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La vita segreta degli oggetti

Pubblicato il 12 giugno 2012 da Flavia

Capita di recuperare uno zaino, tirandolo fuori da un sottoscala umido, e trovarlo pieno di cose ammuffite, tante piccole cose abbandonate che lui ha lasciato là ad accumularsi negli anni. Un’agendina, due foto tessera, monete, un’infinità di scontrini e carte d’imbarco, di fogli, penne e matite.
E’ una cosa che mi meraviglia profondamente.
Non dimentico mai niente  in fondo a una borsa: mi sembrerebbe triste, e di solito scelgo con cura una collocazione onorevole anche ai più piccoli oggetti, per non riservare loro la crudeltà dell’0blio e dell’abbandono, e per prolungare la loro vita utile il più possibile. Vita in senso funzionale o in senso emotivo, si intende.  Per questo adoro le borse (no, non le borse, diciamocelo: le cartelle da lavoro e i porta laptop, per essere precisi), quelle piene di tasche, zip e scomparti grandi e piccoli, e millimetrici elastici per le penne, o addirittura il moschettone per le chiavi. Mi fanno impazzire tutti questi dettagli.
(Piquadro dovrebbe conoscermi, vorrei inventare per loro LA borsa perfetta. Quella che ti consente di trovare qualunque cosa con UNA sola mano, quello è il golden standard che secondo me ancora nessuno ha raggiunto.)

Ho un’attenzione che definirei leggermente eccessiva, e una memoria sorprendentemente nitida per gli oggetti che scelgo di conservare, a cui sono rimasti attaccati tanti piccoli pezzi di giorni passati. Tutte le penne degli alberghi che riempiono varie tazze, anche se non scrivono più. Tutti i bigliettini dei locali di Roma, Milano, Atene, Londra, e giri  vari per il mondo e infine Roma di nuovo, stratificati in una grande coppa centrotavola, posizionata su una mensola. Gli strati più bassi risalgono a varie vite precedenti, ormai. Recuperarli avrebbe il valore di uno scavo archeologico, perché so che, anche se sono centinaia, di ognuno ricordo esattamente dove l’ho preso. Quando Marisa ha preso l’iniziativa di svuotare quella coppa per spolverarla e li ha rimessi dentro a caso, creando mucchi sgradevoli ed erratici di tutte le mie città e i miei incontri, è stato come se il mio universo si fosse ribaltato.
Al di la’ di questi pochi innocui collezionismi, il punto – credo – è che ho un profondo rispetto per tutti gli oggetti. Penso che abbiano una funzione, uno scopo nella loro vita, anche solo quello di accompagnarci in qualche momento particolare. La tazza della colazione ha un’origine peculiare, me la diede un gentilissimo signore toscano, addetto alle promozioni in P&G, che stava studiando campioni per le raccolte punti. Ogni tanto uso quella di Starbucks comprata a New York, ma niente è carico di significato quanto quella tazza made in Romania passata dalle mani di un saggio, quasi pensionato, a una ragazzina neoassunta.

Oggi la visione dei giocattoli divisi in parti che avrebbero avuto una funzione complementare, e che invece è sicuro che non si incontreranno mai più, smarrite in un mare indistinto che confonde tutto, è una vera sofferenza. Per non parlare dei pennarelli orfani di tappo, decine e decine di povere anime sparse, usate e gettate via nel purgatorio (se solo si sapesse dov’è il purgatorio dei tappi, anche?)

Negli ultimi due o tre anni, da quando ho un ufficio in casa, ho sviluppato una certezza su me stessa: rimettere in ordine documenti, proprio l’atto fisico di metterli in cartelline e scriverci sopra un titolo, mi calma l’ansia e mi aiuta a riprendere il controllo. Mi riporta all’infanzia, quando giocavo a spillare i fogli dei blocchi di mio padre, quelli gialli con l’intestazione “Ferrovie dello Stato” e vi nascondevo “documeni importanti” e “certificati di proprietà”.
È una bella sensazione quella di un foglio che trova il suo posto per quando ne avrai bisogno, o anche no, e ormai quando sono nervosa lo faccio senza accorgemene, come un fumatore che se ne accende una. Ma per fortuna  non lo faccio venti volte al giorno…

Ps a Voi che trovate oggettini vari (blocchetti di post it, temperamatite, biglietti da visita) impercettibilmente spostati nel nostro ufficio di Milano.. Magari  non lo avete notato nemmeno, ma sappiatelo, è più forte di me.

10 Risposte per “La vita segreta degli oggetti”

  1. silvietta scrive:

    “rimettere in ordine documenti, proprio l’atto fisico di metterli in cartelline e scriverci sopra un titolo, mi calma l’ansia e mi aiuta a riprendere il controllo. Mi riporta all’infanzia, quando giocavo a spillare i fogli dei blocchi di mio padre, quelli gialli con l’intestazione “Ferrovie dello Stato” e vi nascondevo “documeni importanti” e “certificati di proprietà”.
    È una bella sensazione quella di un foglio che trova il suo posto per quando ne avrai bisogno, o anche no, e ormai quando sono nervosa lo faccio senza accorgemene, come un fumatore che se ne accende una. Ma per fortuna non lo faccio venti volte al giorno…”

    ora ho la certezza di avere in comune con te più di quanto non si riesca a immaginare dalle nostre short bio.

    per me fare ordine è un massaggio all’anima, un gesto per i pensieri, una cura per le emozioni… oltre che un ottimo modo per lavorare meglio. come mi hanno detto: un’organizzazione con passione!

    buona notte!

  2. mammachetesta scrive:

    Io penso proprio che gli oggetti abbiano un’anima e quando mi decido a fare finalmente pulizia mi sento in colpa.
    La camicia di forza la vorrei lilla grazie! :-D
    Comunque per la cronaca il purgatorio dei tappi spersi è insieme a quello dei calzini spaiati.

    • Flavia scrive:

      Giusto! Non volevo dire che sono sempre ordinata, anche se può passare questo, e una storia a parte è la mia patologica tendenza a dimenticare il telefono o altre cose indispensabili in giro.
      Inoltre online sono incapace di tenere le cose con un criterio rigoroso, a parte una sfilza di cartelle di email, forse proprio perché non sono oggetti fisici? Mm, ci penso.

  3. Pentapata scrive:

    sono la regina del caos, non butta mai nulla e men che meno riordino, mio padre diceva che la pila è la mia cifra archittetonica.
    se mi si affida qualcosa lo sgualicirò ma lo ritrovo, se c’è bisogno che sia perfetto e lo sgualcito disturba, lascio la mano agli ordinati.
    Le ansie di controllo io non le conosco :-)

  4. roberta scrive:

    oddio, mi sento un mostro!
    odio mettere in ordine e l’unico modo che conosco per farlo è buttare tutto o quasi.
    non ho nessuna affezione per gli oggetti e non capirò mai mia figlia che quando vede qualcosa nella spazzatura ha le lacrime agli occhi e dice “poverino, pensa come soffre!”.
    vivessi da sola credo che la mia casa assomiglierebbe a un monastero, quasi priva di oggetti. invece vivo con due che non butterebbero via neanche i calzini bucati :(
    ma probabilmente sono io che non sono tanto normale…
    r

    • Isa scrive:

      Roberta, ti rassicuro: non sei un mostro e non sei sola! lol
      Come te, ho poca affezione per gli oggetti (ci sono alcune eccezioni, of course: libri, penne, oggetti che hanno un valore sentimentale, cose cosi’) … Come è stato detto: Viva le differenze! :)

  5. Manu Acrobata scrive:

    Quindi ora in quella grande coppa di bigliettini c’è anche quello placato argento “per signore” dello scugnizzo napoletano??? :-)

    • Flavia scrive:

      In realtà, da quando la coppa straripa, alcuni hanno cominciato a depositarsi su un vassoio… :)) e quello merita senz’altro un posto speciale in bella vista!


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