Bloggando sulla scuola

Pubblicato il 12 aprile 2011 da Flavia

Arrivo tardi, ma voglio esserci. E’ troppo importante. Accolgo con calore la staffetta di Monica, di Giuliana, di Piattini e di moltissimi altri. Loro hanno già dato voce alle mie aspirazioni e anche al mio sdegno.
Per me la scuola sono state le partite di pallone tra le palme prima di salire in classe rossa e sudata, sono stati anni felici dalle elementari al liceo. In una città del sud, con strutture spartane,  col campetto di pallavolo in cemento (di quello granulare).
Sono cresciuta con l’idea che la scuola pubblica fosse parte dell’esperienza della vita: e cioè che la vita non è solo quello che ti capita (un insegnante bravo, uno mediocre) ma come tu decidi di reagire. Ed è ancora l’unico luogo dove vengono condivisi i valori che, al di fuori e indipendentemente dalle famiglie di provenienza, costituiscono le basi della cultura di un paese. La sua lingua. La sua storia. La democrazia. Cosette così.
No, la scuola italiana non si è mai distinta per promuovere l’indipendenza di giudizio, lo spirito critico,  e la vera creatività. Infatti sono cose che ho scoperto dopo.  Non hanno mai incluso nei programmi ministeriali l’educazione all’intelligenza relazionale ed emotiva, come hanno cominciato a fare i paesi anglosassoni, da un pezzo.

Vorrei che i miei figli un giorno guardandosi indietro rivedessero nella scuola un’esperienza completa, nei successi come nei fallimenti, nelle relazioni come nella solitudine della responsabilità individuale.

La mia testimonianza presente? Posso testimoniare solo la grande preoccupazione per il degrado di questo paese, di cui la scuola è la prima vittima. Provo paura, e disgusto, verso questo periodo buio per tutta la dimensione pubblica che mi circonda. Non so direttamente cosa sia diventata la scuola italiana perchè per il momento ne sono fuori: il mio primogenito frequenta una scuola inglese internazionale, e suo fratello lo seguirà l’anno prossimo.

L’abbiamo scelta per le classi multietniche, perchè per loro sia naturale fin dalla prima infanzia essere circondati da bambini di tutte le razze e comunicare con loro in inglese. E perchè con l’inglese un domani possano scegliere di lavorare in qualsiasi paese del mondo. Un’idea molto chiara delle  scuole britanniche potete farvela qui, e proprio pochi giorni fa avevo provato a raccontare i vari motivi per cui credo che abituare il cervello a pensare (anche)  in quella lingua sia un bene. Vogliamo dare loro quell’opportunità.

E’ una scelta molto onerosa, e poi desideriamo che sia solo un primo pezzo della loro strada. L’idea sarebbe di proseguire quest’esperienza fino alla fine delle elementari, e poi inserirsi nella scuola pubblica, sperando che resti una scelta valida.  Anzi lottando perchè lo sia.

9 Risposte per “Bloggando sulla scuola”

  1. giuliana scrive:

    in bocca al lupo a pezzetto e pezzettino.
    e tu, ti sei accorta che hai parlato di politica? ;)

  2. Flavia scrive:

    Sì, certo… è che a me dispiace comunicare sfiducia, come dice anche Piattini, per questo di solito lo evito. Ma stavolta non si poteva proprio…

  3. piattinicinesi scrive:

    fare politica di questi tempi è anche solo fare bene e onestamente il proprio dovere, che non è poco ;)

  4. monica - pontitibetani scrive:

    fare politica è un dovere e una potestà (potere) civile, non necessariamente legato ai partiti …. discorso lungo.
    :)

  5. monica - pontitibetani scrive:

    sono contenta (off topic) che ci ritroviamo su nuoveveremamme! abbraccio a voi!

  6. labiondaprof scrive:

    Anche io ho partecipato alla giornata blogging sulla scuola.
    Sono un’insegnante di Lettere, leggo sempre questo sito ma finora non avevo mai commentato.
    Ecco qui il link al mio post:

    http://labiondaprof.splinder.com/post/24433267/giornata-di-blogging-sulla-scuola-italiana

  7. rose scrive:

    Beh però la scuola pubblica è bella è in crisi… però i tuoi figli ne sono fuori… Da protagonista della scuola italiana pubblica ti dico che la scuola italiana è certamente multietnica come quella che frequentano i tuoi figli ma i ragazzini non comunicano tra loro in inglese, anzi, l’insegnante a volte proprio non riesce a comunicare visto che è sola, con un programma da seguire, e solo tre studenti in classe che parlano italiano mentre il resto della classe parla una moltitudine di lingue e solo quelle…
    Ci vuole aiuto per la scuola italiana certo, ci lavorano tante persone motivate e per pochissimi soldi.
    Mia figlia ha frequentato sempre e solo la scuola pubblica, farà la sua strada nel mondo, è già grande e sta scegliendo. Ha studiato molto seriamente e imparato perchè i suoi genitori non avrebbero comunque in ogni caso potuto fare la scelta di una scuola diversa. E questa non deve essere una differenza. La scuola, la buona scuola, deve essere un diritto di tutti e non una possibile, onerosa scelta

  8. Flavia scrive:

    Rose: sono molto d’accordo con te!


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