Il multitasking è una boiata pazzesca

Pubblicato il 18 maggio 2011 da Calamity Jane

Ne abbiamo sentito cantare le lodi in tutte le salse, lo abbiamo entusiasticamente adottato (con alterni esiti), lo abbiamo eretto a lume della nostra frenetica, “acrobatica” attività quotidiana. Fino a che il multitasking, la capacità di dedicarsi a più compiti contemporaneamente (con quali effettivi risultati non è sempre dato sapere) non è stato ufficialmente eletto a caratteristica specifica delle mamme dal libro di Katherine Ellison, “Il cervello delle mamme“: che ha consacrato il tema soprattutto presso il pubblico delle mamme blogger (non mi pronuncio sulla qualità delle “prove” e dei dati su cui si basa l’argomentazione, perché conosco da vicino la dura legge della divulgazione).

Al di là delle mamme, anche  blogger, le donne in generale sono più o meno spontaneamente portate a vantare la capacità di multitasking come loro principale virtù. A scanso di equivoci: il “più o meno” si riferisce al fatto che l’espressione è ormai diventata un luogo comune, a prescindere dal fatto che chi lo utilizza sappia davvero di cosa parla, o piuttosto non lo abbia ereditato dal “sentito dire”. In realtà, leggendo con più attenzione le pagine della Ellison, potreste scoprire che per la stessa autrice il fatto di portare avanti più attività allo stesso tempo (il significato più comunemente accettato di “multitasking”) non è esattamente il massimo, e che le ricerche da lei citate considerano il “barcamenarsi tra compiti diversi” come uno spreco di tempo, contrapponendolo alla “concentrazione sull’essenziale”.

Se poi vi capitasse di prendere parte a un corso di formazione aziendale sui concetti di leadership e dialogo e sulla loro “incarnazione” nella vita lavorativa, potreste persino sentirvi dire a chiare lettere  dai formatori che la maniera migliore di lavorare è concentrarsi intensamente su un solo task per volta, sentirli ricordarvi che per dedicare reale attenzione a qualcosa sono necessari non meno di undici (!) minuti consecutivi, e infine, alla precisazione che voi non accavallate le attività, ma le svolgete in simultanea, vederli farsi una bella risata.

Se poi a tutto ciò aggiungete un altro pacco di ricerche diffuse lo scorso anno (condotte dall’Ecole Normale Supérieure de Paris, mica cotica) e ampiamente riportate dai quotidiani, sul fatto che il nostro cervello non sia strutturalmente fatto per il multitasking, potreste cominciare a farvi venire qualche dubbio . Non che questi dati valgano più di quelli riportati dalla Ellison (su queste stesse pagine abbiamo già ampiamente dibattuto sul fatto che alle ricerche si possa far dire tutto e il contrario di tutto…): ma il fatto che dicano esattamente il contrario dovrebbe almeno suggerirvi qualche riflessione in più.

Per quanto mi riguarda, mi ha insinuato il sospetto che tutta questa insistenza sul multitasking, soprattutto da parte di noi femminucce, sia servita come compensazione di uno svantaggio forse più percepito che reale. Il fatto di puntare sulla capacità di svolgere più compiti in contemporanea – incoraggiate dalla diffusione capillare delle tecnologie, che ci hanno abituato a miracoli come la simultaneità e l’ubiquità – assomiglia a una contromossa un po’ azzardata per confutare le perplessità sul ruolo lavorativo delle donne, e delle madri in particolare. Un modo per rovesciare il tavolo nella partita con i  ”concorrenti maschi” (avete presente quando si dice di qualcuno non particolarmente avvenente che “però è molto intelligente”?); è come se, accusate di non saper camminare sulla terra, le donne abbiano voluto dimostrare di saperlo fare sulle acque.

La logica, immediata conseguenza – almeno per me  - sta nel risalire a quel presunto svantaggio strutturale, esaminarlo, capire se sia veramente tale: ma non per ribattere sullo stesso piano, bensì per spostare proprio questo piano (in parte lo fa anche Ellison, che più che sull’efficienza intellettuale punta su molti altri aspetti per rispondere ai luoghi comuni sulla “svanitezza” delle mamme). Il risultato potrebbe essere la sorprendente decisione di accantonare il multitasking, allo stesso liberatorio grido che Fantozzi dedicava alla corazzata Potemkin; e rivendicare il diritto di dedicarsi a una sola cosa importante per volta. Soprattutto se si tratta di bambini, dei nostri figli che io (ma non solo io, a quanto pare) credo meritino la nostra attenzione e la nostra dedizione, tutte intere.

NB: questo post è il frutto di una riflessione sorta con l’iniziativa lanciata tempo fa da Silvia e Serena di GenitoriCrescono, e maturata soprattutto grazie ad alcune delle loro lettrici, che nei commenti hanno limpidamente affermato qualcosa di molto simile al titolo di questo post. Grazie a tutte loro per il coraggio e la condivisione.

5 Risposte per “Il multitasking è una boiata pazzesca”

  1. Flavia scrive:

    Quando ci adagiamo in un luogo comune, il compito del.. filosofo è rimetterlo in discussione. Quindi brava. Grazie anche per il bell’articolo che hai linkato.
    Personalmente, considero la pluralità di ruoli una realtà, e un vantaggio perchè ci consente di trasferire più competenze di un ruolo a un altro.Ma la dispersione dell’attenzione in troppe cose e in troppi dettagli no, va assolutamente evitata. Ricordi la “parabola delle big rocks”?

  2. Paola scrive:

    ehm… no! puoi rinfrescarmi la memoria? :-)

    quello che volevo rimettere in discussione non è tanto la pluralità di ruoli – sono d’accordo, è una realtà, e nemmeno negativa! -, quanto la pretesa di rivestirli tutti contemporaneamente, che credo finisca per nuocere ai ruoli stessi.
    Poi come sappiamo il tempo non basta mai, e sovrapporre le attività diventa spesso una necessità: ma almeno volevo sottolineare che questa non è la situazione ideale (il problema dell’attenzione mi preoccupa particolarmente, forse prima o poi dovremmo tornarci…), e che vale la pena di riflettere se sia proprio così necessario.

    Paola

  3. Angela Maria scrive:

    La dispersione all’attenzione, che cita Flavia, è il vero rischio… soprattutto perchè i figli imitano gli adulti … e le figlie le mamme…quindi diventa paradossale incitare mia figlia alla concetrazione nello studio, alla dedizione totale alla causa…mentra io con il micidiale Black Berry, rispondo ai commenti del mio Blog, parlo con un collega della gara da presentare … e intanto penso alle slides della lezione di comunicazione interna….
    Angela Maria

  4. Paola scrive:

    Ciao Angela Maria,
    hai toccato un tema fondamentale: l’impatto dei nostri comportamenti su quelli dei nostri figli. Insegnare loro a distribuire le loro energie tra più attività mi sembra cosa buona e giusta; educarli a farlo sistematicamente in simultanea no.
    Altrimenti (e lo chiedo io per prima a tutte voi, visto che non neho ancora esperienza) come spiegare loro che tenere il cellulare spento a scuola o durante il corso d’inglese o la lezione di tennis è necessario, non solo per l’etichetta, ma per dedicarsi meglio a quello che si sta facendo – e goderselo pienamente?
    Paola

  5. Flavia scrive:

    Eccolo Paola (ovviamente era una domanda retorica, avevo bisogno anch’io di andare a rispolverare questo post)
    Ero un’altra persona quando lo scrivevo e oggi mi faccio un po’ tenerezza :)
    http://www.veremamme.it/2009/03/gestione-del-tempo-la-scelta-delle-priorita-2/


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