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Non per mettervi ansia.

Pubblicato il 26 giugno 2011 da Flavia

Occhieggia maligna giorno dopo giorno da quella pagina scarabocchiata, da quel foglietto giallo che continua a cambiare posto fino a quando non si attacca più, o peggio ancora da quella lavagnetta che hai davanti agli occhi tutti i giorni, e continua a stare lì settimana dopo settimana, fino a quando dopo mesi ti fa ormai l’effetto di un pesce marcio nell’agenda. La vedi e il tuo cervello ha un conato di vomito.

E’ quella cosa da fare che non sei riuscita a fare, e più passa il tempo più perde significato. Quell’ardore febbrile con cui l’avevi annotata si è appannato, anzi hai quasi del tutto dimenticato cosa volevi fare esattamente quando l’hai annotata.

Fare le to do list è un tratto psicologico preciso, così come essere introverso o estroverso, individualista o socievole, e così via. Sospetto (ma dai?) che sia un tratto psicologico che va a braccetto con le persone, cosiddette, d’azione.  Io dico sempre che, una volta scritta, una cosa prende letteralmente possesso di me, perché  non sto bene fino a quando non la faccio, quando spuntandola dalla lista mi dà un piacere quasi fisico.

Il fatto che è che le cose da fare non sono tutte, semplicemente, da fare – ma hanno diversi caratteri, diverse sfumature e livelli di coinvolgimento. Alcune sono “no brainer” come fare un bonifico, pagare una multa o una bolletta, comprare il latte. Se non siete capaci di star dietro ai no brainer avete un grave vizio che si chiama procrastinazione o ritardo cronico, e per quello dovrete attendere un altro post.  Anzi no: è un difetto su cui ho ben pochi consigli da dare. Perché il ritardo cronico è un atto di ribellione con origini antiche ed è anche una mancanza di rispetto verso gli altri, quindi va affrontato più o meno come… il vizio del fumo, insomma ci vuole uno bravo.
Altre cose nella lista, invece, sono quelle da pensare per bene, quelle per le quali bisogna ritagliarsi un angolo tranquillo con se stessi.  Altre infine, e sono quelle che considero più insidiose, sono legate agli altri e in vari modi ne dipendono. Scrivere a qualcuno, telefonare a qualcuno, parlare con qualcuno di un punto difficile e delicato, attendere risposte da qualcuno. Pressarlo, prima con dolcezza, e poi.. vabbè, ognuno ha le sue tecniche.

Il tipo di impegno – individuale o plurale, facile o complesso – si incrocia poi con la dimensione del tempo (cosa urgentissima, cosa non urgente ma con scadenza, cosa senza scadenza) e infine con quella dell’importanza. Ma l’importanza, che ve lo dico a fare: è relativa. Il motivo per cui si litiga è quasi sempre quello; cioè che una cosa è importantissima per me mentre non lo è affatto per te. Se si potesse, in un mondo ideale, bisognerebbe distribuire le cose da fare e le relative risorse in base a chi le considera più importanti.

Alla fine,  le righe della lista più insidiose e maligne sono quelle che combinano questi quattro requisiti: richiedono l’interazione con qualcuno,  sono complicate, sono importanti, sono urgenti o peggio ancora non sono urgenti. Ecco, quelle sono le bestie nere, che restano lì e cominciano a perseguitarti dandoti quel sottile e crescente senso di disagio, fino alla nausea se solo qualcuno te le nomina. Bisognerebbe evitare di farle arrivare a quel punto. E come?

Questi i possibili approcci che ho sperimentato.

Approccio Specifico: quando si annota un compito complesso, usare quanti più dettagli possibile, per evitare di ritrovarsi dopo qualche tempo a chiedersi cosa cavolo si intendeva con, che ne so,  “risolvere il problema del  creative lab”, e per evitare l’effetto-montagna -nsormontabile. Scomposto in  sottocompiti più semplici, è più facile fare il primo passo ed è anche più facile dividerseli con qualcuno.

Approccio Energico: Se non c’è o è troppo vaga, fissare sul calendario una scadenza, una data. Non lasciate che la vostra bestia cresca senza controllo. Stabilite un giorno in cui quella cosa diventerà assolutamente urgente e quel giorno non iniziate nient’altro se non la si è prima cancellata o almeno trasformata in un passo successivo.

Approccio Contemplativo: sì sì, avete capito bene. Talvolta le idee trovano un ordine e una strada da sole, evitando di  pensarci troppo. Occorre un po’ di pazienza per attendere l’ispirazione giusta, un po’ di intuito per capire che è arrivata, e un atto di volontà per passare all’azione in quel preciso momento, senza indugio. In questi casi io smetto di fare qualsiasi altra cosa e scrivo tutto quello che mi passa per la mente sull’illuminazione in questione ( e poi puntualmente rompo le scatole a un po’ di gente). Oppure alzo immediatamente il telefono e chiamo chi dovevo chiamare da un mese, oppure scrivo quella mail, perché finalmente mi è venuta la voglia di farlo e so cosa voglio dire. Controindicazione: se queste ispirazioni non arrivano entro un tempo congruo che avrete stabilito,  vedete di passare rapidamente a un’altra opzione, per esempio

Chiedere aiuto. Si può sempre trarre spunti da una bella chiacchierata, chiedere consiglio al partner o a un collega oppure, potendo, delegate l’ingrato compito proprio a lui/lei: potreste anche scoprire che gli fa piacere aiutarvi e gli viene facile. Ammettere un’incapacità non è un segno di debolezza ma di intelligenza, ma soprattutto elimina l’impasse e apre la porta a possibili soluzioni alternative.

Per tutte le altre possibili combinazioni (ne ho contate 16 finora), personalizzatevi uno specchietto come questo.

Un commento per “Non per mettervi ansia.”

  1. Fiorenza scrive:

    Bellissimo, complimenti!!
    PS: io appartengo alla categoria “procrastinatori all’infinito” dei compiti no brainer ;-)


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