Coaching

Coaching: gestione della propria vita

Cambiare una parola, cambiare una storia

Pubblicato il 23 giugno 2013 da Flavia

C’è questa cosa fantastica, un fenomeno in cui credo si riconoscerà  chi ama l’esperienza della lettura quanto me, ed è questo:  solo noi creiamo gli scenari in cui i personaggi si muovono, e contribuiamo in prima persona alla narrazione. Le cose accadono in ambienti e atmosfere che noi visualizziamo con la mente: e quindi il film che il libro proietta nella testa è diverso per ciascun lettore. Le luci, la fotografia, la scenografia, la posizione di una sedia, i props (*), è tutto realizzato da noi. (*qualsiasi oggetto che fa parte dell’arredo scenico).
Ed è un contorno, questo, che influenza sottilmente ma  profondamente lo svolgimento della storia e le azioni dei personaggi.

Gli scrittori evocano, ma quello che evocano è nostro.

E vi è mai capitato di tornare indietro nelle pagine alla ricerca di quel particolare infinitesimale che ci ha condizionato, per cui abbiamo stabilito che la scena si stia svolgendo in un certo luogo e modo e in fondo non ne siamo poi così sicuri? Non tutti i testi prescrivono chiaramente: “interno, giorno, a destra questo, a sinistra quello”, ma i più suggestivi…suggeriscono, appunto, senza dire, e nascondono sensazioni tra le righe, lasciandoci liberi di coglierle e svilupparle. Qualche volta non lo troviamo più, quel particolare, anche rileggendo tutto il capitolo: sta nascosto tra le pieghe chissà dove, è assorbito dalla nostra mente inconscia , e allora ci rassegniamo a non svelarlo più, e andiamo avanti. Un po’ inquieti.

Poco fa sono tornata a cercare quella parola decisiva per cui il mio protagonista si stava velocemente immergendo in un mondo tutto suo, e non riuscivo a seguirlo del tutto e non capivo bene perché, e l’ho trovata: “uscii nell’aia”. Ora: aia, tre lettere, femminile, genera un mondo là tutto intorno, che è molto diverso da un cortile, ancora di più da una radura, da un piazzale, o chissà che cos’altro. L’avevo registrata troppo velocemente e avevo bisogno di ritrovarla, quella parolina, altrimenti la mia fantasia non avrebbe funzionato bene.

E allora ripensando all’aia (e anche un po’ automaticamente alle galline…), mi sono chiesta se anche nella vita non sia così. Solo che abbiamo scritto noi la storia fino a qui.  La nostra fantasia non sta interpretando e portando in scena le parole di qualcun altro, ma le nostre. Abbiamo usato parole e immagini che, anche se a costo di una grande fatica, possiamo ritrovare,  e cambiare.
Anche (direi soprattutto) le parole che altri ci hanno detto, gli aggettivi che hanno usato su di noi, il copione che hanno scritto per noi. Il paradosso è che lo abbiamo ormai fatto nostro, eppure possiamo riscriverlo in qualsiasi momento. Possiamo cambiarlo. Possiamo tornare indietro, non certo nel tempo, ma nel modo in cui abbiamo registrato e raccontato il tempo. Questo è il bello del nostro libro.

E ora ditemi la parola che cambierete.

Tags: , , 12 Commenti

La sfida di mettersi in proprio. Parliamo di imprenditrici, non di mamme imprenditrici!

Pubblicato il 21 febbraio 2012 da Flavia

Mom-preneur in inglese, mamma imprenditrice in italiano.
Definizioni che, da un lato, servono a cogliere una realtà lavorativa e sociale mediamente molto difficile per una madre, a cui spesso si reagisce con un colpo di reni  “reinventandosi” (ma quanto ci… [...]

9 Commenti

Tempo per noi

Pubblicato il 05 novembre 2011 da Flavia

Una domanda – che è un po’ un classico – per la nostra coach Ioia. I grassetti nel testo sono suoi, perché dalle parole che usiamo traspare la nostra lettura della realtà. Ma ricordiamoci che è solo una delle tante… [...]

Tags: , , 9 Commenti

Dalla Silicon Valley a Casalpalocco

Pubblicato il 09 ottobre 2011 da Flavia

Se una donna costantemente tra le top50 di Fortune negli ultimi anni, COO (Chief Operating Officer) di Facebook, e Vice President Global Online Sales and Operations in Google prima,  dice in 15 minuti le stesse cose semplici che io ho… [...]

18 Commenti

Cosa sappiamo fare?

Pubblicato il 04 settembre 2011 da Flavia

Si rientra al lavoro. Si viene colti da  un senso di vuoto e da una tristezza cosmica, quella codificata nel geniale incipit delle pubblicità delle crociere, per intenderci.
Proviamo, allora, a cibarci di qualche sano pensiero di autostima.
Tempo fa,… [...]

Tags: , , , 0 Commenti

Un bellissimo brano di N. Ginzburg

Pubblicato il 05 aprile 2010 da Flavia

“La nascita e lo sviluppo di una vocazione richiede spazio: spazio e silenzio. Il rapporto che intercorre tra noi e i nostri figli dev’essere uno scambio vivo di pensieri e di sentimenti, e tuttavia deve comprendere anche profonde zone di … [...]

Tags: 0 Commenti