La responsabilità di una classe dirigente

Pubblicato il 17 giugno 2012 da Flavia

Titolo sicuramente troppo pretenzioso. Ma è quello su cui mi sto interrogando.

Giorni fa ho captato una notizia secondo cui (confesso, non mi andava molto di approfondire) la Terra sarebbe vicina al “tipping point” , il punto di non ritorno del collasso ambientale. E dire che per me il tipping point era un concetto positivo di marketing, un entusiasmante contagio sociale.
Ieri  poi ho sentito Monti dire che, nonostante ci siamo allontanati dall’orlo del precipizio, il cratere si sta allargando e ci insegue per inghiottirci. Immagine molto efficace, non c’è che dire.
Ogni mattina dopo aver accompagnato i bambini a scuola accendo la radio e mi ricordano puntualmente che siamo in recessione (e ho capito! …Gli rispondo pure a voce alta); poi il servizio sui mercati e sullo spread è seguito immediatamente dalle notizie sul calcio, in cui lo speaker riesce a passare da un registro all’altro con una leggerezza che mi lascia sconcertata.  Ma non stavamo fallendo? Ma sì, sentiamo cosa ha detto Buffon.
Fa sempre bene ricordare che fino a pochissimo tempo fa qualcuno ci raccontava le barzellette, parlava di gnocca un giorno sì e un altro pure, e proclamava che la crisi era il lamento dei portasfiga, pensando bene a rallegrarsi nel frattempo con  festini  e prostitute.

E di fronte alle sofferenze di tanti nuovi poveri, ai terremoti, agli attentati di queste ultime settimane, a un sistema economico in loop in cui più tasse deprimono i consumi che deprimono il gettito delle tasse e quindi c’è bisogno di nuove tasse, che quadro della maturità del mio paese mi si disegna dai sondaggi? Consensi in calo per il governo (e certo, e che ci aspettavamo, che si risolvesse tutto in sei mesi) e in fortissima crescita per Grillo. Grillo, dico.

Scusatemi, ma io comincio a credere che questa democrazia sia dello tesso spessore dei “like” di Facebook e sia ormai priva di senso esattamente come l’economia basata sul profitto a breve.
Scusatemi,  ma non voglio che a decidere la prossima classe politica sia il voto di un popolo che ancora, per la stragrande maggioranza che vedo intorno a me, non mette la cintura ai suoi bambini in auto. E questo è solo il primo esempio che mi viene in mente.  Sarai pure un impiegato, un laureato, avrai pure un master  guarda, ma resti un ignorante, un irresponsabile, un analfabeta.  E gli analfabeti non dovrebbero votare. Perché se fai questo  con  la vita di tuo figlio, che cosa mai te ne fregherà dell’aria che respiriamo, del nostro patrimonio culturale, delle risorse naturali, della salute, dell’agenda digitale, e in generale della crescita culturale di una collettività?

Mi interrogo non solo sulla corruzione e sul senso della legalità, su cui da troppo tempo mi sento arresa, disarmata, rassegnata. No, mi interrogo proprio sull’essenza stessa della democrazia.  Ci siamo detti che un team di tecnici era necessario proprio per liberare il governo dall’incapacità di prendere provvedimenti impopolari: nessuno, “eletto dal popolo”, avrebbe avuto il coraggio di attuarli. Bella storia, questo ricatto elettorale, bel concetto di responsabilità.
(E così, avendo evitato  il suicidio politico, gli stessi signori saranno pronti a ripresentarsi alla prossima occasione,  dopo aver smantellato il governo di tecnici a colpi di demagogia, e in testa ci sarà di nuovo il buffone di cui sopra, aspirante senza alcuna vergogna alla presidenza della Repubblica.)

Ok, provo a fare il mio punto: credo che la responsabilità di una classe dirigente sia quella di educare una massa di ignoranti. O meglio, detto in termini meno politicamente scorretti, quella di promuovere il progresso attraverso lo sviluppo di una consapevolezza che ai più manca.  Ci sono certi salti culturali che non possono aspettare un’evoluzione naturale, per cui i primi illuminati piano piano si portano appresso il resto della massa. No. In questo modo stiamo ancora qui a parlare del ruolo delle donne e della vera parità (sì, nel 2012, ancora la stiamo aspettando).  A un concetto di famiglia degna di valore e rispetto  per l’amore che è in grado di dare,  e non per quello che ci predicano dal Vaticano, quando ci arriveremo?  E come si può lavorare sulla connettività, sulle smart city, in un paese di vecchi che non sanno neanche cosa sia internet?

Non ho la competenza  per immaginare come vada riorentata e risanata una politica macroeconomica in una situazione come quella che stiamo vivendo, ma ho un po’ d’umiltà e  di esperienza per ritenere che solo qualcuno con una visione superiore, una determinazione su quello che è meglio per tutti, guidata dall’intelligenza strategica, dall’onestà intellettuale, e da una superiore capacità di lettura dei dati, e non dal calcolo personale, può e deve rappresentarmi. Esattamente come sceglierei  qualcuno alla guida di una mia azienda.  Non certo per la popolarità, ma per la candida bravura.

Scrive De Masi in “Ozio creativo”, citando Touraine, che esiste una classe “dominante” che si preoccupa solo di conservare i privilegi acquisiti, e una classe “dirigente” che pensa al futuro, così come ad essa si contrappone un atteggiamento “difensivo” di chi vuole solo proteggere i diritti acquisiti, oppure uno “propositivo” di chi fa dei piani alternativi. La differenza non è essere al potere o all’opposizione, ma saper fare dei piani.
E noi cosa abbiamo imparato? A credere a… Grillo?
Ma governo dei tecnici tutta la vita.

7 Risposte per “La responsabilità di una classe dirigente”

  1. Patrizia scrive:

    Cara Flavia,

    concordo con buona parte delle tue riflessioni. Non con le conclusioni.
    La mia personale conclusione, scaturita dalla medesima rabbia è: “Sii tu stesso il cambiamento che vuoi”.

    NO ai tecnici se sono l’espressione di uno strapotere economico che supera di gran lunga il potere politico: banche e istituzioni finanziarie che sono corresponsabili dello sfacelo. Dove sono stati i super tecnici fino ad ora se non a fianco della stessa classe politica ad alimentare un sistema folle senza alcun senso di responsabilità COLLETTIVO?

    NO a Grillo inteso come la soluzione che arriva dall’alto.

    SI alla rivoluzione suggerita da Grillo e portata avanti dai cittadini. In due parole? Per troppi anni partecipazione politica è stata per noi, cittadini onesti: vado a votare e poi ci ripenso fra 5 anni. Purtroppo difficile che possa rappresentare i miei interessi qualcuno che ha dichiaratamente interessi opposti al benessere collettivo (interesse della finanza mondiale e delle banche versus interesse della collettività).
    Siccome non vedo nessuno che possa rappresentarmi, io scelgo di essere cittadina attiva, e, se non riuscirò a candidarmi, ho già iniziato a stare col fiato sul collo dei politici a me più vicini, comune e provincia.
    Ho seguito da vicino un gruppo di grillini che ha appena conquistato un seggio del consiglio comunale di un paese vicino al mio. Vorrei che tutti coloro che giudicano con facilità il “grillismo” li vedessero lavorare.
    Gente normale, che anziché andare in palestra o all’aperitivo, dopo il lavoro si incontra per studiare, discutere, ragionare di rifiuti, piano territoriale, gestione del bilancio. Gente che ha smesso di fare politica dal PC o da Facebook, e si è rimboccata le maniche. La politica più bella, altro che antipolitica!! E quale migliore democrazia: le decisioni non le prende Grillo (che a malapena sa chi sono questi ragazzi!!), ma il gruppo.
    Il consigliere è solo portavoce di un gruppo, che segue da vicino i lavori e concorda in che modo rappresentare gli interessi dei cittadini (contro gli interessi dei soliti polticantes ammanicati…Ecco tu parli di responsabilità. Io guardo con ammirazione chi anziché predicare bene si è assunto in prima persona la enorme responsabilità di gestire il proprio territorio. Rinunciando ai rimborsi faraonici. Con la massima trasparenza. E che fra massimo due mandati andrà a casa, perché i politici di professione sono una piaga della società.

    Ora io davvero mi chiedo perché la gente inorridisca su Grillo, senza magari aver nemmeno letto il programma e senza rendersi conto della straordinaria novità
    che il suo movimento rappresenta…

    Ecco, ci tenevo solo a portarti la mia esperienza.

    Il debito pubblico non è saldabile. L’Euro è un fallimento, e ci stanno pigliando per il…. Non ci sono soldi per garantire una vita dignitosa ai cittadini, ma ogni giorno vengono trovati magicamente miliardi per salvare la Spagna, la Grecia, le banche, le istituzioni finanziarie. Ecco, senza voler tornare al governo Nani & Burlesque, io però di una competenza al servizio dei poteri forti ne faccio volentieri a meno.

  2. alfredo scrive:

    Monti fa il suo lavoro,non può ignorare berlusconi che per suoi interessi lo sorregge,il governo Monti difende gli interessi della casta politica che in Italia vo è sempre stata.Gli status dei cittadini sono ifnorati perchè dominano poteri forti e caste politiche e sociali,grillo rappresenta non il nuovo ma ciò che desiderano i cittadini cui da tempo è stato imposto il coprifuoco.Chi può rappresentare il futuro del Paese ossia i Giovani?Occorrerebbe un movimento europeo o globale degli indignados che dovrebbero faticare a lungo per farsi strada mancando di un potere economico.Non vi può essere una risposta solo le urne ,se non manipolate,potranno ndare una risposta alle Istituzioni

  3. Flavia scrive:

    Sollevi un punto importante che è la micro-gestione attraverso le amministrazioni locali, e la partecipazione delle persone attive sul territorio. Su quel tipo di impegno, sono d’accordissimo con te e ammiro chi si dà da dare e conduce le sue battaglie (come te del resto!). La mia riflessione e sconforto su Grillo riguardava l’economia nazionale e sovranazionale, e le grandi questioni sul futuro.

  4. Sono daccordo con Patrizia, del resto sono uno di quelli che a Parma ha dato il suo voto, sempre dato a sinistra, al M5S. Senza esitazioni e con il rammarico di non averli conosciuti e riconosciuti prima. Identificandomi completamente con il loro programma, fatto di buon senso e poco più.
    Personalmente vivo l’attuale situazione con un grande senso colpa, in particolare verso i miei figli.
    Al timone dovrebbe esserci la mia generazione, quella dei quarantenni… ma non è così.
    Noi siamo la generazione delle eccellenze, tanto rare quanto stupefacenti.
    Noi siamo la generazione del boom economico, abbiamo cazzeggiato negli anni ottanta, dormito negli anni novanta, cantato le lodi a Silvio nel primo decennio del nuovo millennio.
    Poi ognuno potrà dire di essere diverso e “mettere le cinture al bambino”. Anch’io mi sento così e allora riconosco che quelli come noi frequentano solo quelli giusti, non diffondono la cultura di un vivere collettivo, del bene comune. Ce la raccontiamo tra fedellissimi, ci diamo ragione uno con l’altro e ci accontentiamo.
    Non amo Grillo, non mi piace quello che dice e nemmeno come lo dice.
    Mi piacciono i grillini, non come gruppo ma come categoria antropologica che non ha paura di sporcarsi le mani. Mi piacciono i trentenni mossi da una incazzatura senza precedenti.
    Intanto spero che mio figlio, di 18 anni, possa trovare posto in una università all’estero… Anche molto lontano da qui. Sperando che poi trovi la voglia di tornare e di fare.

  5. Flavia scrive:

    sono contenta di aver aperto una riflessione nuova da queste parti :) (nel senso non che non ci pensassi, ma preferivo tenermi queste cose per me) e vi ascolto con grande attenzione. Anch’io Alessio vorrei che i miei figli andassero all’estero, ma anche questo mi fa sentire in colpa..


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