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Perché credo nella creatività

Pubblicato il 12 gennaio 2012 da Flavia

Questa riflessione nasce da una mia irriverente risposta a mio figlio di sette anni, che peraltro oggi è a casa con una febbre altamente pretestuosa, prosegue attraverso una newsletter ricevuta tempo fa dalla sua scuola, che ho conservato, e infine culmina in un articolo su Nuovo e Utile proprio oggi.

L’articolo è questo, INTELLIGENZA E CREATIVITÀ: NON PROPRIO LA STESSA COSA

L’antefatto invece è questo: Pezzetto torna da scuola con un compito piuttosto impegnativo, che consiste nel chiedere a ciascun membro della famiglia “Tu in che cosa credi?” e scrivere le risposte. Non ero esattamente nella predisposizione di rispondergli amenità e ipocrisie tipo che credo in Dio, o nella bontà degli uomini, o nell’onestà.  Diciamo anzi francamente che ero furiosa. Così gli ho risposto con grande candore e sincerità che credo solo nella creatività. Lui non ha battuto ciglio, ha scritto “mom: creativity” sul suo quaderno, ha mormorato “ok. fatto!” ed è passato oltre. Non credo che abbia afferrato bene il concetto per cui dovrò tornarci su con lui, immagino.

La mia socia non ha mancato di farmi notare che sto condannando questo povero figlio ad anni di analisi, e che la creatività non è un valore ma una modalità. Abbiamo riso pensando che sono creativi anche alcuni sistemi per rapinare le banche o non pagare le tasse, cose che di questi tempi, per dirla tutta, ti fanno anche una certa simpatia.
Però nella sostanza della mia risposta – e nel modo in cui era formulata d’istinto – non sono d’accordo con questa discriminazione tra valori e modi: la creatività non è solo un modo di fare le cose ma deve diventare un modo di essere, ed è appunto un valore, se visto come indipendenza di spirito e libertà dalle gabbie del pensiero.

Mi viene in soccorso il promemoria della scuola con i suoi “comuni principi di educazione nella prima infanzia”:

- materie come matematica e arte non sono separate, i bambini imparano in modo integrato e non in compartimenti netti;
- ci sono determinati momenti in cui i bambini sono particolarmente capaci di imparare determinate cose;
- i bambini imparano al meglio quando si dà loro responsabilità, possibilità di commettere errori, prendere decisioni e fare scelte, e quando viene rispettata la loro autonomia;
- i bambini hanno bisogno che i loro sforzi vengano valorizzati;
- l’immaginazione, la creatività e tutti i comportamenti di tipo simbolico (scrivere, leggere, danzare, recitare, parlare, usare i numeri) si sviluppano quando le condizioni sono a loro favorevoli;
- quello che i bambini fanno, piuttosto che quello che non fanno, deve essere il punto di partenza dell’educazione.

Insomma la creatività come libertà di provare, come contrario delle costrizioni, mi sembra un modello educativo molto valido.

Spesso mi rimprovero di essere troppo direttiva con mio figlio, mi chiedo se riesco a passargli abbastanza il messaggio che esistono molti modi diversi di guardare alle cose, che non esiste una sola soluzione. Se per esempio lui comincia a seguire rituali fissi nel mettersi il pigiama la sera, mi manda in bestia e gli dico di non fissarsi, o almeno di rimanere aperto a  quello che gli sto dicendo. Riuscirò a dargli esempi concreti di creatività? Per usare le idee e le cose che ha intorno, in modo NON ovvio, per crearsi una propria strada, uscendo da quelle altrui. Chissà.

Intanto proviamo a fare questo esercizio: io mi sono identificata molto nella soluzione  n. 9, non giudicata particolarmente creativa a dire la verità. Una donna che è una “Vertical thinker who is Adaptive,” meaning someone who can synthesize a number of different ideas in a way that is appropriate to the situation.  Alice is idea-selective and is sequential, analytical, careful and precise; his or her focus is on redefining, elaborating, modifying, and improving a paradigm.” E allora per oggi mi chiamerò Alice.

11 Risposte per “Perché credo nella creatività”

  1. Lanterna scrive:

    Che strano che proprio oggi mi sia ritrovata a trattare lo stesso argomento sotto un altro punto di vista.
    Un’amica, creativa nelle attività manuali, oggi si lamentava perché invece in cose più “di spettacolo”, come teatro e canto, non riesce ad avere la stessa costanza e quindi a raggiungere buoni risultati (vedi alla voce “sindrome della rinunciataria per non essere delusa”).
    A parte la questione del rinunciare, le dicevo: sì, il fatto è anche che bisogna selezionare le cose creative che si vogliono fare, non si ha il tempo di fare tutto.
    E ci siamo messe a parlare di attività creative, tra donne che hanno quasi tutte lavori fissi non creativi, come se parlassimo di cucinare o andare in palestra: come di una cosa necessaria per stare bene, punto. Non discutibile e non sacrificabile, proprio perché i nostri lavori non sono creativi e per stare bene c’è bisogno di esserlo.
    In questo gruppo io sono la più vecchia (non solo anagraficamente, ma anche perché sono quella in coppia da più tempo, l’unica con figli) e mi ha fatto piacere sentire che, per la generazione appena dopo la mia, certi sacrifici non si pongono neppure.

    • Flavia scrive:

      quello che mi interessa approfondire nel tuo commento è: cosa differenzia un’attività creativa da una non creativa?

  2. my scrive:

    per me tutto e creativo. Anche in un ufficio. Per scovare il modo più veloce per risolvere un problema senza magari farsene accorgere dal cliente ci vuole creatività, per incastrare 60 lavori in sole 4 ore perchè lavori p.t. ci vuole creatività :-D, per incastrare nelle 3 ore libere da lavoro e figli la spesa, la commissione, la casa e un’ora di camminata al sole ci vuole creatività.

    o forse sto cercando di convincermi di questo visto che con le mani sono un disastro ;-)

    • Flavia scrive:

      sì My, sono d’accordo, e’ esattamente il senso del mio discorso: creatività come attitudine mentale, non (solo) come tendenze artistiche.

  3. Ma per riuscire a distinguere cosa è creativo e cosa no io sento il bisogno di dare una definizione di creatività.
    Non sono daccordo con chi dice che tutto è creativo, ma credo che tutto richieda la nostra capacità di astrazione per cercare soluzioni a problemi che appaiono sempre sotto una luce diversa che è il contesto in cui si manifestano.
    La capacità di astrazione possiamo chiamarla fantasia? Vedo in giro tantissima fantasia ma pochissima capacità di risolvere e dare risposte.
    Ecco allora la mia definizione di creatività: fantasia capace di raggiungere un obiettivo.
    Ammesso che a molti manca la fantasia, sottratta in buona parte da un sistema scolastico concepito per tarpare le ali e omologare, a chi ha avuto la forza e la fortuna di restare dei “fantasiosi” si puó insegnare ad essere creativi?
    Io me lo chiedo tutti i giorni guardando i miei figli a cui ripeto sempre che la libertà di pensiero – fantasia – è il loro tesoretto per la difesa del quale mi batto ogni giorno. Ma poi mi chiedo come aiutarli a trasformare questo tesoretto in energia creativa.
    Suggerimenti?

    • Flavia scrive:

      Caro Alessio, la definizione di creatività è una delle più difficili da dare. Qualcuno la chiama “caos organizzato”, qualcuno la identifica con la capacità di risolvere problemi producendo qualcosa di nuovo e di utile. A me piace la teoria delle associazioni, per cui la scintilla creativa nasce dall’unione di elementi improbabili, superando il pensiero verticale/analiticio che procede per cause ed effetto e “saltando di lato”. Ma senza l’utilità del risultato la creatività serve a poco, e rimane solo la fantasia e il sogno di cui, da genitori, dobbiamo tristemente ammettere che non si vive…..

  4. Silvia scrive:

    Sono d’accordo con My, anche per me tutto è creatività.
    Al lavoro, quando riesci trovare un modo diverso di fare una cosa “che si è sempre fatta così”, oppure quando velocizzi un processo. A casa, quando trovi una soluzione diversa dal solito per un problema o una difficoltà.
    E’ una sorta di pensiero divergente.
    Il problema? La stanchezza. Quando la stanchezza ti appanna il cervello e non riesci a metterlo in piedi, questo pensiero divergente.

  5. Ema scrive:

    Ma soprattutto… non è mica obbligatorio essere creative…
    Si può pure essere esecutrici anche quando si fa il sugo…che male c’è?

    • Flavia scrive:

      certo che si può essere solo esecutori, in alcune cose bisogna pur riposare il cervello (la creatività, come dice Silvia, è stancante) :) però se ci rifletti, quando siamo esecutori stiamo facendo in fondo qualcosa creato da altri. E io credo che per avere un equilibrio soddisfacente, le cose per noi più importanti dobbiamo crearcele da soli.

  6. alessandra scrive:

    io la creatività me la spiego in una frase che mi disse una volta mio padre “quando non sai più cosa fartene di una bottiglie, rompila e con i cocci facci qualcosa di nuovo”.

    Questo consiglio l’ho adattato a diverse situazioni in cui dalla materia base ho dovuto creare qualcosa di originale o dare un senso diverso.

    E quindi se sono poco creativa a livello artistico, credo di esserlo a livello mentale, come risorsa che tengo lì per i momenti in cui vuoi uscire dalla banalità o quando senti il bisogno di dare un nuovo senso a quello che stai facendo.


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