If you can dream it, you can do it. (W. Disney)
C’era una lavagna enorme sul muro, che avevo riempito di cose bellissime, come modelli e idee strategiche e direzioni da seguire, di cui molte si erano poi miseramente arenate. Qualcuna, invece, aveva ricevuto un “tick”. Non so bene perchè avessi tenuto quella roba lì per più di due anni, senza cambiare niente. Quando ho lasciato per sempre quella stanza e quel lavoro, ho salutato alcune persone, chiamandole da me ad una ad una perchè non mi piacciono gli addii di gruppo coi dolcetti, i fiori e i discorsetti. E qualcuno mi ha detto: non cancellarla quella, Flavia... Ci stiamo ancora lavorando.
Qualche giorno fa, mentre facevo la spesa, ho collegato due concetti apparentemente sconnessi (non sono concetti miei, ma di fior di scienziati – io li sto solo calando nella mia vita quotidiana) all’esperienza che sto attraversando in questo periodo. Un periodo davvero strano e bello in cui mi sembra di essermi tolta un casco dalla testa e di vedere e sentire tutto in modo nuovo.
Il primo concetto è che noi prendiamo delle decisioni sulla base dell’anticipazione delle emozioni (feelings) che ne seguiranno. Per esempio, devo scegliere un vestito. Immagino l’effetto che quel vestito farà alla festa, immagino l’ambiente, prevedo se avrò freddo o caldo. Come mi farà sentire quel vestito? Gli amici mi faranno i complimenti? Riceverò qualche sguardo speciale? Mi sembra quasi di sentire la musica in sottofondo e qualcuno che dice “Da quanto tempo! E ti trovo davvero in forma!" (mi sa che qui sta delirando la venticinquenne, non la sottoscritta, purtroppo). Ok. Deciso. Prendo questo.
Ora invece, prendiamo la procrastinazione, di cui tutti soffriamo. Il problema della procrastinazione è un corollario della stessa teoria: perchè di solito noi preferiamo una soddisfazione (emozione) immediata ad una più lontana nel tempo che non riusciamo ancora a percepire. E’ il problema della maledetta dieta, è la sindrome che mi fa cazzeggiare invece di lavorare a quella presentazione... Questo è talmente vero che una delle tecniche che i coach consigliano, è di fare lo sforzo di visualizzare fortemente le sensazioni di gratificazione che si proveranno una volta raggiunto l’obiettivo per cui vogliamo impegnarci. Se riusciamo a provare quell’emozione (rientrare finalmente in quel jeans, vedere con sollievo che il colesterolo è sceso, sentirmi stanca e felice dopo due ore di palestra), questo ci motiverà e ci aiuterà a superare la nostra naturale inerzia.
L’implicazione fantastica di queste scoperte sul cervello umano è che noi non siamo affatto esseri "razionali". Noi prendiamo decisioni sulla base delle nostre passioni. O meglio, le nostre emozioni fanno una grandissima scrematura di tutte le opzioni a disposizione (a differenza di un computer che le analizza tutte) e, al limite, solo alle ultime 3 o 4 applichiamo un’analisi apparentemente logica. Dico, apparentemente. Da me è molto in voga il sistema dei “pro e contro”: per esempio quando dovevamo scegliere una casa in affitto in Inghilterra e la testa ci scoppiava, il salentino proponeva i suoi format da consulente. Giardino, voto da uno a cinque. Distanza dai negozi, voto. Collegamenti con Londra. Assenza di moquette nel bagno. Insomma con tutti i nostri criteri di scelta riempivamo una “pagella”. Alla fine è uscito un mostro di foglio excel e non sapevo comunque cosa scegliere, perchè i pro e i contro delle varie opzioni si annullavano a vicenda. Un giorno, il miracolo: compare un annuncio, vado, ed è... lei. La voglio. Ha il legno, non la moquette (miracolo davvero), ha la cucina bella, sì d'accordo ha il bagno accanto alla porta d’ingresso con vista sulla strada ma chissenefrega. Mi piace. La voglio.
- Il secondo concetto è che il daydreaming ha un fantastico potere positivo, in altre parole sognare ad occhi aperti non solo fa bene, ma è utilissimo. Non è ridicolo come avevo pensato fino a poco tempo fa. E' uno strumento fantastico per realizzare i propri desideri. Con il daydreaming metto al lavoro la parte più potente del mio cervello, quella emozionale appunto. Con quella creo una visione del futuro che mi piacerebbe, e questo mi rende capace di lavorare per quel futuro, perchè me lo immagino vividamente, me lo assaporo, anche se nei miei sogni sembra tutto un po' troppo bello. Non è importante il sogno in sè, ma gli stimoli che ne ricevo.
Cioè, più o meno succede questo (senza esempi pratici non posso vivere): sono seduta a smanettare numeri e mail che non mi dicono niente, ho un nodo allo stomaco, un inizio di nausea senza essere incinta, e penso che mi piacerebbe seguire un bel progetto di strategia e innovazione, non questa roba. Nella mia visione le mie idee vengono apprezzate e messe in pratica. Dopo quel progetto ne arrivano altri e..... insomma, va tutto a gonfie vele.
Passano i giorni, e senza bene rendermene bene conto, comincio a fare delle piccole cose. Mando un messaggio di saluti a una persona che mi è venuta in mente all'improvviso, e scopro che ora si occupa di innovazione. Mi propongo volontaria per un training interno sulla creatività. Anche se non ho ancora formulato razionalmente un piano, le mie passioni sono al lavoro, e di solito non conviene metterle a tacere. Anzi, conviene alimentare quelle visioni ed inseguirle, non rinnegarle...
Il potere del daydreaming può essere poi “incanalato” per fare un piano. Ho letto un esempio simpatico su una tecnica del genere: sogno di essere intervistata in un famoso talk show perchè, che so? mi hanno nominata mamma dell’anno (ma certo, perchè no?) Come ho fatto ad arrivare lì, quali tappe ho percorso? Poi mi scrivo tutto quello che succede in questa intervista immaginaria, le domande e le risposte. E poi vado a ritroso: prima del talk show cosa era successo?... avevo scritto un libro. (megalomania al galoppo, ma va bene così). Bene, quale libro? E da dove era venuta l’idea? E così via. Proviamo a scrivere i nostri sogni con tutti i dettagli annessi e connessi, e potrebbero venirci delle idee molto più concrete di quello che avremmo immaginato.
Suggerisco di provare il daydreaming liberandosi completamente dal senso del ridicolo. Certo sognare è una cosa ottima, ma da sola non basta, e su questo torneremo sicuramente quando parleremo di come si fanno i piani. Ma come primo passo per fare dei piani va benissimo e non costa niente. Ecco, magari tenete le vostre note personali nell’agenda però, invece che in bella vista su una lavagna.
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