Tempo per noi

Pubblicato il 05 novembre 2011 da Flavia

Una domanda – che è un po’ un classico – per la nostra coach Ioia. I grassetti nel testo sono suoi, perché dalle parole che usiamo traspare la nostra lettura della realtà. Ma ricordiamoci che è solo una delle tante possibili letture.

“Ho 36 anni (anche se ne dimostro 15 di meno sia per aspetto che per “ingenuità”). Sono sposata da 3 e ho una bambina di 2. Da 6 anni lavoro a tempo indeterminato in una casa editrice in cui i dipendenti sono ridotti all’osso e che sta vivendo una fase di crisi. Lavoro 8 ore al giorno. 5 la mattina e 2 la sera con un intervallo di 2 ore e mezza in cui posso tornare a casa per fare la spesa, pranzare e cucinare per la cena. A casa con la bambina, per 4 ore la mattina e 2 la sera c’è la babysitter e il papà che, essendo ricercatore universitario, passa molte ore a casa. Due volte a settimana una colf viene a stirare e a fare una pulizia generale. Il fine settimana passa in un lampo, tra lavatrici, shampoo, messa e visite ai nonni, che non abitano vicino e sono “acciaccati”.
Scrivo perché il tempo che passo a casa è poco e devo dedicarlo a cose pratiche come cucinare. E sono così stanca che non ho la forza di ottimizzarlo.
Non ho tempo da passare con mio marito (la baby-sitter ha anche un altro lavoro e così dobbiamo adattarci ai suoi orari, cosicché la bimba dorme molto il pomeriggio e la sera andiamo a letto alla stessa ora). Il tempo che passo con mia figlia non è un tempo di qualità.
Non ho modo di pensare a valorizzare me stessa e la bella casa in cui vivo al centro della città.
Non penso che la mia vita possa cambiare ma vorrei avere la forza di ottimizzare il poco tempo che ho. Magari con l’aiuto di mio marito. E’ possibile o devo pensare a scelte drastiche, come lasciare il lavoro?
R. ”

Cara R.,

devo dirti la verità, la tua vita potrebbe essere invidiabile per moltissime mamme lavoratrici! Vogliamo vedere perché?

  1. Hai solo una figlia (che per di più ancora dorme il pomeriggio)
  2. Puoi permetterti una baby-sitter (che dovrebbe adattarsi alle vostre esigenze e non viceversa)
  3. Hai un lavoro che ti permette di trascorrere alcune ore a casa nel pomeriggio, ideali per goderti la bimba (le ore di sonno pomeridiano “normali” per una bimba di 2 anni sono di solito un paio, non di più e l’orario per andare a letto la sera lo stabiliscono mamma e papà aiutati dai rituali della nanna)
  4. Tuo marito è molto a casa (e va sicuramente coinvolto!)
  5. Hai un aiuto per le incombenze domestiche

So che questo non ti consola ma è la base per dire: sì, puoi cambiare la tua vita in meglio, e senza dover rinunciare al tuo lavoro!

Noi coach spesso partiamo proprio dalle risorse e dai vincoli e, come si fa con le ricette in cucina, ti aiutiamo a rielaborarli in maniera da ottimizzarne il risultato.

E’ una questione di pesi. Cos’è più importante per te? Quello che metti in tavola? Giocare con tua figlia? Condividere un libro con tuo marito? Fare la spesa?

Ti invito a fare un elenco delle cose che fai nel corso della giornata e del tempo che vi dedichi, poi  dai loro un “peso” in termini di valore, di importanza. Mettili proprio in ordine dal più importante a quello che lo è meno.  Potrebbe essere un’idea coinvolgere nell’elaborazione anche tuo marito.

Sai, a volte ci lasciamo prendere dal tran-tran quotidiano e perdiamo di vista le cose veramente importanti, continuiamo a fare… a fare… e ci perdiamo l’essenza, il cuore di ciò che potremmo vivere.  In questo gli uomini sono spesso più bravi di noi.

Coraggio, poi tua figlia presto andrà all’asilo e dovrai rimescolare di nuovo le carte. Ma in fondo non è più bello così? Se non dovessimo realizzare noi la nostra vita con aggiustamenti di rotta e stratagemmi che gusto ci sarebbe?

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9 Risposte per “Tempo per noi”

  1. lawlory scrive:

    Io la mia vita l’ho rimescolata già tante volte, da quando è nato il bambino. Anche la mia situazione può dirsi invidiabile perché ho la tata tutto il dì che mi aiuta anche nelle faccende di casa. Il piccolo va all’asilo, i nonni sono vicini e tutti disponibili e io e mio marito essendo liberi professionisti non abbiamo vincoli di orario.
    Allora cosa c’è che non va?
    Troppe persone si occupano del piccolo (con la maestra sei!) e lui è in confusione: la prima domanda al mattino è mamma oggi dove devo andare?
    La settimana è suddivisa tra asilo tutte le mattine e alternanza tra nonne e tata e naturalmente, gli orari sono molto diversi ogni giorno.
    Io più o meno, il pomeriggio, lavoro dalle 16:00 alle 19:30 ma spesso torno a casa e il piccolo è ancora dalle nonne. Mio marito, invece, non ha orari fissi e spesso resta a casa fino a che il piccolo non si addormenta e poi esce oppure attende che si svegli (a volte anche fino alle 18) per poi accompagnarlo da sua madre.
    Nei primi sette mesi mi sono imposta e non avendo ancora la tata ho lasciato il piccolo a casa nostra con mia madre ma, naturalmente, questo ha provocato la gelosia della suocera. Abbiamo quindi introdotto un giorno a settimana per la suocera. Poi all’anno del bimbo, trovata la tata, si facevano comunque, due giornicon una nonna e due giorni con l’altra e uno solo con la tata. Al primo anno di asilo tutti i pomeriggi con la tata e le nonne andavano a piacere a trovare il piccolo.
    Insomma nessuna regola è andata bene a mio marito e il bimbo (secondo me) risente dei cambiamenti.
    L’unica soluzione che credo si possa trovare è che io resti a casa o trovi un lavoro solo la mattina. Almeno mio figlio al ritorno a casa troverà sempre me!
    A volte rimescolare le carte è inutile ed anzi, dannoso!

    • Flavia scrive:

      oggi sono un po’ agitata, per cui il tuo commento e soprattutto la tua conclusione mi hanno provocato un attacco d’ansia.
      Ma scusa Lawlory, in presenza di tante persone disponibili, e non avendo trovato una routine accettabile tra risentimenti e gelosie dei familiari, tu dovresti smettere di lavorare?! trovo più ragionevole decidere con tuo marito cosa è meglio fare perchè il bambino non abbia orari diversi ogni giorno. Se c’è una tata fissa il punto fermo puo’ essere lei, a casa tua, evitando la spola dai nonni.
      Comunque parliamone quando sono più calma, va’, altrimenti mi impiccio troppo :D

      • lawlory scrive:

        cara Flavia, credi non abbia provato a parlare con mio marito per decidere cosa è meglio fare? Anch’io ero e sono per la tata fissa, l’ho assunta apposta e la pago, solo io. Mio marito – ovviamente – preferisce i nonni, da alternare, in modo da assicurare la par condicio. I miei genitori accettano di buon grado ciò che decidiamo, mentre, i suoi hanno da ridire su ogni cosa. (es. a febbraio scegliamo l’asilo fino alle 16 e sottoscriviamo insieme il modulo di iscrizione; a settembre mia suocera obietta che se esce alle quattro quando li vede i nonni, se poi, fa anche il sonnellino pomeridiano…il risultato è stato un felice compromesso: il bambino esce intorno alle 15, dorme e poi, al risveglio, può andare dai nonni.)
        Io amo il mio lavoro…ho aperto il mio studio legale senza l’aiuto di nessuno…e (a parte comuni problemi di liquidità per la durata delle cause) tutto procede bene…ma sentire dal mio bimbo: mamma dove vado oggi? o chiedere se resto a casa con lui o se può venire con me, mi lascia il magone per tutta la giornata, compromettendo la serenità necessaria per raggiungere la concentrazione opportuna per affrontare i problemi altrui. L’orario di lavoro non può che essere full time (al mattino le udienze e il pomeriggio lo studio e la redazione degli atti).
        Mio marito fa il mio stesso lavoro, ma non pensa a darmi una mano perché io possa stare con il piccolo… ciò nonostante il bambino voglia me.
        Il suo unico pensiero è fare incontrare il figlio con i genitori, in modo che passino il tempo con il nipote. Addirittura, a casa dei nonni paterni è stata allestita una stanza dei giochi per mio figlio. Se io finisco di lavorare prima devo evitare di andarlo a riprendere, poi il piccolo cena lì e solo dopo torna a casa.
        Proprio non riusciamo a trovare un’intesa!

  2. piattinicinesi scrive:

    ciao Lalawry, a volte nella vita bisogna fare come nelle matasse ingarbugliate, ovvero trovare il filo scoperto. E poi si parte da lì per sbrogliare tutto. Nel truo caso il filo scoperto – lo dici chiaramente nel secondo commento – E’ il rapporto tra tuo marito e i suoi genitori. E’ per farli sentire importanti che si creano tutte le altre situazioni, la par condicio con i tuoi ecc. Credo che non sia solo un problema di organizzazione ma anche di eccessivo rispetto nei loro confronti, che rischia di trasformarsi in ingerenza. Fossi in te comincerei da lì, cercando di far capire a tutti che la prima persona da rispettare è il bambino, seguito dalla coppia. I nonni e i parenti vengono dopo. Ti toccherà mettere in atto una grande abilità diplomatica, tanta pazienza e tanta determinazione. E avrai la sensazione di essere da sola a combattere una battaglia in cui credi solo tu. Ma ce la puoi fare, coraggio ;)

    • lawlory scrive:

      E’ vero. Faticosamente ho centrato anch’io il cuore del problema. Ed è vero anche che sono da sola a combattere questa battaglia perché tutti (e forse anch’io) credono che l’epilogo sarà il totale logoramento dei rapporti che culminerà nella separazione.
      Un’amica mi ha dato un consiglio sincero che proverò a seguire (tanto cos’ho da perdere?)secondo lei, questo rapporto morboso di mio marito con i genitori e di mio marito con il figlio è la spia di un vuoto che lui cerca di colmare e forse, trovare tempo per la coppia…potrebbe essere una soluzione.

      • Chiara scrive:

        ciao Lawlory, sono d’accordo con quanto scrive Piattini qui sopra, mentre invece trovo un po’ tranchant la tua previsione di un epilogo così drammatico. I figli portano una montagna di conflitti nella coppia, ma spazzano spesso via anche tanta nebbia che abbiamo lasciato si accumulasse per inerzia. L’aiuto dei tuoi suoceri può essere un vantaggio enorme, ma la loro ingerenza deve essere per te inaccettabile. Io qualche tempo fa ho capito finalmente una cosa: la mia famiglia siamo io, mio marito e i miei figli. Non i genitori, gli zii, i fratelli e tutto il resto. Forse è il caso che tu tracci su un foglio uno schema dei tuoi affetti e le zone dove devi mettere i paletti, e di lì in poi ogni ingerenza è vietata. E il consiglio della tua amica, a prescindere dalle motivazioni d’origine, è senz’altro valido.

  3. Silvia gc scrive:

    Lawlory, condivido in pieno le opinioni di Piattini e Chiara qui sopra, ma vorrei aggiungere qualche dato pratico. Facciamo lo stesso lavoro e anche io ho avuto un figlio piccolo che ha scombussolato tutti gli equilibri. Ora ha quasi otto anni e molte cose sono tornate a posto, in posti diversi da prima, ovviamente, ma comunque in un posto.
    Noi facciamo un lavoro che dobbiamo ricordarci sempre è autonomo e flessibile. Gli orari e i tempi del mio lavoro sono cambiati tante volte in questi anni, seguendo la crescita di mio figlio e anche adattandosi ai cambiamenti lavorativi di mio marito. In questo ho ritenuto di adattarmi io ai suoi, perchè io potevo, per il tipo di lavoro, mentre per lui sarebbe stato più difficile. Alcune sue scelte non le condivido, ma ho comunque deciso di accettarle.
    Ecco, ripartiamo dallo schema di Chiara. Oltre ai paletti da mettere alle relazioni personali, ci sono anche quelli per definire i confini e le priorità delle diverse attività nella vita.
    Tu lavori dalle 16 alle 19,30? E perchè? Perchè non lavorare fino alle 16, almeno un paio di giorni a settimana e poi andare a prendere tuo figlio e trascorrere il pomeriggio con lui? Perchè non fare altro, in un altro modo?
    Perchè la soluzione è lasciare il tuo lavoro piuttosto che sfruttarne la flessibilità? Perchè non dire dei no? Scegli i tuoi sì e i tuoi no e proponili agli altri.
    Tieni sempre a mente i tuoi no. Io ho imparato a dirne molti, per salvaguardare quello che ritenevo fosse prioritario.

  4. Flavia scrive:

    le nostre amiche hanno detto le stesse cose che avrei detto io, ma ovviamente molto meglio….

  5. lawlory scrive:

    Vi ringrazio tutte…pensavo anch’io che avere un lavoro flessibile sarebbe stata la mia fortuna.
    Quanto alle ingerenze, dopo sei anni di matrimonio, credo sia impossibile evitarle perché dovrebbe essere mio marito a intervenire ma non l’ha mai fatto. (siamo passati da frasi della suocera tipo: “usi il mocio vileda? Si vede, tutta la casa è piena di strisce! al non rispetto delle regole date a mio figlio (orari di pappa, nanna ecc..) alle decisioni su cosa la tata deve cucinare al figlio)
    Ho affrontato direttamente i miei suoceri…ora vengono di meno, ma hanno spifferato tutto al figlio che è sempre più arrabiato (anche se era a conoscenza delle mie lamentele….)con me e di riflesso con i miei.
    Il metodo di tener lontani i miei nella speranza che venissero notate le differenze ha, miseramente, fallito.
    Ho provato a dettare le mie regole per i primi sette mesi di vita di mio figlio, poi ho ceduto….ed ora è impossibile tornare indietro.
    La verità è che i miei suoceri si comportano come vogliono perché mio marito lo consente…
    Mio marito poi, è un viziato, immaturo…
    Dopo la nascita di mio figlio, per restare un po’ di più a casa, ho dovuto chiedere aiuto ai collabortaori di studio. Lui (avvocato come me!) restava a casa con noi (anche lui ha fatto la maternità) non si è mai preoccupato dei conti di casa o delle necessità primarie..ha bisogno di essere comandato per questo.
    Sono straconvinta che se io smettessi di lavorare alle 16, lo farebbe anche lui…..
    A volte credo che dovrei solo agire di prepotenza, trattandolo, come merita…imponendo il mio punto di vista e le mie scelte (un terapeuta mi ha detto: “proprio non riesce a fare la stronza?”) ma non ce la faccio più…mi ha annientata…..


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