La gestione dei conflitti

Pubblicato il 11 luglio 2011 da Flavia

Ci capitano continuamente nella vita, e ci sono periodi in cui si accumulano su più fronti, fino a un livello insopportabile: i conflitti.
E’ uno di quei momenti per me, e avendo davanti un libro che mi aiuta con poche lucide considerazioni, lo condivido con voi.

Intanto, dice il libretto, gli psicologi concordano sul fatto che i conflitti vanno risolti. Bene, non ci vuole uno psicologo per capire perché:  un conflitto non risolto è un verme che mi mangia il fegato.  Ci sarà pure gente che ci vive benissimo, ma io non posso lasciarlo là.

Quindi si passa ad elencare sei possibili atteggiamenti o strategie. Sono applicabili con diverse sfumature sia a conflitti professionali che personali.

1. Fuggire. Non fare niente. La situazione resta immutata e nessuna delle due parti ci guadagna: è il classico lose-lose, dove ci perdono tutti. Aggiungo che il passare del tempo sulla una situazione lose-lose non è affatto una cura, ma la riveste di un’amarezza che aumenta, tanto che la causa originaria passa in secondo piano, e resta solo il disagio e la tristezza.

2. Attaccare. Chi affronta un conflitto attaccando ha un solo scopo: vincere, e per vincere, occorra che qualcuno perda. Si vuole imporre la propria posizione su quella altrui, sopraffarlo. Si tratta della situazione win-lose. Aggiungo da un punto di vista personale che chi si trova nella situazione lose cercherà di ristabilire l’equilibrio turbato, imponendosi a sua volta. Deleterio.

3. Rinunciare. Abbandonare la propria posizione dichiarandosi sconfitto. Si crea una situazione lose-win che giova temporaneamente alla soddisfazione di chi attacca ma non lascia nulla di positivo.

4. Declinare responsabilità. Chi si sente troppo oberato da un conflitto delega il confronto e la decisione a un’altra istanza o autorità, in genere superiore.  In questo modo risolve il conflitto per sè, ma non necessariamente in maniera equa e nel proprio interesse. Sussiste il rischio che le parti in conflitto perdano entrambe (lose-lose).

5. Raggiungere un compromesso. In base a come viene percepito, il compromesso è una soluzione sostenibile per entrambi, spesso non il risultato migliore ma quello possibile in base alle circostanze.

6. Trovare consensi. Il consenso si basa su una nuova soluzione da raggiungere insieme, in grado di placare il conflitto. A differenza del compromesso le parti non devono necessariamente cedere qualcosa ma possono cercare insieme una terza via. Questa è la soluzione win-win.

I compromessi e, meglio ancora,  le soluzioni win-win sono l’unica forma accettabile di soluzione dei conflitti: fermarsi ai punti 1-4 significa usare la propria intelligenza emotiva in modo molto limitato e distorto. Almeno io la vedo così; fateci un pensiero e ditemi anche la vostra.

M. Krogerus, R. Tschappeller – Piccolo Manuale delle decisioni strategiche, Rizzoli 2011

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