Bisogni e motivazioni

Pubblicato il 28 maggio 2012 da Flavia

Mi imbatto ultimamente in vari articoli che parlano di motivazione, argomento che spesso mi incuriosisce (e mi appassiono analizzando gli alti e bassi della mia).

Si distingue tra motivazioni esterne (o condizionali) e motivazioni interne. Le motivazioni esterne sono premi e ricompense (i voti scolastici, una gratifica economica) e funzionano bene per compiti esecutivi, poco complessi, poco creativi: “se fai questo bene, otterrai una ricompensa”. Quelle interne invece fanno sì che il lavoro che svolgiamo sia esso stesso una  gratifica. Ci piace, ci interessa, ci soddisfa – in sè. La motivazione intrinseca, dicono gli studiosi, si determina quando c’è autonomia nell’azione, sfida e miglioramento continuo delle proprie abilità. Ma soprattutto la motivazione interna è data dal senso di uno scopo.
Autonomia: non sono eterodiretto, non eseguo ordini, so cosa voglio fare, e posso decidere come farlo seguendo le mie priorità. Sfida: voglio provare una cosa mai fatta prima. Mastery: più faccio cose nuove, più le faccio in autonomia, più imparo, più divento bravo in quello che faccio. Tutto questo ci motiva.

Ma il senso di uno scopo, cioè che quello che facciamo serva a qualcosa (voi come lo definireste altrimenti? E se non siamo credenti, che scopo troviamo in questa vita che non ci appaia comunque piccolo ed effimero rispetto alla sua caducità?), è la vera chiave di tutto.  Io lo chiamo risultato, in una prospettiva molto pragmatica, molto terra-terra. Quando ho bisogno di fare, di decidere e di fare, di provare e sentirmi libera di sbagliare, questo orientamento fortissimo genera almeno tanta frequente ostilità e repulsione negli altri, quanto sporadico apprezzamento o sintonia. E’ una caratteristica che si odia o si ama, più spesso si odia, più spesso sono le donne ad odiarla.

Salto avanti. Le nostre narrazioni ci rappresentano, ci aiutano a vivere molteplici identità, a costruire scenari futuri, a fare pace con le nostre storie del passato, a capire il nostro scopo. Ma non necessariamente alto ed esistenziale, dico, anche lo scopo delle prossime tre settimane.

Abbiamo bisogno di narrare eppure non sempre siamo motivati a farlo. Ci bloccano le relazioni, le dipendenze emotive,  il bisogno di apprezzamento. Ma il confronto con gli altri (inteso non solo come discussione, ma come paragone con chi ci sembra migliore) non è in sè uno scopo, è  solo un mezzo per chiarirsi e fare meglio le cose. Penso che in nessun caso la costruzione della nostra storia debba dipendere da una gratifica esterna come un numero di  consensi. Il timore di un giudizio negativo non dovrebbe mai impedirci di esprimerci.  E nemmeno penso che l’ottimismo sia un imperativo quando ci esprimiamo: il realismo lo è piuttosto.

Purpose beyond pleasing. Provate a dire a qualcuno, anche molto vicino, a cui tenete moltissimo: “non mi interessa piacerti, mi interessa perseguire uno scopo” e vedete cosa succede. Prendetevi la vostra dose di disprezzo e altre cose orribili. Sentitevi una donna o una persona sbagliata. Ma se ci credete, in quello scopo, allora andate avanti. Credeteci e andate avanti: con tutte le mie benedizioni.

6 Risposte per “Bisogni e motivazioni”

  1. Carolina scrive:

    Che dire? Clap clap clap :-)

    • Chandra scrive:

      Ciao,sono una laureanda della faclote0 di teorie e tecnologia della comunicazione e lavoro in una web agency che si occupa principalmente di turismo. Sto scrivendo la tesi proprio sull’argomento trattato in questo articolo. Potresti consigliarmi qualche lettura e indicarmi dove hai preso questi dati?GrazieElenaVA:F [1.9.11_1134]please wait…VA:F [1.9.11_1134](from 0 votes)

  2. alessandra scrive:

    Ok, in linea di massima. Per me però funziona un pò meglio così: non mi interessa piacerti (e quindi assecondarti) ad ogni costo, mi interessa perseguire uno scopo che credo sia valido. Poiché però anche tu mi “interessi” (perché sei mio marito, il mio capo, mio figlio, mia madre, la mia vicina di casa, la mia migliore amica ecc. e quindi, per scelta per amore o per necessità ho a che fare con te) vorrei fare di tutto per acquisire il tuo consenso (o supporto)nel perseguimento del mio scopo. Poi se non ti convince, pazienza, io andrò avanti. Che ne dici? Alessandra

  3. Flavia scrive:

    Si’, anche per me funziona cosi’..ma il rapporto tra motivazioni e relazioni e’ spesso complicatissimo e conflittuale, ci vuole una grande forza per non farsi travolgere e restare in sella. Le donne, che di solito si dicono “piu’ orientate alle relazioni”, molto spesso evitano i conflitti e sacrificano le motivazioni alle relazioni.

    • alessandra scrive:

      Hai centrato il problema: il rischio è proprio quello di sacrificare la motivazione alla relazione, e qualche volta mi è capitato, se la relazione in questione era troppo preziosa (in tutti i sensi possibili) per potermi permettere un secco “non mi interessa piacerti. stop.” Però le volte (ancora troppo poche, ma continuo a lavorarci) in cui ho “agganciato” bene motivazione e relazioni, il risultato è stato amplificato e la soddisfazione anche!

  4. Flavia scrive:

    Vedi Alessandra, io credo che quando quello che dà motivazione a te non è affatto lo stesso di chi ti sta accanto, l’unica possibile soluzione sia lasciarsi liberi di agire e rispettarsi. oppure lasciarsi e basta :) ma non rinunciare. il senso del mio post è che le nostre motivazioni, e le narrazioni con cui le articoliamo e le sosteniamo, non devono dipendere (nel significato di inferiorità, subalternità) dalle relazioni/dall’apprezzamento altrui. poi, in effetti, non so se ci fosse un senso ulteriore…..ultimamente vado un po’ a ruota libera.


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