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Altrove

Pubblicato il 31 ottobre 2011 da Flavia

“Non ti preoccupare, se mi arriveranno brutte voci su di te vorrà dire che stai andando bene”
Sai benissimo perché ti torna in mente quella battuta, e non puoi evitare un sorriso amaro.
E subito il vaso aperto lascia uscire altre parole, che prendono un posto nell’aria intorno a te mentre cammini.
“Sinceramente idealista”
“pensi solo a te”
“stronza schifosa”
“E’ un piacere lavorare con te”
“Traditrice”
“sei una grandissima stupida”
L’ultima voce è la tua, e per una volta ritieni che sia quella di gran lunga più attendibile.
I passi sono lenti e misurano lunghi corridoi che tempo fa erano parte di automatismi familiari. Concèntrati sui gesti, ti dici. Alla fine la perfezione nella vita può risiedere unicamente nei piccoli gesti. I passi tutti uguali, lo scontrino che posi e il tono con cui dici “un caffè”.  Oppure un affondo su una gamba senza perdere l’armonia dell’equilibrio, ieri, o il dorso del piede che solleva il pedale nella stessa esatta frazione di secondo in cui tiri la leva della frizione, e senti la moto che cambia musica e marcia, tanti anni fa.
Quanti gesti in cui rifugiarsi. E invece le emozioni più forti scompongono odiosamente la loro armonia. Bisognerebbe eliminarle completamente dalla vita – almeno quella indipendente delle piccole cose.
Un altro ricordo lontano e un’altra voce. “E’ un piacere sentirti parlare, tu hai un grande controllo delle emozioni”
Sì, quello è sempre stato il mio talento. In pubblico. Un altro sorriso amaro.

Nei luoghi di passaggio ci sono sempre  in giro sguardi che incrociano il tuo e fuggono rapidamente altrove.
Altrove, dove stai andando. E’ come se per tutti gli altri l’altrove fosse un luogo generico e indefinito, mentre per te è un luogo molto preciso dove trascorri la maggiorparte del tempo.
Il peso della sacca sulla spalla e di pensieri così corrosivi che devi scriverli di corsa, in piedi, su un foglietto, oppure – ah ah – sullo schemino di una slide.
Hai rivolto un paio di sorrisi e di frasi gentili a sconosciuti – una mamma alla quale hai chiesto se voleva che liberassi il posto accanto al suo bambino, o un vicino a cui era caduto un pacchetto – così, quasi a chiedere un sorriso, in cambio, quasi a chiedere di avere un posto legittimo in mezzo a quel genere umano.
E invece il libro che stai leggendo ti restituisce questo:
“Si sentiva da sempre una figura scomposta, che camminava al centro senza nutrire un vero interesse per una qualunque delle due rive. Da entrambe si sentiva attratto e allo stesso tempo rifiutato, senza appartenere veramente a nessuna delle due”. Già, lo dice anche il tuo stupido segno zodiacale; e fai la conta di tutte le volte in cui si è applicata perfettamente la metafora.

Ripensi  agli errori e a quanto incredibilmente tu riesca a ripeterli sempre uguali. Ripensi al lavoro durissimo che hai fatto per accettarti con le tue debolezze, così come sei, e ti sembra completamente inutile se resti comunque inaccettabile a quelli che ami, e se basta un niente per rientrare in un passato e in un dolore senza fine.

E pensi a loro, alla casa grande e vuota delle loro grida, alla notte infinita e paurosa. Una stanza tutta bianca, vuota, un letto, e un corpo, bianco come il resto. E la paura. E nonostante la paura prendi quella figura, bianca come il marmo, tra le braccia.

15 Risposte per “Altrove”

  1. Mammafelice scrive:

    Una poesia del dolore.
    Ma quello che so è che tu stai già guardando avanti con gli occhi nel sole.

  2. Isa scrive:

    Non ne conosco uno bravo, ma mi sa che mi informo…! ;)
    Scherzi a parte, credo in effetti che concentrarsi sui piccoli gesti, un passetto alla volta, guardando soprattutto avanti sia il modo migliore di uscire dei momenti di crisi, grandi o piccoli che siano.

    • Flavia scrive:

      non è un momento di crisi, è un solidissimo stato dell’essere.

      • supermambanana scrive:

        e’ si un solidissimo stato dell’essere, per forza! Ed e’ una cosa da cherish, e difendere con tutte le forze. Peccato alle volte il cuore di pietra, ma meglio quello che il burro, senti a me, molto meglio quello. Viaaa, viaaa, circolareeee!

  3. bismama scrive:

    Bellissima. Ma come dice Barbara, sguardo nel sole e testa alta. Sempre.

  4. Flavia scrive:

    Avrei annoverato questo post tra gli altri suoi simili-alieni che di solito sono rimasti senza commenti.
    Sembra che il piagnisteo che in altri casi avvicina e provoca simpatia, nel mio caso inquieti, allontani e lasci senza parole.

    • roberta scrive:

      sai Flavia cos’è? è che forse bisogna conoscerti un po’ per capire quello che hai scritto. e allora meglio rimurginarci su ma non commentare.
      no?
      r

      • Flavia scrive:

        capisco. e in fondo non si conosce mai abbastanza qualcuno.. figuriamoci da un blog :)

        • roberta scrive:

          io non sono brava a scrivere, ma a leggere sì.
          e leggendo queste tue parole immagino.
          un ufficio, una professione, un ruolo.
          e anche un lavoro di analisi spietata, in questo molto femminile.
          poi leggo un’intenerimento che ha qualcosa a che vedere con il materno.
          e nell’ultimo paragrafo, pensa un po’, immagino un cadavere. la veglia e la morte di una persona cara.
          questo è quello che vede la mia mente e che ha tutto il diritto di vedere nel momento in cui lo scrittore (in questo caso tu) mi offre le sue parole proprio per essere lette.
          altro è commentare nel senso di esprimere la propria opinione su quello che è il contenuto originario del tuo scritto, ovvero le emozioni. testo che poi, nel tuo caso, lavora per immagini e suggestioni, non è descrittivo rispetto all’emozione o allo stato d’animo che vuole evocare.
          quindi a maggior ragione, con quale presunzione potrei dire la mia? la vedo come una questione di rispetto, o di pudore. anche.

          rileggendo non so perchè mi è preso di attaccarti questo pippone gratis prima di pranzo!
          boh, vabbè, porta pazienza se te ne rimane :)

          • roberta scrive:

            magari “un intenerimento” senza l’apostrofo.
            che vabbè che non sono brava a scrivere, ma così mi pare troppo!

          • Flavia scrive:

            e’ un pippone che mi è utile :) il bello di fermare delle sensazioni così è che possiamo vedere anche le interpretazioni altrui…

  5. Paola scrive:

    Un tempo, tanto tempo fa, pensavo che la scrittura fosse di per sé riconciliazione con il mondo. Pensavo che, dichiarando la sua irriducibile alterità rispetto al reale, nello stesso momento occupasse stabilmente e irreparabilmente il suo posto in esso.
    Questo post me lo ricorda. Ma non è la prima cosa che mi è venuta da dire leggendolo. Quella è: se vuoi, ci sono.

    Paola

  6. Flavia scrive:

    grazie Paola. Io credo che l’unico modo per cercare di far pace con i propri fantasmi sia trasfomarli in parole e legarli là (fino alla prossima fuga). Questo è il modo personale di vedere la scrittura….

  7. silvietta scrive:

    è molto evocativo, è molto bello anche se (ma è il mio problema di questo periodo) mi ha fatto venire in mente tante cose tristi… ti auguro che non sia così. in bocca al lupo, a presto. s.


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