“Chi è Serena?”

Pubblicato il 07 febbraio 2011 da Flavia

Cara coach,
la tua pagina web è apparsa all’improvviso proprio quando ho iniziato a sentirmi totalmente persa.
Ho 33 anni, un bambino di 5 mesi e mi sento persa, anzi ecco come sono: chiusa in una bolla.
Nasco ricercatrice, finisco il mio dottorato di ricerca nell’anno in cui perdo mia madre e decido di partire per la francia per un post-doc, nonostante il mio compagno ritrovato nel momento più duro della morte di mia mamma mi implori di restare con lui e non partire.
Io parto nonostante lui sia contrario, e vivo un anno e mezzo in francia, ci vivo bene, mi sento in un paradiso, amo soprattutto i luoghi e imparo ad apprezzare le persone, il loro salutarti se le incroci per strada… imparo a vivere per me, ma purtroppo nonostante lui ci pensi seriamente nel momento della decisione finale decide di non raggiungermi: il mio contratto di un anno non ci garantirebbe abbastanza stabilità ha paura di non potersi affidare a me, ha paura di avere solo me come punto di riferimento, ha paura di allontanarsi dal suo mondo e allora torniamo al piano iniziale: torno io a casa.
Torno a casa, ma nel mio laboratorio non mi riaccolgono. Passano gli anni (2 ormai) e io mi arrangio fra ripetizioni e lavoretti varii arrivati per lo più grazie all’interesse della famiglia di lui. Scopro di adorare il lavoro con i bambini,  perdo la motivazione e l’ambizione necessarie al lavoro di ricercatrice, ma ancora lavoro a singhiozzi fra contratti e contrattini nello stesso campo, non abbandonando del tutto l’idea nonostante non mi impegni al 100% per conseguire il raggiungimento di quell’obiettivo.
Con il mio compagno le cose vanno sempre a tratti: grandi felicità e grandi distanze, come ora. E ora che il mio bambino è nato ho il terrore di diventare una mamma invisibile.
La mia dolcemetàtuttadunpezzo è una persona molto ben strutturata ormai mentre io ho ancora tanto su cui lavorare. Lui e la sua famiglia sembrano sempre sapere cosa va fatto ed io no ed anche quando ritengo di sapere cosa è giusto non riesco ad affermare senza rabbia le mie idee.
Io vivo nel dubbio, ma credo di stare facendo un ottimo lavoro col mio bambino,però quando mille voci si affollano intorno a me, vorrei shhhh zittirle tutte e seguire solo il mio istinto.
Lui è ordinato pulito ed efficiente … io dico un maniaco del controllo.
Io sbadata rilassata e incasinata … immaginerai la convivenza a cosa porti. Io divento rabbiosa, lui diventa poco rispettoso, e si accanisce a sottolineare i mille difetti che vede in me.
Ho provato a parlare con serenità dell’effetto distruttivo di atteggiamenti del genere, ma lui si irrigidisce su posizioni di separazione ed io mi ritraggo e  finisco sempre a giocare alla vittima e al carnefice … ovviamente io nel ruolo di vittima ed è così che mi sento agli occhi della mia famiglia, meno presente per vari motivi.
Mi spaventa la visione lucida di questa situazione che tutto sembra rappresentare meno che un amore.
Ebbene invece quest’amore è stato splendido e mi ha aperto al mondo, ma ora questo stesso amore sembra chiudermi al mondo.
Le mia amiche-sorelle sono partite e andate lontano, alle nuove conoscenze faccio fatica ad aprirmi e alle volte ho paura di essere una mamma fantasma, mentre vorrei essere una mamma solida e serena, come il mio nome direbbe.
Rileggendo sembra il lamento di una donna a pezzi, eppure mi ritengo una donna in gamba e forte … chi è Serena?

————————————————————

Cara Serena,

la tua lettera, per quanto toccante e un po’ triste, ti confesso che mi ha fatto anche un po’ sorridere. Mi dicevo, eccone un’altra, anche lei “scivolata” sull’onda dei cambiamenti un po’ subiti, e della maternità. Capita a tante, ma la buona notizia è che si tratta di una fase transitoria evidentemente ora giunta al suo momento di svolta :)

Ti senti persa. Chiusa in una bolla. Con la paura che altri non ti vedano, un “fantasma” “invisibile”. E allora chi guida le redini della tua vita? E verso cosa? E qual è il progetto comune con tuo marito?

Sei, e trasuda da ogni tua parola, una donna forte, decisa, intelligente.  E credo che gli allontanamenti dal tuo “lui” dipendano dal fatto che vorrebbe che uscissi dalla tua bolla e tornassi con lui come eri e sei ancora.   Da quel che scrivi sembra che come lui non poteva accettare di dipendere da te, altrettanto tu non voglia dipendere da lui.  Bene, quindi è ora di ritrovare il vostro equilibrio.

Nella tua lettera non mi dici cosa vuoi ottenere, ma è chiaro che desideri una mano. Io ci sono, non tanto con lo spillo per bucare la bolla, ma per offrirti quel soffio che può riavvicinarti alla tua base sicura per poter tranquillamente allungare la mano e far sparire la bolla da sola. Come puoi fare in ogni momento. Coraggio!

8 Risposte per ““Chi è Serena?””

  1. silvietta scrive:

    Serena,
    intanto sappi che pur avendo vissuto e vivendo condizioni diverse (io mamma di una dueenne e di un duemesenne) comprendo la sensazione, lo stravolgimento, l'ondainquieta della domanda "chi sono io?" ma soprattutto, nel mio caso, "che perdo, stando ferma qui?"
    mi viene da risponderti con le parole che usò Flavia due anni fa con me "sei mamma da pochissimo. La maternità è uno sconvolgimento. Quindi, innanzitutto, perdonati, assolviti".
    queste parole sono state per me un mantra. Un mantra per dirmi che quello che non raggiungevo oggi avrei potuto benissimo raggiungerlo domani. L'importante, era tenere fede agli obiettivi. Accettare – come si disse qui su veremamme in una discussione – che nella vita si va nel modo stesso con cui gli aerei fanno i loro tragitti di volo: per continue correzioni della rotta.
    Pochi sono quelli che possono dirsi fedelmente strutturati come il tuo compagno. E magari anche lui ha bisogno di tanti imprevisti. E l'amore, tuo e di tuo figlio, sarà sempre un imprevisto nella giornata. Perché puoi sapere che cosa e come lo dai, ma mai quando e come torna indietro.
    E così anche io, oggi, accetto l'imprevisto, quello bello e quello che mi fa incazzare. Accetto e mi perdono, magari piango, urlo e strepito. E domattina mi alzo e rivedo dov'è il mio vero obiettivo. Perché alla fine, svaniti i sensidicolpa, i rimorsi, i rimpianti, si può e si deve riuscire a vedere con chiarezza quello che si può e si deve ancora fare in questa vita. Che è nostra. Che non è già tutta scritta, programmata (un copione a cui semplicemente uniformarsi, anche fosse solo fatto delle richieste familiari). Che non è invisibile.

    scusa se ho parlato più di me che a te.
    un abbraccio solidale
    silvietta

  2. Chiara 2 scrive:

    Oh Serena, sono tante le cose che vorrei dirti, a parte quelle che ha già giustamente detto Silvietta.
    Penso che l'80% della negatività che provi si risolverebbe se tu e il tuo compagno riusciste a fare squadra, anziché beccarvi a vicenda. Se è appassionato di sport, prova con una metafora sportiva: voi siete una squadra, un team, chiamalo come vuoi. Una squadra non vince se i suoi elementi si mettono a litigare durante le partite. In una squadra, non si sfruttano le debolezze degli altri per prevalere, ma ci si mette una pezza. E ci si aiuta a migliorare a vicenda.
    Mettete a punto una strategia comune, anche nelle cose piccole come fare le pulizie o la spesa. Pensate che cosa preferite fare e dividetevi i compiti: io per esempio non pulisco le lettiere ma preferisco cucinare e occuparmi del bucato, mio marito non pulisce il bagno ma svuota la pattumiera e all'occorrenza stira.
    Provate a valorizzare l'uno il lavoro dell'altro, invece che demolirvi a vicenda.
    Ah, poi tieni presente che non vivo nel Mulino Bianco e si litiga (anche spesso) anche a casa mia. Ma è la stima a non mancare mai, mentre secondo me tu e il tuo uomo rischiate di perderla per la strada.

  3. Serena scrive:

    Cara coach, cara Chiara e cara Silvia, vi scrivo dopo essere un po' uscita dalla mia bolla grazie anche alle parole scritte qui su, che sono servite molto a me per fare un punto della situazione e decidere una strategia di uscita … a volte nella mia vita è come se andassi con il pilota automatico ed ha ragione Silvia si procede con continui cambiamenti di rotta ed ora forse ne sto svolgendo uno.
    Dalle vostre parole ho ricavato due indicazioni fondamentali che credo mi possano essere utili
    la prima è che non posso farmi vivere dalla vita, ma che devo mantenere un controllo su quello che è il mio progetto di vita, essere presente a me stessa così da sentirmi partecipe e non invisibile o trainata.
    Ora sono presente, organizzo la mia vita, faccio proposte e non subisco solo quelle altrui e mi sento meglio … ma so che devo anche fare un punto sulla mia vita e guardare per bene alla strada maestra e al mio progetto di vita e discuterne con il mio uomo per trovare una strada comune. E' lui che di solito propone discussioni su questo tema, trovandomi sempre un po' latitante …
    La seconda è quella suggerita da Chiara che si riferisce più alla vita di tutti i giorni, nella pratica è come se avessimo già fatto una divisione dei compiti, ed ora che l'aria è un po' più serena non si discute per queste scemità perchè entrambi riconosciamo il lavoro dell'altro quotidianamente.
    Ho reagito di fronte alla nascita del mio bambino, come un po' di fronte a tutti i grandi cambiamenti della mia vita: perdendomi.
    Ora che mi sono ritrovata mi riprometto di non compiere più questo errore, ma credo che mi risuccederà … e sono io la causa di tutto questo, xchè non accetto di dipendere da lui come hai detto tu coach, ma … anche grazie ad un ritorno al lavoro più strutturato sto riacquistando la mia indipendenza.
    Grazie ancora siete tutte state di immenso aiuto, tornerò qui a leggermi e leggervi spesso per ricordarmi di non perdermi ;)
    venitemi a trovare qui
    http://mostrofemminilecasalinga.blogspot.com/

  4. Serena scrive:

    Sono venuta a cercarmi qui, dopo un anno quasi esatto, che caso … Beh ora il mio pupo ha 16 mesi, è una gioia continua nel suo diventare grande, io ho un lavoro part-time ed ancora precario, che mi impegna molto e mi piace molto in un campo applicativo molto vicino a quello per cui sono stata formata. dedico l’altra metà della giornata al mio piccolo e … al mio pancione, perché si ne aspettiamo un altro, anzi un’altra una femmina che si chiamerà come mia madre. Io sono più me stessa, a volte mi perdo, molto passo momenti bui, ma molto più spesso sono felice … perché alla fine cosa mi manca? La gravidanza e la stanchezza rendono difficile la comunicazione con il mio compagno, ma è una cosa con cui stiamo imparando a convivere … scatto molto in preda agli ormoni e alla stanchezza … credo sarà dura reggere con l’arrivo della seconda … ma spero ci riusciremo
    anche io vorrei più tempo per me … la mia lista di cose da fare sembra sempre infinita.
    Ora è questa:
    una cosa di lavoro extra (quindi non posso farla in orario lavorativo)
    un bando a cui partecipare extra (quindi non posso farla in orario lavorativo)
    un parrucchiere!!!!! Ho una ricrescita inquadrabile
    fare o comprare un vestito di carnevale per il nostro pupo
    la spesa (abbiamo un frigo che sembra stiamo in carestia)
    cercare casa (perché in 4 in 56 m2 ci staremo strettini)
    e conto di fare tutto nelle 3 ore in più che riesco a rubare domani a mia suocera …
    il mio compagno è un papà fantastico, continua a dedicarsi tanto al nostro sole e è davvero di aiuto in casa su tutto … Domani poi andiamo addirittura a vedere un concerto io e lui … e la piccola Carla che sarà bella evidente nel mio pancione e spero si divertirà con noi …
    come faccio a dire di non essere felice

  5. Flavia scrive:

    Ma che bello questo ritorno e questo aggiornamento! grazie Serena!

    • Serena scrive:

      è stato bello anche per me tornare, rileggermi e pensare che quel momento buio, come gli altri che sono venuti e verranno, è passato!
      Siete state di grande aiuto
      un abbraccio

  6. mary scrive:

    Brava Serena! a volte ci sentiamo tutte un po’ sole a crescere i nostri bimbi e quelli che “dirigono i lavori da seduti” e ci fanno sentire inadeguate non mancano mai!
    Viviamo alla velocita’ della luce, invece i frutti di una buona educazione ed un buon rapporto con i nostri figli si vedono solo con tempi piu’ lunghi e questo ci crea insofferenza. Non riusciamo ad attendere io ogni tanto ripeto a me stessa “la vita media e’ di 70 anni, un bambino e’ tale per una decina di anni soltanto, ora e’ il momento di dedicarsi a loro…mi rifaro’ nei restanti 30 o 40!
    Grazie per averci dato prova che il sole arriva all’improvviso e tanti auguri!


Lascia un commento