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La ferita dei non amati

Pubblicato il 14 dicembre 2010 da Flavia

Corro in tondo, corro mentre avversari mi inseguono, faccio capriole, salti nel vuoto, in tondo di nuovo, mi ritrovo al punto di partenza, e ricomincio. Più corro, più mi arrabbio. Eppure sto vincendo.

Hai fatto dell’aspetto professionale un punto molto importante

Sì. Spero bene di non essere la sola, quaggiù. E allora?

Parli della vita in modo positivo. Questo allontana l’audience.

Scusa…Cosa..?!

Meglio chiarire le cose tra noi d’ora in poi

Sì. Certo, sì, hai ragione. Ma perchè. In cosa non ero stata chiara? Dove ho sbagliato?

E gli amici, dove li hai lasciati?

Vorrei saperlo

Guarda, è tutto nella tua testa

Non proprio. E’ nella percezione degli altri, anche

Del resto lo sapevi di correre questo rischio

Sì sì, lo sapevo.

Ti fai sentire solo quando ti serve qualcosa

Se è successo mi dispiace, scusami. Lasciami rimediare

Insomma quante delle persone che conosci vorresti avere più vicine?

Lasciamo perdere i piani operativi sull’amicizia. Lasciamo perdere. Non funziona con me. Vedo i grandi sentimenti e il grande cuore che altri si scambiano in grandi fette e pubbliche effusioni, e sono triste. Sono invidiosa. Sono sola.

Ora non fare così, ti stai chiudendo  

….

I tuoi standard sono tropppo alti. Non per te, per gli altri 

Non avevo mandato un messaggio? E anche un altro tanto tempo prima quando stavo male? Cos’altro devo mostrare? Eppure vedono solo la testa.

Forse perchè è quello che gli fai vedere

Come Atena uscita armata di tutto punto dalla testa di Giove? Mi manca  forse un intero pezzo, il linguaggio del cuore?

Devi smetterla di fare Wonderwoman

Ma cioè, anche no. Quella che vuole fare innovare e inventare, io la voglio. Quella che vuole essere infallibile e non sa chiedere aiuto forse…

Fare non serve a niente. Bisogna pensare bene cosa e perchè

Ma io lo so benissimo cosa e perchè!

Ma non vai bene così. Non va bene, devi cambiare. Devi lavorarci su

Ma io non volevo… E’ tutto confuso, tutto mischiato, lavoro e sentimenti, affetti ed obiettivi….

(ora ci sono mia madre, e mia sorella maggiore. Ed io sto urlando)

Ma cosa volete da me? COSA? COSA..!

 

Mammaaa...

Sì piccolo sono qui. La vita è bella perchè ci siete voi, gli dico mentre lo bacio e gli do la buonanotte, chiedendomi quale altro incubo mi aspetta. Chiedendomi se riuscirò a fargli capire che lo amo e basta, perchè è lui e basta, e non perchè è bravo. E non perchè ha vinto una di quelle folli corse. Vorrei sorridere  semplicemente quando un giorno mi dirà “oggi ho perso”, e abbracciarlo. Spero tanto di esserne capace. Tutto qui.

——————

Il titolo è un omaggio a questo libro.

E il post è dedicato ad Ondaluna, che nonostante i miei apparenti lunghi abbandoni, fin dal tempo del nostro Diario non si è mai sentita abbandonata. Tu sì che sei forte. Buona fortuna, con tutto il mio cuore. E so che tu puoi vederlo: hai studiato molto, per quello :)

6 Risposte per “La ferita dei non amati”

  1. Silvia gc scrive:

    E se per un attimo smettessi di pensare che quel cuore non si vede?

  2. Flavia scrive:

    ma non è tutto nella mia testa :)

  3. Paolo Pugni scrive:

    se può interessare il tema, per lo meno una parte del tema, è sviluppato qui proprio oggi
    http://famigliefelici.blogspot.com/2010/12/ma-le-mamme-possono-lavorare-is-there.html
    grazie
    Paolo

  4. Flavia scrive:

    @Paolo, per fortuna il lavoro non rientra tra i miei conflitti irrisolti :) non sono mai stata in conflitto col mio lavoro, che faccio con grande passione, e quindi neanche i miei figli lo sono. in compenso ce ne sono molti altri :))

  5. Mamma Cattiva scrive:

    Da molto tempo sto pensando a queste righe. Prima che le scrivessi ma non trovo una risposta omogenea. Mi viene solo da dire che forse non si può essere tutto. Non parlo di perfezione ma di onnicomprensività. Vedi provo a dire qualcosa ma non riesco.

  6. Flavia scrive:

    @MC forse vuoi dire che "non c'è modo migliore di farsi dei nemici che voler piacere a tutti"? ;) non lo so. Cioè lo so che non si può essere tutto. Si è solo quel che si è. Ma quando questo poco che si è, nonostante l'umiltà e il bisogno di condividerlo, non si vede, si va un po' in crisi.


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