Una teoria facile facile che ho letto sul libro “Focus – the power of targeted thinking” (peraltro abbastanza divertente, soprattutto quando insegna la tecnica degli alter-ego per far lavorare le nostre molteplici personalità a seconda del bisogno, ed io non vedo l’ora di attivare la mia “Attila”) è quella dell’80/20. ovvero: di solito il 20% delle nostre attività produce l’80% del valore. Pare che la cosa sia un’applicazione universale addirittura dalla legge di Pareto sulla concentrazione del reddito (l’80% del reddito va al 20% della popolazione… già) e valga per tutte le nostre attività. Per cui l’80% delle vendite è rappresentato dal 20% dei clienti, probabilmente indossiamo il 20% del nostro guardaroba l’80% delle volte, e molto probabilmente solo il 20% delle cose che facciamo produce l’80% della nostra felicità.
Il consiglio implicito in questa osservazione è che dovremmo focalizzarci di più su questo nostro “vital 20″ e, scusate l’espressione francese, cut the crap (diciamo così: sfrondare di molto il rimanente 80).
Quindi, dovremmo concentrarci a fare bene quello che già ci piace fare, anzichè insistere a migliorare quello che in fondo non ci piace. Ma di questo ne riparleremo, chè vale la pena approfondire.
Varie letture disparate e contemporanee hanno il potere di suscitare pensieri stimolanti. Per esempio, non è che per caso sto finalmente andando in questa direzione? Non è che finora ho vissuto usando per l’80% delle mie attività l’emisfero sinistro, cercando di rafforzare le mie abilità logiche e analitiche, cercando di diventare la lucida opportunista che non ero, e solo ora ho finalmente dato retta all’emisfero destro e a quel 20% di cose che faccio bene, perchè sono quelle che mi appassionano e producono l’80% della mia felicità? Non lo so. Vedremo. Ma è un bel pensiero.







Parliamone