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La madre superegoica… di Fabio Volo

Pubblicato il 17 agosto 2010 da Flavia

“Quando penso a lei la immagino che gira per casa con il grembiule da cucina, la vedo mentre stende, mentre piega, mentre stira, mentre cucina le cotolette con il tegamino a cui è saltato via un manico, mentre beve il caffè seduta da sola in cucina. Penso spesso a lei e alle sue abitudini, a lei che conosce esattamente le porzioni di cibo da mettere nel mio piatto. Lei conosce le misure della mia vita. Penso alle sue parole, al suo eterno e infinito amore. Anche quello silenzioso. Profumato e buono come le saponette rosa che ancora oggi mette nei cassetti tra le magliette, i reggiseni e i foulard. Alla sua calligrafia sulle scatole negli armadi: Sandali mamma, Scarponcini neve Lorenzo, Stivali marroni. Penso all’amore con cui cercava di far funzionare tutto, di metterci d’accordo, di farci sapere che lei era lì; alla difficoltà che ha sempre avuto nel gestire gli scontri tra me e mio padre. La sua pazienza nell’aspettare il tempo di pace. Come se il suo essere donna e mamma le permettesse di conoscere le dinamiche del mondo”

La psicologia ci spiega che tutte noi ci confrontiamo continuamente con la madre superegoica (cioè ideale, archetipica, imperativa) che è in noi . E’ una figura composta dagli esempi della propria figura materna, resi eterni dal velo del tempo che a volte per fortuna nasconde i difetti ed esalta le virtù, e dai  messaggi valoriali trasmessi da lei (ad esempio nel mio caso:”i tuoi figli devono venire sempre prima di tutto….. “). Il problema è la distanza tra i nostri desideri profondi e la nostra realtà, il nostro oggi, e quell’ingombrante superego che ha sempre qualcosa di meglio da dirci, da indicarci.

Ne ho trovato un esempio perfetto in questa lettura estiva (Fabio Volo, “Il tempo che vorrei”), che ha fatto risuonare molti ricordi personali (una famiglia modesta, una madre casalinga).

Ma Tu domani non ricorderai di me grembiuli da cucina e ferri da stiro, nè cassetti profumati, vero? questo è certo. E cosa ricorderai? Forse i dettagli più improbabili. Perchè, ad esempio, se mi chiedessero qual è uno dei ricordi più vivi della mia infanzia, è mio padre che mi insegna come si accarezza un gatto. Gratti dolcemente qui sulla testa, tra le orecchie, e quando comincia a fare le fusa prosegui lungo tutto il dorso, seguendo il verso del pelo, e lui alzerà la coda, per farti capire che è finito il gatto (questa è una battuta di Gigi Proietti, ad onor del vero, che mi ha detto lui tanti anni dopo).

Forse ricorderai di tutte quelle volte che, in piedi, mi appoggi la testa sul petto per dimostrarmi quanto sei cresciuto (a soli sei anni, mi dimostra quanto tu sia già alto e quanto io sia sempre più piccola), oppure quando misuri la tua mano contro la mia, ansioso di raggiungermi. Forse ti ricorderai di quando, sentendoti già grande, non vuoi più camminare tenendomi per mano ma passi il tuo braccino intorno ai miei fianchi e tieni stretta la mia mano sulla tua spalla, e incespichiamo di continuo e ridiamo perché il nostro passo è ancora troppo disuguale. Del mio lavoro ricorderai me sempre al computer, e poi quando ti chiedo nervosamente di andare a giocare nell’altra stanza perchè tra poco ho una telefonata importante. Hai già cominciato a maneggiare carte e a spillarle come fossero documenti segreti che ogni tanto mi regali, e mi ricordi che da piccola facevo esattamente le stesse cose con la carta giallina di tuo nonno che aveva l’intestazione delle Ferrovie dello Stato, e mi piaceva circondarmi di quelle cose importanti, con sopra i numeri di protocollo e cose simili. Ricorderai una partita di pallone giorni fa in cui papà mi ha soffiato la palla all’improvviso e io l’ho ricorso e glie l’ho ripresa in scivolata e l’ho messa in fallo laterale, poi mi sono alzata e ti ho detto tutta contenta che era la prima scivolata che mi riusciva così bene in tutta la mia vita e ti ho mostrato orgogliosa la sbucciatura rossa sul gomito e i lividi sugli stinchi. Ma poi se c’è il calcio in TV sbuffo e gli dico di cambiare e mi dà fastidio che tu stia diventando tifoso come lui perché gli uomini con le loro partite in TV possono essere pesantissimi.
Oppure ricorderai di quando io guidavo per ore e tu dormivi sul sedile di dietro. Forse, vedendo per strada una di quelle tante stelle a tre punte, ricorderai che quella era stata l’auto (aziendale) di mamma, e nel tuo lavoro futuro quei benefit non ci saranno più o meglio (spero) saranno tutti diversi: campi estivi per i tuoi figli, e tante ore in più per te e per la tua famiglia…? Chissà. Magari.

Oppure, semplicemente, nulla di tutto questo. Avrai in mente solo il mio sguardo spento e perso lontano nelle mie preoccupazioni, mentre facciamo colazione ogni mattina, e poi la mia rabbia immancabile perchè ci metti un’ora per quattro biscotti, e ancora non mi sono rassegnata alla tua estenuante lentezza.

Ma più passano gli anni più amo questo cucciolo e questi cuccioli, e qualcuno mi ha detto che questo è molto più paterno che materno. Ma di abitudini, routine e rumori e misure di una casa, e di questo eterno immutabile materno superegoico che pure è in me, non posso proprio sentirne parlare. Cambierei ancora casa ogni due anni, e partirei per il giro del mondo oggi stesso. Chissà tutto questo cosa significherà un giorno per Te, per Voi.



3 Risposte per “La madre superegoica… di Fabio Volo”

  1. worldwidemom scrive:

    Dio mio quanto è bello quanto hai scritto. Quanto è vero. Chissà cosa ricorderanno di me…

  2. Flavia scrive:

    …è inutile chiederselo… bisogna, forse, solo sforzarsi di tirare fuori il meglio di noi negli attimi più piccoli di questi giorni, e sforzarci di mitigare il peggio…

  3. Mamma Cattiva scrive:

    Eppure qualcosa mi dice che il ricordo di tua madre è allo stesso livello del ricordo che avranno i tuoi figli, i nostri figli su di noi. Se come ci insegni facessi una lista a confronto di questi pensieri ieri e oggi vedrai che hanno lo stesso contenuto di ricchezza: l'immagine di lei, l'immagine tua, quello che faceva lei, quello che fai tu e soprattutto le misure che sapeva prendere lei rispetto a quelle che sai prendere tu sui tuoi figli.

    E poi una cosa importante, che non è da te. Non ascoltare che ti dice questo è più paterno che materno. Sono stronzate. Sostituisci l'aggettivo con non so "genitoriale". Sono sempre più accanita su questo tema. Sono ampiamente stufa di sentire definire le appartenenze al mondo femminile e maschile.

    Tu sei tu con le tue passioni e i tuoi desideri e da grandi i nostri figli saranno fieri di aver avuto dei genitori con delle pulsioni. Saranno meno fieri se ricorderanno genitori con delle intenzioni non alimentate. A me piace dare loro questo messaggio, che li amo infinitamente, che sono parte della mia vita ma che una vita è molto ampia e c'è spazio per tante cose oltre che loro. Non è poi quello che capiterà a loro?


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