Guidare piccoli cambiamenti: se la ricerca, stavolta, la facciamo noi

Pubblicato il 14 dicembre 2011 da Flavia

Era febbraio di quest’anno, quando questo post sulla presentazione di una ricerca sulle mamme, e il suo seguito in risposta ai commenti del ricercatore che era venuto a trovarmi sul blog, generò tra noi una bellissima discussione, con molte idee e proposte interessanti.
Poi il tempo passa, tra mille urgenze operative, facendoci dimenticare i dettagli ma lasciandoci alcune direzioni chiare in mente, e soprattutto una sensazione precisa: voglia di partecipazione, voglia di coinvolgimento, voglia di….rivoluzione, posso dirlo? Sì, rivoluzione non solo per il peso delle donne nella società civile, ma anche per il loro ruolo nella comunicazione aziendale, dato che il ruolo che viene rappresentato  si nutre dei nostri atteggiamenti di ogni giorno ma al tempo stesso li influenza, in un circolo continuo difficilissimo da modificare.
Nella presentazione di A. Testa le madri della pubblicità contribuiscono decisamente al perdurare del circolo vizioso degli stereotipi. Anzi ne sono l’epitome, sono lo stereotipo dello stereotipo.

Questo il preambolo.
Ora credo che si possa cominciare a fare qualcosa guidando piccoli cambiamenti: anche di metodo.
E così la novità è che da poco è nato un nuovo progetto di ricerca, basato sui principi e sugli strumenti (qualitativi) dell’etnografia digitale, in cui avrò l’opportunità di immergermi nelle vostre opinioni e soprattutto iniziative e azioni, partendo da un punto di vista preciso: quello del supporto alla maternità/genitorialità. Questo significa che l’oggetto della ricerca non è la percezione di un prodotto o di una marca da parte delle madri, ma il vissuto di un problema, e quindi di un bisogno, di un’aspirazione. Il supporto alle mamme: quale, come, perchè.
Siti, gruppi FB, associazioni, blog, tutto quello che parla di supporto e soprattutto lo FA, in rete e fuori, è oggetto dell’indagine. E’ una ricerca partecipata, cioè non è su di voi ma è fatta con voi, è un progetto in cui i ricercatori sono parte della community e in cui l’interazione con la community stessa è fondamentale per capirci qualcosa. Infatti, per cominciare, ci sta stando una grande mano Manuela de Il paese delle mamme.
Il cliente, interessato a capire meglio questo mondo, è uno dei grandi nomi di cui parleremo appena possibile. Limportante è  che utilizzerà i risultati che avremo prodotto per svolgere delle iniziative sociali utili – non in cambio dell’acquisto di prodotti quindi, ma come segnale di vicinanza a una comunità.

La ricerca è in corso, terminerà tra un paio di mesi, e tutti coloro che contribuiranno dicendo la loro saranno citati e invitati a seguire la  presentazione ufficiale dei risultati.

Come potete interagire? Parlandomi del supporto come inteso sopra (quale, come, perché), segnalando le iniziative di supporto che conoscete e vi piacciono, o segnalando post che da sola non arriverei mai a leggere: fatelo rispondendo qui nei commenti, o su FB, o contattandomi via mail. Raccontatemi insomma quello che vi pare.

Oppure, se vi piace la sintesi e usate Twitter, ditelo così:

9 Risposte per “Guidare piccoli cambiamenti: se la ricerca, stavolta, la facciamo noi”

  1. lorenza scrive:

    Ok, hai visto, non ci ho pensato troppo, faccio però fatica a capire il focus e quindi scompongo per piani.

    #supportomamme – il Web: scambio di opinioni, libertà di espressione, idee e approcci innovativi, auto-mutuo aiuto informale (twitter ma anche i gruppi su linkedin)

    #supportomamme – associazioni, consultori, diciamo “non-profit”?: Grosso supporto alla maternità, non alle mamme nel loro intero ciclo di vita. Punti famiglia e sportelli famiglia (Acli) sono buon esempio.

    #supportomamme – aziende: contrattazione di II livello e quindi formazione, flessibilità oraria, cultura aziendale che consideri la genitorialità e non la mammità

    Spero di essere stata utile!

    • Flavia scrive:

      Certo Lorenza, utilissima!

      Chiarisco ulteriormente per chi arrivasse ora, come si può partecipare:
      - come intendete il supporto alle madri (quale supporto, dato come)
      - segnalare le iniziative di supporto che conoscete e vi piacciono,
      - segnalare post

      per supporto si intende sia quello di enti/associazioni/iniziative imprendtoriali, sia quello da mamme a altre mamme. sono convinta che ci siano un sacco di buone idee in giro e che vale la pena renderle visibili e aiutarle concretamente (questo è lo scopo ultimo della ricerca).

  2. #web è una innovazione perchè crea una rete di connessioni tematiche e relazionali, e possibili luoghi di confronto sulla maternità, sulla genitoriali, si diversi stili di genitorialità. produce automutuoaiuto, culture sul materno (che sono ancora molto pragmatiche ma doverebbero passare ad un secondo step di riflessione teorica/culturale/socio/pedagogica).
    personalmente è stato anche e non solo un supporto diaristico, ma aperto, e di confronto con altre donne e uomini, madri, altri temi nel momento della maternità, utile a non eclissarmi socialmente in un momento in cui non lavoravo e non avevo lavoro. In un momento in cui la full immersion nel materno rischiava di rendermi troppo sola. per me è stato un momento di sanità anche mentale, relazionale, e culturale. va da se che non sono una grandissima frequentatrice di siti dediti solo al materno …
    (segnalo genitori crescono, veremamme, mammamsterdam, the queen father che riescono ad introdurre nuove commistioni nella genitorialità, evitandone il depauperamento monotematico). per me sono stati luoghi di supporto laddove temi e incontri mi hanno aperto e fatto riflettere.
    secondo me ci sono luoghi come working mothers italy dove si sono introdotte alcune innovazioni laddova hanno creato un ponte tra esterno e web, tra madri e lavoro, tra madri esperti/professionisti e web. Ad oggi le iniziative simili crescono, e alcune assumono anche nuove forme permesse dal web (es radio, con donne che sono madri e professioniste e che offrono il loro sapere via web radio, es. mammeinradio). C’è molto altro ma non mi viene a mente. sorry

    #iniziative extra web professionali (spero non sia brutto ma mi auto cito) ma mi sembra interessante il modello, come gruppo di consulenti pedagogici, offriamo spesso serate culturali dedicate alla genitorialità che esulano dalla prestazione lavorativa quindi gratuite (spesso e purtroppo per noi) ma che propongono sempre una scollatura dai temi tradizionali della maternità/paternità/genitorialità provando a connetterle con uno sguardo più ampio, ai cambiamenti che intercorrono, alle culture diverse della maternità/genitorailità, all’incontro con le differenze, e alle non omologazioni. devo dire che per fortuna ci sono anche altre realtà che nella realtà non digitale offrono esperienze simili, dove l’educazione si propone e pone come medium tra la genitoriailità e i nuovi o di diversi modi per esprimerla. peraltro è la funzione similare che assolve il web, in termini di mutuo aiuto, in questi casi invece il web è il mezzo di connessione.

    #traweb e non web mi segnalava una amica londinese di un sito/portale di mamme che è già una forma ibrida tra web ed esterno che permette una moltiplicazioni di luoghi, azioni, progetti, che fluidamente “entrano ed escono” e permettono di creare molte iniziative e modi di incontro, senza che uno dei due mondi sia il prevalente.

    • Flavia scrive:

      Va benissimo autocitarsi, nel senso che sono anche gli operatori del supporto a raccontarcelo, non solo le destinatarie. Grazie mille!

  3. sara scrive:

    Non entro nel merito del mondo “reale” su cui sono abbastanza sconfortata e poco esperta. Per l’online dico che:

    #supportomamme è creare servizi di qualità per ottimizzare al meglio i tempi frenetici. Parlo di clicca il pomodoro che risolve la spesa o di realtà come oltretata che permettono di trovare una babysitter online, parlo dei siti dove si possono acquistare vestiti, giocattoli e accessori senza affannarsi e risparmiando pure.

    #supportomamme è trovare informazioni su un argomento specifico e d’interesse in pochi click. Penso a siti come radiomamma dove trovi tutti gli eventi per organizzare il week end con i bambini, filastrocche.it dove trovi tutte le filastrocche che ti possono servire, o i siti che raccolgono disegni da stampare e colorare.
    A volte le informazioni ricercate sono funzionali a una necessità o a uno stile di vita (es. malattia ma anche dove fare la festa di compleanno, come ridurre gli sprechi o come fare regali risparmiando) altre volte sono legate a un interesse/passione specifica e coltivata nel tempo. penso a Designperbambini ma anche Ohdeedoh, al Cucchiaino di Alice per le ricette o ai molti blog per la creatività.

    #supportomamme è trovare community di mamme che condividono i problemi che affrontano e rispondono con piacere, soprattutto nei forum

    #supportomamme è appassionarsi della vita di altre mamme attraverso i loro blog e instaurare nuove amicizie in un momento in cui spesso ci si sente sole o le amicizie precedenti alla nascita del bambino non possono o non riescono ad evolvere

    #supportomamme è trovare progetti e realtà orientate alla crescita professionale e lavorativa, alla ricerca di una conciliazione, alla tutela della donna in quanto lavoratrice sebbene neomamma. penso a associazioni come workingmothersitaly o a siti come retelab.it che condivide informazioni per potenziare al meglio i propri blog nel caso si stia cercando una seconda entrata o un’alternativa “di vita”

    #supportomamme è trovare vicinanza, solidarietà e comprensione in modo virtuale ma spesso più diretto e profondo che non di persona. Su facebook si è spesso circaondati da persone che ti conoscono realmente e il “pat-pat” è entusiasta. Su twitter magari l’incoraggiamento è meno personale ma proprio per questo a volte efficace. Se hai un blog e condividi emozioni, spesso ne riceverai in cambio nei commenti. Una mamma generalmente comprende le frustrazioni o le piccole soddifazioni che un’altra mamma racconta e il suo “commento” è spesso immediato e sentito, molto più di quello dell’amica del cuore che pero’ magari non ha figli o riesci a sentire solo dopo le 21.

  4. marilde scrive:

    Eccomi: parto da queste cose poi se mi viene in mente altro aggiungo.

    Sono un’ arteterapeuta e nel mio lavoro presto particolare attenzione al tema della maternità e delle sue ombre. Proprio sulle medesime le donne hanno più bisogno di aiuto. Lavoro sia individualmente che in gruppo e per me il supporto è anche fornire alle mie colleghe le tracce dei gruppi da cui possono prendere spunti per condurre laboratori in qualunque parte d’Italia.
    Se un gruppo funziona, mi piace pensare che in un altro luogo, lo stesso gruppo lavori e cresca, con altri conduttori e partecipanti, con la traccia/ricerca precedentemente sperimentata.

    A questo proposito, se qualcuno fosse interessato, posso fornire volentieri la traccia completa del lavoro di gruppo con donne madri che attraverso le immagini, hanno raccontato le parti buie della maternità. La narrazione di questo lavoro è presente nel libro “La solitudine delle madri”, Magi edizioni, e sul blog omonimo. Per chi fosse interessato mi scriva una mail (si trova sul blog), e fornirò la traccia completa.

    Ho aperto un blog pensando proprio al supporto maternità, desiderando mettere a disposizione la mia esperienza di donna, di madre, di arteterapeuta. Ma il blog l’avevo aperto su suggerimento/invito di Itmom e Piattini Cinesi, alle quali avevo chiesto informazioni durante la scrittura del libro (2007/2008), quando avevo scoperto l’ esistenza delle madri blogger. ( a proposito di rete…)

    All’uscita del libro ho “insistito” con l’editore per far sì che nelle presentazioni pubbliche fossero presenti mamme blogger. Ho sempre ritenuto molto importanti (fondamentali) le parole di chi stava attraversando l’esperienza.

    Ho conversato in rete con altre donne mantenendo fermo il mio obiettivo di fondo che è quello di “pensare” la maternità in modo diverso, ho ottenuto dall’editore, quando la mia presenza in rete si è allentata (sto lavorando a un nuovo progetto) di inserire sul blog quasi tutti i capitoli del libro. Non mi interessa vendere dei libri, mi interessa che una donna in difficoltà possa trovare le parole che le servono per un momento difficile.

    Persevero, nel quotidiano, nelle mille azioni che possono contribuire a trasformare la maternità in qualcosa di più vicino al reale, e più distante dalle pubblicità stereotipate e deleterie. Parlando con le donne, gli uomini, i giovani. Che sia per lavoro o in un incontro casuale. Butto dei semi. Fiduciosa che si propagheranno. E quando in un negozio, su un tram, ovunque, vedo una donna in difficoltà con il passeggino, corro a darle in mano. Per lei certo, ma anche perché spero che quelli intorno, vedendo il gesto, “pensino” che la volta successiva potranno farlo anche loro.

    • Flavia scrive:

      Grazie Marilde, tu fai un grandissimo lavoro e sono davvero felice di averti incrociato grazie ai nostri percorsi in rete. Credo che il tuo libro abbia aiutato e possa ancora aiutare moltissime persone. un bacio.


Lascia un commento

Parliamone

email facebook friendfeed linkedin rss twitter wmi

Le conversazioni del Village

thetalkinvillage.com

E’ una lunga storia

Scarica il banner!

veremamme

Iniziative