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Miti da sfatare: donne e aggressività

Pubblicato il 19 settembre 2010 da Flavia

Uno degli stereotipi di genere più diffusi e subdoli in cui cadiamo continuamente e in cui mi sono imbattuta in tutte le discussioni dei gruppi che si occupano di conciliazione famiglia-lavoro, un luogo comune usato (ed abusato) per convincerci che esista un modo femminile (orientato alle relazioni, empatico, collaborativo, rispettoso delle esigenze delle famiglie, insomma buono) e uno maschile di lavorare (competitivo, aggressivo, totalizzante, senza limiti di orari e disponibilità, quindi cattivo) è questo: che quando una donna è aggressiva sul lavoro, sta tradendo la sua femminilità, si sta snaturando, sta scimmiottiando gli uomini.

“Io le chiamo le uome – dirà la solita arguta commentatrice, e aggiungerà: “sono le più odiose, specialmente con le altre donne”. Quella commentatrice non capisce di aver reso un pessimo servizio, nonostante tutte le sue buone intenzioni, alla causa delle pari opportunità di vita e di carriera per le donne. Perchè?

Oltre ad alimentare il mito della perfida virago in carriera, anche per due motivi oggettivi:
- l’aggressività non è un attributo esclusivamente maschile
- l’aggressività non è necessariamente negativa, cioè non significa offendere e fare del male agli altri, e se ben praticata serve a raggiungere i propri obiettivi.

Biologicamente, è vero che l’aggressività è correlata a più alti livelli di testosterone. Ma sempre biologicamente, basta un centesimo del testosterone di un uomo per scatenare in una donna un’aggressività verbale smisurata, uguale a quella di un automobilista che si scaraventa a prendere a pugni un altro (ho più di una mail che lo prova). Sono solo forme diverse di aggressività.
L’aggressività non è sinonimo di mascolinità. Oppure venitemi a dire che le atlete che diventano campionesse (di nuoto, tennis, pallavolo, mountain bike, windsurf, scherma, tiro al piattello) stanno scimmiottando i loro colleghi maschi. Il fatto è che per diventare campionesse in qualcosa bisogna avere una sana dose di aggressività, una forte determinazione.  Innanzitutto bisogna volerlo profondamente, e questo è il fattore principale di distinzione tra chi si impegna al massimo per superare fossati, e chi lascia perdere.

Un capitolo di “Tutto quello che so della vita l’ho imparato da Sex and the City”, di Paola Maraone si intitola “che sul lavoro le palle vanno ancora per la maggiore”. Ora, mi dispiace deludere qualcuno tra voi che auspica un lavoro declinato al femminile, ma è proprio così. L’espressione rozza può dare fastidio (come dice giustamente la Littizzetto), è frutto di condizionamenti culturali di lunga data che identificano gli.. attributi di una persona determinata e coraggiosa unicamente con quelli maschili, anche se la storia è piena di figure di donne forti e volitive, ma resta il fatto che sul lavoro vanno avanti le persone più aggressive, nel senso  buono (almeno io lo intendo così) di determinate a lottare per quello che vogliono.  Se purtroppo questo non si accompagna a livelli adeguati di competenza, integrità e  intelligenza relazionale, siamo in presenza di persone che possono diventare molto pericolose e sgradevoli. Quando invece ci sono anche le altre skills indispensabili, e l’aggressività si inserisce al momento giusto in un buon equilibrio personale, questi individui saranno sempre una spanna avanti agli altri.
In tutto ciò non c’è niente, ma proprio niente, di maschile o femminile, se non i condizionamenti che ci portiamo nella testa. Uno dei condizionamenti di certe culture del lavoro è che stronzo significhi bravo, e ci cascano in eguale misura  uomini e donne.

Non facciamoci stupidi complessi e sovrastrutture nell’usare questi concetti: determinazione. Aggressività. Impariamo piuttosto a riconoscerla, a discernere le sue espressioni negative da quelle positive, ad usarla e indirizzarla in modo  produttivo. Il punto è – come al solito – lasciare che ognuno trovi i modi e i significati a sè più congeniali.

Ecco alcune delle mie personalissime interpretazioni di aggressività. Guardandomi indietro, non posso dire che non mi siano servite. Vi farete dei nemici? Qualcuno, forse. Ma non si può piacere a tutti. Solo le brave bambine devono piacere a tutti.

- Non avere timore di dimostrare di essere arrabbiati (quando qualcuno non rispetta scadenze o standard qualitativi)

- Affrontare direttamente qualcuno con cui c’è un problema

- Parlare chiaramente con i capi quando si aspetta un aumento o una promozione, senza timore di pretenderli

- difendere a spada tratta il proprio gruppo di lavoro in pubblico (e affrontare privatamente eventuali problemi con loro)

 - non evitare mai di dare feedback negativo ai propri collaboratori, indicando in modo chiaro e senza indorare troppo la pillola quello che va cambiato

- (poi continuo)…

Voi avete una risposta unica e immutabile per “cosa è maschile e cosa è femminile”  in tutto ciò? Io (per fortuna) no.

C’è solo una cosa che sul lavoro può succedere ad una donna, e che quasi mai (per quello che ho visto) succede a un uomo: piangere. Per un uomo, anche nel 2010, piangere è virile solo se ha sbagliato il rigore decisivo della finale dei mondiali. Per questo, se una donna si fa scappare una lacrima in ufficio, il reciproco imbarazzo può essere un grande problema. Difficile che lui sappia che pesci prendere di fronte alle lacrime della fidanzata, figuramoci della collega/collaboratrice/o (dionescampi)capa. Se invece si tratta di due donne intelligenti, l’empatia può fare molto. Dopo aver annunciato un aumento di stipendio del 6% a una ragazza del mio team e averla vista reagire peggio di Spongebob quando gli parte la fontana, sono andata dal mio capo e ho ottenuto di raddoppiarglielo (aveva ragione. La sua base era veramente bassa). Era lo stesso capo, by the way, dal quale un paio di settimane prima avevo accolto l’annuncio del mio aumento – ovviamente per me ridicolo – con una specie di eruzione vulcanica, che ve lo dico a fare.  In quel caso il principio del “non fare ad altri quello che non vorresti..” ha funzionato benissimo.
Un’altra volta una manager che andava in maternità mi ha chiesto, in modo molto ..emotivo, di non assegnare a qualcun altro la sua stanza durante il suo congedo. Non mi ero resa conto di non aver usato la dovuta sensibilità nei suoi confronti perchè non mi ero posta il problema (ma il timore di non ritrovare il proprio posto è purtroppo terribile) e ho immediatamente corretto il tiro.

Dire che le donne per avere successo nel lavoro sono costrette a comportarsi come gli uomini è solo uno stereotipo come un altro. Peraltro negativo anche verso gli uomini. La verità è che alcune donne si comportano aggressivamente-male, altre aggressivamente-bene, altre sono incapaci di essere aggressive comunque, e così via, esattamente come tra gli uomini si trovano caratteri e comportamenti diversi.

A proposito: dire che un uomo che sa prendersi cura di casa e bambini è un mammo, è la stessa cosa. Come se certe capacità fossero solo della mamma, e scimmiottate da lui ne facessero uno strano essere effeminato. Una clamorosa zappa sui piedi per tutte le donne che auspicano una divisione dei compiti 50/50. E’ un uomo speciale, altrochè, con delle abilità eccezionali, e magari ce ne fossero di più: forse allora ci sarebbero anche più donne “con le palle” in posizioni di potere.

 

 

 

 

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Letture. Il cervello delle donne, L.Brizendine, Bur

23 Risposte per “Miti da sfatare: donne e aggressività”

  1. Chiara 2 scrive:

    L'aggressività secondo me è un minus per chiunque, maschio o femmina, e non si esprime negli esempi che tu hai fatto: agire come indichi tu è semplicemente sinonimo di decisione. Per dire: mio marito agisce secondo i tuoi esempi ma non si può certo dire che sia aggressivo.
    Secondo me l'aggressività è prevaricazione e avidità di potere, non ha niente a che fare con i valori che invece sono positivi sul luogo di lavoro. Quando sono aggressiva, di solito agisco in modi barbari che alla lunga mi danneggerebbero su un luogo di lavoro.
    Sul fatto che poi l'aggressività sia una qualità prettamente maschile, beh, è una stupidaggine: avete mai visto una gatta che difende i suoi gattini o anche solo il territorio? Certo, non vedrete mai una gatta che si scanna con un'altra gatta solo per farsi bella davanti al maschio di turno. Probabilmente essere femmine significa usare l'aggressività per difesa, non come mezzo di autopromozione.

  2. Laura.ddd scrive:

    Interessante. Anch'io pero' credo che sia necessario approfondire la differenza fra determinazione e aggressività. Aggredire a mio parere contiene già il concetto di prevaricare.

  3. Flavia scrive:

    no, cioè capisco quello che dite perchè ci hanno insegnato che l'aggressività è semanticamente negativa. Invece viene da ad-gredior, andare verso. Proviamo a fare un esercizio diverso. Vado verso qualcuno o qualcosa, non indietreggio, affronto ma non per questo prevarico. non c'è arroganza, non c'è intolleranza, ma decisione sì. Si dice anche che un obiettivo è "aggressivo", cioè ambizioso, e un altro "conservativo", troppo timoroso. Liberiamoci anche dai condizionamenti per cui l'aggressività in una donna è legittima solo per difesa.
    Vi provoco.

  4. lorenza scrive:

    Cara Flavia, bel post, condivido in toto quello che tu dici sulla determinazione, ma leggerti mi ha fatto venire in mente un sacco di domande e soprattutto mi fa venire in mente Alice in Wonderland… Che c'entra? Ti chiederai – :) Non so se lo hai visto, ma la Regina Rossa e la Regina Bianca sono davvero due icone del femminile rispetto alla leadership!
    :)
    Comunque.

    Prima: un modo femminile di lavorare non è anche una cultura di lavoro flessibile vs. una cultura dello "stare in ufficio 12 ore al giorno"? Non una cultura tutta rose e fiori, solo una cultura che abbia un approccio differente. Io sono stra-convinta che le donne debbano (e dovrebbero) lottare per questo.

    Seconda: un po' complicato ma… Non credi che questo mix di dover essere brave bambine e dover essere donne in carriera sia deleterio per venire a patti con la propria aggressività, e quindi in sostanza le donne facciano molta più fatica degli uomini a gestire l'aggressività? (con il risultato di sembrare sempre più isteriche, rispetto agli uomini ugualmente aggressivi?) Non so, è una domanda vera, eh.

    Terza: ho letto poco tempo fa che uno degli skill più mancanti, nelle donne, è la capacità di negoziazione. Credi che c'entri qualcosa con l'aggressività?

    Ecco, praticamente ti ho fatto un'intervista a porte aperte.
    :) Grazie, a presto!

  5. Chiara 2 scrive:

    No, mi spiace, non accetto l'aggressività neppure come qualità maschile: mi fa troppo Milano da bere o uomo delle caverne. Determinazione sì, competitività anche (ma preferirei che la competizione fosse con se stessi più che con gli altri), ma l'aggressività è di chi si sente inferiore o teme di diventarlo.
    Infatti io tendo ad essere aggressiva e la considero una mia debolezza, perché rivela le mie paure. Mio marito, invece, riscuote la mia ammirazione perché riesce ad essere determinato eppure per nulla aggressivo.
    Non sarà un caso se i cani più aggressivi sono quelli piccini (e ne so qualcosa io, che avevo uno schnauzer nano).

  6. Flavia scrive:

    @Chiara2, tu hai ragione, ma il punto è proprio che vorrei aprire nuove strade semantiche al termine aggressività, e poi liberarlo dall'identificazione con maschile, quindi negazione di femminile. Per esempio perchè spesso sul lavoro diciamo che un obiettivo è aggressivo? un obiettivo non fa male a qualcuno. Perchè è sfidante, perchè è competitivo (sono d'accordo sulla competizione con se stessi)

    @Lorenza: grazie! poi torno alle tue domande, eh..

  7. supermambanana scrive:

    ma l'obiettivo aggressivo e' un'altra lessicalata che mi son persa in 14 anni fuori dall'italia? :-) comunque, al di la della semantica, si concordo sulla pericolosita' degli stereotipi. E a questo proposito @Lorenza: anche la storia del lavoro flessibile al femminile non mi piace per niente, l'opportunita' di avere un lavoro che non ti tenga in ufficio 12 ore al giorno e' universale, non femminile, e legarlo soltanto alle esigenze femminili secondo me e' deleterio.

  8. Monica - Pontitibetani scrive:

    @Flavia … :-)
    ci arrivo .. Dammi tempo di metter mano al mac…
    Secondo me questo tema, come già appare, apre con grande intelligenza una riflessioni sui saperi, sui comportamenti appresi e no, sui condizionamenti … E dopo nemmeno 24 ore c'e' già un sacco di carne al fuoco, ma domani torno :-))

  9. Mamma Cattiva scrive:

    Oh caspiterina! Mi ero persa il post che aspettavo da mesi…e tu lo sai Flavia, vero? ;)
    Mi rifiuto a priori ad affrontare il tema prendendolo sul fronte degi stereotipi di genere. Per me sono tutte stronzate. Gli attributi umani non sono mai riconducibili al sesso e non a caso non sono mai dimostrabili. La gente le spara a priori senza riuscire mai ad argomentare. Quindi per me si parla di aggressività o determinazione, ci siamo capite, per le *persone* che nel lavoro, ma nella vita in genere, riescono a porsi degli obiettivi e a raggiungerli ma non solo. Si tratta di capacità di concentrazione, di costanza, di sangue freddo, di calcolo, di capacità di gestire un proprio pensiero ed esprimerlo, di controllo dell'emotività, di resistenza alla fatica. Curioso come mi sia affibbiata il nick di mammacattiva e poi a lavoro il mio capo mi dica che sono troppo buona. Stasera, un'altra volta "devi imparare ad essere più cattiva". Riesco ad essere così chiara con i miei familiari, a dire quello che voglio, ad ottenerlo ma poi nel lavoro sembro Winnie the Poo.

    PS Mi viene in mente che in una intervista ho definito il doc "mammo"…oopss, non intendevo quello che hai scritto ma in effetti il tuo punto di vista va colto…

  10. Flavia scrive:

    @supermambanana
    hai ragione sulla lessicalata :)) ma vedi, sono talmente tanti anni che preparo "piani aggressivi" che ormai non ci faccio più caso. Ti assicuro che nel mondo aziendale è parte del linguaggio quotidiamo, ed è l'esempio chiaro di quei diversi significati che vorrei dare al termine.

    @Lorenza,
    allora, non è che abbia "le" risposte ovviamente, ma provo a dare dei punti di vista:

    sul primo punto sono d'accordissimo con supermambanana. non le donne, ma TUTTI devono lottare per una cultura del lavoro diversa, per obiettivi e non presenzialista fino alle otto di sera. altrimenti il cambiamento verrà percepito solo come rivendicazione di un " lavoro adatto alle femmine", quello dell'odioso e scomodissimo part time che ti chiede la mamma quando rientra malvolentieri in ufficio, quello in cui alle tre le casca la penna perchè deve andare a prendere il moccioso, e un giorno su quattro si assenta perchè il figlio è malato, e con questa mentalità di "femminile" il cambiamento non verrà sposato da nessun direttore del personale. uomini e donne, tutti, desiderano maggiore flessibilità per un equilibrio migliore tra lavoro e vita personale… se non lottano anche gli uomini per una migliore qualità della vita della loro famiglia non si va da nessuna parte!

  11. Flavia scrive:

    @Lorenza,
    il secondo punto è MOLTO interessante. Se capisco bene implica che siccome ci insegnano che essere aggressive non è da femmine, quando dobbiamo esprimere disaccordo o punti di vista decisi andiamo nel pallone, ci reprimiamo, e alla fine dopo aver ingoiato troppo, perdiamo il controllo. Ma non è solo quello che ci insegnano. Biologicamente (e qui, MammaCattiva, un po' devo dissentire) il cervello femminile ha un'area delle relazioni più sviluppata – ho indicato un libro in calce, va un po' preso con le pinze, ma è interessante. Quando sentiamo che possiamo provocare rotture, noi ci spaventiamo.
    Il punto sta anche in quel "dover essere": brave bambine, brave professioniste in carriera, come dici, e le due cose cozzano. Io credo che dobbiamo liberarci da tutti i doveressere e concentrarci solo su quello che VOGLIAMO essere.
    L'aggressività riconosciuta e non rimossa, controllata (come il marito di Chiara:) e utilizzata per buoni fini – non lo scoppio di rabbia incontrollata insomma – ci può aiutare ad essere quello che vogliamo.

    P. Maraone che ho citato, se ricordo bene dice in quel capitolo che ancora oggi un uomo incazzato sul lavoro è "uno con le palle" mentre una donna è "un'isterica". Non è così: un uomo e una donna che perdono il controllo, sbraitano e offendono sono isterici (vi assicuro che si dice anche degli uomini): Mentre uomini e donne che fanno presente il loro punto con calma ma con un senso di "purpose beyond pleasing" (ti dico quello che voglio anche se questo non ti piace) sono persone "con le palle" (scusate l'espressione-stereotipo).

  12. Flavia scrive:

    @Lorenza infine sul terzo punto: dove l'hai letto??? Non credo proprio che ci manchi quella skill, ma forse volevano dire altro? Capacità di fare squadra, cameratismo?

  13. Flavia scrive:

    @MammaCattiva
    devo scrivere un seguito di questo post, sulle tecniche di "presenza", come si fa a far pesare la propria presenza. Il commento "sii più cattiva" è deviante, io credo davvero che si possa essere bravi rimanendo buoni. Quello che conta è avere presenza. Timore a prendere la parola etc, è indice di difficoltà in quell'area. Lo scriverò pensando a te e anche a Giuliana che ha appena parlato di timidezza (http://mammaincorriera.blogspot.com/2010/09/timidi.html), e pensando anche a una bellissima e bravissima attrice che confessando di essere timida (come tutti gli attori!) ha raccontato in un'intervista: "prima di riuscire a dire quello che penso, la discussione è andata avanti e ho perso il momento"
    :))))

  14. lorenza scrive:

    Ritorno sulla mia infelice provocazione di apertura, per la quale sono stata ripresa più volte: certo che la flessibilità non deve essere una questione di donne, ma una questione di tutti, altrimenti diventa doppiamente ghettizzante – su questo punto non ci piove.

    Partendo dal presupposto che in ogni uomo e in ogni donna c'è una parte di maschile e di femminile (presupposto non esplicitato all'inizio della discussione, ma forse necessario per uscire dagli stereotipi e dalla ghettizzazione), forse (IPOTESI lanciata nell'iperspazio a uso e consumo della discussione, ndr :) l'approccio alla flessibilità è un approccio al lavoro di tipo femminile che maschile. Più basato sul multitasking, sulla relazionalità, sulla collaborazione che sul controllo e sulla direttività. Mah, ipotesi da esplorare!

    :) Torniamo all'aggressività!

    Per quanto riguarda la negoziazione, ho letto qui: http://www.gliitaliani.it/2010/07/non-e-un-paese-per-donne/. Per quanto può valere la mia opinione sì, le donne sono in genere meno capaci di gestire i conflitti e l'aggressività e di convogliare le energie verso una capacità di negoziazione efficace. E' tutta questione di esercizio, come si afferma nell'articolo!

  15. Flavia scrive:

    grazie del link Lorenza!
    ah, le ricerche. gli intervistati saranno stati in maggioranza uomini? il dichiarato non subisce a sua volta l'influenza degli stereotipi nella testa di chi dichiara?
    guarda: vengono citate tra le skills vincenti delle donne "la capacità di innovare e a gestire il cambiamento, poiché vengono loro riconosciute grandi capacita’ di ascolto, intelligenza emotiva e creatività”. Goleman direbbe grandi leader.
    poi si dice:
    "I motivi che spiegano, almeno in parte, la scarsa propensione delle aziende italiane ad affidarsi a manager donna sono indicati dagli intervistati nella minore attitudine da parte delle donne a gestire dispute, conflitti e stress"
    guarda caso l'ascolto, l'intelligenza emotiva e la creatività sono essenziali per la soluzione dei conflitti e dello stress. MA credo che gli intervistati avessero in mente la capacità di imporsi a muso duro, che non è proprio una tecnica vincente alla lunga. lo puoi fare una volta, ma la leadership autoritaria e basta non è per niente garanzia di successo e carriera duratura. vedi Goleman, sempre.
    esempio personale: anno 2000, colloquio interno aziendale per una posizione di direttore commerciale Scandinavia, base Copenaghen (MENOMALE che poi invece sono finita al calduccio ad Atene). mi chiedono: "come gestisci i conflitti". "capisco le posizioni delle parti, cerco consenso, persuado, chiedo pareri in giro"
    insistono: ti è mai capitato di dire "si fa così perchè lo dico io e basta"
    d'accordo. avevo 30 anni, diamine. ho detto no, lo considero altamente demotivante per le persone, ed ero molto convinta mentre lo dicevo. non mi hanno preso. oggi a 41 posso dire qualche volta di averlo fatto. ma SOLO qualche volta, non come stile dominante.

    insomma posso citare MammaCattiva? sono tutte stronzate.

  16. Flavia scrive:

    ehi ma quanti ricordi mi state facendo venire. in quella stessa occasione del colloquio, incontrai il collega che era stato in Scandinavia prima, che mi disse testualmente: "lascia perdere, devi gestire le grane dei distributori" (dei partner commerciali che comprano prodotti da te e li distribuiscono sul mercato con la loro forza vendita, ndt: con loro è un tira e molla continuo) e aggiunse: "non è un posto da donna". e mi fu chiaro cosa cercavano nei candidati. allora, le donne non prendono certi lavori perchè non hanno le skills, o perchè chi deve decidere non si prende il rischio di uno stile di leadership diverso dallo stereotipo del pugno di ferro??
    conosco un sacco di bravissime venditrici e un direttore vendite donna di una grande multinazionale. ma la vendita non viene considerato un lavoro da donne perchè comporta un sacco di tensioni, contrattazioni e dispute e si pensa che le donne non siano abbastanza "aggressive" nell'affrontarle.
    con questo post voglio dimostrare che, quando qualcosa ci piace (a me per es. le vendite non piacciono, ehm!!) lo siamo aggressive, eccome. al di là degli stereotipi.

  17. Chiara2 scrive:

    No beh, in questo hai ragione, Flavia: quando in tavola c'è un piatto che mi piace, divento molto aggressiva, ci disputiamo le porzioni al coltello ;-)
    (perché non cucinarne di più? dirai tu. Il fatto è che in casa mia non si fanno avanzi, neanche quando ci si prova)

  18. lorenza scrive:

    Scusa Flavia, ma se son tutte stronzate di che stiamo a parlare?
    :)
    Non difendo la ricerca (che non ho letto), ma (chiamiamolo così) l'approccio metodologico: so che le ricerche spesso si presentano come l'Oracolo di Delfi (della serie: ti spiego io come funzionano le cose), al contrario credo che vadano prese come ipotesi di ricerca – e come tale piglio pure questa.

    Il tuo racconto mi fa venire in mente un'altra cosa, e cioè: che allora è secondo lo stereotipo maschile che le donne non possono/devono essere aggressive. Ah ah, questo mi fa proprio ridere (molto liberatorio, in effetti)!!

  19. Flavia scrive:

    Lo stereotipo è trasversale: gli uomini credono che le donne non possano essere aggressive come loro, e le donne credono che le quelle aggressive stiano imitando gli uomini. che storie, eh.
    vedi perchè mi viene da fare quel commento un po'…aggressivo? :))))

  20. non so se l'aggressività sia una roba da cavernicoli, o da maschi provvisti di super ego, ma , saranno gli ormoni, in questo periodo come vedo qualcosa che mi distrurba scatto (per dire, ho fatto un afilippica a un tizio che non ha raccolto la cacca del cane)….

  21. Monica scrive:

    Vediamo se riesco a restare semiseria e a non farmi travolgere dal tema, diventando una palla …
    Resta il fatto che aggredire arriva davvero da ad-gredior andare verso ….
    E che il mio insegnante di difesa relazionale mi ha passato il concetto dell'aggressuone come di un atto comunicativo che si esprime malamente …
    Facciamo che aggredire sia diverso da esser violenti …
    Facciamo che esiste la capacita' di annichilire un altro senza atti eclatanti e con una battutina velenosa, sospirata con educazione.
    Insomma roba da uomini e da donne.
    Resta peraltro vero che esistono abitudini comunicative (sottolineo abitudini) maschili e altre femminili, esistono diverso modi culturali di venire educati.
    Ehmmmm devo ancora capire come posso fare ad essere brava e a fare le cose giuste (!!!!) come da diktat materno… Cavolo e una idea più definita di bravo e giusto?
    Così ci alleniamo a manifestare la pulsione ad agire anche al lavoro, io temo.
    Peraltro nella difesa della prole non ci manca l'istinto della tigre…

    Ancora ci sono contresti lavorativi che devono, per esistere, puntare su attidudini prevalentemente maschili e altri più femminili, il che significa solo che alcune attitudini funzionano meglio. Es. Nelle professioni di cura e tutela e' meglio non essere troppo competitivi, ma nello sport e' necessario.
    In alcuno mondi lavorativi serve essere cooperativi con i colleghi ma competitivi nel mondo esterno …. Direi che di materiale per pensare ad ogni possibile alchimia ce ne e' a sufficienza.

    Quindi si tratterebbe di usare le
    parole differentemente, o in modo più pertinente ….

    Poi mi viene una altra suggestione… Si e' aggressivi in una scena di relazioni, di incontri, in una storia che si dipana nel tempo, non e' mai qualcosa che accade in uno spazio neutro…. Anche il contesto spiega comportamanti o li incita.
    Può essere uno stile per mostrarsi più capaci o visibili, come la coda del pavone.

    Unica chance per uscirne? Parlarne, per capire.

  22. piattinicinesi scrive:

    bellissimo post e bellissimi commenti.
    ci sono tre filoni di discussioni che mi sembrano interessanti.
    il primo riguarda la capacità di imporsi sul lavoro e nella vita. questo atteggiamento include una definizione di aggressività ma è più esteso, perché si parla anche di empatia, di capacità relazionale, di una certa flessibilità. ovviamente queste sono caratteristiche che nella loro accezione positiva devono trovarsi in uomini e donne.

    solo che nelle donne, e arriviamo al secondo punto, un modo fermo di comportarsi, una non sottomissione, un modo di fare più duro (non parlo né di cattiveria né di non rispetto, parlo solo di fermezza) sono spesso giudicate con molta meno tolleranza che in un uomo. alle bambine si insegna molto di più a cedere, a compiacere, a rinunciare. questo purtroppo almeno nel nostro paese è ancora un fatto. e questo insegnamento noi lo introiettiamo, per cui è comunque più difficile per tutte "assumere" pienamente un atteggiamento fermo senza doversi giustificare, o condannandolo subito come aggressivo dove magari non sarebbe tale.

    il terzo filone di discussione è che da questo post vengono fuori tanti di quegli spunti (donne nel mondo del lavoro e stereotipi di genere) che sarebbe un peccato non approfondirli. a buon intenditor poche parole :))

  23. Flavia scrive:

    @Piattini
    perfetta, come sempre. :)
    punti presi e registrati!!


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