Contro le “attività extrascolastiche”

Pubblicato il 09 novembre 2011 da Calamity Jane

La voce dall’altro capo del telefonino squillava più della suoneria. “Ciaaaaaaaaaaaaaooooo!!! Scusa se ti disturbo, ma volevo dirti, sai, si sono liberati due posti in lista d’attesa: che fate, venite????” Il messaggio, che in altri tempi mi avrebbe fatto pensare ad ambìte quanto inaccessibili feste in discoteca, si riferiva invece a una piscina. Anzi, a “la” piscina: quella dove la mia amica, compagna di maternità, è appena riuscita ad iscrivere sua figlia, e dove tenta da tempo di trascinarmi, con tanto di prole.

Del tutto inutilmente. Capiamoci: non è che io sia contro tutto il mondo (ah no?). Ma se ho diffidato dei nidi, sempre più simili a parcheggi ad apertura estesa in cui ci si invita a dimenticare i figli, figuriamoci cosa posso pensare di quelle che vanno comunemente sotto il nome di “attività extrascolastiche”. So di intaccare un altro caposaldo della traballante vita della madre lavoratrice: ma l’idea che si tratti di un indispensabile complemento all’educazione e allo svago dei pargoli (tanto da spingerci ad acrobazie ancora più temerarie tra orari e trasbordi pomeridiani) non mi ha mai convinta, e ora, che mi riguarda sempre di più, meno che mai.

E’ che tutte queste attività extrascolastiche, proposte sempre più precocemente, e con sempre maggiore insistenza, ai miei occhi somigliano sempre più a una serie di accorgimenti più o meno smaccati per assicurarsi che i bambini trascorrano senza troppi danni le ore del pomeriggio che separano l’uscita (tarda) da scuola dall’ora di cena. E così all’insegna degli stimoli, della socializzazione, dell’esercizio fisico e sa Zeus cos’altro, eccoci all’affannosa spola tra l’inglese, il nuoto, la danza, il tennis, il calcio, le lezioni di musica, e poi ancora letture collettive, corsi di pittura, sessioni di creatività applicata, e manca poco al decoupage, al, training autogeno e al tai-chi. Il risultato finale oscilla tra il comico e il drammatico, con l’agenda di appuntamenti quotidiani dei pargoli più fitta dei genitori, ulteriore significativa conferma dell’impiegatizzazione forzata delle loro incolpevoli vite.

Certo, tutto questo, in buona parte, perché i bambini ce lo chiedono: perché l’amichetto/a ci va, perché è divertente, perché il desiderio di tirare calci al pallone, o di indossare il tutù, è effettivamente forte – e comprensibile. Ma non sono più certa che sia questa la motivazione principale: che non ci sia alla base un complesso intreccio di consumi mainstream, proiezione di aspettative dai genitori sui figli, e soprattutto – ciò che mi turba maggiormente – di esigenze di conciliazione tra famiglia e lavoro, non dichiarate in quanto tali, e ancora una volta soddisfatte attraverso uno strumento improprio.

Not in my name. Datemi dell’esagerata, della fanatica, della bastian contraria, ma all’impellente bisogno sociale del corso di nuoto o del laboratorio di pittura non ci credo, non ancora. Magari con il passar del tempo, e soprattutto con l’emergere di richieste spontanee da parte dei bambini, cambierò idea. Ma al momento, seduta qui nel parco, con il vento che fa oscillare l’erba intorno a me, il PC sulle ginocchia e nelle orecchie i gridolini di gioia dei loro girotondi, ritengo serenamente che possiamo tutti farne a meno.

13 Risposte per “Contro le “attività extrascolastiche””

  1. mariziller scrive:

    Ti stupirò: sono completamente d’accordo.

  2. Lanterna scrive:

    Sono completamente d’accordo a metà. Sto facendo acrobazie per mandare la mia figlia maggiore a ginnastica ritmica, una volta alla settimana. Perché? Perché ha un talento, le piace e non voglio che un domani mi si dica che avrei dovuto iscriverla quando era più piccola. Per lo stesso motivo, mio figlio piccolo, quando compirà i 4 anni, riceverà come regalo di compleanno un corso di equitazione sui pony: gli piacciono, al momento non ha paura e vorrei evitare che, magari più da grande, la paura gli venga.
    Sono due desideri che esaudisco perché mi sembra giusto così, non perché debba parcheggiare i miei figli (mio marito è a casa dalle 16.30, io arrivo tra le 17 e le 17.30) o perché subiranno danni irreparabili se non fanno qualcosa fuori dalla scuola. Finora infatti non hanno mai fatto niente: non ne avevo neanche i soldi.
    Adesso che li ho e che per una serie di casi loro hanno la possibilità e la voglia, perché no?

  3. Luisa scrive:

    Ho un atelier di pittura e purtroppo propongo a bambini ragazzi e adulti un’attività extrascolastica. Concordo nella accorata denuncia di Calamity Jane: nella tentacolare giungla delle proposte extrascolastiche si rischia di perdere di vista il benessere vero di un bambino per rincorrere magari solo il miraggio di vedere riconosciuto un talento del proprio figlio.
    Tuttavia un bambino ha bisogno di spazi per un sano movimento fisico, per stare con gli altri in modo rispettoso e non competitivo, per sviluppare la propria curiosità e anche, perchè no, la creatività, per crescere in modo armonioso. Sono ancora più radicale e “fanatica”, denuncio che la scuola nel suo genere non è in grado di offrire queste condizioni. Non solo, la sua organizzazione è in funzione prevalentemente delle necessità degli adulti piuttosto che dei bambini. L’obbligo di accettare questa scuola e l’impossibilità di fare scelte diverse è il vero problema. Sarà per questo che i bambini che hanno la fortuna di venire a dipingere nel mio atelier si sentono bene come in un’oasi?

  4. Isa scrive:

    “Datemi dell’esagerata, della fanatica, della bastian contraria” … ebbene,
    Esagerata! (tie! ;-)))
    Credo che bisogna mandargli per le buone ragioni (come Lanterna ad esempio) e non per fare come il branco appunto.
    Io da bambina adoravo la scuola, ma vivevo per le attività extrascolastiche (tutte sport) che mi tenevano impegnata tutti i mercoledì e sabati pomeriggio. Avrei anche voluto imparare a suonare il piano, ma la mia famiglia non se lo poteva permettere (ripiango ancora oggi di non sapere suonare! lol).
    Io dico “Vive les activités périscolaires!!!” :-)))))

  5. Paola scrive:

    @mariziller: più che stupirmi, a questo punto mi preoccupo…
    @lanterna: comprendo le tue motivazioni, ma sono esattamente del genere che non mi appartiene. Di mio, sarei più che pronta a correre il rischio che mio figlio da grande possa avere timore dei cavalli (altrettanto pronta a scommettere che, pur non avendone mai cavalcato uno, non sarà così), e mi sbarazzerei con serenità del timore che qualcuno possa rimproverarmi il talento mancato di mia figlia. In entrambi i casi, vedo un’esigenza tua, più che dei tuoi figli: mi sbaglio?
    @Luisa: ti confesso che speravo nel tuo intervento. Non a caso siamo d’accordo sul punto fondamentale che l’organizzazione del tempo dei bambini non possa e non debba essere funzione delle necessità degli adulti E ancora non a caso la tua proposta si rivolge a bambini e adulti, considerando componente non secondaria la possibilità di vivere un’esperienza insieme. Se fossi dalle tue parti, sarei già lì.
    @Isa: grazie della franchezza :-) Ma il tempo della tua infanzia che mi descrivi così piacevolmente non assomiglia, e forse non a caso, alle settimane sature di certi bambini, alcuni dei quali ancora nemmeno in età da ricordarselo, quando saranno grandi come te. E forse è meglio così.
    CJ

  6. Flavia scrive:

    Alla fine come in tutte le cose deve prevalere il buon senso. Io a otto-nove anni andavo in piscina tre volte alla settimana, poi sono passata al tennis. Ora si comincia molto prima e con molte più cose. Più di un’attività e più di 2/3 pomeriggi a settimana comincia ad essere pesante, ed è meglio chiedersi perché/per chi lo si fa. Per i bambini e per la loro autonomia è importante anche e soprattutto il tempo vuoto…

    • roberta scrive:

      più che esagerata direi un po’ priva di sfumature.
      non è che a chi porta i figli al parco è formalmente vietato fargli fare anche attività di altro genere o viceversa.
      mi sembra una visione un po’ manichea la tua, dove tu sei dalla parte dei buoni e gli altri da quella dei cattivi.
      io porto mia figlia al parco ogni giorno in cui non piove (o in cortile, dato che ho la fortuna di vivere in un luogo dove esistono i cortili e i bambini ci possono giocare). tranne il lunedì perchè va a danza. dove va perchè lo ha fortemente voluto e dove, fosse per lei, vorrebbe andare tutti i giorni perchè lo adora.
      a me costa un notevole sforzo economico, che il parco non mi costerebbe, ma pazienza.
      sono da condannare? non penso proprio, io non mi condanno affatto.

  7. Paola scrive:

    Mi sembra proprio che qui nessuno abbia condannato nessuno. Il punto è se considerare parte indispensabile della vita dei bambini una serie di attività di svago programmate, anche contro la loro stessa volontà, per soddisfare istanze esterne, con il pretesto di un bisogno che non sono certo loro a sentire. Quella che ho descritto è la mia scelta, quella che difendo è la mia posizione: se ci vedi condanne, non è affare mio :-)

    PS: io mi considero per definizione cattiva. Ma sono altrettanto certa che migliorerò. :-)

    CJ

  8. Fiore scrive:

    “…mi sbarazzerei con serenità del timore che qualcuno possa rimproverarmi il talento mancato di mia figlia…” – non ho dubbi tesorA.
    Sai che amo i parchi e non amo le attivita’ forzate quindi concordo – tuttavia una preghiera: quando ti chiederanno di fare qualcosa perche’ davvero lo desiderano portaceli, perche’ non ti sbarazzerei con serenita’ di loro se ti diranno “Ma io volevo suonare e non me l’hai fatto fare…”
    Anche se so per certo che a quel punto lo farai, perche’ sara’ nel loro interesse :-)

  9. Paola scrive:

    @Fiore e qui si vede bene la pianista che spunta… :-)
    BTW: la mia amica è stata costretta a ritirare la figlia dalla piscina dopo due settimane di inutili tentativi. A maggior riprova del fatto che per ora, il pericolo non è di trattenerli da ciò che amano, ma di spingerli a ciò che non curano minimamente.
    un bacione :-*!
    p

  10. Solo ora leggo… e ho voglia di rispondere seguendo il buon senso. I miei bambini hanno 4 anni e fino all’anno scorso nuotavano con noi. Poi a settembre abbiamo inserito una serie di attività pomeridiane diverse.
    Mi sono a lungo interrogata sulle mie motivazioni… egoismo? voglia di farli diventare “qualcuno”? o semplicemente voglia di vederli felici mentre ascoltano una storia e fanno “teatro” o fanno danza e sguazzano in acqua con i loro amichetti giocando a fare il cavallo?
    Perchè i gemelli sono felici di fare tutto, si alzano la mattina e mi chiedono di andare a fare danza o teatro o nuovo o in biblioteca… sorridendo e ridendo.
    E allora ho seguito il mio buon senso, io sono con loro, se non ci vogliono andare non ci vanno, se vogliono giocare con un amichetto ok… insomma massima libertà.
    L’argomento mi sembra molto posto in maniera talebana. Forse mi sbaglio, però mi sembra giudicante.
    Invece credo che ognuno sia libero di regolarsi al meglio nell’ambito del buon senso.
    D’altronde i tempi sono cambiati rispetto alla nostra infanzia… quando erano piccole le nostre mamme… neanche il nuoto a 9 anni. L’importante è mantenere lo spazio per l’ozio, per la sana noia, per il disegno e il gioco libero da soli e con gli altri. E dare loro la certezza che nulla è imposto.

  11. laura scrive:

    in effetti è il mondo che cambia troppo velocemente …………….. e noi dovremmo sapere….potremmo…fare …………. vorremmo arrivare …………. ma nelle 24 ore del giorno, poi, diventa difficile arrivare dappertutto!!!! volete ridere??? oggi ho parlato con la vicepreside della scuola di mia mia che ha 11 anni,(quindi è in prima media) che mi dice: quando sua figlia è assente dovrebbe preoccuparsi di chiedere se è passata una circolare nuova!!!!!!!! molto comica …………………


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