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Sanremo e “il popolo della rete”

Pubblicato il 18 febbraio 2012 da Flavia

Per carità, non ho mai commentato Sanremo con tutto il suo seguito di polemiche a fini di audience, e mi rifiuto di cominciare a farlo.

Segnalo solo la 27ma ora sulla solita questione femminile.

Mi interessa però notare alcune dinamiche legate al web.

La massificazione e la sponsorizzazione: l’anno scorso eravamo in pochi a ridere come compagni di classe in pizzeria  per le battute su Fabebook. Mi sono inacidita e intristita io, o quest’anno non ho riso per niente? Non sto dicendo necessariamente che  peggiorano i contenuti, ma che il mio interesse è calato, e molto, perchè mi mancava la relazione. C’era troppo: Facebook (solo di sponda), siti con iniziative dedicate, twitter-moms & co., le inviate speciali, il sanremosocialcoso ufficiale (che vi confesso non so neanche cme funziona). Sono arrivati tutti e dovunque, e certo: il rumore intorno all’evento equivale per importanza al SuperBowl in USA. Stravince twitter, e non mi piace. Perché?

Perché il canale fa anche il messaggio. Notoriamente Twitter è l’urlo solitario al mondo, è lo speakers’ corner, non è una conversazione. Pochi riescono a usarlo per creare e mantenere relazioni, ma è certamente utile per fare molto altro. Notoriamente è anche luogo di VIP e snob terribili, di (leader?) e follower. Uniamo questo al livello veramente indecente dello spettacolo offerto, e il risultato è devastante.  La macchina televisiva getta la carne, la macchina del fango digitale azzanna strappandosi l’uno con l’altro i brandelli. Per un po’ sto al gioco ma poi mi rendo conto di una brutta cosa: se per caso in questo massacro si salva qualcosa (una nota, una voce, tutto sommato io amo le canzoni), il mio tweet potrebbe capitare accanto a quello dello strafigo che ci ha appena fatto una sputazzata di bile sopra. Sarà Sanremo che smuove gli istinti più bassi, ma il canale non mi dà l’impressione di parte illuminata e avanzata della rete in questa occasione. L’unico che forse mi rappresenta:


Il popolo della rete.
Mi sembra che gli old media abbiano ormai fiutato il business del web-washing (invece del green-washing) per fare pace con i new media (se non lo puoi sconfiggere, fattelo alleato): lo dice twitter!, lo dice Facebook!, quindi siamo moderni e tecnologici, siamo connessi, siamo in ascolto! Ma lo vogliamo capire che il popolo della rete non esiste? E’ ormai tutta la stessa gente. Una massa di ignoranti che invece del televoto usa il facebookvoto, sempre una massa di ignoranti rimane.

Urge ormai un modo per selezionare altamente fonti e attività in un mondo che, come osservavo con Nestore, si è ormai definitivamente massificato. Il prossimo grande trend è altro che Pinterest, suvvia. Sarà qualcuno in grado di portarmi a casa quel poco che, del popolo del web, mi interessa perché mi rappresenta davvero.

2 Risposte per “Sanremo e “il popolo della rete””

  1. Giuliana scrive:

    Ho fatto le stesse considerazioni circa la parcellizzazione dei commenti con altre persone: troppi spazi privati, fine della conversazione che l’anno scorso ci aveva fatto morire dal ridere. Sono meno d’accordo su twitter in generale: ok che è il socialcoso più broadcaster che ci sia, ma questo non inficia necessariamente la possibilità di instaurare una conversazione, dipende da come lo usi, da chi segui, da quanto sei disponibile ad accettare che uno dopo di te dica il contrario di quello che hai detto tu. Io, per dire, ieri ho preso un aperitivo tanto piacevole quanto imprevisto con una persona che non vedevo da tempo e che si trovava a Milano per caso e chiedeva chi fosse nei paraggi. Cosa che ti sono familiari, peraltro.
    Invece non posso che unirmi alla tua tristezza quando sento parlare del popolo della rete. Credo che, drammaticamente in anticipo sui tempi del mercato, che è ancora lì a chiedersi come rispondere a un commento negativo, vada ripensato tutto il modello di presenza sui social media, perché così com’è è chiaro che non funziona.

  2. Flavia scrive:

    c’è di più, nel senso che frega fino a un certo punto che il tweet dopo dica il contrario, quello in un normale mondo a più voci ci sta. Ma è che si ripropone pari pari il meccanismo del branco, e in più “per voce sola”! insomma non mi è piaciuto no. NOn twitter in sè, intendiamoci, che infatti è utile per molto altro, come dicevo. ma il suo uso nell’ambito dell’evento mediatico da “panem et circenses” (ultimamente ho molto in bocca questa espressione, ci sarà un perché)


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