femminismo alla met&agrave; degli anni settanta, ho partecipato un po&rsquo; ma mi sono presto stancata: mi ritenevo fortunata ad essere gi&agrave; emancipata a vent&rsquo;anni (venivo da una famiglia &ldquo;borghese&rdquo; dove non si erano mai fatte distinzioni tra figli maschi e figlie femmine, n&egrave; nei ruoli familiari n&eacute; nelle opportunit&agrave;, io stessa avevo l&rsquo;ambizione di fare un lavoro importante). Pi&ugrave; avanti ho capito che la logica dell&rsquo;emancipazione in s&eacute; non mi bastava, anzi mi sono accorta che l&rsquo;imperativo &ldquo;politically correct&rdquo; della parit&agrave; uomo-donna (a cui si ispiravano molte ricerche ed interventi nelle aziende su cui lavoravo) mi appariva opaco, poco rispondente a ci&ograve; che ero e che desideravo. Perch&eacute; mai adeguarsi al mondo dei maschi, al loro rapporto col lavoro, ai loro modi di lavorare, che spesso, oltretutto, non vanno bene neanche a loro? &nbsp;Fin da piccola, quando &ndash; magari vedendomi molto decisa &ndash; qualcuno mi chiedeva se non preferissi essere un maschio, rispondevo a caso ma dentro di me pensavo che sapevo e facevo gi&agrave; tutto quello che sapevano e facevano i maschi ma che avevo anche qualcosa di pi&ugrave; che mi piaceva. A un certo punto sono ripartita da l&igrave;.</p>
<p><strong><em>E...? </em></strong><br /> <br /></p>
<p>Il tema del lavoro mi interessa moltissimo dal punto di vista scientifico ma anche da quello &nbsp;culturale e &ldquo;politico&rdquo; (in senso molto generale). Come sociologa del lavoro, ho studiato e fatto ricerca sulle relazioni industriali, sul mercato del lavoro e, soprattutto sui cambiamenti della organizzazione del lavoro nelle aziende e sul posto che occupa il lavoro nella vita delle persone. Avendo poi un mio personale percorso di lavoro e un mio personale percorso di vita familiare, non subito ma a un certo punto &egrave; stato inevitabile (direi quasi un sollievo) travasare la mia esperienza quotidiana &ndash; operativa ed emotiva &ndash; nel lavoro scientifico, nei libri, negli articoli, nelle conferenze. E anche nell&rsquo;immaginare politiche nuove per il lavoro, per stare meglio io, per far stare meglio gli altri e le altre. Essendo donna, ho riflettuto moltissimo (e fatta molta ricerca empirica) sul lavoro delle donne, sul lavoro di cura e sulla conciliazione tra lavoro e famiglia. Essendo fuori da un lavoro stabile e dipendente, mi sono appassionata di lavoro autonomo, di nuovi modi di lavorare e di nuovo welfare.</p>
<p><strong><em>Qual &egrave; oggi la tua personale visione della conciliazione lavoro-famiglia?</em></strong><br /> <br /></p>
<p>Praticamente mi ritrovo a fare fatica a distinguere il mio lavoro professionale in senso stretto dalla politica e dalla riflessione personale. Avendo sempre adattato il lavoro alle mie esigenze familiari (o la famiglia alle mie esigenze professionali?) - lavorando spesso la sera, durante il week end o in vacanza ma anche scegliendo quando stare a casa, quanto tempo dedicare al lavoro nei vari momenti della vita dei miei figli - ho fatto spesso anche fatica a distinguere il mio tempo di lavoro da quello famigliare. Forse anche per questo ho finito per convincermi che il futuro del lavoro non sta tanto in qualche giudiziosa e ordinata &ldquo;conciliazione dei tempi&rdquo; ma piuttosto in una sorta di loro ricomposizione nella vita delle persone: un tentativo di ricomporre (e ricomporsi!) che le donne stanno sperimentando ma che auspicabilmente &egrave; destinato a tutti.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Col tempo ho anche capito che le donne sono diverse tra loro e desiderano cose diverse.</span> C&rsquo;&egrave; chi, come me, trova senso solo lavorando moltissimo sia per le relazioni con le persone che per la professione e chi vuole dedicarsi con calma solo a una di queste cose, chi delega e chi non vuole delegare la cura dei bambini (e magari neppure della casa), chi lavora bene anche in casa e chi ha bisogno di stare in ufficio, chi smania per la carriera e chi sta bene con un part time meglio se poco impegnativo, etc. In un mondo che, con l&rsquo;arrivo delle donne, sta cambiando enormemente, non ci sono proprio modelli da imporre: meglio stare a guardare (quando faccio la sociologa) oppure cercare di dare risposte ai desideri delle persone (quando cerco di fare politica). Ho capito che il cambiamento poteva venire proprio dal riuscire a mettere insieme &ndash; non solo &ldquo;tecnicamente&rdquo; ma emotivamente - l&rsquo;esperienza che facevo come professionista e quella che, nell&rsquo;ombra della mia vita privata, facevo come mamma e come donna (attenta a curare le relazioni con la famiglia allargata, con genitori anziani, con gli amici).</p>
<p><strong><em>Un percorso davvero affascinante, il tuo. A che punto sei ora?</em></strong></p>
<p>E&rsquo; andata a finire che negli ultimi quattro/cinque anni mi sono avvicinata alla <a href="http://www.libreriadelledonne.it/">Libreria delle donne</a>, luogo storico del femminismo milanese: nel Gruppo Lavoro mi sono ritrovata con le mie perplessit&agrave; e con i miei vissuti da ricomporre, con loro abbiamo scritto<a href="http://www.libreriadelledonne.it/news/articoli/sottosopra.htm"> <strong>&ldquo;Immagina che il Lavoro&rdquo;</strong></a>, un manifesto per il lavoro delle donne e degli uomini, scritto dalle donne ma rivolto a tutti e a tutte. L&rsquo;ho voluto e rispecchia bene il mio percorso (direi anche sul femminismo, visto che &ldquo;il femminismo non ci basta pi&ugrave;&rdquo;!) anche se ci sono dentro le diverse sensibilit&agrave; e i percorsi differenti di noi sei. Nell&rsquo;ultimo anno e mezzo, ho dato il via anche ad un&rsquo;altra iniziativa, che &egrave; il <a href="http://maternitapaternita.blogspot.com/"><span style="color: windowtext;">Gruppo Maternit&agrave; Paternit&agrave;</span></a>: qui con Marina Piazza, Anna Soru ed altre, ci diamo da fare su un piano pi&ugrave; operativo &ndash; essendo tutte studiose e tecniche di economia, lavoro e welfare - per migliorare le leggi sulla maternit&agrave; e paternit&agrave;.</p>
<p>﻿<strong>Grazie Annamaria. Ti seguiremo, e personalmente cercher&ograve; di lavorare con l'obiettivo di ripartire sempre, a sessant'anni e dopo, con una testa come la tua.</strong></p>]]></content:encoded></rss:item><rss:item rdf:about="http://www.veremamme.it/il-giornale-di-bordo-veremamme/2010/6/12/delego-o-non-delego-questo-e-il-problema.html"><rss:title>Delego o non delego, questo è il problema</rss:title><rss:link>http://www.veremamme.it/il-giornale-di-bordo-veremamme/2010/6/12/delego-o-non-delego-questo-e-il-problema.html</rss:link><dc:creator>Flavia</dc:creator><dc:date>2010-06-12T12:41:43Z</dc:date><dc:subject>Coaching Paola Liberace coaching delega gestione della casa testimonianze</dc:subject><content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Nella rubrica "Rifletti con la Coach" mi ero flagellata abbastanza sul <a href="http://www.veremamme.it/rifletti-con-la-coach/2009/10/8/un-mio-macroproblema-il-micromananagement.html">problema del micromanagement</a>, ovvero la netta distanza che esiste a volte tra la mia aspirazione a una delega efficace (nel caso in questione si trattava di delega di compiti esecutivi ad altri familiari o alla tata) e i poveri risultati ottenuti...</p>
<p style="text-align: justify;">"<strong>La delega</strong> - dice la Coach in una bella presentazione che ho qui davanti - c<strong>ostituisce una leva essenziale per lo svolgimento dei ruoli manageriali.</strong>" (e quindi anche genitoriali, aggiungo sempre io) "<strong>Insieme alla leadership e all'uso efficace delle relazioni interpersonali, rappresenta una delle capacit&agrave; pi&ugrave; importanti che occorre praticare e sviluppare". Si definisce cos&igrave;: la delega &egrave; l'attribuzione al Collaboratore della responsabilit&agrave; e dell'autorit&agrave; relativa alla realizzazione di compiti e al raggiungimento di specifici risultati"</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Delegare bene &egrave; difficile</strong>, perch&egrave; occorre capirsi a fondo sugli obiettivi e sui contenuti della stessa, ed essere entrambi motivati ad attuarla, poi &egrave; importante dare piena fiducia e spazio, ma senza sottrarsi ai compiti di supporto e supervisione, ma senza invadere quello spazio.. E il delegato a sua volta deve "far risalire" le difficolt&agrave; e gli ostacoli che incontra, ma non presentando problemi bens&igrave; soluzioni....Insomma il passo dalla delega allo scaricabarile, in un senso o nell'altro, &egrave; un attimo.&nbsp; <strong>Resta fermo che ognuno ha una visione personale di cosa&nbsp; desidera delegare e cosa no</strong>. E infine una bella regoletta conclusiva, che si dimentica sempre: "il merito del lavoro compiuto va interamente attribuito alla persona delegata". Se ci sono problemi occorre dare <a href="http://www.veremamme.it/mamamablog/2009/9/23/minicorso-di-pensiero-positivo-3-commenti-costruttivi.html">feedback costruttivo,</a> ma se gli obiettivi vengono raggiunti occorre dare il giusto credito al delegato.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora, se c'&egrave; una cosa su cui considero<strong> indispensabile</strong> la delega nella mia vita, &egrave; la gestione della casa. Primo perch&egrave; mi occuperebbe troppo tempo utile per seguire le mie&nbsp; cose (faccio cose...vedo gente...), secondo perch&egrave;&nbsp; se dovessi farlo seriamente pretenderei&nbsp; una divisione 50/50 con il salentino e questo finisce per essere irrealizzabile, e terzo, sopra-a-tutto, perch&egrave; <em>non mi piace </em>(e di certo molte sono d'accordo con me). Quindi io delego tutta la casa alla tata, lui delega anche due buchi col trapano all'alter ego. Su questo dunque siamo assolutamente uguali. Incapaci e felici.</p>
<p style="text-align: justify;">(Devo dire che lo shopping all'Ikea con il suo alter ego &egrave; stato fantastico.&nbsp; Perdevo tutto il tempo che mi pareva, cambiavo idea trecento volte, e il fido B. che &egrave; ormai un amico di famiglia perch&egrave; ci ha montato tutta casa, mi seguiva sorridente con le borse gialle, <em>un mito</em>. Ovviamente lo shopping era parte del contratto "ti delego il montaggio di una stanza")</p>
<p style="text-align: justify;">Ma poi, ecco qua,&nbsp; arriva <a href="http://www.controgliasilinido.com/">Paola</a>, che seguo e che ultimamente &egrave; stata <a href="http://genitoricrescono.com/paola-liberace-esternazioni-sulle-politiche-di-conciliazione/">anche qui,</a> e mi scrive delle cose molto belle sul sentirsi empowered attraverso il fare,&nbsp; partendo magari da presupposti contrari ai miei (per me la cultura manageriale in certe cose &egrave; un vantaggio, per lei, ehm anche no) schiudendo cos&igrave; un'altra possibilit&agrave; di riflessione. Niente da fare, questa donna &egrave; una spina nel fianco. Per questo continuo ad invitarla qui.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;-----------------</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-style: italic;">E se vi dicessi che io non ho una colf?  No, lasciate che mi spieghi meglio: non &egrave; che mi abbia abbandonato e ne  stia cercando una. Non ce l'ho, non l'ho mai avuta, non la sto  cercando, e probabilmente non l'avr&ograve; neppure nel prossimo futuro. </span><br style="font-style: italic;" /><br style="font-style: italic;" /><span style="font-style: italic;">A questo punto, probabilmente, la  maggioranza di voi risponder&agrave; con un sonoro "ecchissene" (e a ragione).  Un'altra parte reagir&agrave; come fanno alcune delle mie amiche e colleghe,  quando ci capita di affrontare l'argomento: con sguardi (telematici, nel  nostro  caso) impietositi, modello dama di carit&agrave;, trattenendosi a stento dal  chiedermi se avessi&nbsp; bisogno di qualcosa, buona donna, la mia porta &egrave;  sempre aperta, lo sai. Una terza parte, come altre amiche, semplicemente  si toccher&agrave; a ripetizione la tempia con la punta del dito indice, e  archivier&agrave; questa ennesima tra le stranezze del personaggio (ma allora  era vero che ci volevi tutte a casa a cucinare e strofinare con i figli  in braccio!).</span><br style="font-style: italic;" /><br style="font-style: italic;" /><span style="font-style: italic;">Ma se  condivido con voi questo sconcertante (non per me) dettaglio della mia  vita privata, &egrave; in realt&agrave; perch&eacute; vorrei parlare - o riparlare - di  delega. Il concetto &egrave; ben noto, e gi&agrave; toccato pi&ugrave; volte su queste  pagine, non solo da Flavia. Tanto che, leggendo e rileggendo di quanto  importante sia imparare a delegare, tanto sul lavoro quanto in casa, ho  realizzato in cosa si radichi la mia istintiva diffidenza  verso di esso. </span><br style="font-style: italic;" /><br style="font-style: italic;" /><span style="font-style: italic;">Non dico  nulla di nuovo se affermo che la nozione di "delega" ha a che fare con  un ambito aziendale. Non certo perch&eacute; sia praticabile solo in quel  contesto: ma perch&egrave; fa parte di un novero di nozioni che rimandano a una  cultura creata e agita da una certa forma del lavoro dipendente. La  pratica della delega, insieme ad altre, &egrave; emanazione del modello  "manageriale": un modello nato in un contesto maschile e verticistico,  che ha gradualmente varcato le soglie di genere, insieme all'accesso  femminile alle gerarchie organizzative, e poi quelle degli uffici, per  proporsi a tutti come strumento di gestione della vita personale e  familiare (fino all'idea di "home management").</span><br style="font-style: italic;" /><br style="font-style: italic;" /><span style="font-style: italic;">Ecco perch&egrave; di delega abbiamo parlato tanto  per  l'assegnazione di attivit&agrave; ai collaboratori aziendali, quanto a quelli  domestici. In entrambi i casi, la capacit&agrave; di discriminare tali  attivit&agrave;, di assegnare loro priorit&agrave;, di selezionare i compiti che vanno  assolti in prima persona da quelli che possono essere affidati ad altri  diventa la chiave per una gestione di successo, che preservi tanto  dalle inefficienze quanto da rimpianti/sensi di colpa. In questo senso  entra in gioco anche il concetto di "empowerment", che non a caso  contiene al suo interno il termine "power" - potere, come quello in  gioco nelle relazioni aziendali e familiari. </span><br style="font-style: italic;" /><br style="font-style: italic;" /><span style="font-style: italic;">C'&egrave; una maniera diversa di esercitare questo  potere? C'&egrave; un modo di "potenziare" (traduzione approssimativa, ma  forse meno di altre) se stessi, anche al di fuori della rete di  strategie aziendal-manageriali che include la delega? Di certo s&igrave;, anzi,  ce ne  sono tanti (sostanze stupefacenti incluse); ma quello che interessa a  me, in particolare, passa per l'arte. No, non sto parlando di quadri  dipinti per hobby, o dell'ultima tecnica di decoupage: ma dell'arte  intesa come "fare sapendo fare", quella che sta alla base dell'attivit&agrave;  dell'artigiano (art-igiano), della bottega artigianale, il luogo dove si  realizzano cose, con sapienza, e questa sapienza insegna ad altri come  realizzarle.</span><br style="font-style: italic;" /><br style="font-style: italic;" /><span style="font-style: italic;">Il modello  artigianale e quello magistrale, basati sulla pratica in prima persona e  sull'apprendimento per esempi, mi hanno sempre convinta di pi&ugrave; di  quello manageriale. Non solo per la profondit&agrave; della soddisfazione, tra  il mentale e il fisico, provata nel generare l'opera e insieme nel  vederla nascere; ma anche per la fecondit&agrave; dell'esempio, per la sua  autorevolezza in grado di conferire forza e stabilit&agrave; non solo al  sapere di chi insegna, ma anche a quello di chi impara. Non che  l'artigiano non deleghi, non affidi compiti ad altri; ma in  quest'ottica, pi&ugrave; che di "delega", sarebbe meglio parlare di  "trasmissione", sotto l'occhio vigile di un maestro che non smette di  essere artefice. </span><br style="font-style: italic;" /><br style="font-style: italic;" /><span style="font-style: italic;">Che  c'entra tutto questo con il fare da s&eacute; le faccende di casa? Da s&eacute;, ma  non da sola: facciamo tutto in due, io e mio marito, aiutati gi&agrave;  ora dai nostri due minuscoli bimbi. A loro vogliamo insegnare,  mostrandoglielo, quanto sia facile e in fondo bello occuparsi insieme  della propria casa, renderla accogliente, decorosa e piacevole da  abitare. Preferiamo rinunciare a un'improbabile perfezione, piuttosto  che abdicare all'intimit&agrave; e alla "propriet&agrave;" di un nido  che  ci siamo guadagnati, per il quale lavoriamo, che vogliamo tramandare -  insieme alla responsabilit&agrave; e alla sapienza di custodirlo. </span><br style="font-style: italic;" /><span style="font-style: italic;">Certo,  tutto questo ci costa fatica, tempo, qualche sacrificio: come del resto  accade, da sempre, in tutte le botteghe, dalle quali non nasce opera se  non dalla fatica, dal tempo, dai sacrifici. Potremmo dire: ci sentiamo  "empowered", capaci e corrispondenti alle nostre realistiche aspettative  su noi stessi. Ma forse &egrave; meglio dire: ci sentiamo bravi, stiamo bene,  ce la vogliamo, e ce la possiamo, fare - nel senso pi&ugrave; pieno di "fare". </span>﻿</p>]]></content:encoded></rss:item><rss:item rdf:about="http://www.veremamme.it/il-giornale-di-bordo-veremamme/2010/5/25/mamme-e-rete-risorse-inesauribili.html"><rss:title>Mamme e Rete, risorse inesauribili</rss:title><rss:link>http://www.veremamme.it/il-giornale-di-bordo-veremamme/2010/5/25/mamme-e-rete-risorse-inesauribili.html</rss:link><dc:creator>Flavia</dc:creator><dc:date>2010-05-25T16:13:00Z</dc:date><dc:subject>Mamma che Ridere Mamme 2.0. mamme veremamme</dc:subject><content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Ricordo quando un'agenzia mi parl&ograve;, neanche due anni fa, del fenomeno in piena ascesa delle "mamme in Rete". Ormai, dopo un tempo brevissimo che sul Web equivale a un'era geologica, si fatica a star dietro alle tante idee che queste mamme producono: sono un vulcano. La mia posta, la mia bacheca FB, la mia palestra, insomma ovunque pullulano inviti, incontri, webinar, libri, leaflets, clubs, corsi, associazioni. Poi magari ci manca l'essenziale tipo un lavoro stabile e un ministro decente, ma quelli sono dettagli.</p>
<p style="text-align: justify;">Non me ne voglia nessuno, ma alcune proposte in questo turbinio di networking sono davvero esilaranti, altre sono inquietanti, altre noiosissime (parlo per me, certo, solo per me... ma il fitness col passeggino no, vi prego. Almeno non toglietemi la corsa e i piegamenti comediocomanda, e senza un passeggino tra i piedi!!)</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma, scegliete dal men&ugrave; qui sotto l'incontro che fa per voi.</p>
<p style="text-align: justify;">"I MUSCOLI DELLA FEMMINILITA'"<br /><em>Incontro sull'importanza della preparazione del perineo in gravidanza e sulle tecniche di riabilitazione del pavimento pelvico dopo il parto. (Ma io dopo il parto piuttosto me la cucio, altro che riabilitazione, direbbe qualcuna) <br /></em></p>
<p style="text-align: justify;">YOGA IN PAUSA CENA<br /><em>Corso di Raja Yoga rivolto a mamme e pap&agrave; per ritrovare equilibrio e serenit&agrave; attraverso la meditazione e il rilassamento guidato. (in pausa cena? posso sapere cos'&egrave; la pausa cena?)<br /></em></p>
<p style="text-align: justify;">MAMMA FIT AL PARCO SEMPIONE<em><br />Corso di ginnastica col passeggino per genitori con bambini a 3 o 4 ruote (queste sono quelle robe americane che arrivano da noi e potevano starsene benissimo a casa loro. Ma i bambini poi dico, come le prendono questi sballottamenti in passeggino?)</em></p>
<p style="text-align: justify;">Ma tenetevi forte, c'&egrave; anche...</p>
<p style="text-align: justify;"><em>P-ART ATTACK -Il laboratorio creativo del vissuto del parto. <br />Portate con voi piccoli oggetti e foto del vostro parto, o del momento subito successivo (----) <br />(...)<br />(...)<br />va bene un pezzetto di placenta?)</em></p>
<p style="text-align: justify;">Su su,&nbsp;non vi arrabbiate e non toglietemi l'amicizia... siete tutte fantastiche!!<em>&nbsp;</em></p>
<p style="text-align: justify;">...E la stampa? Non smette di seguirci: un recente <a href="http://www.gioia.it/La-solitudine-delle-madri-blogger">articolo di Gioia</a> mi ha onorato persino di scheda e di foto, molto carino (a parte forse il titolo del pezzo un po' triste e la possibile interpretazione che io abbia lasciato un lavoro per "ribellione"...In realt&agrave; sono <em>approdata in Rete</em> per ribellione!). Oppure <a href="http://www.corriere.it/cronache/10_maggio_22/la_potente_lobby_delle_mamme_online_angela_frenda_9434a1f0-656d-11df-89b0-00144f02aabe.shtml">L'articolo del Corriere,</a> che in alcuni punti cade in aperte imprecisioni o definizioni affrettate (la "mamma disoccupata tentata dalla pubblicit&agrave;"? Ma parliamone).<em><br /></em></p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;...E infine l'ultima occasione "mondana" legata al progetto di marketing relazionale di cui avete letto <a href="http://www.veremamme.it/veremamme-blogcafe/2010/4/30/mamma-che-ridere-scriviamo-insieme-il-nostro-spettacolo.html">qui</a>: ieri sera eravamo, in tantissime, <a href="http://www.huggiesclub.it/mammacheridere">al Teatro nuovo di Milano</a>. Molte risate insieme, e poi uno spuntino improbabile&nbsp; con un cameriere che mi sembrava un personaggio da Kill Bill (nel senso che l'avrei fatto volentieri a fette).<em><br /></em></p>
<p style="text-align: justify;">Non &egrave; poco tutto ci&ograve;, anzi &egrave; quasi troppo.</p>
<p style="text-align: justify;">Per citare solo gli ultimi eventi di <a href="http://www.veremamme.it/networking/">networking</a>, ho partecipato a <a href="http://eventi.medita.com/">questo</a>,  nella bella cornice di Villa Pamphili a Roma, e prevedo di arrivare  "trionfalmente", alla fine del mio tour <a href="http://www.veremamme.it/mamamablog/2010/5/18/mom-on-the-road-lo-faccio-davvero.html">MoM on the Road</a> che sar&agrave; a tutti gli effetti un networking itinerante, al <a href="http://www.momcamp.it/">Mom Camp del 5 giugno</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora, mamme blogger di passaggio qui, avrei una domanda per voi: qual &egrave; il luogo comune che pi&ugrave; vi infastidisce? (per esempio: avere un blog &egrave; indice di solitudine familiare e sociale. Oppure: apri un blog perch&egrave; sei disoccupata e non hai niente di meglio da fare.....). E cosa vorreste fare attraverso la Rete? Io penso di averlo dichiarato spesso....<br />Raccolgo spunti vari, e poi prover&ograve; a fare un discorso pi&ugrave; articolato (di solito quando preannuncio dei  discorsi articolati mantengo la parola purtroppo.... ma in questo caso forse avr&ograve; bisogno di una vacanza  prima!)</p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><br /></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>post correlati</em></p>
<ul style="text-align: justify;">
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<li><a href="../../marketing-conversazione-blog/2008/12/18/il-marketing-della-conversazione-e-le-mamme.html">Il  marketing della conversazione e le mamme</a></li>
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<li><a href="../../marketing-conversazione-blog/2008/12/10/lempowerment-materno-e-il-nuovo-marketing.html">L'empowerment  materno e il nuovo marketing</a></li>
<li style="text-align: justify;"><a class="offsite-link-inline" href="http://www.thetalkingvillage.it/notizia/l-ascesa-della-vera-mamma.asp" target="_blank">l'ascesa della vera mamma</a></li>
<li style="text-align: justify;"><a href="http://www.veremamme.it/veremamme-blogcafe/2009/10/25/tutti-i-post-del-blog-cafe-su-mamme-20.html">tutti i post del Blog Caf&egrave; "Mamme 2.0"</a></li>
</ul>
<p style="text-align: justify;"><em><br /></em></p>]]></content:encoded></rss:item><rss:item rdf:about="http://www.veremamme.it/il-giornale-di-bordo-veremamme/2010/5/16/tip-of-the-day-lorganizzazione-in-cucina.html"><rss:title>Tip of the day: l'organizzazione in cucina</rss:title><rss:link>http://www.veremamme.it/il-giornale-di-bordo-veremamme/2010/5/16/tip-of-the-day-lorganizzazione-in-cucina.html</rss:link><dc:creator>Flavia</dc:creator><dc:date>2010-05-16T08:47:32Z</dc:date><dc:subject>Tip of the day</dc:subject><content:encoded><![CDATA[<p>No no, non illudetevi...Non sono andata a Lourdes e non sono stata miracolata. Piuttosto, ho sfogliato una nuova bellissima rivista patinata che si chiama <a href="http://www.kids.sferaeditore.it/">KIDS</a>, e a pagina 83, nel manualetto "I 10 segreti di una famiglia organizzata", alla voce 9 "Cosa mi invento per cena" ho trovato questo: <br /><em>Le mamme impegnate sanno bene quanto sia frustrante approntare una cena di fretta e spesso si riducono a propinare sempre le stesse cose, per comodit&agrave;. Il risultato? Bimbi col muso, che mangiano controvoglia e mariti non proprio contenti. Per ovviare a questo inconveniente basta creare un men&ugrave; a rotazione mensile, di 4 settimane, con i piatti preferiti da tutta la famiglia. In questo modo si sa gi&agrave; in anticipo cosa si deve cucinare, ci si pu&ograve; preparare in tempo (...)</em> e insomma, concludo, tutti vissero felici e contenti.<br />Bene, il <em><strong>problem set up</strong></em> come si dice in gergo, &egrave; azzeccatissimo: mi ci riconosco. E' sulla <em><strong>soluzione</strong></em> che avrei qualcosa da dire. A parte il fatto che una rotazione di 4 settimane significa, sempre se 4 x 7 fa 28, che non so quale ristorante disponga un simile men&ugrave; a-la-carte con 28 scelte che soddisfi i gusti di tutta la famiglia, ma va bene, interpretiamola pure in modo flessibile.. ma quello che davvero mi fa incavolare &egrave; quel "marito non proprio contento" e il presupposto, dato per scontato, che lui non proprio contento resti seduto a tavola e che a cucinare sia lei, <em>la mamma impegnata</em>. Perch&egrave; vedete, non &egrave; affatto detto che DEBBA.CUCINARE.LAMAMMA. <br />Ehil&agrave; di KIDS, vi do la mia versione personale della ricetta della felicit&agrave; in cucina: lui si siede con me la domenica, scriviamo un elencuccio per la settimana, se ne fa una fotocopia e se la tiene nel portafogli, e un giorno s&igrave; e un giorno no cucina lui, fermandosi al supermercato se la mattina a colazione ha visto che manca qualcosa in dispensa. Sogno? Meglio diffondere questo tipo di sogno che quello della supermamma organizzatissima che la mattina, in un semplice colpo d'occhio al frigo e uno all'agenda, sa come soddisfare amorevolmente i bisogni di figli e marito, mentre tutti continuano da tutte le riviste, imperterriti, a farle pensare che quella sia una FAMIGLIA organizzata. <br />Quella se mai &egrave; una DONNA stanca.. l'ennesima....</p>
<p>&nbsp;</p>]]></content:encoded></rss:item><rss:item rdf:about="http://www.veremamme.it/il-giornale-di-bordo-veremamme/2010/5/13/sui-generis-un-resoconto-di-p-liberace.html"><rss:title>Sui Generis - un resoconto di P. Liberace</rss:title><rss:link>http://www.veremamme.it/il-giornale-di-bordo-veremamme/2010/5/13/sui-generis-un-resoconto-di-p-liberace.html</rss:link><dc:creator>Flavia</dc:creator><dc:date>2010-05-13T09:37:00Z</dc:date><dc:subject>Paola Liberace Sui Generis testimonianze</dc:subject><content:encoded><![CDATA[<p>Questa roba qua, con i baffi, la stan facendo le  donne, perch&egrave; vogliono la parit&agrave;. Gliela do' io, la parit&agrave;!". Cominciava  cos&igrave; la mia giornata di sabato a Mantova, per partecipare alla sessione  conclusiva della manifestazione "<a href="http://www.suigeneris-mantova.it/">Sui Generis</a>": intercettando una  conversazione da manuale tra due ciclisti cittadini, incuriositi dai  manifesti sparsi un po' ovunque in citt&agrave; e raffiguranti una donna che  con una ciocca di capelli si finge i baffi.  <br /> <br /> Emblema della manifestazione - specchio di una provincia coesa e  armonica, che ha realizzato un piccolo miracolo di conciliazione - sono  stati proprio i baffi: protagonisti del video inaugurale che racconta le  disparit&agrave; tra sessi, distribuiti ai partecipanti, incollati sul muso  dei "valletti" che incorniciavano i dibattiti, minacciando i relatori  prolissi e commentando dal punto di vista dell'"uomo medio". Anche per  me la tentazione di metterli &egrave; stata forte, quando sono salita sul palco  per discutere con Andrea Ichino, Luisa Rosti, Alessandro Rosina e  Tindara Addabbo (moderati da Monica D'Ascenzo) di quello che le famiglie  italiane, alla ricerca di una difficile via tra parit&agrave;, conciliazione e  carriera, chiedono alla politica. <br /> <br /> Il mio voleva essere un ruolo vagamente guastatorio, e invece mi sono  trovata d'accordo con quasi tutti. Con la Rosti, ad esempio, che ha  spiegato bene perch&egrave;, se le donne non arrivano ai vertici, al loro posto  andr&agrave; inevitabilmente qualche cretino; con Rosina - non sugli asili  nido, che per me restano un male necessario, ma almeno sul fatto che  politiche di conciliazione degne di questo nome non possono puntare  soltanto su di essi-; con Ichino, al quale pure avevo dedicato qualche  tempo fa un articolo piuttosto critico. Ascoltata dal vivo, la sua  proposta di defiscalizzare il lavoro femminile per incentivare  l'inserimento delle donne nel mercato mi &egrave; sembrata condivisibile e anzi  auspicabile (sia pure per ragioni diverse da quelle portate da lui).  Soprattutto, mi ha fatto piacere che ammettesse che la libert&agrave; di scelta  non si esercita solo in una direzione; e che coltivasse il beneficio  del dubbio di fronte alla suggestione che le donne potrebbero non volere  soprattutto, soltanto, fare la cosiddetta "carriera".  <br /> <br /> Sono stata felice anche di incontrare Sabrina Prati dell'Istat, fonte di  quasi tutti i dati (sicuramente dei pi&ugrave; rilevanti) che ho citato nel  mio libro: e di vederla annuire quando, parlando della situazione delle  madri lavoratrici, ho ricordato che almeno il 50% delle donne avrebbe  desiderato posticipare il rientro al lavoro per dedicarsi ancora ai  figli, e che con queste donne dobbiamo fare i conti, senza  delegittimarne la scelta riconducendola a pressioni esterne.  <br /> <br /> Ho visto parte del pubblico annuire quando ho raccontato il mio caso di  conciliazione fallita, quando ho citato il <a href="http://www.libreriadelledonne.it/news/articoli/sottosopra.htm">Manifesto del Lavoro della  Libreria delle Donne</a>, quando ho fatto conoscere la strana storia di <a href="http://masquerade.style.it/archive.php?y=2009&amp;m=11">Gaby  Hinsliff</a> - inglese, progressista, giornalista in carriera, e mamma -,  quando ho domandato per quale ragione, nell'epoca dei Blackberry, del  wi-fi e insomma dell'ubiquit&agrave; tecnologica dobbiamo essere conciate  ancora come Fantozzi, sveglia e caff&egrave;, barba e bid&egrave;.  <br /> Forse avrei potuto spiegarmi ancora meglio; avrei potuto insistere sul  fatto che la frattura tra lavoro e famiglia dipende, in buona parte,  dalla divisione artificiosa stabilita tra i due; avrei potuto confondere  ancora di pi&ugrave; le idee all'"uomo medio" che mi chiedeva se le donne  vogliono "stare a casa" o "fare carriera", svelandogli che "le donne"  come tali non esistono, che "carriera" e "casa" sono parole da  ridefinire, luoghi comuni da sfatare, totem da sfasciare. Ma poi ho  dovuto scappare, costretta da un aereo in partenza e da un bimbo con la  varicella a casa, appena prima dell'intervento della senatrice Vittoria  Franco. Almeno i baffi, per&ograve;, li ho conservati per la prossima volta:  non si sa mai.                                ﻿</p>
<p>P. Liberace</p>]]></content:encoded></rss:item><rss:item rdf:about="http://www.veremamme.it/il-giornale-di-bordo-veremamme/2010/5/1/viaggi-2.html"><rss:title>Viaggi (2)</rss:title><rss:link>http://www.veremamme.it/il-giornale-di-bordo-veremamme/2010/5/1/viaggi-2.html</rss:link><dc:creator>Flavia</dc:creator><dc:date>2010-04-30T23:08:11Z</dc:date><dc:subject>Personale</dc:subject><content:encoded><![CDATA[<p>Tra tutti i miei ricordi la <strong>Grecia</strong>, dove ho vissuto tra il 2001 e il 2004 e dove ho trascorso i miei primi mesi di gravidanza, ha un posto insostituibile. In questi giorni non posso che <a href="http://www.veremamme.it/il-giornale-di-bordo-veremamme/2009/3/29/divagazioni-del-week-end.html">ripensare a quella terra</a> con cui ho avuto una vera, fulminante storia d'amore, con una fortissima stretta al cuore. E dire che in quegli anni avevo proprio l'impressione di un popolo affamato di piaceri, come le lunghe notti ai "bouzukia" dove si mangia, si canta, si beve, ci si tirano fiori e si alla fine si sale sul palco a ballare con gli artisti famosi... gente che osava vivere sempre un po' al di sopra delle sue possibilit&agrave;, ma anche gente che appena arrivi su un'isola ti dice subito qual &egrave; il punto migliore da cui godere il tramonto. <strong>Speriamo che ce la facciano</strong>, perch&egrave; hanno un gran cuore.<br />Ne riparler&ograve;, e intanto proseguo <a href="http://www.veremamme.it/il-giornale-di-bordo-veremamme/2010/4/16/viaggi.html">da qui</a>...</p>
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<p>Mira, 2005</p>
<p>La riviera del Brenta &egrave; un posto molto  suggestivo, ma io la conosco solo per uno stabilimento, quello dell'antica  Miralanza, che si trova a Mira, appunto. (E' l&igrave; che mi hanno regalato la bellissima collezione di libri di Calimero che hanno quasi la mia et&agrave;, e che oggi cerco di proteggere dai Pezzetti per non rovinarli).&nbsp; Ci vado molto spesso per le riunioni con la ricerca e sviluppo. Stamattina A., tedesca, mia  coetanea ma ora mia sottoposta per i vari "giri" delle varie ruote aziendali,  mi ha invitata ad andare a correre con lei. Il giro in campagna &egrave;  bellissimo ma dura la bellezza di un'ora, e non &egrave; che io sia cos&igrave;  allenata. Verso la fine, per non farmi vedere troppo spompata e per non rimanere indietro, la supero. Mossa sbagliatissima, perch&egrave; dopo pochi metri lei mi risupera, come per dire "guarda che andavo cos&igrave; piano  solo per aspettare te, scema". La ritrovo dieci minuti dopo nel giardino dell'albergo. Mentre gli  altri fanno colazione all'aperto e ci guardano un po' straniti, io  sono tutta rossa e stravolta. Ma sono felice mentre faccio stretching.</p>
<p><br />Barcellona, 2003</p>
<p>Siamo scese da un aereo, passate in albergo a  lasciare le nostre cose e uscite subito per mangiare qualcosa. Ci siamo  sedute sulla Rambla e abbiamo ordinato tapas: prosciutto, formaggio,  frittata. Al tavolo accanto c'&egrave; una rumorosa comitiva di ragazzotti  americani. Uno di loro, un po' alticcio, ci chiede di dove siamo e  attacca bottone, per poi chiederci di unirci a loro per il resto della serata (come era  prevedibile). Melina, la brand manager greca tanto carina, &egrave; a  disagio: sono il suo capo, non sa bene come reagire. Declino l'invito  ridendo: "domani ci alziamo presto, abbiamo molto da fare.." Qualche  drink dopo perder&agrave; le inibizioni e mi dir&agrave; "&egrave;meine me to poulaki  sto keri! - &egrave; rimasto con l'uccellino in mano". Cos&igrave; ho  imparato come si dice in greco "andare in bianco".</p>
<p>Marrachech, 2001 (quasi mezzanotte)</p>
<p><em>Sono furiosa</em>. Questo viaggio  doveva essere un piacevole diversivo, pensavo che farmi invitare alla  convention dei miei freschi ex colleghi italiani, subito dopo il mio trasferimento in Grecia, fosse stata una figata. Invece ci ho messo 17 ore ad arrivare da Atene fino a qui. Tanto per  cominciare, a Parigi CDG non c'era assolutamente il tempo di trasferirmi  in pullman ad Orly per prendere la coincidenza, e vorrei avere tra le  mani l'agenzia che ha prenotato questo geniale itinerario. Quando naturalmente ho  perso il volo e ho dovuto cercarne un altro, ho scoperto che il  personale dell'Air France &egrave; ancora pi&ugrave; odioso di quello dell'Alitalia,  che credevo imbattuto. Alla fine ho trovato solo un volo per Casablanca. A  Casablanca ancora ferma, con ritardo di pi&ugrave; di un'ora sul volo successivo. Ma il bello mi aspetta a  Marrachech: quando l'autista che doveva portanrmi in albergo ha scoperto che il mio  volo era in ritardo, ha pensato bene di andarsene. Prendo un  taxi sgangherato e puzzolente, ignorando volutamente il dubbio se una  donna sola su un taxi a quell'ora possa correre qualche  rischio, e non ho neanche valuta per pagarlo; mi tocca chiedere un  anticipo alla reception dell'hotel. Quando incontro la responsabile PR la mia faccia dice tutto.<br />"Ah, ben  arrivata - dice - No, l'autista non poteva aspettare, e cos&igrave; abbiamo pensato, &egrave; una in  gamba, se la caver&agrave;"<br />"--------. ------. ---------. Sa dove sono i miei colleghi?"<br />"Credo....in discoteca"<br />"bene".<br />Mi vado a scaricare fino alle due,  ballando con il muscoloso brand manager di Lip - s&igrave; s&igrave;, proprio la  bottiglia rosa del detersivo delicato - che sar&agrave; soprannominato dopo quella sera "er canotta". <br />Il giorno  dopo a colazione il direttore vendite che gentilmente mi ospita mi chiede come &egrave; andato il viaggio. Gli dico solo di non usare  mai, ma proprio MAI pi&ugrave;, quell'agenzia di PR.</p>]]></content:encoded></rss:item><rss:item rdf:about="http://www.veremamme.it/il-giornale-di-bordo-veremamme/2010/4/16/viaggi.html"><rss:title>Viaggi</rss:title><rss:link>http://www.veremamme.it/il-giornale-di-bordo-veremamme/2010/4/16/viaggi.html</rss:link><dc:creator>Flavia</dc:creator><dc:date>2010-04-16T20:00:00Z</dc:date><dc:subject>Personale</dc:subject><content:encoded><![CDATA[<p>Amburgo, 2005<br />E' la prima volta che parto da quando sono diventata mamma, Pezzetto ha sei mesi. Mancher&ograve; tutta la settimana, con lui c'&egrave; il pap&agrave; e la nanny, e fa uno strano effetto. Pero' ho una strana ebbrezza addosso, mentre raggiungo i colleghi al bar dell'hotel. Sono l'ultima arrivata nel team internazionale. Ridiamo insieme. Sto bene, mi dico, sto bene. Sono fatta per stare qui.</p>
<p>Orlando 2005<br />Stiamo cercando di capire se le signore della Florida  hanno un problema con il calcare nell'acqua; quella infatti &egrave; una zona  di acqua molto dura (zone rare, in USA). Le giornate sono faticose:  lunghi gruppi di consumatrici che seguiamo dietro uno specchio, lavoro  di scrittura e ri-scrittura di concetti, poi altri gruppi, e cos&igrave; via.  Nel primo pomeriggio usciamo un attimo a prendere una boccata d'aria, &egrave;  luglio e fuori il caldo &egrave; umido e appiccicoso. Ci sediamo sull'erba,  sulle rive di un laghetto, e mentre guardo le anatre in lontananza i  vestiti mi si attaccano addosso. Sono inquieta, dall'altra parte  dell'oceano sia il pap&agrave; che il piccolo hanno la febbre alta. Mi sento  triste e preoccupata, ma passer&agrave; anche questa...</p>
<p>Atene, 2002<br />Sono in coda al semaforo e parlo al telefono, quando un "bum" fortissimo mi fa scattare. Mi giro verso destra, qualcuno &egrave; in piedi accanto alla macchina, vedo solo un casco. Prima che possa formulare un pensiero di senso compiuto, un altro bum e il finestrino del passeggero mi esplode in faccia. C'&egrave; riuscito al secondo tentativo, il bastardo. Al rallentatore vedo la mano che prende la borsa accanto a me, vedo la mia che cerca di acchiapparla e la manca solo di qualche millimetro. Sempre al rallentatore riprendo la conversazione: "scusami. ti devo lasciare. Mi hanno appena rubato tutto". Stiamo organizzando il nostro matrimonio, c'erano i biglietti dell'aereo per andare a scegliere il luogo del ricevimento in Salento. C'era il passaporto. C'era il Moleskine su cui ci eravamo scritti le prime battute, e le prime frasi d'amore. La denuncia alla polizia greca reciter&agrave; "Enas agnostos andras..." "Un uomo sconosciuto...", (un maledetto bastardo, penso io mentre il poliziotto scrive) che si &egrave; portato via i miei ricordi.<br />Il giorno dopo al consolato mi rilasciano d'urgenza "un foglio di rientro in Italia". Ma non riescono a capire che non &egrave; "il rientro" il mio caso: io devo andare in Italia, si',&nbsp; ma poi devo rientrare ad Atene dove vivo...E passo tutto il giorno a spiegarglielo.</p>
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<p>(continua...se vi va...)</p>
<p>&nbsp;</p>]]></content:encoded></rss:item></rdf:RDF>