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Reframing, un seguito

Pubblicato il 06 dicembre 2010 da Flavia

Cioè, un possibile seguito (ovviamente!).

Mi ha fatto molto piacere che il concetto alla base di questo recente post sia stato ripreso qui e qui attraverso bellissime storie personali, ma anche che sia diventato spunto per una discussione nel gruppo di professioniste Linked In “mamme al lavoro”. E poi mi hanno detto che verrà pubblicato persino sul blog di PNL in pratica.
Evidentemente l’idea di “re-incorniciare” le realtà che viviamo risuona in molti modi in molti di noi.

La prima cosa da ribadire è di nuovo la netta differenza tra reframing come ricostruzione di una realtà (che è in minima parte qualcosa di oggettivo, e in massima parte frutto delle nostre percezioni) e un banale “raccontarsela”.
Raccontarsela, per dirla terra terra, significa fare come la volpe e l’uva, significa farsi piacere la minestra per usare il  motto di Giuliana, significa convincersi che sì, va bene così, per usare le parole di un commento di Blimunda. Raccontarsela rischia di farci sedere e di uccidere le nostre aspirazioni al cambiamento.
Ricostruire significa invece cambiare il mix di ingredienti, per restare ancora nella metafora di Giuliana. Gli ingredienti sono gli eventi, ma soprattutto le nostre capacità rispetto ad essi.

Lo stesso vale per il coccing di Piattini, che ha usato la metafora dei cocci in una sua mitica presentazione: i pezzi di noi da raccogliere e usare per costruire cose nuove, storie nuove. Non a caso nel raccontare la mia situazione paradigmatica avevo scritto di getto che “la mia identità era andata in mille pezzi”.
Nell’adolescenza mi pensavo come un puzzle in continua ricomposizione, lo scrissi un giorno e quel pensiero è rimasto là e ha messo profonde radici. Certe nostre idee “fanno dei lunghi giri e poi ritornano”. Bello come tante cose scritte e fatte su VereMamme possano ritrovarsi in questo filo conduttore. Grazie a voi per avermelo fatto capire.

Seconda cosa, voglio portare un altro esempio nato da una conversazione con Ioia (non online, ma faccia a faccia: è importante che qualcuno, come uno specchio, registri e metta in parole quel qualcosa che ci sta prendendo alla bocca dello stomaco, o ci sta facendo bruciare gli occhi).
Mi sentivo con le spalle al muro: da una parte un’offerta di lavoro per una direzione (ancora..? dopo le ultime esperienze deludenti?), e dall’altra la passione che mi portava altrove, finalmente via dalle aziende, nel mio sottoscala.
Da una parte uno stacco che si stava rivelando troppo traumatico rispetto alla mia vita precedente (mi capitava di ritrovarmi al supermercato di mercoledi mattina per prendere la carta igienica, fermarmi di colpo in mezzo agli scaffali e dirmi: “Flavia. Ma si può sapere checcazz’ ci fai qui?”), dall’altro un nuovo ufficio col nome sulla porta, e nuovi colleghi.
Per ultimo, si fa per dire, l’aspetto economico: da una parte uno stipendio e un’auto aziendale, dall’altra zero.
Il punto è che mi sembrava abbastanza evidente che ci fossero soltanto due possibili scelte: dire di sì e sobbarcarmi un impegno che non mi avrebbe lasciato altro spazio, oppure dire di no. In questi termini, avevo già deciso per il no. Ma la coach mi fece notare alcuni aspetti dalla diversa prospettiva dei miei interlocutori: non hanno trovato altri candidati adatti. Il nuovo anno sta iniziando e hanno bisogno urgentemente di qualcuno. Io ho dalla mia il CV e non ho impellenza di trovare un lavoro, perchè ho altri progetti in corso. Insomma, mi dissi, togliti dalle corde dove ti sei chiusa, piazzati al centro del ring e picchia. Poni le tue condizioni. Posso venire a darvi una mano, ma non posso darvi tutto il mio tempo, gli dissi. Facciamo il  x% della settimana, disse lui. Ok, il mio ultimo stipendo era questo, allora facciamo il x% di questo, dissi io. Funzionò, ci stringemmo la mano. Per il tempo necessario a sentirmi meglio, ma funzionò.

Tutto sembra ruotare intorno agli ingredienti delle situazioni, agli elementi essenziali che possiamo (sempre) creativamente ricomporre. Qualcuno che ci aiuti a rivederli e soprattutto ascoprirne di nuovi, è proprio un bell’aiuto.

 

To do list: un post sul concetto di resilienza. Anche quello da rendere facilmente fruibile :)

2 Risposte per “Reframing, un seguito”

  1. Paola scrive:

    Beh, a quanto pare l'invito alla gara di reframing ha avuto successo… malgrado certi scetticismi!
    la Spina

  2. Flavia scrive:

    e già :)


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