Uno degli stereotipi di genere più diffusi e subdoli in cui cadiamo continuamente e in cui mi sono imbattuta in tutte le discussioni dei gruppi che si occupano di conciliazione famiglia-lavoro, un luogo comune usato (ed abusato) per convincerci che esista un modo femminile (orientato alle relazioni, empatico, collaborativo, rispettoso delle esigenze delle famiglie, insomma buono) e uno maschile di lavorare (competitivo, aggressivo, totalizzante, senza limiti di orari e disponibilità, quindi cattivo) è questo: che quando una donna è aggressiva sul lavoro, sta tradendo la sua femminilità, si sta snaturando, sta scimmiottiando gli uomini.
“Io le chiamo le uome – dirà la solita arguta commentatrice, e aggiungerà: “sono le più odiose, specialmente con le altre donne”. Quella commentatrice non capisce di aver reso un pessimo servizio, nonostante tutte le sue buone intenzioni, alla causa delle pari opportunità di vita e di carriera per le donne. Perchè?
Oltre ad alimentare il mito della perfida virago in carriera, anche per due motivi oggettivi:
- l’aggressività non è un attributo esclusivamente maschile
- l’aggressività non è necessariamente negativa, cioè non significa offendere e fare del male agli altri, e se ben praticata serve a raggiungere i propri obiettivi.
Biologicamente, è vero che l’aggressività è correlata a più alti livelli di testosterone. Ma sempre biologicamente, basta un centesimo del testosterone di un uomo per scatenare in una donna un’aggressività verbale smisurata, uguale a quella di un automobilista che si scaraventa a prendere a pugni un altro (ho più di una mail che lo prova). Sono solo forme diverse di aggressività.
L’aggressività non è sinonimo di mascolinità. Oppure venitemi a dire che le atlete che diventano campionesse (di nuoto, tennis, pallavolo, mountain bike, windsurf, scherma, tiro al piattello) stanno scimmiottando i loro colleghi maschi. Il fatto è che per diventare campionesse in qualcosa bisogna avere una sana dose di aggressività, una forte determinazione. Innanzitutto bisogna volerlo profondamente, e questo è il fattore principale di distinzione tra chi si impegna al massimo per superare fossati, e chi lascia perdere.
Un capitolo di “Tutto quello che so della vita l’ho imparato da Sex and the City”, di Paola Maraone si intitola “che sul lavoro le palle vanno ancora per la maggiore”. Ora, mi dispiace deludere qualcuno tra voi che auspica un lavoro declinato al femminile, ma è proprio così. L’espressione rozza può dare fastidio (come dice giustamente la Littizzetto), è frutto di condizionamenti culturali di lunga data che identificano gli.. attributi di una persona determinata e coraggiosa unicamente con quelli maschili, anche se la storia è piena di figure di donne forti e volitive, ma resta il fatto che sul lavoro vanno avanti le persone più aggressive, nel senso buono (almeno io lo intendo così) di determinate a lottare per quello che vogliono. Se purtroppo questo non si accompagna a livelli adeguati di competenza, integrità e intelligenza relazionale, siamo in presenza di persone che possono diventare molto pericolose e sgradevoli. Quando invece ci sono anche le altre skills indispensabili, e l’aggressività si inserisce al momento giusto in un buon equilibrio personale, questi individui saranno sempre una spanna avanti agli altri.
In tutto ciò non c’è niente, ma proprio niente, di maschile o femminile, se non i condizionamenti che ci portiamo nella testa. Uno dei condizionamenti di certe culture del lavoro è che stronzo significhi bravo, e ci cascano in eguale misura uomini e donne.
Non facciamoci stupidi complessi e sovrastrutture nell’usare questi concetti: determinazione. Aggressività. Impariamo piuttosto a riconoscerla, a discernere le sue espressioni negative da quelle positive, ad usarla e indirizzarla in modo produttivo. Il punto è – come al solito – lasciare che ognuno trovi i modi e i significati a sè più congeniali.
Ecco alcune delle mie personalissime interpretazioni di aggressività. Guardandomi indietro, non posso dire che non mi siano servite. Vi farete dei nemici? Qualcuno, forse. Ma non si può piacere a tutti. Solo le brave bambine devono piacere a tutti.
- Non avere timore di dimostrare di essere arrabbiati (quando qualcuno non rispetta scadenze o standard qualitativi)
- Affrontare direttamente qualcuno con cui c’è un problema
- Parlare chiaramente con i capi quando si aspetta un aumento o una promozione, senza timore di pretenderli
- difendere a spada tratta il proprio gruppo di lavoro in pubblico (e affrontare privatamente eventuali problemi con loro)
- non evitare mai di dare feedback negativo ai propri collaboratori, indicando in modo chiaro e senza indorare troppo la pillola quello che va cambiato
- (poi continuo)…
Voi avete una risposta unica e immutabile per “cosa è maschile e cosa è femminile” in tutto ciò? Io (per fortuna) no.
C’è solo una cosa che sul lavoro può succedere ad una donna, e che quasi mai (per quello che ho visto) succede a un uomo: piangere. Per un uomo, anche nel 2010, piangere è virile solo se ha sbagliato il rigore decisivo della finale dei mondiali. Per questo, se una donna si fa scappare una lacrima in ufficio, il reciproco imbarazzo può essere un grande problema. Difficile che lui sappia che pesci prendere di fronte alle lacrime della fidanzata, figuramoci della collega/collaboratrice/o (dionescampi)capa. Se invece si tratta di due donne intelligenti, l’empatia può fare molto. Dopo aver annunciato un aumento di stipendio del 6% a una ragazza del mio team e averla vista reagire peggio di Spongebob quando gli parte la fontana, sono andata dal mio capo e ho ottenuto di raddoppiarglielo (aveva ragione. La sua base era veramente bassa). Era lo stesso capo, by the way, dal quale un paio di settimane prima avevo accolto l’annuncio del mio aumento – ovviamente per me ridicolo – con una specie di eruzione vulcanica, che ve lo dico a fare. In quel caso il principio del “non fare ad altri quello che non vorresti..” ha funzionato benissimo.
Un’altra volta una manager che andava in maternità mi ha chiesto, in modo molto ..emotivo, di non assegnare a qualcun altro la sua stanza durante il suo congedo. Non mi ero resa conto di non aver usato la dovuta sensibilità nei suoi confronti perchè non mi ero posta il problema (ma il timore di non ritrovare il proprio posto è purtroppo terribile) e ho immediatamente corretto il tiro.
Dire che le donne per avere successo nel lavoro sono costrette a comportarsi come gli uomini è solo uno stereotipo come un altro. Peraltro negativo anche verso gli uomini. La verità è che alcune donne si comportano aggressivamente-male, altre aggressivamente-bene, altre sono incapaci di essere aggressive comunque, e così via, esattamente come tra gli uomini si trovano caratteri e comportamenti diversi.
A proposito: dire che un uomo che sa prendersi cura di casa e bambini è un mammo, è la stessa cosa. Come se certe capacità fossero solo della mamma, e scimmiottate da lui ne facessero uno strano essere effeminato. Una clamorosa zappa sui piedi per tutte le donne che auspicano una divisione dei compiti 50/50. E’ un uomo speciale, altrochè, con delle abilità eccezionali, e magari ce ne fossero di più: forse allora ci sarebbero anche più donne “con le palle” in posizioni di potere.
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