Contro i pensieri limitanti

Pubblicato il 23 settembre 2012 da Flavia

Tempo fa l’avevamo chiamata “vocetta bastarda”; ma nel coaching in senso stretto si chiamano “self limiting beliefs”: pensieri autolimitanti. Si tratta di quei pensieri per cui ci convinciamo intimamente di non essere capaci di fare qualcosa o di non poterla fare. In questo modo ci auto sabotiamo, perché quelle convinzioni ci fanno porre in essere inconsciamente dei comportamenti tali da confermare le nostre convinzioni, che quindi si rafforzano ancora, e così via. In questo modo inibiamo la nostra capacità di imparare, adattarci, migliorare, e ci ingabbiamo nei nostri stereotipi, cioè le etichette che affibbiamo a noi stessi.

Può sembrare un’affermazione provocatoria, ma alcuni pensieri limitanti sono più spesso maschili, e altri più spesso femminili.

Chiedete a una donna se preferisce proporsi per un ruolo di leader un gruppo o come membro di un gruppo di lavoro, e se evita il ruolo direttivo chiedetele perché, cercando di andare oltre la superficie come il “non ci tengo” o “non mi piace”. Scopriremo spesso che sottovaluta le proprie competenze.

Dietro alla rinuncia a un’opportunità c’è sempre l’incapacità di vederla, oppure l’incapacità di sfruttarla, e dietro questa incapacità c’è quasi sempre  una convinzione limitante. E quali sono i più frequenti pensieri auto-sabotanti delle donne? Eccoli.

  • “Non lo so fare”. In questo caso si pensa che il compito sia più grande di noi e ci dichiariamo incapaci. Per inoculare un antidoto a questo atteggiamento, dovremmo provare a pensare sempre  in modo da partire da cosa sappiamo fare, dividere il compito in pezzetti, e chiederci come procurarci quelli che ci mancano. Non c’è niente di più eccitante che intraprendere qualcosa che non abbiamo mai fatto prima.
  • “Penseranno male di me” – ne ho parlato anche qui. Le donne antepongono un concetto erroneo di relazioni (non dare fastidio, non chiedere, non esprimere contrarietà)  ai loro obiettivi personali o professionali, oppure interpretano una critica altrui come una delegittimazione personale. Le critiche vanno ascoltate se costruttive, ossia utili per crescere, e vanno fatte scivolare via se distruttive, ovvero volte a negare la nostra identità. E’ difficile prendere la giusta distanza e saperle riconoscere, ma è vitale.
  • Il peggiore di tutti? “non valgo abbastanza, non sono all’altezza, non lo merito”. E’ il pensiero più dannoso perché ci impedisce di apprezzare e sfruttare tutte le nostre capacità e i nostri talenti e perché ha una connotazione identitaria, cioè più che un pensiero legato a un obiettivo o un comportamente specifico, mina alla base la nostra autostima.

Gli uomini invece vi diranno più spesso che

  • “E’ impossibile” (e quindi se penso che sia impossibile, non ci provo nemmeno. L’antidoto è chiedersi: come potrebbe essere possibile?)
  • “E’ inutile, non ne vale la pena” (e quindi neanche desiderabile) – spesso questo nasconde una miopia, una mancanza di risolutezza, e una visione troppo di breve termine. Chiedersi quindi: come potrebbe essere utile e desiderabile?
  • Non dipende da me (alcune persone hanno una capacità magistrale di trovare scuse).  A questo punto lo avete capito, anche questo scoglio si supera ponendosi la giusta domanda  (“in che modo sono responsabile?”)

Questo modo di interrogarsi e “farsi coaching” è una grandissima rogna e  una seccatura, non neghiamolo, perché non lascia mai in pace i nostri pensieri più comodi,  e li questiona continuamente. Che vi devo dire:  settembre ispira….

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Una lettura tra tante: “Niente scuse” di W. Dyer

2 Risposte per “Contro i pensieri limitanti”

  1. mammachetesta scrive:

    Ahahahahah! Mio marito è una donna! Lo dico sempre io :-D
    Scherzi a parte io più che pensieri autolimitanti ho il “Chi? IO? Ma davvero?” e l’ansia da prestazione. Quindi forse sono la donna-tipo-2 più che altro.
    Però hai ragione: il 90% delle volte ci freghiamo con le nostre mani.

  2. Flavia scrive:

    beh, un “chi, io, ma davvero?” se non contrastato efficacemente, rischia di sconfinare nel terzo tipo! ma non credo proprio che sia il tuo caso. :)


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