Romanzi e telegrammi

Pubblicato il 13 gennaio 2013 da Flavia

Ho un rapporto instabile con Twitter. E’ innegabile che lo strumento influenza lo stile, e ho visto troppo spesso messaggi beceri, finalizzati solo alla battuta cattiva o cretina a tutti i costi. Twitter è come l’auto, penso talvolta: una scatola dove si diventa impunemente aggressivi, e il peggio è che qui giustifichiamo la stupidità e la violenza verbale travestiti da acuti, cinici intellettuali.

Dipende da chi e da quali argomenti si seguono, mi direte. E certo, se l’argomento è Sanremo, avete ragione. Ma se l’argomento è Pontifex, e anziché usare l’opportunità per  sollevare rispettosamente delle questioni  importanti a chi è, per Dogma di Fede, Infallibile (e già in questo c’è una bellissima contraddizione nell’essere su Twitter), l’account viene inondato da battute che ti danno una sensazione ancora più sporca e volgare delle porte dei cessi negli autogrill, forse mi faccio qualche  domanda sul livello dell’utente medio. Che peccato, confermare così l’opinione di chi pensa che i social network siano il regno di chi non ha niente da fare.

Poi ho avuto modo di ascoltare qualche altra considerazione, stavolta su politica e twitter: i 140 caratteri rendono impossibili i proclami fumosi e inducono a posizioni più chiare, e chi usa bene lo strumento si pone in ascolto e in relazione con gli altri, risponde e interagisce.

Infine  un esempio personale recente: sono nel team di blogger del mese su Donna Moderna Bambino, e ho scritto delle cose che, non tanto per la sostanza (sebbene pure quella, eh), quanto per il modo in cui le ho dette, o sono piaciute oppure hanno dato fastidio. Tanti i possibili livelli di reazione di chi legge: quello dello stile personale che fa antipatia e ci si ferma là (questo ci sta, tranne che da chi mi conosce da anni non me lo aspetterei), quello dei contenuti più profondi (e qui arriva puntuale il classico: che razza di madre sei se anteponi te stessa ai tuoi figli?), quello della presa in giro che tocca spiegare a tutto il mondo, ect.

Tra i diversi i canali su cui si è generata la discussione, paradossalmente, Twitter è quello che mi è stato più utile. Immuni  dalla lunghezza di troppi aggettivi, romanzi e racconti sulla propria e altrui vita,  si è costretti a saltare i convenevoli personali e ad andare al punto: insomma cosa mi vuoi dire? Per esempio: “sul tuo blog si capirebbe, decontestualizzato no” ” è troppo aggressivo”  “è intelligente”  “è utile, poco scontato”  “denota insicurezza”  “è per sdrammatizzare” e così via. Ho visto i diversi punti di vista positivi e negativi, succedersi in rapidi telegrammi, e mi è piaciuto. Un anno fa non pensavo di poter usare Twitter per delle conversazioni, ora sì.

A proposito di come potranno evolvere i blog (non come categoria di persone, su cui trovate una bella discussione qui da Giuliana – ma come strumento e metodo di conversazione) talvolta questi flash sono più  utili ed efficaci di tanti post e commenti, e dovrebbero essere integrati nelle piattaforme di blogging in una forma stabile. Forse il futuro è più simile a questo. , ma compresi post e approfondimenti più complessi.

Una sola conclusione nel merito della cosa(naturalmente ne avrei varie altre, ma evitiamo) : siamo capaci di una qualche forma di ascolto – difficilmente quello vero, quello totalmente privo di pregiudizi – solo se ci raccontiamo tra noi sfighe e sbattimenti. L’amica che si lamenta la senti vicina, la conoscente la sopporti  perché comunque le tue sfighe sono migliori delle sue, la sconosciuta ti dà il senso della sfiga universale che ci accomuna tutti.  Ma all’amica che è contenta di essere qualcosa di particolare e te lo dice, devi proprio voler bene; la conoscente  già non la sopporti più; e la sconosciuta la detesti proprio.

2 Risposte per “Romanzi e telegrammi”

  1. Nex scrive:

    Come saprai non sono amante di twitter. Lo ritengo uno strumento monco, limitato, sopravvalutato. Ogni volta che una limitazione viene venduta come un pregio mi viene da sorridere. E’ nato come dispatcher di messaggi, e per quello è utile: segnalare quando un sito è down, avere un canale alternativo con i clienti, segnalare il numero della coda di attesa di un medico, comunicare dall’alto al basso (Lady Gaga con i fans o il Papa con i fedeli, epr esempio).
    Il suo unico vantaggio è che è semplice e veloce, e si usa come gli sms, quindi chiunque è in grado di usarlo. Ma è anche il suo difetto. Almeno gli sms si pagano, e questo ne limita (parzialmente) la proliferazione. I tweet invece sono gratis, ed è davvero difficile o impossibile distinguere i segnali utili dal rumore di fondo.
    Sto ancora cercando modi utili di usare twitter, e rifletterò sulle tue considerazioni :-)

  2. Flavia scrive:

    In fondo su tutti i network e’ difficile filtrare le cose utili dal rumore. Persino su linkedin, che dovrebbe essere un contatto privilegiato con il nostro settore professionale. Su twitter mi e’ facile e innocuo il defollow di qualcuno che mi fa rumore inutile, su FB con gli intrecci personali mi diventa molto piu’ complicato. Inoltre nel caso che ho citato cio’ che e’ stato utile a me e pochi altri e’ stato sicuramente insopportabile rumore per molti altri. Insomma continueremo a rifletterci..


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