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	<title>Ci vorrebbe una coach</title>
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	<description>Per donne che sanno cosa vogliono (più o meno)</description>
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		<title>La sfida di mettersi in proprio. Parliamo di imprenditrici, non di mamme imprenditrici!</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Feb 2012 15:41:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Flavia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mamme imprenditrici]]></category>
		<category><![CDATA[Testimonianze]]></category>

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		<description><![CDATA[Mom-preneur in inglese, mamma imprenditrice in italiano. Definizioni che, da un lato, servono a cogliere una realtà lavorativa e sociale mediamente molto difficile per una madre, a cui spesso si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Mom-preneur in inglese, mamma imprenditrice in italiano.</strong><br />
Definizioni che, da un lato, servono a cogliere una realtà lavorativa e sociale mediamente molto difficile per una madre, a cui spesso si reagisce con un colpo di reni  &#8220;reinventandosi&#8221; (ma quanto ci siamo reinventate? le parole perdono il loro fascino se abusate), diventando free lance, dedicandosi ad un progetto, indipendentemente dal ritorno economico immediato. In un paese dove le imprese femminili sono in crescita (ma quante sono realmente gestite da donne? E quante solo di facciata per ottenere agevolazioni e sgravi? non lo so), la nuova mamma-imprenditrice sembra la salvatrice della categoria &#8211; della categoria mamma, intendo, perchè non credo che il concetto renda un buon servizio alle vere capacità imprenditoriali che dovremmo aiutare a diffondere. Resta un dato di fatto che non tutti/e le hanno, e che non sono alla portata di tutti.</p>
<p>Vi confesso che vivo con disagio questa definizione e non penso neanche lontanamente ad applicarla a me stessa: forse lo stesso disagio con cui molte rifiutano, con profonda antipatia, la definizione di mamma-blogger. Non è una questione di sdegno delle etichette, atteggiamento che ho trovato spesso e che poi rasenta lo snobismo. (Che <em><strong>VereMamme &#8211; ci vorrebbe una coach</strong></em> sia nelle mappe del mommyblogging ci sta tutta. E&#8217; nato così, anche se ormai dopo qualche anno parlo di tutt&#8217;altro.) La questione è diversa, e riguarda la ghettizzazione mammesca del lavoro, e anche l&#8217;effetto sminuente che si produce su ogni categoria di pensiero appena le si appioppa <em>il fatidico prefisso mamma-.</em></p>
<p>Provo a spiegare.</p>
<p><strong>Lo stimolo per mettersi in proprio non sono e non devono essere i figli.</strong> Se ci state pensando per quello,  perchè pensate di poter così meglio conciliare vita familiare e lavorativa, strappate il foglio e buttatelo, e riscrivete completamente il vostro piano. Si tratta di una decisione che cambierà la vostra vita, e la motivazione per una scelta simile deve essere interna, non esterna a voi. Andarli a prendere a scuola? Passare i pomeriggi a giocare con loro e fare una torta? E&#8217; questo che volete? Se è questo, che c&#8217;entra con l&#8217;attività che volete avviare? Quali sono gli obiettivi di quella attività, invece? La motivazione profonda deve riguardare il vostro lavoro, non il vostro tempo libero, altrimenti rendetevi conto finchè siete in tempo che c&#8217;è qualcosa che proprio non funziona, in partenza.</p>
<p><strong>Non illudetevi: senza un business plan non si va da nessuna parte.</strong> Prima di tutto obiettivi, quantitativi e qualitativi, e quindi tempi, risorse, persone, attività. Lo sappiamo che le cose non vanno mai secondo i piani, ma per fare il primo passo e farle succedere, queste cose, serve un piano. Lo ripeterò sempre, da quella mattina in cui questo assioma mi è apparso chiaro sotto la doccia per sanare la mia più intima contraddizione e darmi un senso di pace.</p>
<p><strong>Il dilemma di una scelta</strong><br />
Mi imbatto spesso nelle richieste di consigli da parte di chi ha da un lato un&#8217;offerta di lavoro dipendente, non particolarmente gratificante, e dall&#8217;altra un&#8217;idea in un cassetto. Bene, se c&#8217;è un&#8217;orizzonte temporale ed economico tale da giustificare il tentativo di metterti in proprio, pensaci seriamente. Ma sappi che il lavoro da  dipendente &#8220;esiste&#8221; già, mentre quello in proprio devi inventartelo da  zero. La fatica, il tempo, l&#8217;energia sono il triplo.   Devi avere un  business plan e delle relazioni da intrecciare e curare, devi attraversare fasi di profondo  sconforto, devi fare notte mille volte su un documento da presentare a un cliente importante, non ci sono i week end se qualcuno ha bisogno di te, devi svegliarti alle cinque con un senso di profonda rabbia e frustrazione per lo stronzo (o la stronza) di turno che hai incontrato sulla tua strada, devi urlare contro i muri per far passare una tua idea per poi farla lo stesso nonostante i pareri contrari, devi litigare col mondo e sentirti completamente sola. Se non hai questo nelle tue corde non fare l&#8217;imprenditrice. E poi quando arrivano le soddisfazioni sono grandi, perchè proporzionali a tutto questo enorme sacrificio che hai speso. A motivare una sofferenza simile può essere solo la passione, la convinzione, e  non la convenienza economica a breve nè l&#8217;illusione di avere più tempo per la  famiglia. Più tempo, credo, dovrà averlo lui per sostenerti, se c&#8217;è un lui.</p>
<p>In conclusione, non credo nella favoletta consolatoria per cui un&#8217;attività in proprio salva la mamma, a meno che non facciate cappellini all&#8217;uncinetto in un volume di qualche decina all&#8217;anno.<br />
Mamma-imprenditrice (non in sè, ma con questo retroterra semantico di mamma sfigata che si inventa qualcos&#8217;altro da fare) lo trovo svilente per il concetto di madre (connaturato all&#8217;essere donna, e basta) e di imprenditorialità (connaturato ad essere inguaribili e incontentabili rompipalle).</p>
<p>Concludo con la risposta di una donna, che ha lasciato il posto fisso per fare la free lance, nel gruppo Linked In Mamme al lavoro, dove spesso si parla in modo intelligente di questi problemi.</p>
<p><em>Non me ne pento di  certo ma dedico molto meno tempo ai figli ora che prima. E&#8217; difficile e  dura ma alla fine sei gratificata. Fai prima il tuo business plan e  vedi. Poi i figli crescono in fretta e seguono la loro strada, tu segui  la tua. In bocca al lupo</em></p>
<p>Nel pieno della  retorica sulla mamma italiana (ancora su Repubblica pochi giorni fa) voglio applaudire al coraggio di dire  chiaro e tondo un concetto cosi bello e semplice e tuttavia quasi  eretico in Italia: i figli vanno per la loro strada, tu segui la tua.</p>
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		<title>Sanremo e &#8220;il popolo della rete&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Feb 2012 11:06:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Flavia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Flavia blog]]></category>
		<category><![CDATA[sanremo]]></category>
		<category><![CDATA[social networks]]></category>
		<category><![CDATA[Twitter]]></category>

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		<description><![CDATA[Per carità, non ho mai commentato Sanremo con tutto il suo seguito di polemiche a fini di audience, e mi rifiuto di cominciare a farlo. Segnalo solo la 27ma ora [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per carità, non ho mai commentato Sanremo con tutto il suo seguito di polemiche a fini di audience, e mi rifiuto di cominciare a farlo.</p>
<p>Segnalo solo la <a href="http://27esimaora.corriere.it/articolo/ma-sulle-donne-cambiate-copione/" target="_blank">27ma ora</a> sulla solita questione femminile.</p>
<p>Mi interessa però notare alcune dinamiche legate al web.</p>
<p><strong>La massificazione e la sponsorizzazione:</strong> l&#8217;anno scorso eravamo in pochi a ridere come compagni di classe in pizzeria  per le battute su Fabebook. Mi sono inacidita e intristita io, o quest&#8217;anno non ho riso per niente? Non sto dicendo necessariamente che  peggiorano i contenuti, ma che il mio interesse è calato, e molto, perchè mi mancava la relazione. C&#8217;era troppo: Facebook (solo di sponda), siti con iniziative dedicate, twitter-moms &amp; co., le inviate speciali, il sanremosocialcoso ufficiale (che vi confesso non so neanche cme funziona). Sono arrivati tutti e dovunque, e certo: il rumore intorno all&#8217;evento equivale per importanza al SuperBowl in USA. Stravince twitter, e non mi piace. Perché?</p>
<p><img class="aligncenter size-large wp-image-5589" title="twitsr" src="http://www.veremamme.it/wp-content/uploads/2012/02/twitsr1-560x201.png" alt="" width="496" height="178" /></p>
<p><strong>Perché il canale fa anche il messaggio</strong>. Notoriamente Twitter è l&#8217;urlo solitario al mondo, è lo speakers&#8217; corner, non è una conversazione. Pochi riescono a usarlo per creare e mantenere relazioni, ma è certamente utile per fare molto altro. Notoriamente è anche luogo di VIP e snob terribili, di (leader?) e follower. Uniamo questo al livello veramente indecente dello spettacolo offerto, e il risultato è devastante.  La macchina televisiva getta la carne, la macchina del fango digitale azzanna strappandosi l&#8217;uno con l&#8217;altro i brandelli. Per un po&#8217; sto al gioco ma poi mi rendo conto di una brutta cosa: se per caso in questo massacro si salva qualcosa (una nota, una voce, tutto sommato io <strong>amo</strong> le canzoni), il mio tweet potrebbe capitare accanto a quello dello strafigo che ci ha appena fatto una sputazzata di bile sopra. Sarà Sanremo che smuove gli istinti più bassi, ma il canale non mi dà l&#8217;impressione di parte illuminata e avanzata della rete in questa occasione. L&#8217;unico che forse mi rappresenta:</p>
<p><img class="aligncenter size-large wp-image-5591" title="fmann" src="http://www.veremamme.it/wp-content/uploads/2012/02/fmann1-560x100.png" alt="" width="600" height="100" /></p>
<p><strong><br />
Il popolo della rete.<em> </em></strong> Mi sembra che gli old media abbiano ormai fiutato il business del  web-washing (invece del green-washing) per fare pace con i new media (se non lo puoi sconfiggere, fattelo alleato): lo dice twitter!, lo dice  Facebook!, quindi siamo moderni e tecnologici, siamo connessi, siamo in ascolto! Ma lo vogliamo capire che il popolo della rete non esiste?<strong><em> </em></strong>E&#8217; ormai tutta la stessa gente. Una massa di ignoranti che invece del televoto usa il facebookvoto, sempre una massa di ignoranti rimane.</p>
<p>Urge ormai un modo per selezionare altamente fonti e attività in un mondo che, come osservavo con <a href="http://retelab.it/" target="_blank">Nestore</a>, si è ormai definitivamente massificato. Il prossimo grande trend è altro che Pinterest, suvvia. Sarà qualcuno in grado di portarmi a casa quel poco che, del popolo del web, mi interessa perché mi rappresenta davvero.</p>
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		<title>Intolleranze</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 22:43:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Flavia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Flavia blog]]></category>
		<category><![CDATA[autoconsapevolezza]]></category>
		<category><![CDATA[vita personale]]></category>

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		<description><![CDATA[Una fantastica lista di cose che mi fanno andare il sangue alla testa. Giochiamo a "celo, mi manca"?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-5565" title="rage" src="http://www.veremamme.it/wp-content/uploads/2012/02/rage-222x300.png" alt="" width="222" height="300" />Ho deciso di adattare il simpatico gioco delle &#8220;158 cose che adoro e che parlano di me&#8221;, molto in voga nei blog di bon ton, in quello delle &#8220;poche ma sostanziose cose che mi fanno venire la voglia di tirare capocciate&#8221;.<br />
Siamo nel <a href="http://www.veremamme.it/2009/02/ripartire-dall%E2%80%99autoconsapevolezza/" target="_blank">capitolo autoconsapevolezza</a>, si tratta quindi di un esercizio di esplorazione dei propri limiti. Infatti non dico di essere necessariamente nel giusto quando mi va il sangue alla testa, ma solo che si tratta di mie intolleranze, simili a quelle alimentari.</p>
<p><strong>1. I padroni dei cani </strong>quando dicono &#8220;non si preoccupi, non fa  niente&#8221;. Lui forse no, ma se continua a corrermi appresso abbaiando così, non  garantisco di non fare niente io &#8211; tipo tirargli un calcio nei denti. Sere fa camminavo immersa nella nuvola del mio respiro, in una Milano gelida e innevata, e un simpatico animale mi si è avventato contro e si è fermato a circa tre centimetri dalla mia coscia, ringhiando, quando finalmente si è teso il guinzaglio. Quello che mi è uscito dalla bocca non era propriamente un&#8217;espressione da signora.</p>
<p><strong>2. Essere interrotta</strong> mentre penso/scrivo/lavoro, per dover  fare qualcosa di stereotipicamente femminile e materno tipo preparare da mangiare. Sentirmi in colpa se mi sforzo di fare finta di niente,  aspettando che lo faccia qualcun altro. Di solito non lo farà.</p>
<p><strong>3. </strong><strong>La mancanza di puntualità.</strong> Non dico i 20 minuti di ritardo a un appuntamento o una riunione (oltre i quali, in effetti, comincio ad annoiarmi un po&#8217;) ma quella situazione in cui io sto aspettando che tu mi mandi qualcosa per andare avanti con qualcos&#8217;altro, e tu scompari. O peggio, continui a rassicurarmi che la cosa sta arrivando, dandomi scadenze come &#8220;entro stasera&#8221;, &#8220;entro ora di pranzo&#8221;, il &#8220;10 luglio&#8221; e non rispettandole mai.</p>
<p><strong>4. Extra tempi, extra costi.</strong> Diciamo che io ti ho chiesto A e tu mi hai dato B. Possiamo discutere all&#8217;infinito del fatto che io non mi sia spiegata bene, o che tu mi abbia interpretato male, ma il succo è quello. Bene, ora per darmi A devi fare un altro po&#8217; di lavoro, giusto? e pensi che sia giusto e normale che il tempo e il lavoro aggiuntivo vengano quantificati, e mi fai un preventivo. Io invece ti quantificherei una mano in faccia.</p>
<p><strong>5. Se nessuno l&#8217;ha fatto ci sarà un motivo</strong> (no comment. E&#8217; un inno allo <a href="http://www.veremamme.it/2009/12/la-lunga-notte-dellinnovatore/" target="_blank">spirito dell&#8217;innovatore</a>, questa frase. Dedicata con grande affetto a qualcuno che me l&#8217;ha ricordata davanti a uno spritz)</p>
<p><strong>6. </strong><strong>Ridursi all&#8217;ultimo.</strong> Questo mi rende estremamente impopolare. Di solito lo fa tutto il mondo intorno.</p>
<p><strong>7. Essere oggetto di aggressioni verbali</strong> &#8211; soprattutto arroganza e dileggio nella <a href="http://www.veremamme.it/2011/01/il-corto-circuito-della-conversazione/" target="_blank">forma, a prescindere dalla sostanza</a>. Spesso ciò si accompagna nella sostanza a vere e proprie lezioncine di vita da persone che si credono seriamente superiori. Il tutto senza poter rispondere a tono, oppure senza riuscire a rispondere affatto, oppure rispondendo e venendo accusata di avere un grosso problema.</p>
<p><strong>8. Ricevere mail la domenica sera con richieste urgentissime per la riunione importantissima del lunedi mattina alle 9,30. </strong>Questo è chiaramente un mio problema, perché se qualcuno ha bisogno di una mano, non riesco proprio ad ignorare la richiesta. Ma l&#8217;ultima volta ho aspettato le 9,29 per premere invio.</p>
<p><strong>9. I non si può fare &#8220;a prescindere&#8221;</strong><strong> &#8211; </strong>quando invece con un modo di pensare diverso, schiodandosi dal convenzionale e impegnandosi un po&#8217; più in profondità si potrebbe fare, eccome.<strong> </strong>Questo lo odio perchè  odio essere sempre quella che insiste, quella che rompe, quella che scomoda.</p>
<p><strong>10. E infine qualcuno che urla nelle mie orecchie nei primi, critici,10 minuti della giornata. </strong>Quelli in cui vorrei essere completamente da sola<strong>,</strong> a guardarmi il caffè.<strong><br />
</strong></p>
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		<title>La mia frittata di maccheroni!</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 08:00:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Flavia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Angolo dell'esperto]]></category>
		<category><![CDATA[Invasioni piattiniche]]></category>
		<category><![CDATA[liberiamo una ricetta]]></category>

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		<description><![CDATA[Credo che il solo fatto che io posti una ricetta possa posizionarsi a metà tra il guerrilla marketing e la rubrica comica, ma ho deciso di fare un grande passo, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-5515" title="makelova" src="http://www.veremamme.it/wp-content/uploads/2012/01/makelova.jpg" alt="" width="159" height="185" /><strong>Credo che <em>il solo fatto che io posti una ricetta </em>possa posizionarsi a metà tra il guerrilla marketing e la rubrica comica</strong>, ma ho deciso di fare un grande passo, e nel dubbio, per serietà, la pubblicherò nel reparto humour.<br />
Si tratta di una cosa tipicamente partenopea, una delle poche ricette della mamma che ho tenuto a mente e riesco (tranne quando dimentico completamente il sale) a replicare.</p>
<p><strong>Ecco a voi dunque LA FRITTATA DI MACCHERONI. </strong>Innanzitutto, se siete al Nord, sappiate che <strong>anche se si chiama così si fa con gli spaghetti. </strong>Non fate come la tata genovese che avevo in Inghilterra, la quale prendendo il mio brief alla lettera usò i rigatoni e mi rovinò il rientro a casa dall&#8217;ufficio alle nove di sera, io che &#8211; distrutta -  già me la pregustavo.<br />
Potrei cominciare, se siete un pochino basic come me, a dirvi che intanto potete anche mettere l&#8217;acqua sul fuoco, particolare che mi serviva solo per mostrarvi le ochette.</p>
<p style="text-align: left;"><img class="size-full wp-image-5516 aligncenter" title="DSC01116" src="http://www.veremamme.it/wp-content/uploads/2012/01/DSC01116.jpg" alt="" width="300" height="220" /></p>
<p style="text-align: left;">Poi dovreste preparare quattro uova, sale e pepe qb (aaaaaa! ho scritto qb!), parmigiano, e se vi va una variante più saporita anche un po&#8217; di pecorino. Quanto? Boh, a occhio. Più o meno tutto l&#8217;intruglio si presenta così.</p>
<p style="text-align: left;"><img class="aligncenter size-medium wp-image-5518" title="DSC01122" src="http://www.veremamme.it/wp-content/uploads/2012/01/DSC01122-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></p>
<p style="text-align: left;">Quando l&#8217;acqua bolle (ma va&#8217;?) calate gli spaghetti, i quali per  ottenere sei buone porzioni dovrebbero essere, diciamo, 400 grammi. Come  vedete sono una tipa precisa.</p>
<p style="text-align: left;"><img class="aligncenter size-medium wp-image-5517" title="DSC01118" src="http://www.veremamme.it/wp-content/uploads/2012/01/DSC01118-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></p>
<p>La regola che io ricordavo diceva  un uovo per ogni 100 grammi di pasta, ma dopo aver scattato la foto, siccome storicamente la mia frittata non è mai venuta proprio-proprio identica a quella di mia mamma, e l&#8217;uovo se ne andava sempre un po&#8217; per fatti suoi da un lato, mi sono presa un rischio (ma un calculated risk, anyway) e ne ho aggiunto un altro. Direi che è stato un fattore critico di successo oggi, per cui tornate sopra e cancellate: non sono più quattro, sono cinque uova.</p>
<p>Nel frattempo gli spaghetti arrivano a metà cottura, e mi raccomando metà, quindi molto al dente, e voi allegramente li scolate (ma una vera chef dirà &#8220;scolate&#8221;? mi sembra tanto <em>vulgaire</em>). A quel punto si pone LA sfida: come mischiare l&#8217;uovo freddo e la pasta bollente senza provocare l&#8217;effetto grumo de carbonara. Ecco il trucco delle mia mamma: non va versato l&#8217;uovo sulla pasta, ma un pochino di pasta nell&#8217;uovo. Mi spiego, perchè non è così banale:  le due entità aliene vanno fatte acclimatare e abituare l&#8217;una all&#8217;altra a poco a poco. Prendiamo una bella forchettata di spaghetti, la passiamo nell&#8217;uovo, poi la riportiamo nella pentola dai suoi colleghi, come per dire: &#8220;uagliu&#8217;, non vi spaventate, st&#8221;ov&#8217; so&#8217; simpatich&#8217;&#8221;.</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-5523" title="DSC01124" src="http://www.veremamme.it/wp-content/uploads/2012/01/DSC01124-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></p>
<p>Dopo qualche avanti e indietro di questi convenevoli siete pronti per il grande passo, il matrimonio, e poi via subito in viaggio di nozze in padella (dove avrete scaldato un filo d&#8217;olio). Il versamento deve essere rapido e uniforme, ecco, fate in modo da creare un bel mucchio regolare e rotondo di spaghetti, <em>incasando</em> un po&#8217; nei lati con la <em>cucchiarella</em>, come se gli steste rimboccando le coperte.</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-5525" title="DSC01125" src="http://www.veremamme.it/wp-content/uploads/2012/01/DSC011251-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></p>
<p>A questo punto, dopo un po&#8217; di trattamento a fuoco medio, un certo odore di bruciaticchio (ma leggero eh) e un fil di fumo che uscirà dalle parti basse vi avviseranno che è ora di girarla. Ognuno ha la sua tecnica, su questo non mi pronuncio. La mia è sempre condita da una buona dose di improperi, ma alla fine ci riesco. Se non amate il rischio del bruciaticchio potete controllare ogni tanto alzandola con una forchetta, se vi riesce, ma vi consiglio di farla colorare bene, per poter godere poi della croccantezza degli spaghetti dello strato esterno.</p>
<p>Cosa? Quant&#8217;era il diametro della padella? ma siete pazze, non lo so assolutamente.</p>
<p>Ecco, ci siamo, pronta in tutto il suo splendore, e persino con un tocco ambient. Provatela, e se vi chiedono da dove viene l&#8217;idea, rispondete che ve l&#8217;ha data una scugnizza che si batte per la frittata libera.</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-5527" title="DSC01129" src="http://www.veremamme.it/wp-content/uploads/2012/01/DSC011291-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></p>
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		<title>Il mio essere foolish</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Jan 2012 10:41:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Flavia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Conversazioni di marketing]]></category>

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		<description><![CDATA[Foolish fa figo in inglese ma non dimentichiamo che in italiano significa stupido.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Conversazione di lavoro, dal famoso discorso di Steve Jobs.</em></p>
<p><strong>&#8220;Stay hungry, stay foolish</strong>&#8221; &#8211; frase ormai passata alla storia e rimbalzata nelle nostre teste milioni di volte dopo la sua scomparsa lo scorso ottobre, fino a farci perdere la possibilità di capirla come se la ascoltassimo per la prima volta, e di applicarla quindi alla nostra realtà quotidiana. Complice il successo che ha avuto qui da noi la sua triste parodia napoletana, che ora diventa anche <a href="http://www.sperling.it/sperling/editoriale/se-steve-jobs-fosse-nato-a-napoli/" target="_blank">un libro</a>, credo che l&#8217;espressione ci rimandi a un mondo di ambizioni (hungry) e di opportunità di business (grandi idee che cambiano la storia, lo studente che inventa Facebook) che in Italia purtroppo non ci è accessibile. Ma vorrei concentrarmi un attimo su quel FOOLISH.</p>
<p>Un giorno a pranzo qualcuno mi chiede perchè le sto dando tutte quelle idee, suggerimenti, spunti, dato che &#8220;oggi nessuno fa niente per niente&#8221;. La mia risposta suona come qualcosa del tipo: perchè se tu avrai successo metterai in moto un mondo che potrà far nascere nuove opportunità per tutti, anche per me. Perchè non penso al ritorno immediato ma a quello futuro. E se  <em>in futuro</em> succedesse che io non ne avessi  alcun ritorno, e tu invece avrai pur sempre  le mie idee?  E&#8217; sempre possibile, certo, per questo sono foolish e lo faccio lo stesso. Ma se ci scambiamo una mela abbiamo sempre due mele, se ci scambiamo un&#8217;idea ora ne abbiamo quattro. E da questo nascono cose.</p>
<p><strong>Foolish fa figo in inglese ma non dimentichiamo che in italiano significa stupido,</strong> banalmente: stupido, perché ingenuo, incapace di fare calcoli cinici, guidato da una certa visione del mondo in cui predomina sempre la passione e l&#8217;amore per quello che si fa, la purezza. Non è una visione molto italiana, diciamocelo pure. Altrove gli imprenditori accumulano startup nel loro percorso, passando  da una idea &#8220;intrapresa&#8221; (e fallita, sì) a un&#8217;altra, e quel fallimento  non è un disonore, è un&#8217;esperienza di cui può parlare come una ricchezza  e da cui tutti possono imparare.</p>
<p><strong>Foolish significa rimanere fedeli a un&#8217;idea nonostante le pressioni -</strong> Giorni fa ricevo una mail di un giovane marketer che fa delle  considerazioni assolutamente condivisibili sul vero valore delle persone  rispetto all&#8217;effimero gaming. Mi sono chiesta quanto ancora potrà  resistere portando avanti quelle idee in uno spietato mondo aziendale,  entro quando verrà riassorbito dal solito sistema che ci considera (noi  consumatori, utenti) non come persone ma come numeri &#8211; di click e di fan  da comprare un tot al kg.</p>
<p><strong>Foolish significa essere frustrati </strong>- E&#8217; facile ricevere collaborazione quando tutto va bene, prendersi i complimenti come &#8220;visionario, idealista&#8221;. Quando qualcosa va storto, il foolish diventa l&#8217;incapace, e deve mandare giù cose molto brutte come sarcasmo e discredito. Per questo è così difficile <em>mantenersi </em>foolish. Alla prima botta sui denti, lo spirito di sopravvivenza ci suggerisce con cattiveria ben altre strategie future. Come ho fatto, mi chiedo, dopo 15 anni di grandi aziende e arrivata a questa bella età, a rimanere così &#8220;stupida&#8221;? Come ho fatto a espormi così? Forse la risposta è che non avevo ancora preso un numero sufficiente di  botte, per quanto appaia incredibile per il mondo che ho frequentato.</p>
<p>L&#8217;ultima considerazione &#8211; quando le cose si fanno complicate, stressanti, estenuanti, nel lavoro come in tutto il resto entra in gioco la nostra visione primaria della vita. Le  metafore che applichiamo sono significative. Il brand manager che si sente come il criceto nella ruota e appiccica al muro la foto del criceto: così ogni giorno può iniziare con un bel pensiero positivo, no? O ancora  formiche in una bottiglia. Spalle al muro. Animali in gabbia. E soprattutto, dietro a tutto questo, lo schema interpretativo più forte di tutti, quello dei potenti che sfruttano i deboli, l&#8217;idea che ci sia sempre la fregatura, e quindi il frega<strong>nte </strong>e il frega<strong>to</strong>. E&#8217; uno schema interpretativo che si applica certo, spesso, a molte grandi realtà (i popoli del sud del mondo, lo sperpero delle risorse ambientali, la finanza e  le banche) ma che tuttavia qualcuno ha dimostrato che non è sempre valido (uno Yunus, per dire?) e che soprattutto NOI possiamo cambiare per i piccoli grandi progetti che ci riguardano e per i <a href="http://www.veremamme.it/2011/07/la-gestione-dei-conflitti/" target="_blank">conflitti </a>che ci coinvolgono.<br />
<strong>Ecco: i consigli più potenti che ho ricevuto nella mia vita avevano sempre questo in comune. Mi facevano uscire dall&#8217;angolo in cui io stessa mi ero infilata con il mio schema interpretativo. </strong>La mappa non è il territorio, la mappa è il modo in cui noi vediamo il territorio.</p>
<p>E infine la bella metafora di Annamaria Testa (in &#8220;Farsi Capire&#8221;)<br />
&#8220;Non bisogna dimenticare poi che l&#8217;intera faccenda può essere considerata  dal punto di vista del lanciare, da quello della freccetta, da quello del bersaglio o da quello della bambolina&#8221;.</p>
<p>Se vi sembra tutto molto bello e condivisibile, provate ad applicarlo quando siete in una situazione altamente problematica, e poi mi dite.</p>
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		<title>Aperto per ferie</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jan 2012 13:12:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Calamity Jane</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro e conciliazione]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[apertura]]></category>
		<category><![CDATA[asili nido]]></category>
		<category><![CDATA[conciliazione]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[negozi]]></category>
		<category><![CDATA[orari]]></category>

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		<description><![CDATA[C&#8217;è stata un&#8217;epoca in cui l&#8217;idea di avere a disposizione negozi aperti fino a tardi, o addirittura 24 ore su 24, mi avrebbe entusiasmata. Sapere di poter uscire dal lavoro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;è stata un&#8217;epoca in cui l&#8217;idea di avere a disposizione negozi aperti fino a tardi, o addirittura 24 ore su 24, mi avrebbe entusiasmata. Sapere di poter uscire dal lavoro a qualsiasi ora e potere in ogni caso fare la spesa, provarmi un vestito, comprare un libro, mi sembrava fantastico, mi rilassava, mi dava sollievo. Soprattutto, mi rassicurava sul fatto che la vita che facevo non fosse assurda, impensabile, fuori da qualsiasi criterio di buon senso e di vivibilità. Ad un certo punto, quell&#8217;epoca è finita: ho ripreso a vedere la luce del sole &#8211; non soltanto attraverso i vetri oscurati di un ufficio -, a poter trovarmi in giro prima delle dieci di sera, a frequentare negozi, supermercati e librerie anche al di là del sabato e della domenica; insomma, a vivere in modi comuni e seguendo tempi comuni.</p>
<p>Perciò, quando ho sentito che uno dei capisaldi delle riforme che attendono il nostro paese dovrebbe essere  la liberalizzazione dell&#8217;apertura degli esercizi commerciali, in modo che possa estendersi indefinitamente nella giornata e nella settimana, mi ha fatto uno strano effetto. Se prima avrei giurato di non aspettare altro, ora sono più che perplessa. Penso a chi in quegli esercizi commerciali lavora, a chi li possiede, alle loro vite e alle loro famiglie; agli orari e ai turni che si dilatano, ai giorni tutti uguali, che si confondono tra loro e con le notti. Certo, mi sono detta, si tratta di un&#8217;opportunità, non di un obbligo; ma di un&#8217;opportunità che apre la strada a un versante competitivo che finisce per sacrificare esigenze vitali in nome della disponibilità del servizio.  Non ho mai fatto la commerciante, e non posso giudicare con piena cognizione di causa quello che sta accadendo. Da osservatrice esterna, prima ancora che da consumatrice, mi domando però se davvero vogliamo una società nella quale la possibilità di fare regolarmente shopping alle due di notte  sia anteposta alla regola non scritta che a quell&#8217;ora ci vuole nella pace delle nostre case e nel profondo dei nostri sonni, sia che siamo venditori o acquirenti.</p>
<p>La stessa domanda mi era già sorta tempo fa, quando si era parlato di apertura estesa (se non illimitata) degli asili nido, anche in questo caso giustificando l&#8217;esigenza con la necessità di dare un impulso all&#8217;economia. E oggi, una <a href="http://www.nytimes.com/2012/01/16/us/day-care-centers-adapt-to-round-the-clock-demands.html?_r=1&amp;smid=tw-nytimes&amp;seid=auto">notizia </a>segnalatami da <a href="http://akari.tumblr.com">Arianna</a> mi conferma che non si trattava della stravagante trovata di qualche buontempone nostrano, ma di una tendenza sempre più radicata, motivata proprio con il cambiamento dei ritmi lavorativi portato dalla contingenza economica. Nessuno più si limita a lavorare dalle 9 del mattino alle 6 del pomeriggio: di conseguenza, i servizi devono adeguarsi. Con la conseguenza che gli argini opposti dai modi e dai tempi della vita comune cadono l&#8217;uno dopo l&#8217;altro: il cibo, il sonno, l&#8217;affetto. Le madri che grazie agli asili nido aperti anche in notturna possono conservare il loro lavoro ringrazieranno: ma in questo modo la pretesa che la pulizia degli uffici sia svolta all&#8217;una di notte perderà anche l&#8217;ultimo barlume di irragionevolezza, e diventerà perfettamente normale, senza che alcuna obiezione possa più esserle mossa.</p>
<p>Certo, non è possibile generalizzare: i lavoratori notturni, i turnisti, coloro che garantiscono un servizio anche in fascia notturna e nei giorni festivi ci sono, e ci saranno sempre. Ma il punto è se resteranno un&#8217;eccezione, debitamente gestita, o se diventeranno una regola, un modello al quale l&#8217;organizzazione del lavoro e dei servizi dovrà attenersi. Il punto è se la compilazione di presentazioni in power point, la progettazione di edifici, la redazione di lettere di diffida, la supervisione di processi logistici, e alte innumerevoli attività come queste, delle quali tutti noi quotidianamente ci occupiamo in misura ragionevole (o almeno ci proviamo), debbano essere considerati servizi da garantire sempre e comunque, al pari della manutenzione delle linee telefoniche o della sorveglianza ospedaliera; tanto da costringere alla stessa trasformazione, dall&#8217;altro lato, la vendita di beni come capi di abbigliamento, dolciumi, libri, telefonini, e chissà cos&#8217;altro. Il punto, ancora una volta, è la natura del lavoro, i suoi limiti, la sua correlazione con il resto della vita che viviamo: e la nostra capacità, e il nostro diritto, a decidere di tutto questo, senza farci sopraffare.</p>
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		<title>Perché credo nella creatività</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Jan 2012 13:32:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Flavia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Capacità]]></category>
		<category><![CDATA[Coaching]]></category>
		<category><![CDATA[Creativita']]></category>

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		<description><![CDATA[Questa riflessione nasce da una mia irriverente risposta a mio figlio di sette anni, che peraltro oggi è a casa con una febbre altamente pretestuosa, prosegue attraverso una newsletter ricevuta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questa riflessione nasce da una mia irriverente risposta a mio figlio di sette anni, che peraltro oggi è a casa con una febbre altamente pretestuosa, prosegue attraverso una newsletter ricevuta tempo fa dalla sua scuola, che ho conservato, e infine culmina in un articolo su Nuovo e Utile proprio oggi.</p>
<p>L&#8217;articolo è questo,<a href="http://www.nuovoeutile.it/ita_intelligenza_e_creativita_non_proprio_la_stessa_cosa.html" target="_blank"> INTELLIGENZA E CREATIVITÀ: NON PROPRIO LA STESSA COSA</a></p>
<p>L&#8217;antefatto invece è questo: Pezzetto torna da scuola con un compito piuttosto impegnativo, che consiste nel chiedere a ciascun membro della famiglia &#8220;Tu in che cosa credi?&#8221; e scrivere le risposte. Non ero esattamente nella predisposizione di rispondergli amenità e ipocrisie tipo che credo in Dio, o nella bontà degli uomini, o nell&#8217;onestà.  Diciamo anzi francamente che ero furiosa. Così gli ho risposto con grande candore e sincerità che credo solo nella creatività. Lui non ha battuto ciglio, ha scritto &#8220;mom: creativity&#8221; sul suo quaderno, ha mormorato &#8220;ok. fatto!&#8221; ed è passato oltre. Non credo che abbia afferrato bene il concetto per cui dovrò tornarci su con lui, immagino.</p>
<p><a href="http://mammaincorriera.blogspot.com/2011/11/tenere-traccia-cancellare-le-tracce.html" target="_blank">La mia socia</a> non ha mancato di farmi notare che sto condannando questo povero figlio ad anni di analisi, e che la creatività non è un valore ma una modalità. Abbiamo riso pensando che sono creativi anche alcuni sistemi per rapinare le banche o non pagare le tasse, cose che di questi tempi, per dirla tutta, ti fanno anche una certa simpatia.<br />
Però nella sostanza della mia risposta &#8211; e nel modo in cui era formulata d&#8217;istinto &#8211; non sono d&#8217;accordo con questa discriminazione tra valori e modi: la creatività non è solo un modo di fare le cose ma deve diventare un modo di essere, ed è appunto un valore, se visto come indipendenza di spirito e libertà dalle gabbie del pensiero.</p>
<p>Mi viene in soccorso il promemoria della scuola con i suoi &#8220;comuni principi di educazione nella prima infanzia&#8221;:</p>
<p>- materie come matematica e arte non sono separate, i bambini imparano in modo integrato e non in compartimenti netti;<br />
- ci sono determinati momenti in cui i bambini sono particolarmente capaci di imparare determinate cose;<br />
- i bambini imparano al meglio quando si dà loro responsabilità, possibilità di commettere errori, prendere decisioni e fare scelte, e quando viene rispettata la loro autonomia;<br />
- i bambini hanno bisogno che i loro sforzi vengano valorizzati;<br />
- l&#8217;immaginazione, la creatività e tutti i comportamenti di tipo simbolico (scrivere, leggere, danzare, recitare, parlare, usare i numeri) si sviluppano quando le condizioni sono a loro favorevoli;<br />
- quello che i bambini fanno, piuttosto che quello che non fanno, deve essere il punto di partenza dell&#8217;educazione.</p>
<p>Insomma la creatività come<em> libertà di provare, come contrario delle costrizioni, </em>mi sembra un modello educativo molto valido.</p>
<p>Spesso mi rimprovero di essere troppo direttiva con mio figlio, mi chiedo se riesco a passargli abbastanza il messaggio che esistono molti modi diversi di guardare alle cose, che non esiste una sola soluzione. Se per esempio lui comincia a seguire rituali fissi nel mettersi il pigiama la sera, mi manda in bestia e gli dico di non fissarsi, o almeno di rimanere aperto a  quello che gli sto dicendo. Riuscirò a dargli esempi concreti di creatività? Per usare le idee e le cose che ha intorno, in modo NON ovvio, per crearsi una propria strada, uscendo da quelle altrui. Chissà.</p>
<p>Intanto proviamo a <a href="http://www.thedailybeast.com/newsweek/galleries/2010/07/10/creativity-test.html" target="_blank">fare questo esercizio</a>: io mi sono identificata molto nella soluzione  n. 9, non giudicata particolarmente creativa a dire la verità. Una donna che è una &#8220;Vertical thinker who is Adaptive,&#8221; meaning someone who can synthesize  a number of different ideas in a way that is appropriate to the  situation.  Alice is idea-selective and is sequential, analytical,  careful and precise; his or her focus is on redefining, elaborating,  modifying, and improving a paradigm.&#8221; E allora per oggi mi chiamerò Alice.<br />
<img class="alignleft size-medium wp-image-5469" title="rodari" src="http://www.veremamme.it/wp-content/uploads/2012/01/rodari-300x163.jpg" alt="" width="372" height="202" /></p>
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		<title>Dendrocronologia (ovvero piccola storia di tronchi e anelli)</title>
		<link>http://www.veremamme.it/2012/01/dendrocronologia-ovvero-piccola-storia-di-tronchi-e-anelli/</link>
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		<pubDate>Tue, 10 Jan 2012 17:51:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Flavia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Flavia blog]]></category>
		<category><![CDATA[amicizia]]></category>
		<category><![CDATA[vita personale]]></category>

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		<description><![CDATA[Un evento significativo delle vacanze appena trascorse è stato il mio incontro con alcune signore per me molto speciali. No, niente blogger o nuove conoscenze, stavolta. Ma le mie compagne [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-5453" title="dendr" src="http://www.veremamme.it/wp-content/uploads/2012/01/dendr-150x150.jpg" alt="" width="195" height="195" />Un evento significativo delle vacanze appena trascorse è stato il mio incontro con alcune signore per me molto speciali.<br />
No, niente blogger o nuove conoscenze, stavolta. Ma le mie compagne del liceo. Proprio quelle quattro lì. Tranne una, sono fuori da Facebook, anzi lo odiano, e usano solo la mail del lavoro.</p>
<p>Non si sa come passano questi-quasi-venticinque anni e poi un giorno si è di nuovo lì, sedute al bar, con il privilegio di esserci viste crescere, e con la sensazione che sia passato un giorno.<br />
Non è una sensazione nuova perchè l&#8217;ho sentita riferire da molti, ma era nuova per me. <em><br />
Molto</em> nuova, perchè finora la mia storia era stata solo una implacabile linea retta che si era lasciata alle spalle tutto; e questo ripiegarsi su se stessi una volta varcati i quaranta, cosa che mi succede in molti sensi ormai, ha qualcosa di spaventoso e di terribile che mi respinge.<br />
Eppure ci sono magie che vanno apprezzate in quell&#8217;attimo preciso in cui ci accadono.<br />
Hai la possibilità di rivederti all&#8217;improvviso attraverso gli occhi di chi ti ha visto a 15 anni. Viene naturale chiedersi quanto hai tradito e quanto hai rispettato della te stessa di allora. Ricordi alla compagna che hai di fronte che un giorno guardando il tuo Diario Linus lei ti aveva predetto un lavoro nel campo della comunicazione. Osservi che in fondo non hai mai smesso di scrivere il <a href="http://www.veremamme.it/2011/09/hai-voluto-la-carrozzina-spunti-di-sopravvivenza-da-15-mamme-che-pedalano-nel-web/" target="_blank">diario di bordo</a> collettivo iniziato con loro. Ti levi pesi dal cuore che non avresti mai avuto voglia di condividere con nessun altro al mondo, e anzichè pentirtene pensi che sia del tutto naturale così, non c&#8217;è nulla da perdere e c&#8217;è solo da guadagnare.</p>
<p>E quel passare degli anni che mi è sempre apparso solo come una dolorosa e  inevitabile rottura (la più grande fobia nella mia esistenza è la vecchiaia, lo confesso) diventa un privilegio, non trovo un&#8217;altra parola per dirlo e quindi la ripeto.<br />
E&#8217; una grande opportunità perché puoi constatare, osservando chi hai di fronte e ascoltando quello che dice, come la vita possa aggiungere  l&#8217;esperienza e l&#8217;accoglienza, soprattuto nei dolori e  nei passaggi più duri. Vedi che quelle che hai di fronte sono esattamente le stesse persone al centro del tronco, si muovono parlano e ridono nello stesso modo, ma sono cresciute aggiungendo anelli di comprensione, e ognuno accoglie se stesso e il prossimo. Non ci sono più urla di sorpresa ma sorrisi complici, e la consapevolezza che alcune cose che credevamo di conoscere &#8211; come l&#8217;amore &#8211; sono fortune rare, e altre che ci preoccupano tanto sono solo miserie.</p>
<p>Ho ricevuto da queste amiche del passato dei messaggi da custodire: la consapevolezza del tempo che mette ordine negli anelli, meno sensi di colpa, meno senso del dovere,  più serenità.</p>
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		<title>Auguri dal Village</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Dec 2011 23:25:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Flavia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Flavia blog]]></category>
		<category><![CDATA[the talking village]]></category>

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		<description><![CDATA[Avevo pensato di scrivere un bell&#8217; elenco come questo, che mi servirà molto, ma me lo lascio  come esercizio per il nuovo anno. Stasera, invece, gli auguri preferisco farveli da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-5438 aligncenter" title="xmas balls" src="http://www.veremamme.it/wp-content/uploads/2011/12/xmas-balls.jpg" alt="" width="309" height="305" /></p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;">Avevo pensato di scrivere un bell&#8217; <a href="http://mammaincorriera.blogspot.com/2011/11/tenere-traccia-cancellare-le-tracce.html" target="_blank">elenco come questo</a>, che mi servirà molto, ma me lo lascio  come esercizio per il nuovo anno.</p>
<p style="text-align: center;">Stasera, invece, gli auguri preferisco <a href="http://www.thetalkingvillage.com/blog/notizia/auguri-pull.asp" target="_blank">farveli da qui</a>.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Tre anni di credits e le parole per dirlo</title>
		<link>http://www.veremamme.it/2011/12/tre-anni-di-credits-e-le-parole-per-dirlo/</link>
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		<pubDate>Thu, 22 Dec 2011 22:24:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Flavia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Conversazioni di marketing]]></category>
		<category><![CDATA[Etnografia digitale]]></category>
		<category><![CDATA[mommy blogging]]></category>

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		<description><![CDATA[Un'immersione nelle vostre parole: non avremmo potuto raccontare tutto quello che abbiamo raccontato oggi se non avessimo saputo cosa cercare, grazie al fatto che vi frequento e che parlo con voi da allora - cioè da anni.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-5421" title="applausi_schulz" src="http://www.veremamme.it/wp-content/uploads/2011/12/applausi_schulz-300x298.jpg" alt="" width="223" height="222" />La prima parte della <a href="http://www.veremamme.it/2011/12/guidare-piccoli-cambiamenti-se-la-ricerca-stavolta-la-facciamo-noi/" target="_blank">ricerca netnografica</a> di cui parlavamo giorni fa è stata condivisa con &#8220;la grande azienda&#8221; proprio oggi. Mentre andavo alla riunione un po&#8217; tesa, ricordavo di quando <a href="http://www.veremamme.it/2009/05/non-voglio-un-mommy-blogging-ne-un-mommy-marketing-allamericana-2/" target="_blank">scrivevo cose così </a>e  immaginavo di poter fare proprio questo: illustrare a qualcuno  il web e il contesto culturale in cui si parla di maternità oggi, andando molto al di là delle banalizzazioni. Non avremmo potuto raccontare tutto quello che abbiamo raccontato oggi se non avessimo saputo cosa cercare, grazie al fatto che vi frequento e che parlo con voi da allora &#8211; cioè da anni.</p>
<p>E così, mentre il lavoro prosegue ancora fino a marzo, mi farebbe piacere citare almeno  alcune delle parole che ho preso in prestito, spargendole come semi qua e là lungo le 130 (ugh) slides.</p>
<p>Per esempio.</p>
<p><a href="http://mammain3d.blogspot.com/" target="_blank">Mamma in 3D</a>, per il suo semplice e sentito profilo nel blog</p>
<p>Genitori Crescono, per la rubrica <a href="http://genitoricrescono.com/genitorisbroccano/" target="_blank">Genitori Sbroccano</a><br />
e Mamma Imperfetta, per il post <a href="http://www.mammaimperfetta.it/2011/03/14/mio-figlio-non-dorme/" target="_blank">&#8220;Echepalle figlio mio&#8221;</a><br />
(accolti da molti sorrisi complici)</p>
<p><a href="http://tachipirinha.blogspot.com/" target="_blank">Tachipirinha</a>, Piattini Cinesi, <a href="http://itmom.it/" target="_blank">ItMom</a> per i loro fulminanti titoli e sottotitoli</p>
<p><a href="http://lasolitudinedellemadri.blogspot.com/" target="_blank">Marilde</a>, per le citazioni dal suo libro che mi accompagnano sempre, e per l&#8217;esempio dei suoi commenti che  sono come doni. E <a href="http://machedavvero.blogspot.com/" target="_blank">Wonder</a>, invece, che ne ha ricevuti di gentili come pugni in faccia (<em>&#8220;Non avrai più un capodanno tra amici decente per i prossimi dieci anni, non avrai più una serata sexy per i prossimi dieci anni (almeno) e questo avresti dovuto calcolarlo e pensarlo il momento che hai scoperto di essere incinta. L&#8217;hai voluta? Te la tieni, con tutto quello che comporta. Non lamentarti&#8221;</em>, complimenti all&#8217;anonimo<em>)<br />
</em></p>
<p><a href="http://www.professionepapa.it/" target="_blank">Professione papà</a>, per la scuola dei papà e per parole come queste (sguardi commossi):<br />
<em>&#8220;I nostri bimbi hanno bisogno di lentezza, di tempo, di non correre, di non avere orari, di non avere programmi, progetti, procedure da rispettare, allenamenti da svolgere, programmi da portare a termine, partite da vincere, allenamenti da non disertare, allenatori da non deludere, compagni da non trascurare, lezioni da non perdere, compiti da recuperare, abilità da acquisire.&#8221;</em></p>
<p><a href="http://sullorlodunacrisidinervi.blogspot.com/" target="_blank">Raperonzolo</a> e <a href="http://pontitibetani.org/" target="_blank">Monica</a> per le loro bellissime riflessioni sul blogging, in <a href="ttp://www.veremamme.it/category/blogcafe/mamme-2-0-vogliamo-parlarne/">questo blog Cafè</a>, e di nuovo Raperonzolo per l&#8217;ironia dissacrante sul confronto tra mamme nel nostro <a href="http://www.veremamme.it/2009/10/prontuario-di-autodifesa-le-mamme-superego/" target="_blank">&#8220;manuale per mamme in crisi&#8221;</a></p>
<p>Ancora <a href="http://www.piattinicinesi.com/" target="_blank">Piattini Cinesi</a> per i suoi squarci sullo storytelling, che potete trovare anche <a href="http://www.slideshare.net/girlgeekdinnersroma/anna-lo-piano-storytelling-lediting-esistenziale" target="_blank">qui, freschi di GGDRoma8</a></p>
<p><em>&#8220;Una delle prime cose che mi ha colpito quando ho cominciato a leggere i racconti dei blogger è stata la grande abilità di usare la scrittura. Non leggevo solo sfoghi o resoconti ma veri e propri scorci di vita, analisi di sentimenti, racconti che rimanevano impressi nella mente e diventavano esemplari. Non era solo una questione di lessico ma di strutture. Alcuni blogger sapevano usare le tecniche dell’anticipazione, dell’attesa, dello svelamento, della ripetizione, dell’intreccio.&#8221;</em></p>
<p><a href="http://paolaliberace.nova100.ilsole24ore.com/" target="_blank">Paola Liberace</a> per non aver mai lesinato nel controcanto, fornendomi altri punti di vista e altre fonti da approfondire &#8211; il che è esattamente il senso di <a href="http://www.veremamme.it/category/lavoro-e-conciliazione/" target="_blank">questa rubrica</a>,</p>
<p>Mariangela Ziller, rivoluzionaria: &#8220;<em>Ma dobbiamo essere consapevoli di questa forza. Consapevoli che possiamo metterla al servizio di un cambiamento, consapevoli che potrà essere strumentalizzata. Come abbiamo pensato di poterci rivolgere alle altre mamme o alle aziende, potremmo pensare un giorno di rivolgerci alla politica.&#8221;</em><a href="../2009/09/elite-e-masse/"> (http://www.veremamme.it/2009/09/</a><a href="../2009/09/elite-e-masse/">elite-e-masse</a><a href="../2009/09/elite-e-masse/">/</a>)</p>
<p><a href="http://www.vivere-semplice.org/" target="_blank">Sabrina</a>, che mi ha fatto cercare belle parole chiave come sobrietà, semplicità, lentezza. Back to basic.</p>
<p>E poi tutti i vostri blog fantastici di crafting, cucina con i bambini, viaggi con i bambini, vita in green, natural parenting,&#8230; un panorama sconfinato di<em> mamme ciascuna a modo suo.</em></p>
<p>Non è un elenco, tanto non lo finirei  neanche alla Befana.<br />
Auguri, e grazie, a tutti &#8211; che lo sappiate o no.</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</p>
<p>“<strong><em>La vera anima che vibra dietro i nostri blog è quella di esserci presentate soprattutto come persone che, attraverso l’esperienza materna, cercano di capire, inquadrare, fare il punto sul proprio ruolo in ambito familiare, sociale, lavorativo, creativo, utilizzando poi questo punto di partenza per considerazioni più generali su società e istituzioni.” (Raperonzolo su <a href="../category/blogcafe/mamme-2-0-vogliamo-parlarne/">http://www.veremamme.it/</a><a href="../category/blogcafe/mamme-2-0-vogliamo-parlarne/">category</a><a href="../category/blogcafe/mamme-2-0-vogliamo-parlarne/">/</a><a href="../category/blogcafe/mamme-2-0-vogliamo-parlarne/">blogcafe</a><a href="../category/blogcafe/mamme-2-0-vogliamo-parlarne/">/mamme-2-0-vogliamo-parlarne/)</a></em></strong></p>
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