La casa dei Piccolini e la gente (vera)

Pubblicato il 29 novembre 2010 da Flavia

Non so se dalla comica lezione di cucina di un anno fa (*) io sia rimasta erroneamente registrata in qualche database di foodblogger, o se sia merito della mia amica MC, fatto sta che vengo spesso invitata ad interessanti eventi… culinari.

((*in effetti, rileggendomi dopo un po’ di tempo, mi sto piuttosto simpatica. Capita anche a voi?:)

E così ieri, dopo un pranzo un po’ movimentato (non so come lo definirebbe Piattini, o meglio Sfelix?), correndo incurante sotto la pioggia, ho deciso di portare i Pezzetti a fare un giro a Casa Barilla. Bell’esempio di un brand che vive tra la gente, ma su questo punto tornerò dopo.
Avevo declinato (per decenza) l’invito a partecipare alla gara come chef o come giurato (!), e quindi ho puntato diritto all’area Piccolini, destinata ai piccoli dai 3 ai 7. Il vero obiettivo era affidare i bambini a qualche brava animatrice e gironzolare un po’ liberamente, magari facendo PR con qualche giornalista o blogger… Ma le cose sono andate un po’ diversamente.

Per prima cosa mi sono persa Pezzettino. Giuro che la hostess gli stava mettendo il grembiulino e che ho distolto lo sguardo per 45 secondi al massimo. Poi non c’era più. Lo scambio di batture con l’animatrice è stato surreale: “Ma dov’è?” “Aah ma è lei! – dice dandosi una botta sulla fronte -  E’ andato con un’altra signora, di là” “Ma come con un’altra! Hai dato mio figlio a un’altra?” “Ma io pensavo che fosse lei” “E questa senza neanche conoscerlo se l’e’ portato via?” “No, non se n’e’ accorta, è lui che l’ha seguita” “E adesso che facciamo?” “Vada, e’ andato di la’” “Ma non posso girare da sola tutto questo posto enorme! chiamami qualcuno, dammi un microfono!!”
La ragazza fa un timido cenno al collega ma è circondata dalla confusione dei bambini e dimostra scarsa partecipazione al mio panico crescente, per cui decido di andare “di là” ripetendomi il mantra: “il tendone è questo, deve essere qui, non può essere lontano”, finchè lo vedo. Sta indicando a una signora bionda (che non mi somiglia per niente) la direzione “mamma”. Tranquillissimo (io meno).
Da quel momento mi accampo nell’area Piccolini e vado solo una volta, di corsa, a prendermi un caffè.

La gara di cucina lì accanto procede, la musica, i video e i profumi anche, la gente mangia soddisfatta, la scenografia e l’atmosfera sono obiettivamente molto belle, ma in tutto ciò mi è venuto il mal di stomaco (sarà stato forse il cibo messicano della serata con le amiche blogger romane?) e quindi resto lì seduta in disparte a godermi lo spettacolo dei Pezzetti che giocano con la pasta.
Fino alla classica corsa alla ricerca del bagno.
1. siamo capitati in un’area molto soft e chic, dalla luce soffusa, con tutti gli spot storici che passavano a video, con persone molto eleganti che bevono il loro drink e ai muri la storia delle campagne più famose (Pezzettino ripeteva “pipìpipì” mentre io riguardavo commossa il mitico “gattino” – è anche per colpa di quello spot che la prima cosa che ho fatto, una volta scappata di casa a 24 anni, è stato prendere un gatto)
2. abbiamo capito dopo vari giri a vuoto che l’unico modo per raggiungere i bagni era passare di corsa e a testa bassa giusto in mezzo all’area di gara con gli chef, i giurati, e il commentatore col microfono. (“Scusi scusi, pipì!”)



Bene, una cosa che apprezzo molto e che va sottolineata è il carattere partecipativo di queste iniziative, dal grande Mulino Che vorrei, ai Diari esperienziali fatti proprio insieme a noi (diari che raccontano in senso lato l’esperienza di un prodotto), dai Tour del Mulino tra le famiglie e le loro storie, fino a Casa Barilla appunto, che va in giro per le città.  Non a caso, dietro a queste realizzazioni ci sono un sacco di  persone che conosco. Cosa voglio dire?
Recentemente, proprio con il lancio di Piccolini.Tv e con quello contemporaneo di un finto mommyblog (guardate il post che ho linkato e soprattutto il commento… è esilarante…)  mi è capitato di riflettere sulla profonda differenza che esiste, nella comunicazione in generale e nel Web in particolare, tra ciò che è vero e ciò che è solo verosimile.  Se ne parla anche qui a proposito dello storytelling “sociale”. I
Il Web, non c’è dubbio, richiede persone e contenuti veri. Nomi, facce, storie. E le identità del Web sono rappresentate dai contenuti prodotti dalla gente, così come l’evento sotto il tendone di Casa Barilla viene riempito di significato solo dalla gente vera (e non comparse) che vi partecipa.
Quello che un’agenzia tradizionale NON capisce nel creare un blog come la Casa di Valentina affidandolo ad una writer (“è il mezzo di comunicazione più importante del web, non puoi non avere un blog, te lo facciamo fighissimo”), un blog molto verosimile ma assolutamente finto, è che ad un blog non si applica il famoro teorema dell’aspirational degli spot TV: vedo e ascolto qualcuno che dice delle cose con cui più o meno posso identificarmi, e anzi sai cosa, vorrei tanto essere come lei/lui. Al contrario, nel blog quel codice di comunicazione risulta distorto e mostruoso come negli specchi deformanti. E’ una negazione, un obbrobrio. E’ meglio avere qualcuno vero che scrive cose con cui non sei affatto d’accordo, per dire.
Ed e’ meglio essere “roughly right” (vagamente nella giusta direzione) che “precisely wrong” (perfettamente sbagliati), come mi ha detto su Skype poche ore fa un signore che  ad Amsterdam fa Innovazione per grandi aziende, con gli strumenti delle community di utenti appassionati a certe categorie di prodotti.

Ecco perchè per fare un blog o un videoblog, non ci vogliono professionisti che sembrano persone vere e spontanee (brief che, da cliente, mi è capitato di dare spesso a un’agenzia, esattamente in questi termini) ma proprio persone vere che nella loro vita hanno veramente un blog e sviluppano i loro, autentici codici di comunicazione. E questo è  quello che ha fatto Piccolini,a cui va tutto il merito di facilitare l’espressione della creatività che proviene dal basso. Il prossimo passo dovrebbe essere, forse, metterci ancora più nomi, facce e storie… dell’azienda stessa.

Lo so, sono cose che ormai ci suonano molto ovvie, eppure mi sa che dovremo ripeterle ancora per molto, e ancora a molti.

 

18 Risposte per “La casa dei Piccolini e la gente (vera)”

  1. Silvia gc scrive:

    Il blog della casa di Valentina mi era decisamente sfuggito (ma credo sia sfuggito a molti!).
    Mi domando: perchè un blog non si riesce a "taroccare"? Qual è il particolare che lo svela come "falso" blog? Quale andamento della scrittura fa capire subito che qualcosa non quadra? Come se ci fosse una parola d'ordine, costituita da tonalità, nascosta tra le righe, che il finto blog non conosce e quindi non può inserire.
    Condivido la scelta di Piccolini. Noi partecipiamo al blog di OVS (che però è blog tradizionale scritto). che segue la stessa idea: tutte blogger autentiche, ognuna sui suoi temi.
    La chiami creatività che "viene dal basso", così come l'informazione dei blog "viene dal basso" e sta cambiando le regole. Informazione e comunicazione tolte di mano a chi le deteneva e restituite alla base… Rivoluzionaria sta cosa, eh?!

  2. piattinicinesi scrive:

    cosa rende vero un blog? il fatto che sia vero. che la persona che parla in quel momento ha davvero voglia di dire quelle cose. ecco perché un post che parla di libri, carrozzine o cibo fatto da un blogger che scrive perché vuole condividere un'esperienza funziona, e un post su richiesta no. non credo che ci sia un altro segreto. è molto semplice. per la stessa ragione se io chiedo a un blogger un contenuto editoriale su un tema che lo appassiona ottengo un contenuto interessante, se gli chiedo di adeguarsi a uno standard o di pensare a qualcosa che funziona ottengo "una pubblicità".

  3. Flavia scrive:

    @Silvia sì, è proprio questa la rivoluzione, e credo che il ruolo dei grandi brand nel nuovo scenario sia quello di facilitare le relazioni, mettere le persone in condizione di esprimere la loro creatività spontanea, dandogli degli strumenti (sia idee, sia mezzi) innovativi grazie a capacità di investimento che le singole persone non avrebbero, e soprattutto facendo in modo che la loro creatività serva poi a realizzare qualcosa di utile per tutti. Quando invece paghi qualcuno per fare qualcosa secondo i tuoi standard, come dice Piattini, riproponi un modello vecchio e ricadi negli schemi della pubblicità. Ma una commentatrice di GC potrebbe mai venirti a dire "oh anch'io ho questo problema con im aschietti di casa (fin qui ok…), e USO LA PROFUMAZIONE OCEAN FRESH!!!" Ti assicuro che essendo stata direttore marketing degli ammorbidenti, dei detersivi lavatrice, dei deodoranti per ambiente come pure dei pulitori per cessi, mi sono ribaltata dalle risate.

  4. mariangela scrive:

    Ma noooo! Non ero mai andata a casa di V@lentina (che sfigata, scusa), e alla fine mi ci hai convinto. D'altronde, non ho mai fatto il direttore marketing ma la categoria dei pulitori cesso era una delle mie preferite da account e confermo, nessuno ne parla così!!! Vorrei dire due cose molto importanti (si fa per dire)
    1) nel 2010 qualcuno spieghi alla V@le che si può anche insegnare ai maschietti a fare la pipì seduti (se la legge Francesca parte la sanzione anche di Donne Pensanti per discriminazione di genere)
    2) come si fa a capire che un blog è finto?? beh, su questo c'è praticamente scritto nell'header… Quale blogger parlerebbe di sè stessa e della sua vita in quel modo? Avevo capito che era farlocco ma non mi aspettavo fino a questo punto! post e commenti. Ma chi glielo fa?? @Anna: hai delle praterie, come storyteller!

  5. Flavia scrive:

    Vorrei che chi glie lo fa ci raggiungesse qui per prendersi un caffè tra amici, fidandosi del fatto che siamo sempre persone costruttive ;) Chissà.
    Comunque il post era per parlare di esempi e di attività positive, ma come al solito voi, terribili, vi soffermate su quello che vi fa ridere :))

  6. Silvia gc scrive:

    Vabbè, dai Flavia, l'hai detto anche tu che il commento su ocean fresh era esilarante ed in effetti, lo è! (Ma non si potrebbe insegnare ai maschietti semplicemente a prendere la mira ed essere un po' più educati, invece che metterli seduti???)
    Non è che mi chiedevo come faccio a riconoscere un blog finto. Mi chiedevo: cosa c'è nella forma comunicativa "blog" che lo rende, realmente, intaroccabile?
    Vi faccio un altro esempio, questo del tutto positivo, ma sullo stesso tema.
    Extramamma, alias Patrizia, nel suo libro immagina la protagonista autrice di un blog "Ringhiando al mondo". Giustamente Patrizia crea realmente in rete il blog Ringhiando al mondo (dicendo ovviamente che è un blog "finto", ovvero deriva dalla finzione letteraria) http://ringhiandoalmondo.wordpress.com/ .
    Per quanto Patrizia sia eccellente quando scrive il suo Extramamma e per quanto sia brava come scrittrice, quando scrive su Ringhiando al mondo, fingendosi la protagonista del libro, non riesce ad essere "reale". E' ugualmente divertente (anzi, forse lo è di più, proprio perchè i post sono più studiati), ma tangibilmente meno vera.
    In quel caso va benissimo: non è reale! Però si sente che non è un "vero" blog.
    Dunque il blog non si riesce a riprodurre in provetta?

  7. piattinicinesi scrive:

    @silvia è così, esattamente. quello che in un romanzo ti permette di metterti nei panni del personaggio è, oltre alla capacità dello scrittore, anche una serie di regole e di codici che lo scrittore e il lettore condividono. sempre più mi convinco che questi codici esistono anche per i blog (come per gli altri sistemi di comunicazione). non è sbagliato sperimentare, comunque, solo che bisogna imparare dai propri esperimenti…

  8. Mamma Cattiva scrive:

    Mi fischiavano le orecchie…:)
    Grazie Flavia per queste riflessioni. Piccolini è il progetto digital di cui vado più fiera anche se altri mi danno molto da fare e molto da pensare. Non è per niente semplice fare comunicazione per un'azienda, ancora più complesso fare comunicazione digitale, proprio perché non é comunicazione a un senso ma conversazione, confronto, talvolta scontro. Nel web l'azienda si sente anche sfidata dall'utente perché più che altrove è lui che decide le sorti di una piattaforma. Un'azienda investe se fa numeri, traffico e conversazione. Se non si fanno i numeri si cambia rotta. Io credo, non solo io ovviamente, che sono i contenuti che fanno la differenza, la qualità della creatività. Queste logiche non sono poi diverse dal mondo fisico. Anche nell'informazione giornalistica distingui tra chi è bravo e chi non lo è, tra chi eroga buoni contenuti e chi meno. Questo succede anche nei blog, nati come opportunità di visibilità che nella dimensione fisica non era realizzabile. Non che tutti vogliano visibilità e protagonismo o lavoro (ma se sono pubblici una scelta di visibilità c'è a prescindere) ma in questa dimensione scopri talenti nascosti, persone speciali pur nella loro autenticità.
    Siamo solo all'inizio.

  9. piattinicinesi scrive:

    @mammacattiva le orecchie ti devono fischiare davvero perché sei stata anche citata nel post su ttv!
    comunque ci sono due punti importanti secondo me rispetto a quello che hai detto
    1. le aziende hanno da sempre a che fare con i media per la loro comunicazione, quindi è chiaro che adesso la comunicazione digitale abbia a che fare con i media digitali, che sono soprattutto social networks e blogger. il problema per tutti è come avere a che fare con questi nuovi media. questo è un momento di sperimentazione, interessante, dove si possono fare cose molto interessanti ma anche grandi boiate.
    2. la partecipazione di altri attori digitali alla comunicazione dell'azienda pone un problema cruciale. ogni marca, brand come dicono i markettari, si riconosce come tale perché ha dentro di sé una storia potenziale. quella di piccolini per esempio è più o meno "il piacere per mamam e figlio di fare delle cose insieme, il cibo come piacere, condivisione e momento creativo ed educativo". ora concretizzare questa storia, reanderla reale atraverso le storie vere di altri, sia nella casa dei piccolini che sul sito grazie a persone che veramnete fanno questo nella vita di tutti i giorni è stata una bella sfida :))

  10. Flavia scrive:

    sperimentare e imparare. quello che ho imparato io insieme a Giuliana finora è riassunto qui: http://www.thetalkingvillage.it/casi/case-history.asp dove raccontiamo com'è andata e cosa abbiamo imparato dalle cose fatte, e anche dalle critiche (più o meno costruttive).
    La cosa bella è che gli esperimenti e i learnings non finiranno mai :)

  11. Flavia scrive:

    @Silvia GC c'è qualcosa nelle tue domande essenziali e solo apparentemente semplici che mi sforzerò di analizzare, c'è un concetto di "vero-vero" verso "vero-letterario, narrativo", che mi interessa molto. Per continuare a parlarne con te oggi, aspetto però qualche altro caffè :))

  12. bismama scrive:

    Mi piace quando Flavia dice

    La cosa bella è che gli esperimenti e i learnings non finiranno mai :)

    sono d'accordissimo. Insomma, la vita è un learnig session no?? Soprattutto quella di una mamma…

  13. chiara cheli scrive:

    buon giorno a tutte … sono nuova … non so bene se ho capito bene come funziona … cmq sono decisamente una mamma imperfetta…
    spero mi accettiate nel club

  14. Flavia scrive:

    Ciao Chiara! la prima "regola del club" VereMamme è che qui nessuno giudica nessuno e non ci sono esami da passare! in effetti, non c'è nemmeno un club. Ognuno passa e commenta e partecipa a quello che più le interessa. Quindi benvenuta!

  15. Mamma Cattiva scrive:

    @piattini, c'è un punto molto importante che invece le aziende non riescono ancora a capire. Tu parli di media digitali, appunto e sono quelli che l''azienda si preoccupa di controllare: che il banner, il pre-roll, il pay-per-post siano perfetti e dicano quello che vogliono one-to-many. La rete invece, la dimensione digitale è un altro pezzo di mondo in cui convivono molteplici territori fatti di persone che conversano, che si influenzano, che dicono come vorrebbero il mondo, quello tangibile. Per me l'azienda, i suoi valori, perché alla fine anche le aziende esprimono dei valori al di là del primario scopo di fare biz, dovrebbero invece stare proprio lí, dove sono le persone, ascoltarle, cogliere i segnali di quello che vogliono e offrirglielo. Non solo in termini di prodotti ma anche nei contenuti, contenuti che possono essere divertenti, oppure utili, oppure educativi, oppure solo belli. Ok il banner che lampeggia la marca, ok un video pubblicitario che passa un'ispirazione ma la vera differenza la faranno quelli che staranno con le persone con prodotti, servizi e contenuti. Questa è l'unica visione che mi guida.
    La ragione per cui il pubblico digitale diffida dei progetti digitali dell'azienda è che fino ad oggi sono stati abituati a un'azienda che fa solo pubblicità e, come in tv facciamo zapping quando parte lo spot, così in internet vai oltre pensando che non ci sarà null'altro che pubblicità. Quando ci sarà di più della pubblicità le persone non andranno oltre.

  16. Mamma Cattiva scrive:

    Forse Flavia questo post valeva la pena pubblicarlo su TTV :)

  17. Flavia scrive:

    questo post è emblematico, MC. La prima parte è sulla giornata di una mamma, la seconda è il commento di una professionista e utente. Devo dividermi a metà tra due siti? Caso interessante di personal branding, anche. Io sono questa qui,… e non c'è una categoria precisa in cui mettermi :(

  18. Flavia scrive:

    Comunque Lu, il tuo commento di prima era bellissimo, niente da aggiungere… quello sì che era perfetto per TTV!


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