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martedì
30giu2009

Il piano d’azione – 2. Strategie e tattiche

Continua da: Il Piano d'azione - 1. gli obiettivi

Abbiamo visto che un buon piano si fa dandosi degli obiettivi, e che la prima cosa è formularli bene. Allora, se l'obiettivo  era raggiungere 1000 lettori con il tuo sito, la strategia risponde alla domanda: come lo vuoi fare? Con un lancio pubblicitario (ammesso che possa)? O con il passaparola ? Sono due strategie molto diverse. Sia il tuo obiettivo sia le tue risorse influenzeranno la strategia.

Stabilito obiettivo e strategia, da dove si comincia? Chiedendoti quali risorse puoi attivare, e facendo un piccolo passo alla volta. Magari crei il logo, così hai un simbolo tangibile del tuo piano davanti agli occhi, ed è già un primo risultato da celebrare. Scrivi nell’ordine sparso in cui ti vengono in mente le idee (io all’inizio ho fatto una scaletta che pareva una tesi di laurea, poi ho lasciato perdere e ho seguito l’istinto). Hai un buona rete di amicizie e contatti: scrivi alle le persone che pensi, o senti, che potranno esserti di supporto. Man mano che arrivano le idee le annoti, e dopo un po’ riguardandole ci trovi un ordine logico e una sequenza temporale. Una pianificazione fatta con l’emisfero destro, insomma. Va ribaltato il pregiudizio per cui un pianificatore è un essere freddo, logico e razionale: un piano si può fare anche seguendo la passione.

E per quanto riguarda il tempo, il "Timely" della parola S.M.A.R.T, è quello che uccide di solito molti grandi progetti. Perchè ci diamo scadenze impossibili e ci demotiviamo appena le manchiamo. E' meglio darci delle scadenze solo sui piccoli passi che sono sotto il nostro controllo. Non hai il controllo dell'esito del passaparola fino a 1000, ma puoi cominciare a contattare 10 amiche in tre giorni.  

Non occorre essere guru del business per trovare in noi queste capacità (pensare per obiettivi e strategie, decidere le tattiche...), quello che ci serve è solo la motivazione e il focus. La motivazione serve per rimanere convinti che quello che vogliamo è giusto e che quindi dobbiamo e possiamo perseguirlo, e per non farci scoraggiare dai commenti negativi altrui (tanto la maggiorparte della gente fa commenti negativi, perchè è più interessata ad avere ragione che ad avere successo); il focus serve per concentrarsi su quello che conta davvero.

Un esempio di focus è concentrarci sulle nostre aree di forza, diventando eccellenti in qualcosa che fa una vera differenza.

Ecco, ho trovato un motivo validissimo per cui a quest'ora non sono in cucina (perchè io so che se mi impegno riesco a tirare fuori qualcosa di decente. Ma so anche che non impressionerò mai nessuno per una cenetta deliziosa e non susciterò mai quegli invidiabili commenti e complimenti che si fanno alle cuoche sopraffine). Invece sto qui a scrivere, non certo per raggiungere l’eccellenza, ma di sicuro perchè lo faccio meglio. Ora, devo solo trovare il modo per spiegare tutto questo al salentino. Stasera c’è prosciutto e mozzarella perchè in palestra ti hanno consigliato proteine, no? (la coerenza esteriore mentre si perseguono i propri piani non è sempre richiesta)

E se la realtà non segue il mio piano, come la mettiamo? Una volta passati all’azione, il piano si aggiusta. Anzi, a un certo punto bisogna dare priorità all’azione piuttosto che alla continua analisi (analysis-paralysis, si dice). Dunque spazio all’inventiva, all’improvvisazione, alla creatività, alle variazioni e agli esperimenti continui. Si chiama flessibilità, un’altra area di "training sul campo" che le mamme affinano notevolmente. E anche di questo ne riparleremo.

Intanto buoni piani sotto l'ombrellone a tutti..

giovedì
18giu2009

Il piano d’azione – 1. gli obiettivi

Perchè ci vuole un piano? Perchè averlo fa la grande differenza tra una semplice attività, spesso tanto frenetica quanto improduttiva, e il perseguimento/raggiungimento di uno scopo (achievement). Un’azione senza un obiettivo non ci fa raggiungere traguardi, ci fa solo occupare il tempo, beato chi ce l’ha. Un bell’obiettivo senza un’azione invece resta un sogno, un ideale senza sostanza, un castello in aria. L’unione di un obiettivo e di un piano d’azione ci fa fare finalmente un lavoro produttivo. Soprattutto nella vita privata.

Dunque per fare un piano, occorre partire dagli obiettivi. Cosa voglio?

Non ridete, vi prego. La cosa è seria. Vi giuro che anche gli alti capi li perdono di vista continuamente, li tradiscono, li dimenticano. Come se girassero vorticosamente nella loro casa, mettendo un po’di ordine di qua e di là, andando da una stanza (riunione) all’altra per poi bloccarsi e chiedersi un po’ imbarazzati: aspetta, cos’è che volevo fare?? Torni di qua, inizi a fare altro, ti viene in mente cosa ti serviva, torni di là, e..... Oh, no. Di nuovo.

Succede quando ci manca la concentrazione sulle cose importanti, e lasciamo che le nostre azioni si disperdano in mille rivoli inseguendo gli impulsi (in azienda questi impulsi si chiamano opportunità tattiche e sono quelle che puntualmente ti fanno deviare dagli obiettivi strategici. Tranquillo, che prima o poi arriva qualcuno a ricordarteli, qualcuno che ti chiederà: perchè non avete raggiunto questo e quest’altro obiettivo strategico? Le risposte possibili sono solo tre: 1. perchè era irrealizzabile e quindi sbagliato 2. perchè l’abbiamo cambiato insieme alla strategia (il che è certamente legittimo) 3. Perchè abbiamo pensato a fare altro. Il problema è quando la verità è troppo spesso nella risposta 3, e magari la la vogliamo far passare per la 1 o la 2.)

L’obiettivo risponde alla domanda cosa si vuole: mettiamo che tu voglia raggiungere il più alto numero possibile di utenti di un certo tipo con il tuo sito. Nel mondo del business un obiettivo deve essere S.M.A.R.T.: S sta per Specific – ok non ho detto che voglio perdere peso, ho detto che voglio perdere 5 kg. Ah sì, il sito: voglio raggiungere 1000 utenti registrati in tre mesi. Va bene così?- M sta per Measurable. – sì, ho una bilancia. E anche come contare i contatti.- Attainable & Realistic – non lo so, questo non lo so. Ma 5 kg o 1000 contatti mi sembrano fattibili. E infine Timely – eh no. Ora lasciami in pace. Le scadenze mi distruggono!

Penso che anche nella vita personale, gli obiettivi dovrebbero concretizzare e misurare i nostri valori e desideri “strategici”. Insomma vivere bene e’ una questione di coerenza strategica e di resistenza alle distrazioni.

(continua)

 

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sabato
16mag2009

L'email di Stefania

(segue da mamme in azione)

IERI

C'è un primo meeting la mattina, sulla presentazione che deve essere pronta l’indomani. Riguarda le stime dei risultati di business per l’anno in corso. C’e’ una costante qui: si fanno dei piani, male, nonostante un impegno mostruoso di un sacco di giovani assistenti e manager che fanno notte, con informazioni e previsioni che poi non si rispettano, con strategie contraddittorie, mutevoli, se non del tutto assenti. Ma con obiettivi di crescita sempre super aggressivi. E quindi non ci vuole un esperto per sapere quello che accadrà: i target non si raggiungono, i giovani si deprimono, i capi si incazzano.

Il meeting va avanti tra una grande confusione di numeri vari. Richieste del boss di aggiungere delle iniziative extra quest’anno. Ci guardiamo scettici e cerco di spiegare che non è il caso di includerle, proprio perchè non si sa se ci saranno le condizioni per lanciarle oppure no. Il boss ci cazzia di brutto. Stizzito e feroce, dice che "stiamo replicando la stessa discussione di ieri! io ora me ne vado e quando torno mi dite cosa volete fare! non vedo la logica, non c’è una storia, domani la presentazione glie la fate voi". Il sangue mi va alla testa, defluendo dal fegato che continua a ribollire di suo.

Altre due riunioni a seguire col boss, per altre priorità. Nel frattempo il mio team sta cambiando freneticamente i numeri. Il boss alle cinque del pomeriggio dice "Sono le cinque, VOGLIO la presentazione, dov'è" "Senti, sono stata qui con te da stamattina, sono questa, cioe' una. La vedo appena mi libero da qua." "Allora non stare qua" "Purtroppo sono urgenti anche questi altri punti". Teleconfererence alle cinque. Teleconference alle sei. Tornano i ragazzi e mi immolo per l'ultima volta spiegando che non abbiamo messo i numeri piu' alti. Lui li rivede e fa mille altri cambiamenti, sono quasi le otto di sera e tutti sappiamo che questo delirio deve essere finito per domattina. Dice che lo sa che è "un parto difficile" (la sua massima concessione all'empatia), ma che e' meglio presentare un numero piu' basso sul primo semestre e uno piu' alto sul secondo etc etc..  I numeri finali li decidiamo quindi alle otto e mezza, mentre io continuo a sentirmi malissimo per la sensazione di sballottamento privo di senso e per la totale mancanza di controllo. Mi dice "mi raccomando riguarda le chart" (intendendo l'inglese delle chart) e se ne va. Mi metto accanto al Marketing Manager e facciamo il grosso della presentazione, e alle 9.30pm me ne vado lasciandogli da finire le ultime cose. Il MM mi rimanda la presentazione alle 11.30pm (sono a casa da sola, a letto dopo una tazza di latte, un pezzo di pane e miele, cioccolata, un bacio alla piccola che quando arrivo in questo stato e la trovo già addormentata, privandomi così anche dell’unica dolcezza possibile, mi viene da piangere, e dieci minuti in compagnia di Hugh Grant in un film cretino).

OGGi

devo arrivare presto, corro...arrivo prima delle nove e stampo il documento... il Marketing Manager che l'ha preparato oggi non ci sarà, aveva prenotato un piccolo intervento. Riguardando la presentazione mi accorgo che ha dimenticato di riempire alcune parti...! ma porca miseria! devo riprendere i numeri e metterli io, e finire di mettere a posto anche altri dettagli che evidentemente ha trascurato per la stanchezza. Ha dato da fare ai suoi assistenti delle difficili proiezioni di quota di mercato che il boss aveva ci chiesto ieri sera. Peccato che loro lo vengono a sapere alle nove ed io ho la teleconference alle 10. Non ce la faranno mai.

Il boss mi manda un sms poco dopo le nove "rivedi la presentazione e se te la senti la puoi fare tu" (ah, grazie! so perfettamente cosa significa) Arriva alle 9,40 , apre il documento che io ho aggiustato per quanto possibile e comincia: dove sono le quote.....?! non ci sono....!?! ...e perchè? non le ha fatte lui, e loro quando le facevano, di notte? (appunto.) questo, cambialo.... cancella questo....sposta questo, spostalo. non c'e' questo? e quest'altro?..no..no..no...! (e’ ufficiale: delira).

alle 10,20 comincia la nostra teleconference. Il capo del capo si è connesso con un po' di ritardo cosi' ho avuto un po' di tempo per fare mentalmente le prove di cosa dirgli. La discussione va bene. Lui chiede ....le quote, rispondiamo che il calcolo non è ancora disponibile... e comunque alla chart 10 si puo' vedere abbastanza chiaramente come stiamo andando a parare quest'anno etc etc. Il capo del capo dice che sara' difficile sostenere col suo capo un numero più basso del piano, e quindi dobbiamo aggiungere altre buone ragioni per difenderlo etc etc. "E comunque la presentazione e' molto ben fatta, thanks" "ciao, grazie, thanks." "Ci sentiamo al prossimo forecast" (in cui di sicuro abbasseremo ulteriormente i numeri).

Allora mi alzo prendendo le mie cose, laptop, telefono, blocco, penna e calcolatrice. Dico al boss che prendero' tutte le chart che si sono usate negli ultimi anni nella divisione, le buttero' e le rifaro' daccapo. E che se mancavano delle cose e' stato  perche' fisicamente non ne abbiamo avuto il tempo.

Punto, accapo.

Ora, moltiplicate questo per decine di giorni e settimane. Praticamente per due anni. E forse vi siete fatti un'idea. Non sono un dirigente, sono un animale da circo.