Una scrittura femminile (nient’affatto pallida)

Pubblicato il 07 maggio 2012 da Calamity Jane

Tutto quello che avreste sempre voluto sapere sulla conciliazione tra famiglia e lavoro, e non avevate mai osato chiedere. Potrebbe essere questo il sottotitolo del libro di Luisa Adani, intitolato “Ma come fai”, pubblicato a Febbraio per i tipi del Sole 24 ore. Un libro che, pur consapevole di quanto l’Italia non sia un paese per madri che lavorano, parte da un presupposto diverso: “per evitare di trovarsi a lavorare con più fatica e meno soddisfazione, strangolate da tempi impossibili, è indispensabile definire un progetto professionale rispettoso sia delle proprie capacità e ambizioni sia delle esigenze personali”.

Come fare? Il libro, che si pone come un vademecum completo, lo spiega in maniera esaustiva e affidabile: e questo non solo perché Luisa è esperta di gestione del personale, forte di dieci anni nelle direzioni HR e poi consulente per la carriera e il lavoro per vent’anni; ma perché la sua è una scrittura accogliente, generosa, che sposa quello che ha imparato, e poi insegnato, con le voci e le testimonianze di tanti altri, che la avvolgono e la rafforzano. Una scrittura femminile, insomma, nient’affatto pallida: un modo di trasmettere informazioni che è anche un metodo per farlo con autorevole delicatezza, senza mai eccedere.

Tra le persone interpellate ci sono tante conoscenze familiari per chi si interessa di conciliazione: da Maria Cimarelli di Working Mothers Italy a Serena di GenitoriCrescono, alle consulenti di Moms@work. E ci sono anch’io, che volentieri ho accettato l’invito di Luisa a individuare i suggerimenti più importanti da dare alle donne che puntano al doppio sì – per dirla con le amiche della Libreria delle Donne di Milano -, e non alla “doppia rinuncia”. Avere fiducia, non sentirsi in difetto, non tacere, non confondere diritti e facoltà, e soprattutto sentirsi sempre unici: questi i punti che ho scelto di dettagliare, forse semplici, ma secondo me fondamentali per farcela.

Anche per questo mi sento di consigliare la lettura del libro a tutte le donne-madri-lavoratrici: da quelle che, come scrive Luisa, “sono a casa in maternità”, e che possono sfruttare il periodo di assenza per impostare ex novo il loro progetto lavorativo, a quelle che “lavorano e stanno riflettendo su cosa fare quando avranno un figlio”; da quelle che “sono tornate al lavoro e non ce la fanno più” a quelle che “desiderano riproporsi sul mercato del lavoro dopo essersi assentate”; fino a quelle che “cercano il primo lavoro, e che si troveranno, più di altre, barriere di pregiudizi da superare”. A tutte loro vanno non solo le parole utili, competenti, incoraggianti dell’autrice; ma quelle di tutti i testimoni che Luisa ha interpellato, da cui arriva alle lettrici (e perché no, anche ai lettori) il più grande in bocca al lupo per il loro percorso di conciliazione.

3 Risposte per “Una scrittura femminile (nient’affatto pallida)”

  1. Isa scrive:

    Interessante. Grazie!

  2. paola scrive:

    ciao io non ho letto il libro ma lo leggerò sicuramente, ho sempre voluto conciliare il ruolo di mamma con quello di lavoratrice e mi sono sforzata in tutti i modi per farlo: oggi ho 34 anni, 5 figli e svolgo la libera professione come psicopedagogista, dormo davvero molto poco per riuscire a conciliare tutto ma non mi pesa perchè sono felice della mia vita, sono felice del mio lavoro che comunque è molto impegnativo e sono poi felice di tornare a casa con mio marito ed i miei cinque pargoli che sono molto impegnativi anche loro, è difficile è stancante ma se focessi la mamma a tempo pieno sarei sicuramente insoddisfatta e trasmetterei questa mia insoddisfazione ai miei figli. ciao ciao

  3. Flavia scrive:

    Ciao Paola, grazie di essere passata e COMPLIMENTI per i 5 a 34, complimenti davvero!


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