Quello che funziona per te
dom, marzo 22
Flavia "Success is doing ordinary things extraordinarily well" (J. Rohn)
Avevo appena concluso che nella vita è più produttivo concentrarsi sulle proprie capacità migliori, e avevo appena parlato di aree di "forza" e di "debolezza", quando mi imbatto in un articolo di Fortune che sembra dire esattamente il contrario. L'origine della grandezza di alcuni straordinari talenti, dallo sport al business, sarebbe la pratica ripetuta e ragionata per migliorare costantemente. Non mi scoraggio e cerco di capire cosa vuol dire. Allora, la tesi di fondo è interessante: il concetto di talento naturale è sopravvalutato e non è dimostrato dalla genetica, mentre sono la pratica e l'autoformazione continua che producono i livelli più alti di performance. Quindi nessuno dovrebbe rinunciare a migliorarsi continuamente adducendo scuse come "tanto sono negato ".
Cosa significa "deliberate practice"? Significa:
- essere specifici negli obiettivi che ci si pone
- applicare un alto livello di consapevolezza a quello che si fa, insomma non badare solo a portare a casa un risultato, ma anche al processo con cui lo si raggiunge, in modo da perfezionarsi in seguito
- Osservarsi profondamente, osservare il modo in cui pensiamo e reagiamo, darsi feedback continuo, e quindi correggersi. Meglio ancora se qualcun altro ci da' feedback, dato che potremmo non essere sempre obiettivi. E chiedere feedback è, si sa, una faticaccia immane.
La cosa ha delle implicazioni nel modo in cui andrebbero considerate le "inclinazioni naturali" di un bambino, oltre che le nostre? Forse sì, se il messaggio positivo da trasmettere diventa: sei potenzialmente in grado di fare qualsiasi cosa, hai sicuramente delle ottime capacità in te, quindi tirale fuori e allenale con costanza se desideri diventare bravo.
Fortune conferma: la differenza tra uno bravo e uno mediocre? Non è il talento innato, è il volerlo fortemente, e il crederci.
Tutto ciò non si applica solo allo sport o alla musica o alla scuola, ma a tutto.
Inoltre, chi vuole e sa migliorarsi continuamente non ha paura di ritrovarsi nelle situazioni in cui non è andato particolarmente bene in precedenza, anzi le ricerca (penso con un brivido a tutte le volte che mi sono tirata indietro, per esempio nelle relazioni interpersonali: magari un momento di tensione o di imbarazzo con qualcuno, e da quel momento lo evito come la peste. Ma ho anche degli esempi positivi per fortuna: colleghi con cui il primo impatto è stato una litigata clamorosa, e con cui dopo ho sviluppato un feeling speciale, forse proprio grazie a quella litigata).
La mia conclusione personale...: bisognerebbe applicare i principi dell'autoformazione consapevole, le tecniche della deliberate practice, alle attività che intraprendiamo con passione, a quelle attività in cui crediamo e in cui vogliamo essere bravi (ecco, allora, mi dispiace per il salentino e darò purtroppo ragione a Piattini ma non comincerò dalla cucina, che non mi invoglia - tranne quelle poche specialità già sperimentate... Eppure un giorno potrei benissimo arrivarci, dato che "non è per me" è solo una scusa temporanea per evitare dello stress).
Allora, focus sulle aree di forza? O sulle aree di debolezza? Sembrerebbe un problema mal posto: focus su quello che vuoi veramente. Aree di forza e di debolezza rischiano di diventare, se prese in senso troppo letterale e statico, solo delle caselle in cui noi stessi ci autolimitiamo.
Insomma: focus su quello che funziona meglio per te.














