Elogio della segretaria

Pubblicato il 16 giugno 2011 da Calamity Jane

Vi ricordate il dibattito pubblico sulle quote rosa nei CDA di qualche tempo fa (e a proposito, che fine hanno fatto?)? In quell’occasione ho avuto uno scambio su Twitter con la mia migliore nemicamica, Mariangela (memorabile il nostro primo incontro-scontro, ma da allora non ci siamo più lasciate :-)), osservando che esisteva un alto rischio, per questa misura, di trasformarsi in un generatore di sotterfugi. In altre parole, messi di fronte all’obbligo di inserire nei consigli di amministrazione un certo numero di donne, gli attuali occupanti delle medesime poltrone avrebbero potuto ovviare semplicemente inserendo le loro parenti: figlie, mogli, amanti…

Oppure, facendosi rimpiazzare dalle loro segretarie, ci dicevamo ancora con un certo disappunto. Disappunto che un attimo dopo ci è sembrato del tutto fuori luogo: giudicando le assistenti personali dei consiglieri d’amministrazione, ci stavamo associando alla più bieca schiera dei misogini, quelli secondo i quali il rapporto stretto tra manager e segretarie è necessariamente indice di qualcosa di torbido e di iniquo, degno dei più truci gossip e dei più meschini risolini. Una considerazione evidentemente frutto di un pregiudizio non solo sul genere, ma anche sulla competenza specifica delle assistenti: alle quali non solo non si riconosce alcuna preparazione, ma neppure alcuna capacità di portare contributo e di far evolvere con le proprie forze professionali la prospettiva lavorativa.

E se invece quella della segretaria fosse non solo la scelta del male minore, ma una vera opportunità? E se la segretaria chiamata a sostituire nel CDA il suo capo avesse dato tale prova di sé da meritare non solo la stima di tutto il consiglio, ma addirittura un’ulteriore posizione di rilievo? Perché non avremmo dovuto essere disposte a considerare questa eventualità, invece di assumere tout court che si trattasse di persone che non solo non meritavano il posto, ma non avrebbero fatto nulla di buono neppure in seguito per meritarlo? E’ allora che mi è venuta in mente l’idea di scrivere questo post, che in parte rappresenta anche un tributo alle tante amiche e colleghe impegnate in questo ingrato lavoro, alle quali non ho mai detto grazie abbastanza.

Il mestiere della segretaria non è solo bello: è anche difficile e delicato, più di quanto si possa immaginare dalle nostre distanti prospettive. E’ un lavoro impegnativo e complesso, ormai ben lontano dalle mansioni limitate e ripetitive che appartenevano allo stereotipo degli anni ’50 (e successivi: ancora le ragazze che mio padre, insegnando, formava qualche anno fa per questo lavoro ricevevano dalla scuola un’istruzione del tutto limitata, adeguata alle abilità che si supponeva dovessero mettere in campo), che presuppone non soltanto una capacità ferrea di organizzazione di impegni, problemi, persone, ma anche una sensibilità e un tatto non comuni. Per non parlare delle competenze, che spaziano ormai dalle tradizionali lingue all’informatica avanzata, alla logistica, persino alla gestione delle risorse umane.

E proprio enfatizzando queste capacità e queste competenze non sono poche le persone che hanno trasformato il proprio ruolo in uno snodo fondamentale dell’organizzazione in cui lavorano. Alcune delle amiche di cui parlavo poco fa hanno affermato tanto la dignità delle proprie mansioni, da diventare indispensabili punti di riferimento gestionali (e non solo operativi) per il gruppo coordinato dal dirigente. Si è trattato di un passaggio anzitutto terminologico –  da “segretaria” a “assistente personale” (e non sono sinonimi!) – nel linguaggio dell’organizzazione, che già denota la presa di coscienza della qualificazione professionale necessaria per svolgere questo tipo di attività; e in seguito anche di un passaggio sostanziale, che ha schiuso loro possibilità decisamente interessanti. Non ci sarebbe da stupirsi se qualcuna, in un futuro non remoto, fosse chiamata a sostituire il suo assistito in un consiglio di amministrazione: e soprattutto non ci sarebbe affatto da rammaricarsene, se si trattasse di uno sviluppo corrispondente alle sue reali aspettative e ai suoi veri desideri. Il che non è scontato, almeno per il mio modo di pensare e per la mia scala di valori: ma sono certa che la neoconsigliera sarebbe abbastanza conscia e preparata da saper pensare per se stessa.

4 Risposte per “Elogio della segretaria”

  1. Lanterna scrive:

    Io sono una segretaria, ma in una situazione un po’ particolare: segretaria di presidenza e non del preside, non docente e quindi impossibilitata a sostituire il mio capo. Però nel mio piccolo vedo tante segretarie personali (in università e in ospedale) che sono i veri motori di attività e interi corsi di laurea: senza di loro i miei docenti non saprebbero neanche andare in bagno.
    Mentre leggevo il tuo post, mi veniva in mente il film “Una donna in carriera” con Melanie Griffith: lì effettivamente c’era una possibilità di carriera per una donna in gamba.
    Speriamo che il futuro si evolva così.

  2. Flavia scrive:

    Post molto interessante, grazie Calamity. soprattutto perchè ancora una volta ci invita a deporre i pregiudizi e i modelli che ci portiamo dentro. Dalla mia esperienza le segretarie (o pa, personal assistant) rappresentano spesso le figure di maggiore continuità in organizzazioni in cui il management cambia vorticosamente. Spesso sono le figure chiave da “farsi alleate” per ottenere qualcosa o diffondere cambiamenti. Le più esperte aiutano i manager più giovani in aspetti aziendali che nessun training ti svela, quelli relazionali (e anche politici, diciamolo). Non sono sempre personaggi facili, qualcuna gestisce in modo arrogante questo potere. Qualcuna invece è così disponibile da accompagnarti in un ufficio sperduto di polizia, tradurre per te e farti firmare documenti, oppure prenotarti l’intero giro di Creta, e poi del peloponneso, e poi…
    Ma quella era la mia Grecia, e la mia Matilda.. Non so se se ce sono come lei, a Milano o a Roma ;)

  3. Mariangela scrive:

    Beh, grazie per la citazione, ma soprattutto per il post che ovviamente condivido, dato che come scrivi allora fu di entrambe la sensazione di essere orrendamente cadute in uno stereotipo di genere.
    Le segretarie in realtà non esistono più, esistono un sacco di persone che occupano delicate posizioni di staff e di microstaff e che fanno l’ossatura delle organizzazioni, mettendole in condizione di lavorare al meglio. Accompagnano l’evoluzione tecnologica delle aziende impadronendosi meglio di ogni altro dei complicati sistemi di gestione, imparando ad usarli e dando contributi fondamentali per adattarli ai processi. Rispondono al numero verde con professionalità e dedizione, impersonando l’azienda di fronte al cliente (e ditemi se non è management questo), con orecchie attente, risposte accurate, quintali di pazienza e committment a ricercare le risposte che non conoscono risalendo i canali dell’organizzazione, che conoscono come nessun altro. O almeno, questa era la mia Elena, e non so se ce ne sono come lei, nei mega call center col risponditore automatico.

  4. Paola scrive:

    Hehehe, speravo proprio che passassi di qui per dire tutta la tua :-)

    Ai saluti, e alla riconoscenza, verso Elena e Matilda (e pure Lanterna, per quanto in una situazione leggermente diversa), aggiungo almeno quelli per Daniela, Sonia, Federica, Emanuela, Antonella, che mi hanno mostrato con le loro storie tutto quello che ho scritto.

    Paola


Lascia un commento

Parliamone

email facebook friendfeed linkedin rss twitter wmi

Le conversazioni del Village

thetalkinvillage.com

E’ una lunga storia

Scarica il banner!

veremamme

Iniziative