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Psicanalisi in cucina

Pubblicato il 18 ottobre 2011 da Flavia

Oggi vorrei il sostegno e l’appoggio di un po’ di amiche, come in un classico gruppo di auto-aiuto (che nel mio caso diventa una doppia invocazione: aiuto!-aiuto!). Un avviso però: non commentate con il solito “ma guarda Fla, che è facilissimo, basta fare così e così” perchè potrei diventare violenta.

Dicevamo? Non a caso ci troviamo nella rubrica delle invasioni Piattiniche, dove ci sono state presentate delle esperte fantastiche: dove oltre alla sessuologa e alla maritologa, mi è rimasta impressa la mitica Frescobalda De Cavolis. Eh sì, proprio lei.

Perchè dovete sapere (ma chi non lo sa ormai?), come testimonio ripetutamete anche nell’ultima nostra fatica letteraria, che io e la cucina abbiamo un rapporto difficile. No, questo sarebbe già qualcosa: il fatto è che NON abbiamo proprio un rapporto.
Mi vergogno a dirlo ma devo: ieri sera abbiamo mangiato patate lesse col tonno.
Ai bambini ci pensa la tata; a noi, lui (con questo tipo di… prodotti finiti, alternati a…tranci di pesce surgelato e… ah no c’è anche il barbecue, in quello lui è perfetto. ma non sempre è fattibile un barbecue, ecco), oppure ancora la tata (polpette. insalata. E basta); oppure io, ma solo la domenica, e solo se i pianeti e gli ormoni sono tra loro allineati in modo speciale.

Perchè, mi chiedo? Mi faccio varie domande a riguardo.
Primo: è proprio necessario averlo, questo rapporto con la cucina, che per me è un luogo simbolo di amara schiavitù, letteralmente? La verità è che vorrei infrangere l’ultimo dei tabù e dei sensi di colpa, e portare in piazza (virtuale, che è meglio) tutte quelle come me che non vogliono cucinare. Sono sicura che siamo in tante, nascoste e vergognose.

Secondo, se proprio ne abbiamo una parvenza (di rapporto) perchè lo vivo con tanto fastidio? Questo è l’obiettivo del post: proverò ad elencarvi alcuni sintomi, e magari mi aiuterete a trovare le risposte (che, sì lo so, sono tutte dentro di me).

- Non mi piace sporco e disordine. Se faccio, che ne so, una frittata, sono già là a pulire gli schizzi d’uovo e a lavare la forchetta con l’acqua fredda prima ancora di versare in padella (facendo così bruciare l’olio). Quello che le entusiaste chiamano l’allegro caos dei fornelli (ma sì dai, facciamo partecipare anche i bambini!!) non fa per me, oddio proprio no.
- Attenzione, non sto dicendo che sono schifiltosa. E’ più subdolo e sottile: ho l’impressione che gli oggetti prendano il sopravvento su di me e devo rimetterli via il prima possibile. Per tutta la durata della preparazione aspetto solo il momento di rivedere il piano come nella mia mente dovrebbe essere, cioè…vuoto, libero, spazioso! Aria!!
- Schifiltosa, poi: beh, a impanare una cotoletta ci arrivo, ma un impasto di uova e farina con le mani, con tutta quella roba appiccicosa di cui (forse ecco la mia parola chiave) perdo subito totalmente il controllo, aaaah, non ci provo nemmeno.
- Schifiltosa, poi….. quando ho sentito tata Lucia dire che “a otto mesi ormai questo bambino deve mangiare da solo” le avrei sputato in un occhio. Avete presente quelle scene splatter di vandali paffuti che sputazzano e lanciano in giro di tutto? no no, io no, non ce la posso fare. La prendesse pure a tre anni e mezzo la sua prima cucchiaiata da solo, io lo imbocco e se si sporca una mano vado subito di tovagliolo. Mi viene una tachicardia se si versa la pasta addosso.  Ma NO, NO, non sono schifiltosa dico. E neanche impressionabile, per esempio guardo per bene quando mi infilano l’ago per il prelievo del sangue e non ho un tremito, e io e Pezzetto abbiamo sopportato decine di iniezioni per la broncopolmonite senza battere cigl… off topic, dite?
Ma in cucina, ebbene odio lasciargli fare un disastro splatter, da pulire (tutto io) dopo!
- la mancanza di curiosità: com’è possibile che una persona come me, sempre alla ricerca di stimoli e novità, abbia un encefalogramma piatto davanti a un frigo e una pentola? mistero.
- la mancanza di memoria: io ci provo pure, a tenere a mente quelle ricette facili facili che vedo ogni tanto in tv, sul video del tapis roulant mentre corro. Dici ma certo, ma sì, questa la provo, mi manca solo la mentuccia selvatica e poi c’ho tutto. Ma poi, sigh. Ho l’impressione che il mio disco fisso sia pieno di tutt’altro.
- La mancanza di voglia, e sì che so benissimo che è la motivazione a mettere in moto tutto nella vita. Ci sono dei rari momenti di ispirazione, tipo la carbonara di domenica scorsa, o l’amatriciana di…vediamo… fine agosto…
- La cucina come amore, come cura di sè e degli altri, etc etc? Ho scelto quella copertina perchè non c’è niente di più lontano da me. Nessuna stranezza verso il cibo, mi piace moltissimo mangiare bene, ma basta solo che abbia preparato qualcun altro, tutto qui. E la tristezza di solito mi porta via la fame, mentre l’ansia da iperattività me la fa aumentare.
- Ora so a cosa state pensando, psicanalisti della domenica che non siete altro, come i ciclisti sulla Colombo: com’era il rapporto col cibo nella mia famiglia? Ma ottimo, nessun problema, madre e due sorelle, tutte cucinano bene. Cucina partenopea, mmm. Integrano bene il dovere e il piacere. Ma quando arrivano le feste loro mi diventano un incubo di liste, programmazione, acquisti, preparazioni in anticipo, e non lo sopporto. Per mia madre avere ospiti è sempre stata un’angoscia inimmaginabile. Ecco, la convivialità in sè manca del tutto, e si trasforma in un’ansia e un dovere, tanto che si finisce per parlare solo di quello. Alle otto di mattina del 26 dicembre col latte davanti e il pandoro: che si mangia oggi a pranzo? E a cena? Argh.

Insomma per me alla fine è stato come lo sci: una volta imparato un pochino da grande (per esempio il concetto di brodo vegetale l’ho afferrato solo con un neonato in casa), con qualcuno che ti dice fai così e  così, riesci a tenerti in piedi e anche a scendere facendo le curve, ma la passione non c’è. E quindi niente settimane bianche per me, grazie!

NB. Sappiate che questo post è stato più faticoso di una sessione di psicoterapia: individuare ed esprimere a parole le mie sensazioni in cucina è di una difficoltà mostruosa. E sento di aver solo sfiorato la punta dell’iceberg. Vorrà pur dire qualcosa.

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23 Risposte per “Psicanalisi in cucina”

  1. amo il web… amo sapere che non siamo sole… abbasso i tabù, w i quattro salti in padella!

  2. giuliana scrive:

    anch’io non amo particolarmente cucinare, e tu che sei stata varie volte da me lo sai (o cucina il marito, o ti porto fuori :)).
    e però non è stato sempre così, una volta mi piaceva eccome. sperimentavo un sacco, avevo sempre gente a cena…
    perciò ho chiesto alle amiche psicologhe che mi conoscono bene, e mi hanno risposto univocamente: rifiuto del ruolo della madre nutrice.
    per chi come noi proviene da famiglie in cui l’amore passa (anche, ma tanto) attraverso il cibo, non è sostenibile. la cucina ci relega, ci rende responsabili della carne della nostra carne in maniera troppo invasiva, totale, insopportabile.
    ecco, tutto il resto sono scuse (ma mio figlio a 8 mesi mangiava da solo, che si renda autonomo subito. e adesso se vede il mal partito apre il frigo e fa da solo, mi sono emancipata e lui con me).

    • Flavia scrive:

      mi sa che ci cogli perfettamente in pieno… rifiuto del ruolo di nutrice…

      • Flavia scrive:

        però poi mi spieghi gli asparagi e il timballo, delle due ultime volte che t’ho sentita. lol

        • Mammafelice scrive:

          Ma ragazze, ma che rifiuto e rifiuto… ma sarà che semplicemente non vi piace cucinare? :D

          • Flavia scrive:

            semplicemente non ci piace, infatti, ma mi scervello sul perchè. guarda, la butto là ma neanche tanto: mi fa sentire in imbarazzo come se dovessi dire che non mi piace il sesso. secondo la logica comunemente accettata, non PUOI mica pensarlo davvero. del resto una grande mente da qualche parte nel web commentò: non allattare è come non baciare tuo marito (eeeeeh???)
            Corpo, pulsioni primarie, cibo, latte, bisogni vitali, guarda che qua dentro c’è un abisso di roba insondabile. odeio mi faccio paura da sola.

  3. Isa scrive:

    Beh, io ho lo stesso problema (quello di pulire subito mentre sto preparando!)… lo sporco mi fa schifo ed è per questa ragione che non infarino mai né pesce né pollo, né niente! lol
    le sole volte in cui la cucina è un piacere (sort of eh! non è che mi faccia raggiungere cime di piacere, tanto per essere chiara!), è quando cucino per gli altri, persone care, tutto qua.

  4. Mammafelice scrive:

    Spero che questo non sia un messaggio subliminale per dirmi di pulire casa quando verrai a trovarmi… portati il mocio, è meglio :D

  5. M di MS scrive:

    Bah , che dire? Questo post avrebbe potuto scriverlo mio marito, l’unico single decennale che non sa cucinare.
    Però se lo scrive lui non è un problema, se lo scrive una donna/mamma lo diventa.
    Allora sai che ti dico?
    I soldi meglio spesi sono quelli che ti lasciano il tempo per fare ciò che ti piace. Quindi, largo alla tata in cucina e largo anche a tuo marito, che faccia da mangiare lui.
    Il problema non c’è più.
    Io per es. non so cucire e manco mi ci metto. Per quello infatti mi sono sposata :-)

  6. Silvia gc scrive:

    Mea culpa… questo post è culpa mea! Anzi, mea e pure di Chiara Peri… Lo so che questo post è nato sul prato di Villa Pamphili domenica, quando abbiamo iniziato a tirare fuori le caccavelle del pic nic. Il tuo ultimo baluardo di incomprensione culinaria, ovvero Chiara, ha sfoderato le polpettine di lenticchie perfette e ha narrato con dovizia di particolari l’iter per realizzarle. Lei, proprio lei, ti ha tradita!
    Io poi avevo cucinato, tagliato e infilato nel tupperware, l’intero ricettario di Natalia.
    E tu ci guardavi con quell’aria interrogativa… con lo sguardo di chi pensava: a me fare sta frittata di maccheroni mi è costato uno sforzo sovrumano…
    Però, ve lo rivelo, la frittata di maccheroni, bella alta e morbida, l’ha fatta (la prossima volta un filino di sale in più, ma per il resto era perfetta).
    Vedi, Fla’, cucinare è estremamente divertente, è proprio una di quelle cose che danno una soddisfazione estrema, il trionfo della concretezza applicata alla fantasia e viceversa. Una di quelle cose in cui hai il risultato pronto, lì, da toccare, annusare e mangiare. Ora, se non ti diverti… ma che cucini a fare?
    Io ci sono giorni che praticamente traduco da crudo a cotto tutto il frigorifero per rilassarmi. Ma se a te sta cosa ti stressa, ma chi t’ho fa fa’?
    Nella vita di tutti i giorni ci andiamo avanti tutti col polpettone preparato dal macellaio o con il trancio di pesce surgelato (che però un po’ va cucinato). Per tutto il resto, se non ti diverti non serve a niente. La tua famiglia può trovare cibo dove vuole e di qualsiasi genere.
    Facciamo così: la prossima volta si cucina una cena insieme, io cucino e tu lavi e riassetti. Ci stai?

    • Flavia scrive:

      Sei troppo carina Silvie’. Questo post non è colpa vostra ma l’avevo in mente da tempo, forse sì c’è stata giusto una spintarella :)
      La proposta è perfetta e ci sto, io sono una grande riassettatrice. Infatti per rilassarmi non apro mai il frigo, ma riordino vestiti e file. vedi tu…

  7. Chiara scrive:

    Il mio rapporto con il cucinare è ancora più complicato, in quanto bipolare. Mi sa che ti scrivo un post di risposta….

  8. silvietta scrive:

    bè hai ottenuto che ti pensassi tutto il pomeriggio!
    intanto, niente consigli di cucina, off course. direi che sono off topic. quello che trovo interessante è il perché ti urta così tanto.
    che cosa ti vuoi coachiare? (scusa l’itagliese)
    creatività? dedizione? o semplicemente conoscerti meglio?

    mentre ti pensavo mi chiedevo che cos’è per me la cucina. a me piace, però sono “emotiva”: quando sto bene cucino benissimo se sto male riesco a cannare persino il minestrone congelato (come si fa? semplice, metti troppa acqua fai scuocere o incollare la pasta, non salarlo e magari servilo con una chiazza di olio triste triste nei piatti perché ti sei dimenticata che sei senza grana).
    un amico di mio marito dice che soono come quella di ricette d’amore: cucino bene (bene = con un tocco speciale) le torte e ognuna per un motivo particolare.
    cucinare mi piace perché sfida le leggi dell’organizzazione perché posso creare inondando la cucina con il mio caos mentale e poi riprendere possesso dell’ordine dopo aver sfornato (sempre che non se ne esca fuori l’emotività – ragion per cui quando sbaglio una ricetta è una doppia tragedia). insomma, un esercizio adorabile ;-)

    capisco quello che dici dell’ordinare file e vestiti ma a me da ancora più soddisfazione “fare casino” PRIMA di ordinare.

    mi sono allora chiesta se questa tua richiesta non c’entra qualcosa con il tuo post (assertiva con pugno? era quello) in cui parlavi di te a un corso di empowerment e dicevi che ti eri disegnata “bianca dentro” ma con tante cose fuori. magari hai bisogno di darti delle risposte dentro senza però fare tante produzioni fuori. (ok, la smetto con la psicnalsii della domenica) e poi si, c’è il fatto che la cucina è una cosa “di pancia” delle emozioni che fagocitano e del rapporto con la nutrice…

    insomma, flavia, se posso permettermi: credo di poterti dire in piena serenità e dandoti una tranquilla pacca sulla spalla – che il tuo mondo possa sopravvivere tranquillamente anche a quattro salti in padella e saltuarie improvvisazioni culinarie, ma che (se permetti) ho l’impressione che “qualcosa da dentro la pancia” (stimolato ad ogni santo pasto della giornata, che tortura!) ti stia interrogando. e anche se non ti piace mettere le mani ai fornelli so che ti piace dare risposte quindi saprai sicuramente tirare fuori il meglio anche da questa sfida.

    però poi quando la vinci io la voglio assaggiare una bella amatriciana fatta da te, ok? io porto la sacher :-D

    un abbraccio
    silvietta

  9. anna scrive:

    non sempre il rifiuto di stare in cucina ai fornelli è dovuto al non saperlo fare.Io ero sempre a cucinare per tutti, dagli amici ai parenti. Ero contenta far felici tutti ma…è successa una cosa molto spiacevole ed io ho il rifiuto verso la cucina. riguarda mio marito, lui ama molto mangiare…sempre il cibo in primis!!!!mi potete spiegare perchè????mi infastidisce anche cucinare per i miei figli (sono grandi abbastanza)

    • Flavia scrive:

      Cara Anna, il titolo di questo post era un po’ ironico… non facciamo certo psicanalisi ma quattro chiacchiere in libertà. Quindi non saprei proprio spiegarti il tuo perchè… anche se tu stessa colleghi il rifiuto a un evento spiacevole, e quindi sembri darti già la risposta!

  10. nadia scrive:

    odio cucinare per i miei figli e mi sento molto in colpa. sono separata e stufa della cena. al pranzo per loro pensa mia madre perchè fortunatamente io sono ancora in ufficio ma la cena…che dramma. hanno solo 8 e 10 anni e forse li sto rovinando. forse il loro futuro è compromesso dal mio odio per la cucina. ma che ci posso fare? non mangiano questo, non mangiano quello, insomma non mangiano proprio niente di quello che piace a me e io non ho affatto voglia di sporcare ancora di più la cucina. niente patatine fritte o cotolette. spero che si sbrighino in fretta per togliere quegli odiosi cartoni animati.
    che schifo di madre sono!

  11. anna 80 scrive:

    …per caso trovo questo post…
    E…mi riconosco!!!
    Sono io!…con immensa vergogna e preoccupazione, ammetto di non amare passare il tempo in cucina!
    Certo, per me non è complicato, perchè vivo da sola, ma mi sento ‘diversa’ e poi temo di non mangiare in modo sano!
    Gli anni passano, ma la situazione peggiora!…
    Forse siamo in un secolo ‘speciale’, dove le donne, dovendo lavorare e badare a mille cose, hanno perso passione per la cucina, non perchè… hanno assecondato altre passioni!
    E si sa, il tempo è quello che è…oggi bisogna saper scegliere a cosa dedicarsi nel tempo libero, non riusciremo mai a fare TUTTO!!!!
    E io…ho scelto!
    Ma , aihmè! …tra le mie scelte, la cucina non c’è!
    … Posso aggiungere, ad onor del vero che sono brava quando preparo cenette per le mie amiche…ma non mi piace, c’è poco da fare, non mi piace stare ai fornelli!
    Ecco..l’ho detto! :)
    un saluto a tutte e grazie per aver sollevato la discussione!!!
    Anna


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