Il mio essere foolish

Pubblicato il 28 gennaio 2012 da Flavia

Conversazione di lavoro, dal famoso discorso di Steve Jobs.

“Stay hungry, stay foolish” – frase ormai passata alla storia e rimbalzata nelle nostre teste milioni di volte dopo la sua scomparsa lo scorso ottobre, fino a farci perdere la possibilità di capirla come se la ascoltassimo per la prima volta, e di applicarla quindi alla nostra realtà quotidiana. Complice il successo che ha avuto qui da noi la sua triste parodia napoletana, che ora diventa anche un libro, credo che l’espressione ci rimandi a un mondo di ambizioni (hungry) e di opportunità di business (grandi idee che cambiano la storia, lo studente che inventa Facebook) che in Italia purtroppo non ci è accessibile. Ma vorrei concentrarmi un attimo su quel FOOLISH.

Un giorno a pranzo qualcuno mi chiede perchè le sto dando tutte quelle idee, suggerimenti, spunti, dato che “oggi nessuno fa niente per niente”. La mia risposta suona come qualcosa del tipo: perchè se tu avrai successo metterai in moto un mondo che potrà far nascere nuove opportunità per tutti, anche per me. Perchè non penso al ritorno immediato ma a quello futuro. E se  in futuro succedesse che io non ne avessi  alcun ritorno, e tu invece avrai pur sempre  le mie idee?  E’ sempre possibile, certo, per questo sono foolish e lo faccio lo stesso. Ma se ci scambiamo una mela abbiamo sempre due mele, se ci scambiamo un’idea ora ne abbiamo quattro. E da questo nascono cose.

Foolish fa figo in inglese ma non dimentichiamo che in italiano significa stupido, banalmente: stupido, perché ingenuo, incapace di fare calcoli cinici, guidato da una certa visione del mondo in cui predomina sempre la passione e l’amore per quello che si fa, la purezza. Non è una visione molto italiana, diciamocelo pure. Altrove gli imprenditori accumulano startup nel loro percorso, passando da una idea “intrapresa” (e fallita, sì) a un’altra, e quel fallimento non è un disonore, è un’esperienza di cui può parlare come una ricchezza e da cui tutti possono imparare.

Foolish significa rimanere fedeli a un’idea nonostante le pressioni - Giorni fa ricevo una mail di un giovane marketer che fa delle considerazioni assolutamente condivisibili sul vero valore delle persone rispetto all’effimero gaming. Mi sono chiesta quanto ancora potrà resistere portando avanti quelle idee in uno spietato mondo aziendale, entro quando verrà riassorbito dal solito sistema che ci considera (noi consumatori, utenti) non come persone ma come numeri – di click e di fan da comprare un tot al kg.

Foolish significa essere frustrati - E’ facile ricevere collaborazione quando tutto va bene, prendersi i complimenti come “visionario, idealista”. Quando qualcosa va storto, il foolish diventa l’incapace, e deve mandare giù cose molto brutte come sarcasmo e discredito. Per questo è così difficile mantenersi foolish. Alla prima botta sui denti, lo spirito di sopravvivenza ci suggerisce con cattiveria ben altre strategie future. Come ho fatto, mi chiedo, dopo 15 anni di grandi aziende e arrivata a questa bella età, a rimanere così “stupida”? Come ho fatto a espormi così? Forse la risposta è che non avevo ancora preso un numero sufficiente di  botte, per quanto appaia incredibile per il mondo che ho frequentato.

L’ultima considerazione – quando le cose si fanno complicate, stressanti, estenuanti, nel lavoro come in tutto il resto entra in gioco la nostra visione primaria della vita. Le  metafore che applichiamo sono significative. Il brand manager che si sente come il criceto nella ruota e appiccica al muro la foto del criceto: così ogni giorno può iniziare con un bel pensiero positivo, no? O ancora  formiche in una bottiglia. Spalle al muro. Animali in gabbia. E soprattutto, dietro a tutto questo, lo schema interpretativo più forte di tutti, quello dei potenti che sfruttano i deboli, l’idea che ci sia sempre la fregatura, e quindi il fregante e il fregato. E’ uno schema interpretativo che si applica certo, spesso, a molte grandi realtà (i popoli del sud del mondo, lo sperpero delle risorse ambientali, la finanza e  le banche) ma che tuttavia qualcuno ha dimostrato che non è sempre valido (uno Yunus, per dire?) e che soprattutto NOI possiamo cambiare per i piccoli grandi progetti che ci riguardano e per i conflitti che ci coinvolgono.
Ecco: i consigli più potenti che ho ricevuto nella mia vita avevano sempre questo in comune. Mi facevano uscire dall’angolo in cui io stessa mi ero infilata con il mio schema interpretativo. La mappa non è il territorio, la mappa è il modo in cui noi vediamo il territorio.

E infine la bella metafora di Annamaria Testa (in “Farsi Capire”)
“Non bisogna dimenticare poi che l’intera faccenda può essere considerata  dal punto di vista del lanciare, da quello della freccetta, da quello del bersaglio o da quello della bambolina”.

Se vi sembra tutto molto bello e condivisibile, provate ad applicarlo quando siete in una situazione altamente problematica, e poi mi dite.

4 Risposte per “Il mio essere foolish”

  1. silvietta scrive:

    diciamo che visto che è un periodo in cui non riesco a uscire dalle mappe – per una serie di questioni posizionate stile domino una dopo l’altra – e mi sento un po’ stupida bè questo post mi aiuta proprio! forse non sono stupida, solo foolish ;) no, il trucco è stare sopra l’onda della passione e se si cade … stare in apnea senza farsi prendere dal panico (cit. l’ultimo carofiglio) .. ti penserò, prossimamente! grazie s.

  2. mary scrive:

    Forse il segreto e’ riuscire a rimanere nella routine della propria vita con un pizzico di distacco, non costruire la propria identita’ in base alle cose che si hanno e al lavoro che si fa ma accettarsi per quello che si e’ con un po’di sana ironia.
    Rene Magritte, padre del Surrealismo diceva che bisogna essere abitudinari nella vita per poter essere violenti nella propria arte (i nostri talenti).
    Hai perfettamenente ragione, dobbiamo pensare sempre da diverse angolazioni e immaginarcele in contesti diversi e credere nei nostri valori primari ma secondo me non attaccarci troppo alle nostre idee, non identificarci troppo in loro proprio per poterle lasciare andare in caso di fallimento. Grazie per i tuoi consigli

    • Flavia scrive:

      Cara mary, se ripassi da qui sappi che ti ringrazio per questo commento. Mi era rimasto nella testa e non te l’avevo scritto :)


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