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Se la paura ti mette…le ali

Pubblicato il 17 gennaio 2013 da Flavia

Giorni fa ho avuto un breve scambio di idee, su Facebook, sul valore della paura. Rispetto alla rabbia, credo che sia un’emozione ancora più complessa da gestire. Soprattutto in nuovi progetti e nuove nuove fasi di vita, la paura di non farcela può essere paralizzante.  Ma, osservavo, se la guardi in faccia e le dai un nome allora acquisti energia, molta di più che mettendola da parte o fingendo di ignorarla. Quindi, paradossalmente, se riconosciamo di avere paura (e di cosa) diventiamo più forti. E siamo veramente coraggiosi.

Mi è tornato in mente allora un episodio strano, più che altro per il suo valore simbolico.

Al mare, al tramonto, quando rientro a casa, mi cambio le scarpe e vado con piacere a correre tre quarti d’ora. Solo che stasera c’è un’aria strana, pesante, elettrica. Dall’interno stanno arrivando le nubi nere, si vede qualche lampo in lontananza. Insomma: minaccia un bel temporale. Mio figlio mi ricorda che i fulmini possono anche uccidere i cristiani, e prova a convincermi: non uscire mamma, è pericoloso. Solo che convincermi a non fare una cosa usando la paura come deterrente è assolutamente controproducente (più o meno da quando avevo la sua età). Quindi  lo rassicuro dicendogli che se arriva il temporale tornerò subito indietro, e con una vaga inquietudine addosso inizio il mio percorso. C’è un sentiero lungo il mare, ed è molto bello. Mi lascio andare al ritmo delle gambe e dei piedi che culla i pensieri. Di solito non basta a calmare quelli sgradevoli, anzi qualche volta rientro da una corsa come se avessi fatto a pugni con qualcuno, ma stavolta la priorità è un’altra: la mia incolumità fisica. Scruto il cielo di lato, verso le colline,  e vedo questo nero che si sta avvicinando a vista d’occhio.  Dalla massa nera parte ogni tanto la scarica di un fulmine, la loro frequenza si sta facendo impressionante.  Mi do della stupida cocciuta ma ormai sono in ballo: non abbastanza vicina da rientrare subito, e non abbastanza lontana da non tentare il tutto per tutto. Allo scadere dei venti minuti, inverto la marcia e imbocco il sentiero del ritorno, in uno scenario davvero incredibile: alla mia sinistra il mare piatto, le barche, l’ultima luce del sole che si è tuffato in acqua, e alla mia destra un muro di lampi e ora anche, distinti, i tuoni. Mi rendo conto che le gambe stanno acquistando una loro volontà indipendente dalla mia, e in breve mi ritrovo a “volare”:  accelera, accelera, arriva al sicuro prima che quell’incubo arrivi sopra di te.  La sensazione è  ancestrale, primitiva, ed è appunto la Paura, quella che mi mette le ali ai piedi spingendomi ben oltre i limiti delle mie (modestissime) performance di runner. Ma è anche eccitante: sono contenta di vivere quell’esperienza, in quel momento stesso, e mi sento più viva che mai. Io ci ho visto qualcosa,  in quel tipo di paura consapevole, qualcosa che mi ha fatto andare oltre.

4 Risposte per “Se la paura ti mette…le ali”

  1. Isa scrive:

    sono d’accordo, la paura mette le ali. ho fatto la nuotata più rapida della mia vita qlche anno fa per scappare da un attacco di meduse che mi avevano colpito due volte, e ce n’era tutto un branco davanti a me!
    non so pero’ se si puo’ dire la stessa cosa delle paure che non sono legate a qlcosa di istintivo?! cioè, se una cosa ti fa paura (tipo, qlcosa di nuovo, un cambiamento importante nella tua vita, prendere un impegno, etc), non so se la paura sia un fattore che ti possa aiutare… quando c’è in ballo tutto o quasi tutto cio’ che uno ha costruito, forse la paura paralizza invece di dare le ali :(
    ???

    • Flavia scrive:

      Quella è la paura di rischiare, credo. Fino a un certo punto c’è un freno salutare che è la prudenza, ma troppa prudenza non ti fa mai spiccare un volo. Dove cavolo si trovi il confine, va a saperlo.

  2. Mamma Cattiva scrive:

    A me la paura, in tutte le possibili situazioni, paralizza. C’è una sola eccezione in cui sento di annullarla e vincerla, ed è una scoperta recente, quando c’è da difendere i miei figli. Ho sempre avuto una paura istintiva per i cani, per brutte esperienze avute da piccola, ma oggi quando mi trovo in presenza di qualche esemplare e ci sono i miei bambini, non provo alcuna sensazione di panico, il benché minimo timore. E ça va sans dire non guardo in faccia a nessuno quando si tratta di combattere per loro. Diversamente va per l’altro emisfero. Sono una fifona. Mai fatto uno sport estremo, mai provato attrazione per le sfide. Eppure quando, come dice Isa, è necessario prendere il tono per le corna, che lo si voglia o no, le palle vanno tirate fuori. Forse riesco all’ultimo minuto, con la spinta del desiderio di sopravvivenza, ma prima è panico, congelamento, la mente che si annebbia, la memoria che si annulla. Cosa significa dunque, in pratica, guardare la paura in faccia? Credo che la risposta sia la motivazione, solo se vuoi veramente una cosa non ti arrendi. Se la paura non è accompagnata dalla motivazione non vai da nessuna parte.


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