Marketing della bancarella – 1

Pubblicato il 11 luglio 2012 da Flavia

Detto così, sembrerebbe una definizione dispregiativa. E invece è la forma di marketing più autentica e raffinata che abbia mai visto in azione.  Si accompagna a una buona dose di lavoro intellettuale ma anche (e soprattutto) di fatica fisica, che non guasta.

Se dicessi marketing della conversazione-sul-mercato, o marketing  stand&display, o marketing della comunicazione 1-to-1 o comunicazione tailor-made, suonerebbe molto più figo, ma tant’è: ho fatto un’esperienza  (da assistente) in un vero mercato, proprio quello sulla piazza del paese, e ve la voglio raccontare perché è una di quelle esperienze vere e dure, che hanno sempre molto da insegnare.

Un lavoro da duri

Innanzi tutto  la sveglia è prima delle sei, anche se è sabato o domenica. Ci attende la prossima piazza, dove i posti sono stati assegnati per l’intera stagione e al limite verranno riempiti sul momento, in caso di assenze, con i numeretti presi in ordine di arrivo.  Si manovra al millimetro il furgone, si sgancia il rimorchio e si monta lo stand. Ora, voi sapreste aprire un ombrellone di quelli? Io no. La base è di acciaio massiccio e ha delle pale che si aprono a terra con fragore metallico, e se per caso ti prendono dentro un dito te lo maciullano. Poi, per sollevare e infilare l’ombrellone nella suddetta base mi sento così piccola e debole,  che ho bisogno di aiuto. Quando invece si richiude e si estrae,  bisogna trattenerlo bene con una mano in alto perché la prima volta che l’ho fatto me lo stavo issando direttamente in spalla, senza calcolare il contraccolpo del peso e la spinta all’indietro che avrei ricevuto, e stavo partendo per la tangente io, il malefico ombrello, e tutto quanto mi stava attorno. Poi si passa ai tavoli, quelli invece sono leggerissimi. Poi si coprono i tavoli con un tappetino di vera-erba- sintetica, e sopra si sistemano un po’ di ceste.
A questo punto di solito  si va a prendere un  caffè, e  si scambiano convenevoli con tutti quelli là intorno, che si conoscono da anni.
Poi si passa a scaricare le casse di prodotti e materiali vari dal furgone: ognuna conterrà  dai dieci ai venti chili di roba, insomma altro che la palestra con le signore truccate e lo smalto alle unghie e le ripetizioni coi manubri da tre o quattro chili. Qua bisogna ricordarsi di alzare i pesi con le gambe e non con le braccia e la  schiena, se no ci si strappa sul serio.

Display

Ora viene un’altra parte educativa, quella del pensiero strategico: come disporre la merce. Qual è il flusso della gente, da dove arriverà? Ecco, se vengono da , allora la varietà di prodotto più originale e attraente andrà piazzata qua, per intercettare la pupilla. Avrei dovuto saperlo bene, che il display mica viene fatto a caso: cavolo, ho avuto a che fare per 15 anni con il largo consumo, il category management  e il piano degli scaffali di iper e super, eppure la strategia espositiva qui è così viva, diretta e immediata che mi impressiona. Non è frutto di un planogram al computer,  è puro istinto, un orientamento spaziale automatico dopo  anni di esperienza.
E così prendiamo il prodotto dalle casse, e lo mettiamo in bella mostra. Le forme corte e lunghe, tonde o rette devono alternarsi,  l’occhio deve saltare dall’una all’altra provando piacere, sia per l’insieme sia per il particolare. C’è molta estetica e vera bellezza in questi gesti.
Infine i cartelli con i prezzi, e le decorazioni tipiche. Fatto, e sono le nove.  Magari ci sta un altro caffè, perché la giornata deve ancora iniziare. E piano piano comincia il passeggio, lento e multiforme, dei visitatori del mercato: sono tutti i tuoi potenziali acquirenti. Dai primi anticipatari, ai picchi delle undici, potrei farci un grafico.

(continua)

3 Risposte per “Marketing della bancarella – 1”

  1. mammachetesta scrive:

    Fantastico!!!!
    Davvero, da queste esperienze faticose e apparentemente banali in realtà ci sono da imparare cose eccezionali.

  2. Flavia scrive:

    sì, sapessi. altro che banali!!!

  3. mammadifretta scrive:

    si, una vera scuola, mio padre ha fatto (anche) l’ambulante, vendeva frutta. Appena gli toccavo il mandarino più grosso m tranciava le mani-.-
    quando si dice l’apparenza è sostanza :)


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