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	<title>Ci vorrebbe una coach</title>
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	<description>Per donne che sanno cosa vogliono (più o meno)</description>
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		<title>Una scrittura femminile (nient&#8217;affatto pallida)</title>
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		<pubDate>Mon, 07 May 2012 21:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Calamity Jane</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tutto quello che avreste sempre voluto sapere sulla conciliazione tra famiglia e lavoro, e non avevate mai osato chiedere. Potrebbe essere questo il sottotitolo del libro di Luisa Adani, intitolato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tutto quello che avreste sempre voluto sapere sulla conciliazione tra famiglia e lavoro, e non avevate mai osato chiedere. Potrebbe essere questo il sottotitolo del <a href="http://www.google.it/url?sa=t&amp;rct=j&amp;q=&amp;esrc=s&amp;source=web&amp;cd=6&amp;ved=0CHMQFjAF&amp;url=http%3A%2F%2Fwww.libreriauniversitaria.it%2Fma-fai-figli-casa-lavoro%2Flibro%2F9788863453706&amp;ei=izWoT_esL4eSOpTK_KUD&amp;usg=AFQjCNHhs12vcXAE3OavAs9CwkSqabQ_cA&amp;sig2=ezpiIPnFAFA0C48JCzKs_w">libro di Luisa Adani, intitolato &#8220;Ma come fai&#8221;</a>, pubblicato a Febbraio per i tipi del Sole 24 ore. Un libro che, pur consapevole di quanto l&#8217;Italia non sia un paese per madri che lavorano, parte da un presupposto diverso: &#8220;per evitare di trovarsi a lavorare con più fatica e meno soddisfazione, strangolate da tempi impossibili, è indispensabile definire un progetto professionale rispettoso sia delle proprie capacità e ambizioni sia delle esigenze personali&#8221;.</p>
<p>Come fare? Il libro, che si pone come un vademecum completo, lo spiega in maniera esaustiva e affidabile: e questo non solo perché Luisa è esperta di gestione del personale, forte di dieci anni nelle direzioni HR e poi consulente per la carriera e il lavoro per vent&#8217;anni; ma perché la sua è una scrittura accogliente, generosa, che sposa quello che ha imparato, e poi insegnato, con le voci e le testimonianze di tanti altri, che la avvolgono e la rafforzano. Una scrittura femminile, insomma, nient&#8217;affatto pallida: un modo di trasmettere informazioni che è anche un metodo per farlo con autorevole delicatezza, senza mai eccedere.</p>
<p>Tra le persone interpellate ci sono tante conoscenze familiari per chi si interessa di conciliazione: da Maria Cimarelli di Working Mothers Italy a Serena di GenitoriCrescono, alle consulenti di Moms@work. E ci sono anch&#8217;io, che volentieri ho accettato l&#8217;invito di Luisa a individuare i suggerimenti più importanti da dare alle donne che puntano al doppio sì &#8211; per dirla con le amiche della Libreria delle Donne di Milano -, e non alla &#8220;doppia rinuncia&#8221;. Avere fiducia, non sentirsi in difetto, non tacere, non confondere diritti e facoltà, e soprattutto sentirsi sempre unici: questi i punti che ho scelto di dettagliare, forse semplici, ma secondo me fondamentali per farcela.</p>
<p>Anche per questo mi sento di consigliare la lettura del libro a tutte le donne-madri-lavoratrici: da quelle che, come scrive Luisa, &#8220;sono a casa in maternità&#8221;, e che possono sfruttare il periodo di assenza per impostare ex novo il loro progetto lavorativo, a quelle che &#8220;lavorano e stanno riflettendo su cosa fare quando avranno un figlio&#8221;; da quelle che &#8220;sono tornate al lavoro e non ce la fanno più&#8221; a quelle che &#8220;desiderano riproporsi sul mercato del lavoro dopo essersi assentate&#8221;; fino a quelle che &#8220;cercano il primo lavoro, e che si troveranno, più di altre, barriere di pregiudizi da superare&#8221;. A tutte loro vanno non solo le parole utili, competenti, incoraggianti dell&#8217;autrice; ma quelle di tutti i testimoni che Luisa ha interpellato, da cui arriva alle lettrici (e perché no, anche ai lettori) il più grande in bocca al lupo per il loro percorso di conciliazione.</p>
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		<title>Idee per le Mamme, l&#8217;intervista su Mamme in Radio</title>
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		<pubDate>Wed, 02 May 2012 09:36:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Flavia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Conversazioni di marketing]]></category>
		<category><![CDATA[associazioni genitori]]></category>
		<category><![CDATA[Dash]]></category>
		<category><![CDATA[genitorialità]]></category>
		<category><![CDATA[Idee per le Mamme]]></category>
		<category><![CDATA[mamme in radio]]></category>
		<category><![CDATA[maternità]]></category>

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		<description><![CDATA[Questa è stata davvero una piacevolissima conversazione di marketing: l&#8217;intervista su Mamme in Radio, dove ho spiegato in cosa consiste il progetto sociale Dash &#8220;Idee per le Mamme&#8221;, come lo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questa è stata davvero una piacevolissima conversazione di marketing: l&#8217;intervista su Mamme in Radio, dove ho spiegato in cosa consiste il progetto sociale <a href="http://www.dash.it/idee-per-le-mamme/ilblog.htm" target="_blank">Dash &#8220;Idee per le Mamme&#8221;</a>, come lo abbiamo pensato partendo dal basso, infine trasformato in un passaparola di idee tra blog e Twitter con l&#8217;iniziativa &#8220;La TUA idea per le mamme&#8221;, chi è il team di ambassador che sostiene l&#8217;iniziativa, e come si può partecipare. I termini per le iscrizioni sono scaduti il 30 aprile, siamo stati sommersi di associazioni (ah il vizio tipico di ridursi alla scadenza!) e il successo è stato tale che ci sarà sicuramente un seguito.<br />
Per saperne di più potete ascoltare <a href="http://www.mammeinradio.it/archivio-radio/radio-rubriche/buono-a-sapersi/idee-per-le-mamme/" target="_blank">questo podcast</a>.</p>
<p>http://www.mammeinradio.it/archivio-radio/radio-rubriche/buono-a-sapersi/idee-per-le-mamme/</p>
<p><img class="aligncenter size-large wp-image-5736" title="mir" src="http://www.veremamme.it/wp-content/uploads/2012/05/mir1-560x459.png" alt="" width="560" height="459" /></p>
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		<title>Le cose che ho imparato ad aprile</title>
		<link>http://www.veremamme.it/2012/04/le-cose-che-ho-imparato-ad-aprile/</link>
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		<pubDate>Thu, 26 Apr 2012 18:40:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Flavia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Flavia blog]]></category>

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		<description><![CDATA[Che con la Signora puoi persino farci amicizia. La senti  volare e sbattere contro le finestre in una notte paurosa di vento, nella casa dove sei cresciuta, la vedi prendere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-5716" title="flower" src="http://www.veremamme.it/wp-content/uploads/2012/04/flower-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />Che con la Signora puoi persino farci amicizia. La senti  volare e sbattere contro le finestre in una notte paurosa di vento, nella casa dove sei cresciuta, la vedi prendere per mano un padre anziano e portarselo via in pochi giorni. Subito dopo, mentre lo guardi in quella fissità che mai avresti immaginato che esistesse in natura, e gli racconti un po’ cosa hai fatto in questi ultimi tempi (<em>lo sai papà che c’è una mia foto su un giornale, eccola, guarda</em>) Lei ti posa davanti ad una ad una, su un bel vassoio,  tutte le cose che hai sempre avuto e che avevi dato per scontate fino a non vederle più.<br />
Pochi giorni dopo ancora, arriva da destra con un soffio sul  viso. E ti sfonda il muso della macchina. Ti pieghi in due intorno alla cintura, come in una nuova nascita. Un attimo, così, mentre giri su te stessa, se per caso non fosse stato chiaro il senso di tutto. Scendi dalla macchina mentre la gente accorre spaventata e Le sussurri: “Messaggio ricevuto. Grazie.”</p>
<p>Che la vita cambia per sempre, ed esce dai binari. Non procede più in linea retta come su un treno lanciato a folle velocità che si lascia dietro tutto e tutti, ma rallenta e comincia a tracciare larghi cerchi, ritrovando paesaggi antichi. “Si perdono gli amici che non si vogliono più aspettare”, mi dice la persona, la più bella,  che mi ha conosciuta trent’anni fa e rivista poche volte da allora, mentre mi stringe  le mani per darmi forza. Messaggio ricevuto, grazie, posso solo rispondere. Anch&#8217;io ti aspetterò sempre.</p>
<p>Che c’è un sentimento giusto per ogni tempo e per ogni relazione, e va capito, va collocato, ed è sbagliato pretendere qualcosa di diverso. L’amicizia esiste solo nella completa accettazione, e quella è un miracolo che si verifica pochissime volte.<br />
Che il lavoro è solo lavoro.<br />
E che l’amore non è uno solo. Ha tante facce diverse e sono fortunata a vederle tutte.  E’ fatto di pelle,  di abbracci stretti e di lacrime, di distacchi e di ritorni. Che l&#8217;unico limite all&#8217;amore è il Rispetto. E che l’amore è l’unica cosa in grado di spegnere la Rabbia furiosa che mi prende ogni volta che mi sento  maledetta, umiliata e tradita.</p>
<p>Che non ho tempo da perdere in recriminazioni e lamenti, in giustificazioni e processi. Che sono quella che sono, e il tempo migliore è quello speso per capire come  star bene con quella che sono, anche nelle vite parallele che scorrono, e come esserci per quelli che mi amano. Piuttosto che dannarmi l’anima sforzandomi di farmi amare per quello che non sono.</p>
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		<title>Il ciclo di vita delle idee</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Apr 2012 15:40:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Flavia</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Coaching]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Vi propongo questo modello molto personale per la gestione delle idee, nel caso in cui siate tra le persone (fortunate) in grado di produrne molte di più di quello che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vi propongo questo modello molto personale per la <strong>gestione delle idee</strong>, nel caso in cui siate tra le persone (fortunate) in grado di produrne molte di più di quello che è umanamente realizzabile.<br />
Si tratta di un ciclo continuo in cui ad ogni momento corrisponde un sentimento o capacità prevalente, e un verbo. Il segreto per non sentirsi impotenti o sommersi  in tutto questo è proprio accettare questa natura ciclica delle cose, e cercare di &#8220;rimettere sempre in circolo&#8221; le idee.</p>
<p><strong><img class="aligncenter size-large wp-image-5698" title="ciclo" src="http://www.veremamme.it/wp-content/uploads/2012/04/ciclo2-560x258.png" alt="" width="594" height="273" /><br />
Fase della Generazione &#8211; entusiasmo (pensare)</strong><br />
Nella vita di un cervello in ebollizione i  momenti di tregua, calma relativa, o ozio creativo (cioè quando il fare lascia un po’ spazio al pensare, e se non succede mai&#8230;fatelo succedere per forza) sono quelli più propizi alla fasa generativa delle idee.  In questa fase ci saranno quindi schizzi, appunti, note che – se non sufficientemente esplicative – rischierete di non capire quando le rileggerete. Annotate, dovunque siate (uscite dalla doccia, accostate la macchina), dotatevi di strumenti più o meno tecnologici (dal taccuino alla nota vocale dello smartphone,  a <a href="http://www.evernote.com/" target="_blank">Evernote</a>) per registrare tutto, e poi cercate di ordinare le idee per argomenti (“casa”, “hobby”, “progetto irrealizzabile 1” “progetto irrealizzabile2”…). Occorre anche ordinare per urgenza,  e per priorità: hanno urgenza elevata  le idee facili da realizzare che producono vantaggi immediati, mentre hanno priorità alta quelle che richiedono pensiero, impegno , tempo, allineamento con altre persone (e sono quelle che tipicamente restano là, se non ci decidiamo ad affrontarle un passetto alla volta).</p>
<p><strong>Fase del Confronto – realismo (comunicare)</strong><br />
Come anche i più misantropi dei creativi sapranno, da soli non andiamo lontano: abbiamo bisogno degli altri per portare in vita le idee.  Qui entra in gioco la capacità di comunicare in modo comprensibile la nostra idea a qualcun altro. Ecco, le conversazioni che seguono la generazione di un’idea possono essere molto, molto frustranti, ma sono anche <strong>molto utili</strong> per accogliere i punti di vista che non avevate considerato nel vostro entusiasmo. Quello che secondo me è veramente importante in questa fase è questo: anche se vi scoraggiate e desistete da un’idea, non buttatela mai via. Create un “repository”, un archivio delle idee generate e mai eseguite. Visitarlo dopo sei mesi o un anno sarà illuminante (vedi: verifica e rigenerazione).<br />
Se infine non siete d’accordo con una critica e decidete di andare avanti, ditelo chiaro e tondo a voi stessi e agli altri: “voglio provarci lo stesso”.</p>
<p><strong>Fase dell&#8217;Esecuzione – resilienza (fare)</strong><br />
Dopo il confronto, le buone idee si modificano, si aggiustano, si trasformano in qualcos’altro. E poi arriva il momento fatidico in cui bisogna farle passare dal pensiero all’azione, e questo è il bello (per alcuni, a dire la verità, è il brutto). Occorre una buona dose di resilienza  e resistenza allo stress per accettare gli inevitabili compromessi  e le rinunce che la realizzazione di un’idea  impone. L’idea può rivelarsi sbagliata, oppure non è affatto sbagliata in sé ma si rivela difettosa la sua esecuzione, e nessuno intorno capirà la differenza. Una frustrazione incredibile. Il pensiero positivo: stiamo imparando mille volte di più sporcandoci le mani nel  confronto con la realtà, che se avessimo lasciato quell’idea nel cassetto. Un secondo pensiero positivo: per quanto imperfetto, quello che abbiamo realizzato c’è, è nostro, e prima non c’era. Solo questo merita un party, insomma diamoci una bella pacca sulla spalla anche se siamo tentati di sentirci soli e tristi.</p>
<p><strong>Fase dell&#8217;Insoddisfazione – (grrrrrrrr)</strong><br />
Il “fare” perde il suo slancio, l’adrenalina cala, tutto quello che potrebbe essere migliorato comincia a prevalere su quanto già fatto e arriva a non farvi dormire. E’ dura, vi capisco, ma non vi scoraggiate: siete pronti per una nuova fase generativa! Pensiero positivo quando vorreste solo mangiare il cappello: se non vi sentite mai insoddisfatti, le idee non arrivano. L’insoddisfazione serve a rimettere in moto il cervello.</p>
<p><strong>Fase della Verifica – pensare e imparare di nuovo</strong><br />
E’ qui che torna utile l’archivio delle idee mai perdute.  Il confronto tra quello che è stato fatto e le tante cose che avevamo in mente, ci darà un sacco di insegnamenti e produrrà altre utili intuizioni. Alcuni vicoli che ci sembravano ciechi ora forse presentano nuovi possibili sbocchi. Altre idee accantonate per mancanza di risorse, ora magari possono essere affidate a qualcuno.  Ritiratele fuori dall’oblio, date loro una nuova vita.</p>
<p><strong>Fase della Rigenerazione – entusiasmo, ancora</strong><br />
E allora togliete il coperchio a quella scatola, rovesciate il contenuto e divertitevi a ricomporre i puzzle, lasciandovi trasportare nuovamente dall’entusiamo.<br />
L’importante è ripartire. Come dopo un’azione (di calcio, di rugby, di basket), come dopo un tie break finito 17 a 15, o un round di cazzotti, quando vi sentite proprio così….pestati…. Rifiatate e ripartite. Avete segnato (o dolorosamente incassato) solo un piccolo punto, ma la partita è ancora lunga. La partita delle idee non finisce mai.</p>
<p>ps: ops, piccola nota. Questo post  partecipa simpaticamente alla maratona delle idee indotta da <a href="http://www.dash.it/BlogPost.aspx?PageId=34&amp;BlId=61&amp;BlCa=8" target="_blank">IDEE PER LE MAMME</a>, da <a href="http://www.mammeacrobate.com/mamma/questioni-di-mamme/909-abbiamo-un-mese-scatta-loperazione-la-tua-idea-per-le-mamme.html" target="_blank">Mamme Acrobate</a>,  da <a href="http://www.workingmothersitaly.com/2012/04/idee-per-le-mamme-un-mese-per-partecipare/" target="_blank">Working Mothers Italy</a>. Aggiungete la vostra!</p>
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		<title>Avatar (purtroppo non il film)</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Mar 2012 10:42:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Calamity Jane</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro e conciliazione]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[astensione facoltativa]]></category>
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		<category><![CDATA[conciliazione famiglia-lavoro]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>La riforma del lavoro incombe, le novità pullulano, la flessibilità avanza. Almeno in teoria: perché quando si scende nel dettaglio delle proposte di Fornero (come ama essere chiamata), che verranno discusse in Parlamento, si scopre che di flessibile, nel senso buono del termine, continua ad esserci ben poco. Cominciamo dalla sudata, agognata estensione ai padri del congedo obbligatorio per maternità: l&#8217;annuncio del ministro in conferenza stampa, pur attenuato dalla dicitura &#8220;sperimentale&#8221;, aveva acceso le più fervide speranze circa la possibilità di ampliare il periodo di astensione paterna a quindici giorni. A quanto pare i giorni saranno invece decisamente meno: e aggiungo, per fortuna, perché a pagarli avrebbero potuto le madri. L&#8217;ipotesi era già circolata, ma è stata dettagliata meglio nei giorni successivi alla presentazione della riforma sul blog &#8220;La 27a ora&#8221; del Corriere della Sera. In breve: il congedo per i padri è buono e giusto, ma va realizzato a costo zero; le risorse per finanziarlo vanno trovate nello stesso Ministero del welfare. E allora, se i 15 giorni fossero sovvenzionati riducendo il periodo di congedo facoltativo &#8211; quello nominalmente riservato a entrambi i genitori, in realtà goduto soprattutto dalle madri? Insomma, i giorni per i papà non sarebbero semplicemente aggiunti, ma sottratti a quelli &#8211; già scarsi, a mio modesto parere &#8211; messi faticosamente insieme da chi, come me e molte altre, intenda accompagnare il bambino almeno qualche mese più in là dell&#8217;età neonatale.  Un po&#8217; come dire: invece di creare nuovi posti di lavoro, visto che non abbiamo i soldi per farlo, proponiamo che chi ha già un posto lo ceda a chi non ce l&#8217;ha (e pazienza se si resta disoccupati).</p>
<p>Si sa come io la pensi sulla necessità di lasciare alle madri (che lo vogliano) la libertà di accudire il più a lungo possibile i neonati, quindi non insisto oltre: ma prima che qualcuno venga a citarmi i classici &#8220;esempi europei&#8221;, vorrei far notare un paio di cosette. In Svezia, dove i padri dispongono di un congedo obbligatorio di 11 settimane, è anche vero che entrambi i genitori possono contare su altre 72 settimane ciascuno (contro le 26 italiane) di astensione facoltativa a loro disposizione, retribuita all’80% (contro il 30% italiano). E in Francia, dove i 15 giorni di congedo obbligatorio per i padri sono una realtà, i padri sono addirittura meno sensibili di quelli italiani alla condivisione della cura: secondo una indagine dell’EIRO (European Industrial Relations Observatory) di Dublino, risalente al 2007, il tasso di utilizzazione di congedi parentali facoltativi da parte degli uomini è pari all’1%, più basso di quello italiano (pari al 7%). Ancora, secondo un sondaggio Eurobarometer sulle inclinazioni nei confronti dei congedi parentali, la percentuale di padri francesi che non ha goduto dell’astensione facoltativa è di poco inferiore a quella dei padri italiani (85% vs. 87%); ma mentre il 4% di questi ultimi starebbe considerando di richiederla per uno dei suoi figli, questa percentuale si abbassa al 2% per i francesi.</p>
<p>Andiamo avanti. Quali altre rivoluzionare misure per la conciliazione tra famiglia e lavoro, tema così caro al ministro, prevede la riforma Fornero? Tra le proposte spicca quella dei voucher per la gestione dei carichi di cura, che dovrebbero alleviare le madri lavoratrici. Ecco, proprio il prototipo di quella che io chiamo la tendenza-Avatar: dal momento che non ce la facciamo a fare tutto, ci si propone di assumere qualcuno che possa sostituirci. Il punto è che, dovendo conciliare due termini &#8211; la famiglia e il lavoro - viene sottinteso che questo qualcuno, chissà perché, ci sostituisca sempre e solo in famiglia, in particolare occupandosi dei nostri bambini. La possibilità alternativa non viene nemmeno considerata: e questo è naturale, partendo dal presupposto che siamo più sostituibili come madri che come lavoratrici. A chi invece la pensa all&#8217;esatto opposto, come me, ritenendo di essere assai più sostituibile come lavoratrice che come madre, non resta che arrangiarsi, non volendo usufruire dell&#8217;unica possibilità che le viene offerta, quella di farsi &#8220;clonare&#8221; da un avatar. Oppure dimettersi: il che è esattamente quello che fanno molte donne il cui desiderio viene completamente misconosciuto, salvo poi strapparsi i capelli sulle basse statistiche di occupazione femminile.</p>
<p>Ma cos&#8217;altro si poteva fare, mi direte voi? Ecco, un paio di giorni fa ho partecipato all&#8217;Avaya Forum 2012, durante il quale si parlava di soluzioni avanzate per la delocalizzazione del lavoro &#8211; che per i lavoratori del settore dei servizi ha ormai sempre meno senso relegare entro le pareti di un ufficio. Secondo la società di analisi Gartner, il 40% dei dipendenti spende già più del 20% del suo tempo lavorativo fuori dall&#8217;ufficio, e la sfida inquadrata dai vari relatori è stata quella di fornire loro strumenti per dissociare la presenza dal rendimento sul lavoro. E mi domandavo come sia possibile che in una riforma come quella del lavoro non siano entrati di prepotenza questi temi, insieme agli altri: per citare l&#8217;affermazione di Capitani, leader di Net Consulting: &#8220;l&#8217;impresa aperta richiede l&#8217;adozione di nuovi modelli organizzativi&#8221;. Nuovi modelli organizzativi: non un sistema di avatar (e purtroppo non parliamo del film), diffuso quanto si voglia, a vivere la vita al nostro posto.</p>
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		<title>La mamma &#8220;coach&#8221; in TV</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Mar 2012 20:44:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Flavia</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Introduzione al coaching]]></category>

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		<description><![CDATA[Una manager che PERO&#8217; è anche una mamma, o una mamma che PERO&#8217; è anche una manager? Nel vivo dei nostri vari discorsi sul femminile e dei continui conflitti di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una manager che PERO&#8217; è anche una mamma, o una mamma che PERO&#8217; è anche una manager?</p>
<p>Nel vivo dei nostri vari discorsi sul femminile e dei continui conflitti di ruoli, ho rispescato per caso questa intervista nell&#8217;etere e la lascio qui a disposizione per chi avesse dieci minuti per curiosare. Nota di colore, la telefonata arrivata in studio dalla nonna della Sicilia credo volesse dire più o meno:  &#8220;si può sapere chi cavolo avete invitato??&#8221;. Per il resto non ne avevo assolutamente capito il senso. Altra nota, questa piccante (che credo aumenterà i click): mi ero dimenticata di quando fosse bellino il conduttore. Son gusti, per carità, però mi piacque assai.</p>
<p><a href="http://www2.tv2000.it/s2ewtv2000/s2magazine/index1.jsp?idPagina=14&amp;id_sito=1&amp;autoplay=1&amp;url_media=http%3A%2F%2Fwww2.tv2000.it%2Fvideos%2Fncdg%2Ffaretutto.wmv" target="_blank">http://www2.tv2000.it/s2ewtv2000/s2magazine/index1.jsp?idPagina=14&amp;id_sito=1&amp;autoplay=1&amp;url_media=http%3A%2F%2Fwww2.tv2000.it%2Fvideos%2Fncdg%2Ffaretutto.wmv</a></p>
<p><img class="aligncenter size-large wp-image-5675" title="FRtv" src="http://www.veremamme.it/wp-content/uploads/2012/03/FRtv1-560x191.jpg" alt="" width="641" height="191" /></p>
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		<title>Ricerca netnografica The Talking Village sul supporto alla genitorialità: ecco le slide</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Mar 2012 13:01:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Flavia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Conversazioni di marketing]]></category>
		<category><![CDATA[The Talking Village]]></category>
		<category><![CDATA[Dash]]></category>
		<category><![CDATA[Etnografia digitale]]></category>
		<category><![CDATA[Idee per le Mamme]]></category>
		<category><![CDATA[the talking village]]></category>

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		<description><![CDATA[Ecco la presentazione dello scorso 6 marzo su Slideshare, fatemi sapere cosa ne pensate e se vi va&#8230; condividetela. Netnografica &#34;Il sostegno alle mamme e alle famiglie &#8211; bisogni e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ecco la <a href="http://www.veremamme.it/2012/03/martedi-6-marzo-presentazione-the-talking-village-per-dash/" target="_blank">presentazione dello scorso 6 marzo</a> su Slideshare, fatemi sapere cosa ne pensate e se vi va&#8230; condividetela.</p>
<div style="width:425px" id="__ss_11891289"> <strong style="display:block;margin:12px 0 4px"><a href="http://www.slideshare.net/thetalkingvillage/netnografica-il-sostegno-alle-mamme-e-alle-famiglie-bisogni-e-risposte-dalla-rete" title="Netnografica &quot;Il sostegno alle mamme e alle famiglie - bisogni e risposte dalla Rete&quot;" target="_blank">Netnografica &quot;Il sostegno alle mamme e alle famiglie &#8211; bisogni e risposte dalla Rete&quot;</a></strong> <iframe src="http://www.slideshare.net/slideshow/embed_code/11891289" width="425" height="355" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe>
<div style="padding:5px 0 12px"> View more <a href="http://www.slideshare.net/" target="_blank">presentations</a> from <a href="http://www.slideshare.net/thetalkingvillage" target="_blank">TheTalking Village</a> </div>
</p></div>
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		<title>Donne (la figlia che non sono e non avrò)</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Mar 2012 21:17:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Flavia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Flavia blog]]></category>
		<category><![CDATA[vita personale]]></category>

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		<description><![CDATA[E va bene, mi arrendo a  questo pensiero, perché anch&#8217;io provengo da una famiglia  femminile. Per la precisione da una madre di tipo alfa_tradizionale, figlia di una nonna sarda di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E va bene, mi arrendo a  <a href="http://yenibelqis.wordpress.com/2012/03/08/e-una-piccola-donna-privata/" target="_blank">questo</a> pensiero, perché anch&#8217;io provengo da una famiglia  femminile.<br />
Per la precisione da una madre di tipo alfa_tradizionale, figlia di una nonna sarda di tipo&#8230;alfa_sardo, con due sorelle maggiori (<strong>molto</strong> maggiori), per un totale di tre madri, alfa, beta e gamma.</p>
<p>Le ultime due, almeno, ci hanno anche provato: a insegnarmi a non prendere di faccia i divieti, a incassare, ad aggirare, a non assumere posizioni di aperta ribellione, ma ahimè.  Senza alcun successo.</p>
<p>Non c&#8217;entra la festa della donna, oggi, ma c&#8217;entrano i ricordi, quelli sì, e i potere evocativo e curativo dell&#8217;infanzia, di cui ho appena parlato con qualcuno. Un ricordo lontano, di una mano che ha tenuto la mia accompagnandomi ogni giorno a scuola, e uno recente della stessa mano, che mi fa sempre tornare bambina al solo tocco, che ha stretto di nuovo forte la mia, assolvendomi (ma lei dice promuovendomi) come sorella, nel momento in cui mi sento addosso molte altre condanne in tutti gli altri ruoli, alcune davvero insopportabili e inique.<br />
Un bel ricordo è anche il premio che vado a ritirare a circa otto anni, con la  solita faccia che quando è emozionata è incazzata nera e guarda in basso, premio vinto a una  mostra di disegno della scuola. Avevo riempito lo spazio di un grande foglio con una quantità incredibile  di pupazzetti alla K.Haring  che facevano a cazzotti. Una  colossale rissa insomma (ma sì, solo perchè adoravo Bud Spencer e Terence Hill&#8230;),  e la gente si fermava davanti all&#8217;opera, allibita, a studiare tutte le variazioni di ganci e di calci che ero riuscita a immortalare.<br />
Un ricordo terribile è una spinta data a mia madre che mi sta assalendo, gridando &#8220;toglimi le mani di dosso!&#8221;, e vederla cadere davanti a me al rallentatore. Le offro la mano sconvolta, e lei la rifiuta.<br />
Ho deviato pericolosamente da questa razza di donne integre e lineari,  e sono stata graziata diventando madre di due maschi. Immaginavo una figlia, naturalmente, ma poi ho capito che ero capace di immaginarla solo come un riflesso di me stessa. Avrei avuto una figlia hello_kitty, ne sono sicura. Molto meglio, per me, un figlio che sia decisamente <em>altro</em> da me.</p>
<p>Quindi oggi mi ritrovo a pensare con affetto alla bambina che non sono mai stata e che mai avrò;  forse una bambina dolce, sensibile, premurosa. Docile.<img class="alignleft size-medium wp-image-5651" title="SCAN0005" src="http://www.veremamme.it/wp-content/uploads/2012/03/SCAN0005-230x300.jpg" alt="" width="230" height="300" /></p>
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		<title>Martedi 6 marzo, presentazione The Talking Village per Dash</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Mar 2012 18:07:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Flavia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Conversazioni di marketing]]></category>
		<category><![CDATA[The Talking Village]]></category>
		<category><![CDATA[Dash]]></category>
		<category><![CDATA[Etnografia digitale]]></category>
		<category><![CDATA[Idee per le Mamme]]></category>
		<category><![CDATA[Maria Grazia Cucinotta]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono distrutta, ma soddisfatta del lavoro fatto. Lo presenteremo martedì a Milano in una conferenza stampa, e così quello che abbiamo imparato in questi anni di frequentazione e conversazioni sulla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-5634" title="logo_ideeperlemamme" src="http://www.veremamme.it/wp-content/uploads/2012/03/logo_ideeperlemamme-300x253.jpg" alt="" width="218" height="184" />Sono distrutta, ma soddisfatta del lavoro fatto.<br />
Lo presenteremo martedì a Milano in una conferenza stampa, e così quello che abbiamo imparato in questi anni di frequentazione e conversazioni sulla maternità e genitorialità sarà messo a disposizione di chi vorrà farne buon uso.<br />
Si tratta di <a href="http://www.veremamme.it/2011/12/guidare-piccoli-cambiamenti-se-la-ricerca-stavolta-la-facciamo-noi/" target="_blank">questa ricerca</a>, che era già da tempo nella testa, che ora trova uno sponsor importante, e sfocia in un progetto a favore delle associazioni che sostengono le famiglie.</p>
<p>Ma andiamo con ordine.</p>
<p><strong>La ricerca netnografica</strong>, condotta da The Talking Village per Dash,  ha osservato la rete dei siti, dei forum, dei blog e dei social network con le loro  tante iniziative, e ha poi coinvolto molti attori direttamente con interviste individuali (associazioni, blogger, giornaliste, siti). E&#8217; emerso un panorama complesso, non riconducibile a schemi ed etichette, un mondo in cui le iniziative &#8220;dal basso&#8221; e le associazioni giocano un ruolo importante.</p>
<p>E così  <strong>IDEE PER LE MAMME  si propone di raccogliere e dare visibilità ai progetti  delle associazioni che supportano la maternità</strong> e la genitorialità: tra tutti i  progetti inviati entro il 30 aprile, almeno 15 riceveranno un finanziamento.</p>
<p>Avrò 15 minuti e una ventina di infografiche per raccontare un lavoro di più di 200 slides. In più, nonostante in passato abbia avuto varie esperienze di presentazioni importanti e discorsi in pubblico da batticuore, è la prima volta che mi capita di <em>presentare un lavoro</em> seduta accanto ad una donna come&#8230; Maria Grazia Cucinotta. Ok sì, menomale che saremo sedute, lo so che lo state pensando. Ma che mi metto? Oddio.</p>
<p>Oltre a lei, presente in veste di madrina di Idee per le Mamme, parleranno Andreina Mandelli (docente SDA Bocconi e  Università della Svizzera Italiana); Manuela Cervetti (<a href="http://www.mammeacrobate.com/" target="_blank">Mamme Acrobate</a>, <a href="http://www.ilpaesedellemamme.com/" target="_blank">Paese  delle Mamme</a>), Francesca De Palma (Relazioni Esterne P&amp;G) .<br />
<strong>A Manuela </strong>va un enorme grazie da parte mia e di TTV per il grande aiuto che ci sta dando nel far conoscere questo progetto.</p>
<p>A martedi.. Aspetto le vostre domande in streaming.</p>
<p>Ecco i link:</p>
<p>Per saperne di più sul <a href="http://www.dash.it/idee-per-le-mamme/che-cose.htm" target="_blank">progetto</a></p>
<p>Per visionare i <a href="http://www.dash.it/Blog.aspx?PageID=34" target="_blank">primi progetti</a> delle associazioni iscritte</p>
<p>Per  seguire lo streaming della presentazione  &#8220;Il sostegno alle mamme &#8211; per un paese a misura di famiglia&#8221; (martedi 6 marzo alle 18): <a href="www.dashideeperlemamme.it" target="_blank">www.dashideeperlemamme.it</a></p>
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		<title>I do&#8217;s and dont&#8217;s della visita alla puerpera</title>
		<link>http://www.veremamme.it/2012/02/i-dos-and-donts-della-visita-alla-puerpera/</link>
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		<pubDate>Sun, 26 Feb 2012 16:03:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Flavia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Manuale per mamme in crisi]]></category>
		<category><![CDATA[Testimonianze]]></category>

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		<description><![CDATA[Pubblico spudoratamente la nota della tripuerpera Chiara detta Dilo(reto), rispolverando la storica rubrica "Manuale per mamme in crisi".]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Pubblico spudoratamente la nota della tripuerpera Chiara detta Dilo(reto), rispolverando la storica rubrica &#8220;Manuale per mamme in crisi&#8221;.</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</p>
<p>Ci sono due tipi di visitatori che si presentano a casa della puerpera – <em>Vengo a farti una visita.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p>In  realtà ce n’è molti più di due di tipi, ma questi sono i più notevoli,  ovvero la summa dei comportamenti abissalmente sbagliati e  magnificamente corretti da adottare in simile circostanza.</p>
<p>Il primo tipo è quello del <strong>Visitatore Molesto</strong>. Il VM riesce a fare tutte queste cose e anche di peggio, con un po’ di concentrazione:</p>
<p><em> </em></p>
<ul>
<li>Arriva a casa senza preavviso, e alle ore più improbabili, tipo le 13 – “<em>Mica stavi mangiando</em>??” o le 21 – “<em>Scusa, è un po’ tardi, ho finito adesso al lavoro</em>”</li>
<li>Viene  portandosi dietro il figlio cinquenne, che per tutta la durata della  visita tenta più e più volte di sopprimere il neonato  lanciandogli  biscottini e infilandogli dita nella pancia, nella fontanella, negli  occhi. Poi, a un certo punto, il bambino si illumina e chiede alla  propria madre: “<em>Mamma, posso prenderlo in braccio?</em>”  La VM lo guarda rapita e, ignorando la presenza della puerpera,  gli risponde di slancio: “<em>Ma certo, amore!</em>”.  In questi casi la puerpera si impone, e spesso il siparietto si chiude  con un incidente diplomatico, sgradevole ma necessario ai fini della  sopravvivenza del neonato.</li>
<li>Porta un regalo. E’ un giocattolo di  plastica con cinque lucine intermittenti e quindici diverse melodie.  Mentre la puerpera medita la rimozione forzata delle batterie, VM  proclama trionfante che il giocattolo funziona a energia solare e si  autoricarica se piazzato davanti alla finestra: “<em>Praticamente non si spegne mai</em>!”</li>
<li>Alla proposta della puerpera “<em>Faccio un caffè?</em>” VM risponde “I<em>o se possibile un tè, grazie, e con una fettina di limone se ce l’hai”</em></li>
<li>Si avvicina al neonato di pochi giorni facendo smorfie ridicole, e strilla di gioia perché “<em>Mi ha sorriso, guarda</em>!”  La puerpera lo osserva perplessa (un neonato che sorride a tre  settimane?) ma glissa. Il VM, nel frattempo, mantiene una distanza di  dieci centimetri dalla faccia del piccolo, ignaro di qualsiasi regola  igienica e di profilassi antibatterica.</li>
<li>Mentre rimane alla  stessa distanza, squilla il cellulare. Il VM lo estrae dalla tasca  mentre una fragorosa suoneria trapana le orecchie dei presenti, e rimane  abulico a osservare numero e nome del chiamante, per qualche secondo,   lasciando la suoneria a fare il suo dovere  a pochi centimetri di  distanza dal neonato.</li>
<li>A questo punto il neonato piange. VM commenta: “<em>Eh, ma quanto piange ‘sto bambino</em>!”.</li>
<li>Dopo qualche secondo di osservazione, sentenzia: “<em>Certo che piange: non lo sai tenere!</em>”  E se lo prende in braccio,  mettendo in scena una dimostrazione a  beneficio della puerpera, che se è primipara vacilla sotto il peso di  monumentali insicurezze, se invece ha esperienza osserva placida, e  finisce per notare una similitudine tra VM e Chef Tony e i suoi  coltelli, ma tace.</li>
<li>Nota a margine: in alcuni casi, il neonato  irriconoscente a questo punto, effettivamente, cessa di piangere. La  puerpera incassa, registra il tradimento e pianifica vendetta da  consumare in futuro (tipo il giorno che  il figlio porterà la prima  volta a casa la fidanzata).</li>
<li>La visita dure due o tre ore,  durante le quali VM parla incessantemente dei propri problemi in  famiglia/al lavoro. Non si cura degli sbadigli della puerpera, se non al  decimo, quando lo sottolinea con un: “<em>Ma che sonno hai!!”</em></li>
<li>Quando  la puerpera si appresta ad allattare, tira fuori una serie di dogmi  sull’allattamento che, come appare evidente, la puerpera ignora del  tutto.  “<em>Ma stai bevendo almeno un litro di latte al giorno? Non è  che mi mangi il cavolfiore, eh? E la birra, mi raccomando, che fa latte!</em>” e altre varie oscenità, per poi concludere: “<em>E’ per quello che poi ha mal di pancia, sai?</em>”</li>
<li>A  un certo punto si alza e dice che gli dispiace ma deve proprio andare.  La puerpera dissimula un sollievo profondo, presto vanificato dalla  frase “<em>Ma torno presto, se ti fa piacere</em>!”</li>
<li>Sul pianerottolo, in attesa dell’ascensore, si volta per l’ultima volta e conclude: “<em>Riposati eh? Che ti vedo parecchio stanca. Se vai avanti così poi ti finisce il latte</em>”.</li>
</ul>
<p>NB:  ciascuno dei punti qui sopra sono frutto dell&#8217;esperienzadiretta, ovvero  io sono stata omaggiata da gente simile negli anni, per fortuna  distribuita su tre figli.</p>
<p>Contro il VM, esiste la specie del  <strong>V Perfetto</strong>. Se siete in procinto di far visita a una puerpera, segnatevi qualcuno dei punti qui sotto.</p>
<ul>
<li>VP arriva il giorno definito, comunicato con quarantott’ore di anticipo, all’orario concordato con la puerpera.</li>
<li>Si  presenta con qualcosa da mangiare. Se la puerpera possiede già uno o  più figli, si presenta con qualcosa da mangiare che piaccia anche ai  bambini. Se poi ha una confidenza estrema, si presenta con qualcosa che  piaccia a tutti e che possa sostituirsi a un pasto (tipo una teglia di  lasagne). La puerpera accoglierà il pacco con gli occhi lucidi e  includerà VP nel testamento.</li>
<li>Appena entrato in casa, VP esclamerà “<em>Stai benissimo, come non avessi avuto un bambino!”</em> Questo punto è di importanza vitale, e richiede credibilità completa.  In nessun caso ci si può esimere, è tuttavia possibile moderare  l’entusiasmo se la puerpera avesse accumulato oltre i trenta chili, e  non fosse riuscita a smaltirli dopo il parto.</li>
<li>Con lo stesso entusiasmo, esclama che il neonato è “<em>Bello come pochi</em>” e si congratula con la puerpera per aver fatto un tale capolavoro.</li>
<li>Alla domanda “<em>Faccio un caffè?</em>” VP risponde “<em>Ci penso io, tu quanto zucchero?</em>”</li>
<li>Domanda subito “<em>Com’è andato il parto?</em>”  e si sorbisce un’ora di racconto nei dettagli, mostrando attenzione e  facendo domande, e manifestando grande stima per il coraggio della  puerpera, con momenti di esaltazione nei punti critici (scollamento  delle membrane, fase espulsiva, applicazione dei punti, calcio in faccia  all’ostetrica). Da questo punto sono caritatevolmente esentate le VP in  gravidanza.</li>
<li>Non, per alcun motivo, racconta del proprio parto.  E’ qui per far visita alla puerpera, non per mettersi in bella luce. Al  massimo è concesso un &#8220;E&#8217; successo anche a me&#8221; se finalizzato a  tranquillizzare la puerpera.</li>
<li>Dopo un po’ tira fuori un pacchetto  con, a scelta: una confezione di tre body in cotone biologico  autolavabili oppure un tenero e minuscolo pupazzetto di stoffa con un  remotissimo campanello interno, creato da designer tedeschi, atossico e  lavabile.</li>
<li>Dopo venti minuti guarda l’orologio e dice: “<em>Sono stato fin troppo, è ora di andare</em>”. Rinuncia alla dipartita solo su insistente, sincera richiesta della puerpera.</li>
<li>Al momento comunque di andare, annuncia: “<em>Sabato  ho tre ore libere. Se ti fa piacere vengo, ti organizzi con le poppate  così puoi andare a farti un giro/una ceretta/un sushi con tuo marito/ un  sonno  contunuo senza sveglia</em>”. La puerpera guarda VP incredula,  si commuove, medita di mollare il marito e trasferirsi a casa di VP, a  prescindere dal sesso.</li>
</ul>
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