Il Corto Circuito della conversazione

Pubblicato il 08 gennaio 2011 da Flavia

Ma perchè non chiederlo a voi? Mi sono detta mentre mi rendevo conto di non riuscire a trovare le parole per dire quello che voglio dire, che pure è vivo e pulsante e vuole uscire fuori a tutti i costi.

Il punto è questo: partendo dall’ascolto mi sono data un compito qualche giorno fa, e ho iniziato a scrivere un testo sulla Conversazione, sì, quella con la C maiuscola. Ci servirà molto – credo -  per TTV, per diffondere i Principi, le Virtù e le Regole della buona Conversazione.
Un assunto fondamentale per me è che:

Non esistono conversazioni reali e conversazioni virtuali, esistono solo modi di porsi in ascolto efficacemente, e modi di esprimersi efficacemente. Questa buona pratica richiede del tempo, e una riflessione costante. Una riflessione di qualità.

Poi sono arrivata a un punto in cui il mio slancio vitale si è.. arenato. Avendolo sperimentato sulla mia pelle, e avendo sbagliato in prima persona tante volte, è difficile razionalizzare il dolore che si prova quando non ci si capisce, non ci si ascolta, e più non ci si capisce più ci si attacca, e ci si ferisce. E’ difficile illuminare con pochi tratti una situazione del genere, un vero e proprio corto circuito della comunicazione, e soprattuto è difficile dare dei consigli. Come reagire, cosa fare. So di avere tanti limiti e questo esercizio di scrittura mi aiuterà di certo ad inquadrarli.

Allora ho deciso di condividere alcuni brani e chiedervi un parere. Sincero, come sempre. Costruttivo, come siete. Insomma continuate voi…

————————————

Da: Le regole della buona conversazione

Parla di quello che sai (davvero)
Non parlare per sentito dire. Chi ti ascolta darà molto più valore alle tue parole se sono frutto di un’esperienza diretta e personale:  se ci informiamo e verifichiamo, questo rafforza la reputazione e la credibilità. Sono sempre da apprezzare contributi che arricchiscano la conoscenza, con fatti e numeri e fonti da riferire. Chi emette giudizi senza un’adeguata documentazione perde facilmente la fiducia altrui.

 
(…)

Contieni l’impulsività
Per diventare produttiva , una conversazione ha bisogno dei suoi tempi. Rifuggi dalla tentazione di saltare alle conclusioni dalle prime battute. Lasciala respirare, lasciale trovare liberamente una direzione. Bisogna parlare solo dopo aver ascoltato a fondo, avendo dato il tempo e la possibilità all’altro di esprimersi completamente (Vedi: le Virtu’ Fondamentali, la Pazienza)

Dissentire, non giudicare
Si può sempre esprimere dissenso in modo chiaro ma rispettoso, facendo in modo che la discussione non degeneri. Un modo utile è fare riferimento  a come qualcosa ci fa sentire, piuttosto che giudicare subito quel qualcosa. Proprio perchè si tratta di sensazioni personali che solo noi conosciamo bene, nessuno può negarle. Occorre inoltre fare riferimento a comportamenti/eventi specifici più che all’identità o alle qualità di qualcuno (un esempio molto importante riguarda l’educazione dei bambini: dire “hai fatto un errore” o “Hai fatto una cosa stupida”  produce effetti ben diversi dal dire “sei uno stupido”) .
Un altro modo per non emettere sentenze è evitare le dichiarazione assolutistiche e categoriche sull’oggetto del nostro dissenso (i “sempre”, i “mai” e così via), che fanno subito chiudere l’altro in difesa o lo fanno passare al contrattacco con lo stesso atteggiamento giudicante, e così via, in una spirale di aggressività.

Come esprimere critiche di qualità
Quando una critica è motivata dal desiderio di migliorare le cose e far crescere qualcuno, può definirsi costruttiva. Al contrario quando è finalizzata solo al discredito, è distruttiva.
Criticare non è uno sport divertente, non è pontificare, non è sparare sentenze affrettate. Perché una critica sia seria e credibile, deve sempre accompagnarsi a una capacità di autocritica. E’ un’azione seria e responsabile.  Si può esprimere una critica solo dopo aver riflettuto e maturato a lungo il proprio pensiero. Un’esposizione logica e strutturata è sempre da preferire a un’ irruenza, incontinenza, impulsività verbale senza limiti.

Come accogliere le critiche
Vanno ignorate le critiche superficiali e distruttive, mentre dobbiamo riflettere sulle critiche meditate e costruttive cercando di percepire il proprio io attraverso gli occhi degli altri. Facile? No, per niente. Se fosse facile e naturale non saremmo qui a parlarne. Ma chi ascolta le critiche e agisce correggendosi,  acquista autorevolezza.

(…)

La forma è ANCHE sostanza: attenzione al tono e alle parole
Se vi è capitato di scontrarvi con qualcuno che sostiene che quando si parla conta la sostanza e non la forma , sappiatelo: è completamente falso.  La sostanza di una conversazione, intesa come scambio, arricchimento, rispetto reciproco è costituita dalle cose che si dicono, ma anche dal come le si dicono. Alzare il tono, apostrofare l’altro o quello che fa in modo denigratorio, sentenziare guardando dall’alto in basso dicono molte cose negative di chi usa questi atteggiamenti.

———-

Ora, questo della forma e della sostanza è IL punto per me cruciale… Aiutatemi a spiegarlo meglio. Se volete vi cito due esempi concreti che purtroppo mi hanno fatto uscire dai gangheri e hanno fatto degenerare delle situazioni: 1. un commento anonimo velenoso e offensivo, qui su VM, che sosteneva di aver semplicemente espresso un’opinione e se la prendeva con me per non aver accettato IL MODO in cui era espresso 2. una persona a cui ho manifestato un deciso dissenso per il modo in cui lancia strali in giro, nonostante abbia persino una buona causa che condivido, e che ha reagito fustigandomi pubblicamente, con tanto di nome cognome e attività professionale. Altri esempi eclatanti che non mi va di ricordare. Insomma io riesco addirittura a farmi dei nemici giurati, pur di continuare a sostenere che i modi sono importanti.

Allora ditemi voi. Quando l’interlocutore non rispetta le regole, o meglio, non condivide le tue regole, tra cui quelle qui citate, cosa fare?

Ecco. Immaginatevi di spiegare tutto questo a qualcuno che crede che le conversazioni siano, al massimo, il cazzeggio di Facebook.

Aiuto.

;)

5 Risposte per “Il Corto Circuito della conversazione”

  1. Silvia gc scrive:

    Esistono conversazioni regolate in modo molto preciso, addirittura da leggi.
    Una di queste conversazioni, che conosco in modo diretto e quotidiano, è il processo penale (ma vale anche e forse di più per quello civile, che ha regole molto più rigide).
    Una conversazione, direte? Sì, cos'altro? Un processo è una conversazione tra due parti che sostengono due punti di vista opposti sullo stesso fatto: accusa e difesa. Il giudice è un ascoltatore, è colui la cui opinione va a formarsi nel corso della conversazione. Un terzo interlocutore, per certi versi, che interverrà nella conversazione tra i due interlocutori principali con modalità precise.
    Questo tipo di conversazione, come dicevo, ha due livelli di regole: quelle che disciplinano la forma e quelle che orientano la sostanza.
    Le prime sono in gran parte contenute in articoli del codice di procedura penale: ci sono cose che posso dire, ce devo dire esattamente in quel momento o non avranno effetto, cose che devo dire entro un certo spazio temporale e cose che non posso dire. Un esempio è indicare i mezzi di prova all'apertura del dibattimento o chiedere un giudizio abbreviato prima dell'apertura del dibattimento. Forme, precise e puntuali.
    Le seconde sono le regole contenutistiche: in parte dettate da leggi (esempio: non si possono fare domande suggestive, cioè che indichino la risposta), in altra parte dettate dalla competenza, dall'esperienza e dall'intuito dell'operatore. Un buon avvocato sa porre una domanda secondo regole della retorica e dell'arte oratoria che facciano emergere solo la parte di risposta che si vuole ottenere.
    I due interlocutori conversano, fino a confrontarsi nella discussione finale. In questa conversazione c'è spazio per l'emotività, per l'intuizione, per il cambiamento di prospettiva, per la ritrattazione.
    Questa conversazione, oltre alle sue regole interne, risponde perfettamente alle regole citate da Flavia.
    1) Parla di quello che sai davvero: nessun discorso regge se non è fondato su una prova. Quella prova la devo conoscere, devo averla rintracciata, trovata e interpretata. Devo sapere. Occasionalmente si può anche bluffare, ma è un rischio (come in qualsiasi conversazione: sappiate che io ho conversato sulla teologia di S. Paolo con una persona esperta – in rete per fortuna – avendo wikipedia davanti e senza sapere un'acca di quello che dicevo, ed ho rimediato anche un apprezzamento per la mia conoscenza dell'argomento. Quindi, si può barare ma solo per divertimento e accettando il rischio).
    2) Contieni l'impulsività: regola aurea. Se l'altra parte sostiene una tesi contro di te, inutile stizzirsi, meglio trovare il dato di fatto che smentisce.
    3) Dissentire, non giudicare: in questo caso c'è un terzo interlocutore che giudicherà, la cui opinione è in formazione. Se è stata pronunciata una frase che mi è contraria, meglio partire proprio da quella per volgere il discorso in modo diverso. Ripartire sempre dall'argomento dell'altro.
    4) Esprimere critiche di qualità: contestare sempre su presupposti, altrimenti la critica è priva di valore, inutile.
    5) Accogliere le critiche: essere sempre pronti alle contestazioni ed incassarle quando sono fondate. Ripartire anche da queste per costruire il brano di conversazione successivo.
    6) La forma è anche sostanza: sempre. Significante e significato, forma e contenuto. Una delle regole è anche quella di utilizzare termini tecnici in modo appropriato: termini che hanno un significato preciso ed univoco, che non creino equivoci. Quindi la forma è sempre sostanza perchè ha un suo valore di chiarezza e di riconoscibilità.

    Bene, tutto questo sproloquio per arrivare dove? (Flavia, ma è attiva la moderazione su VM? Così puoi spammarmi prima che tutto questo delirio notturno venga pubblicato!)
    Per arrivare alla risposta. Se qualcuno non rispetta le regole di conversazione con me, io applico quelle regole che conosco: le mie obiezioni saranno sempre fondate su fatti, saranno precise, orientate ai contenuti o alle forme, mai a chi esprime le opinioni. Analizzerò ad una ad una le parole di chi ha contestato senza rispettare regole, per dimostrare che la sregolatezza è mancanza di contenuto. Darò sempre una forma adeguata alla mia sostanza, in modo che risulti di maggior qualità.
    Contro la mancanza di regole, c'è solo la regola. Se tu non la applichi, io la applicherò con cura e precisione, così la mia opinione risulterà più chiara, convincente ed efficace.

    Allora…. vogliamo decretare il trionfo del fuori tema?!
    Buonanotte!

  2. Flavia scrive:

    Altro che fuori tema Silvia… se la lunghezza di un commento – quando è pieno di contenuti come il tuo e non di vuote chiacchiere – è direttamente proporzionale al'interesse suscitato dal post, allora devo dirti proprio grazie.

    Innanzitutto, adoro la passione che metti nel tuo lavoro, e dire che quella degli avvocati è una delle categorie più vituperate. Sei la dimostrazione che non esistono categorie generali di professioni, ma valori e persone che li vivono.

    E poi, il fatto che alcune delle regolette che sto provando a buttare giù per pura esperienza personale più qualche lettura, trovi un riscontro addirittura in una delle forme di conversazione più importanti, misura della storia e della civiltà di un paese, come un dibattimento civile o penale, mi impressiona moltissimo.

    Non a caso ho detto dibattimento, non processo. Conversazione, quella che precede il giudizio, e non sentenza. Veniamo infatti alla tesi della controparte. (Poichè dubito che quelli che non sono d'accordo con me verranno a commentare, posso chiederti di impersonare l'avvocato della controparte?)
    Ecco: la conversazione a cui ci riferiamo e con cui lavoriamo in TTV non ha – ovviamente – le finalità di un processo. Perchè funzioni, una parte non deve desiderare di prevalere sull'altra, di convincere un giudice, insomma di vincere e avere ragione. Entrambe le parti devono desiderare di imparare qualcosa l'una dall'altra. E fin qui, benchè difficile, almeno in teoria ci arriviamo.
    Ma quello che sostiene la controparte con dovizia di arte oratoria, è che condannare una forma sbagliata è indice di conformismo e perbenismo. Tirarsi fuori da una conversazione o escludere qualcuno da una conversazione perchè usa una forma violenta, arrogante, prepotente, insultante, è censorio. Inibisce la spontaneità degli spiriti liberi, soffoca la loro libertà di espressione, la quale va sempre e comunque tutelata, e chi si sente offeso è solo un bigotto.

    La mia tesi è che puoi essere benissimo uno spirito libero senza essere un cafone. La mia tesi è che una forma invece di un'altra significa qualità della conversazione e della persona che la sostiene. Sindrome da bravi bambini, mi si ribatte. Donne, liberatevi dal giogo della forma. Dite in faccia quello che pensate , come vi viene e come vi pare, e se urtate delle sensibilità, non è un problema vostro ma loro.

    Allora, che ne dici? Attenzione che il mio libello vuole essere imparziale e quindi operare una conciliazione efficace dei diversi punti di vista in gioco! (ecco perchè ho chiesto aiuto)

  3. Nei miei corsi sulla comunicazione amo far arrivare i partecipanti a questo concetto; l'emittente è responsabile del messaggio, sia nel contenuto sia nella forma. Se l'atto comunicativo produce effetti non desiderati (=offendere, irritare, allontanare…) o non produce gli effetti desiderati (convincere, informare, rassicurare, ecc.) l'emittente non può prendersela con il ricevente: sarebbe come se l'arciere se la prendesse con il bersaglio dopo averlo mancato.
    La persona capace di empatia e intelligenza emotiva comunica non solo per esprimere le proprie idee o emozioni, ma si interroga sugli effetti della propria comunicazione sull'interlocutore. In caso di effetti non desiderati, si interroga su forma, contesto, scelte linguistiche, comunicazione paraverbale e non verbale, ecc.
    Quindi se tu fai un commento velenoso e l'altro si offende,
    hai torto principalmente tu.
    Infine, mi sento di citare il vecchio Dale Carnegie:
    se possibile meglio non criticare mai la persona, al massimo prendiamocela col comportamento. La critica è sempre una forma di aggressione, e, quindi, un comportamento non "assertivo", foriero di guai!
    Fin qui la teoria.
    Nella mia esperienza la conversazione nel web, essendo prevalentemente asincrona e priva del canale paraverbale,
    prende spesso la forma del monologo, urlato per avere visibilità maggiore.
    Siamo tanti comizianti, ognuno con il suo speaker's corner, ma pochi di noi vogliono davvero
    ascoltare, mettersi in discussione, arricchirsi del confronto.Oppure lo si vuole fare ma solo con pochi: quali? quelli con cui siamo in sintonia, che ci piacciono.
    Gli altri vanno screditati, quasi "combattuti" a suon di parole…
    La soluzione?
    La condivisione di regole di netiquette & dintorni, come avviene nei forum autoregolamentati, dove si impone un codice di condotta civile e rispettoso.
    E, comunque, su Facebook, c'è spazio per tantissimo cazzeggio, ma anche stupende e inattese conversazioni.
    Con le tante persone sensibili, intelligenti e aperte che girano in rete…
    Vabbeh,,,non so se ho contribuito o ho solo sproloquiato, comunque il tema che lanci è estremamente interessante. Vado a digerire l'ultima fetta di panettone :-)

  4. LGO scrive:

    Che bella conversazione :-)

    Sul fatto che una buona conversazione si debba basare su regole condivise io sono d'accordo. Anzi: lo credo fermamente.
    Il problema è quando il contesto non è regolato, e agli interlocutori manca la formazione iniziale. Due avvocati si possono parlare perché il loro bagaglio di conoscenze specifiche è comune, ma qui in rete di regole condivise forse ce ne sono poche. Ma senza regole non si va da nessuna parte…

  5. Silvia gc scrive:

    Pamen, concordo con te sull'efficacia: fuori dalle regole primarie, quello che dico non è ascoltato. Se suscita irritazione o se pone la controparte in difesa, non lascia che si arrivi ai contenuti espressi. Se la forma è sbagliata, ci si ferma alla forma. Se la forma è corretta, condivisa e condivisibile, si apprezzano i contenuti.
    Come diceva Coco Chanel, in un ambito diverso, ma esprimendo un concetto ugualmente valido: "Vesti male e guarderanno il vestito, vesti bene e guarderanno la donna". La forma corretta consente a tutti di penetrare fino al contenuto, quella scorretta lascia gli ascoltatori in superficie.
    Donne (ma perchè solo donne???), conservate con cura il culto della forma. Dite quello che pensate solo dopo aver riflettuto, così potrete rendervi conto se davvero lo pensate. E se urtate delle sensibilità, sappiate che è un problema vostro, perchè sarete meno ascoltate, meno capite ed il vostro contributo alla conversazione sarà più debole.


Lascia un commento