Mamma Felice e la felicità prepotente

Pubblicato il 06 ottobre 2010 da Flavia

E’ più o meno un mese che penso a questo post e che faccio perdere tempo a Flavia che me lo ha chiesto. La verità è che non riuscivo a scriverlo. Perchè per parlare di felicità certe volte ci va un gran coraggio, servono tante lacrime, e un pizzico di ostinazione.
Finchè poi succede che mi sento così infelice che questo post nasce da solo, perchè alla fine il ‘segreto’ della mia felicità è solo uno: io PRETENDO di essere felice.
E più mi sento male, più mi girano le balle, più incontro sulla mia strada qualcuno che tenta di rovinarmi la vita… più la felicità diventa prepotente e mi esplode dentro, antipatica e forte, energica e pedante.
Perchè io la voglio, la desidero, la cerco, e ho deciso che devo farla mia.

Eppure la felicità non è una forma di rivalsa, nè un dispetto.
La felicità è semplicemente un momento di piena consapevolezza, in cui mi dico che non posso essere infelice per sempre, che non lo voglio, che mi farebbe schifo esserlo. Che non ho poi tutto questo tempo da sprecare.
La felicità è una prepotenza interna, un tabernacolo sempre acceso, che posso custodire in me, profanamente, anche quando le circostanze esterne vorrebbero impedirmelo.
Perchè è troppo facile essere felici quando la vita intorno è felice. Il bello del gioco è invece richiamare la felicità in se stessi ancora e ancora e ancora, tutte le volte che la vita ti vomita contro, ti sputa e ti risputa, ti schiaccia a terra e ti calpesta.

Il fatto è che non c’è niente di male ad essere felici, e chiunque sobbalzi sulla sedia a leggere questa mia prepotenza della felicità, deve ricordare che essere felici non è una colpa, e nemmeno un merito: è un’azione. Un’azione che non danneggia gli altri, e quindi non genera colpe. Un’azione che, se tutto va come deve andare, può sorridere di un sorriso da sorridere CON gli altri.

Il fatto è che io non ho più voglia di star male.
Mi odio per tutto il tempo che ho perso, prima di capire questa storia della felicità. Mi odio per cosa avrei potuto diventare. Mi odio per aver buttato via quasi 30 anni della mia vita. Anni che non riavrò mai più, anni che resteranno per sempre appesi a un filo, dentro di me, come un cappio, come un nodo di gordio, come una spina dorsale molliccia che mi ha resa fragile e spaventata.

Perchè ho avuto tanta paura. Ho avuto paura delle violenze, ho avuto paura dei silenzi, ho avuto paura di amare, ho avuto paura della compassione e della dedizione, ho avuto paura anche della vita. Ho avuto paura che nella vita non esistesse altro che quello schifo, quel passato, quell’idea, quella prostrazione profonda e schiacciante da cui mi lasciavo soffocare.

Ma la vera paura – quello l’ho capito dopo – era un’altra. Avevo terribilmente, decisamente, irrimediabilmente e fottutamente paura di essere felice.

Perchè il dolore è una culla lieve, con le sue languide malinconie e le sue dolci certezze. Il dolore è un abbraccio certo. Il dolore è la sicurezza dell’immobilità.
E la felicità no, la felicità è movimento, la felicità è spostamento d’aria, è un maremoto che può sconvolgere il paesaggio, è l’incertezza del cambiamento.

Ed è questa, l’unica strada della felicità. Cambiare.
Cambiare città, cambiare amici, cambiare famiglia, cambiare lavoro, cambiare taglio di capelli, cambiare vestiti, cambiare idea. Sempre, mille volte e altre mille ancora, finchè non si trova l’amore giusto, il lavoro giusto, l’amico giusto, la serenità giusta.

Essere una brezza. Essere un vento. Essere fulmine e luce e velocità e risa pianto urla disperazione ridere correre parlare protestare sognare amare. Vivere.

Non posso dire altro. La felicità esiste.
Chiunque aspetti 30 anni come ho aspettato io, è solo un cretino che spreca la sua vita. Chiunque pensi che sia tutto troppo difficile ha torto e ragione. Perchè la felicità è difficile solo per la sua semplicità. E’ talmente facile e banale e a portata di mano, che spesso è difficile vederla.

Fatela più facile. Non c’è niente di male.
Che la vostra vita sia facile e leggera e piena di buonumore.
La felicità c’è, sono sicura. E’ un’implosione nucleare che aspetta solo di cambiare le vostre molecole, alterare il vostro dna, sconvolgervi l’esistenza.
Accendete la miccia, innescate l’ordigno. Non siate cretini come me, che ho impiegato 30 anni a capire che la felicità sono io. La felicità siamo noi.

La felicità è essere vivi e poter ancora scegliere tutto, poter ancora cambiare tutto, avere la certezza che la parola fine non è ancora stata scritta per noi. La felicità è adesso, non domani, non tra due giorni. La felicità non chiede di essere programmata in calendario. La felicità è questo momento, questo istante di lacrime e sorrisi, questo istante di paure e speranze, questo frammento di lucidità.

Non siate stupidi come me. Prendetela adesso. Pretendetela adesso.
Per soffrire ancora, c’è sempre tempo domani.

10 Risposte per “Mamma Felice e la felicità prepotente”

  1. pontitibetani scrive:

    (sempre che non mi si frulli il post….)
    felicità! che faccenda complicata.
    felice io?
    no.
    ma nemmeno infelice, combattente nata contro l'infelicità che mi veniva appiccicata addosso.

    per me felice non è che un carpe diem, che capita addosso, lo si raccoglie e via, di nuovo in strada nella imprevedibilità della vita.

    un attimo e felice, quello dopo non so. ma va bene così, cioè mi va bene così.
    felice è una fatalità non sempre determinabile.
    verso l'infelicità eletta a sistema di vita invece ho una sorta di rigetto, di inimicizia cronica.
    con mamma felice concordo su una cosa (non che il resto di ciò che scrive non mi garbi, anzi. ma la "mia" felicità è innegabilmente diversa, più fatalista) è dopo i trentanni che accade qualcosa:
    non ti porti più i fardelli che ti hanno caricato gli altri, ma scegli il tuo e ci metti dentro ciò che davvero ti interessa (cambiando vite, capelli, case, frequentazioni, amori).
    da qui mi piace il suo monito al "prendetevi la felicità", mi piace pensare che dopo una carta età si possa scegliere la propria strada.
    imparando a dribblare o a inciampare negli ostacoli che si frappongono, talvolta si è eleganti, alle volte goffe come bradipi.

    una sola lancio spezzo a favore dell'infelicità … laddove corrisponde con il dolore, alle volte saper stare nel dolore, quello importante, quello che è inevitabile, è un prezzo necessario.
    per tutti gli altri, mi vien da dire, sono solo zavorra da abbandonare, sono infelicità procurata.

    bel tema.
    grazie a voi per aver dato spazio a questo pensiero…

  2. Mamma Cattiva scrive:

    E come faccio a provare a parlarne dopo che ho letto come ne parli tu? Fai venire i brividi. Non credo che ci riuscirò mai, non se a scriverne o a essere completamente felice…

  3. valewanda scrive:

    condivido ogni riga, ogni frase di quello che ha scritto mamma felice, ed è la mia filosofia di vita. Grazie! Valentina

  4. marilde scrive:

    Appena ho letto ho pensato che sì, ne avrei scritto volentieri anch'io. Bel tema. Poi il buonsenso mi ha ricordato che "guai a te se togli tempo al libro che stai scrivendo". E allora felicità è fare un saluto collettivo, a Flavia, alle altre donne che qui si ritrovano, conosciute e non. Vi leggo, spesso di corsa, quasi mai commento, eppure la sensazione di "casa" è forte. Un abbraccio a tutte. Tornerò di certo ad essere più presente in rete in futuro.

  5. Loredana scrive:

    a volte la felicità dipende da altri…nelle crisi coniugali per esempio…non basta che sia uno a voler cambiare…bisogna essere in due. E non si può nemmeno dire basta… quando ci sono figli…dire basta può essere guadagnare la felicità solo se i problemi sono gravi e riguardano tutti…altrimenti bisogna continuare a vivere nell'infelicità e aspettare che gli altri capiscano e cambino idea eo atteggiamento.
    A volte si aspetta tutta la vita o buona parte della vita ma è quel dolore necessario.

  6. Mammafelice scrive:

    Loredana, no, non sono d'accordo. Se facciamo dipendere la nostra felicità da un'altra persona, potremmo sprecare anni e anni della nostra vita solo per buona educazione. Siamo così sicuri che aspettare un uomo dia davvero la felicità?
    Siamo così sicuri che siano gli altri a dover cambiare atteggiamento per far sì che noi siamo felici?

    Ho sprecato decenni proprio dietro a una persona che mi ha resa infelice. Mio padre. Sempre ad aspettare che mi volesse un po' di bene, o che semplicemente mi accettasse per quella che sono: per nulla perfetta, ma me stessa.
    Quel momento non è mai arrivato, e anzi, la mia testardaggine ha solo peggiorato le cose, per tutti.
    Fidati: stare ad aspettare che qualcuno ti voglia, è un grave errore. Quando una persona non ti vuole, nemmeno 10 anni di attesa possono sistemare le cose. Meglio vivere. Meglio cercare la propria strada, libere da questa catena.

  7. giuliana scrive:

    tanto tempo fa ho scritto un post sulla felicità, questo: http://mammaincorriera.blogspot.com/2007/02/il-posto-della-felicit.html
    ci credo ancora nelle cose che ho detto allora. credo soprattutto che la felicità non è fatta di piccole cose. cercare la felicità nelle piccole cose significa applicare tattiche di sopravvivenza, che non hanno niente a che fare con la felicità.
    è propaganda: per accontentarsi e non protestare davanti allo schifo che dobbiamo sopportare, quando ci rendiamo conto che stiamo sopportando uno schifo.
    una cosa sola, per MammaFelice: non si può essere felici prima dei trent'anni, solo ai bambini è concessa una cosa del genere. prima dei 30 puoi essere contenta di quello che hai o dei sogni che fai, puoi goderti la vita (quello sì), ma essere felice è un'altra cosa. è uno stato dell'anima che puoi apprezzare e riconoscere solo per differenza. è appagamento, ma anche sicurezza della persona che si è, capacità di guardarsi allo specchio e dire: "ecco, questo sono io, e mi piaccio così". se no è ancora tutto un tagliarsi capelli e cambiare look, ma l'anima no, rimane fuori, e invece è l'anima che deve sentirselo, il nuovo taglio di capelli.
    e ti dirò anche un'altra cosa, che dopo i 40 è ancora meglio ;)
    giuliana

  8. Flavia scrive:

    ahoooo, smettetela di commentarvi e postate (solo Marilde che sta scrivendo un libro è esonerata)
    Giuli, lo so che per te è uno smaronamento enorme, ma riesci a portare qui dentro quel post? così rimane….ai posteri del Blog Cafè.
    ;))

  9. Giuliana scrive:

    Flà, inizi a parlare come me :D
    L'ho postato, mi sono saltati tutti gli accapi, il che mi provoca sì un notevole smaronamento, ma spero si capisca lo stesso.

  10. Mammafelice scrive:

    Giuliana, non so… Io di donne che hanno avuto un'infanzia felice ne conosco tante. Una volta pensavo che la felicità fosse possibile solo con la consapevolezza, perchè in fondo mi faceva 'comodo' pensare che non ero ancora così in ritardo sulla tabella di marcia. Ma poi mi sono resa conto che invece esistono i bambini felici, esistono quelli che stimano i propri genitori, quelli che dei primi 30 anni di vita hanno anche ricordi belli.
    Sapete quello che mi fa più male (beh, nella top 5 delle cose che mi fanno più male)? Non ho ricordi felici. Credo di averne una manciata. E un giorno, quando Dafne mi chiederà com'ero io da bambina, cosa facevo, cosa mi piaceva… cosa le risponderò? Certo, potrò raccontarle sempre quei soliti 4 episodi e lei penserà di avere semplicemente una madre rincoglionita che dice sempre le stesse cose. Ma la questione è che la felicità te la puoi costruire da zero, ma se te la insegnano è tutto molto più semplice.


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