I "top misunderstandings"

Pubblicato il 18 luglio 2010 da Flavia

Mi scuso per il titolo. Lo so, è orribile, ma tant’è: chi capita qui ogni tanto ci è abituato.

Il fatto è che tempo fa, in seguito a vari articoli, libri ed eventi riguardanti le mamme attive in Rete e il loro rapporto con la politica (per esempio l’ondata di ribellione contro la Gelmini) o con il marketing (per esempio la visita di M. Bailey e il suo interessante seguito di commenti), avevo pensato di fare un mio piccolo punto sui concetti e preconcetti che riguardano la… categoria – termine assolutamente improprio – delle mamme blogger in questo particolare momento storico, e  avevo cominciato a raccogliere qualche opinione. Compito un po’ improbo, quindi c’è voluto del tempo e il risultato non è comunque che una sintesi, che rende conto solo di pochi aspetti e nonostante questo finisce con l’andare lunga (come al solito, abbiate pazienza. Ultimamente o taccio del tutto oppure ho la logorrea).

Uno spunto interessante veniva da questo articolo di più di un anno fa, da noi  divenuto abbastanza attuale ora, che parla proprio dei luoghi comuni (o meglio “misconceptions”, fraintendimenti) che circondano le blogger.  E proprio nel parallelo tra blogger italiche e blogger americane risiede a mio avviso il nostro primo mito, è cioè che:

1. Le blogger americane sono professioniste scafate, mentre le italiane sono ingenue e  facilmente turlupinabili con “le astuzie del marketing”.
Che si senta il bisogno di un rapporto alternativo tra marketing e blog, laddove quelli americani sono spesso zeppi di pubblicità e gadget, è molto giusto, e più di un anno fa avevamo avuto una bella conversazione qui.
Ma da qui a considerare le blogger italiane facili prede di “persuasori occulti” nascosti tra le pieghe senza regole della nostra Rete…per fortuna, non funziona così. Funziona se una proposta è chiara, e le persone la accettano o la rifiutano secondo i loro personali parametri. Tutto qui, punto. Centinaia di messaggi promozionali e comunicati stampa vengono ignorati e cestinati da noi ogni giorno, mentre ci lasciamo coinvolgere in iniziative la cui base è la relazione tra persone: chiediamoci il perchè.

corollario razzista: il marketing è cattivo, i blog sono buoni. Come tutti i luoghi comuni che funzionano in bianco e nero, è falso. Solo le persone e il loro modo di lavorare fanno la differenza.

corollario ignorante: chi naviga e segue i blog è una povera disadattata isolata e quindi facilmente succube della pubblicità. No comment, passiamo oltre.

corollario etico o della regola dei “distinguo”: guadagnare con la pubblicità è legittimo purchè sia chiaramente distinta dal resto, mentre parlare di prodotti nel blog lo inquina. La pubblicità “tabellare” (banner, concorsi) è una cosa specifica ed è giusto che abbia i suoi spazi. Mentre parlare di prodotti e servizi che fanno parte della nostra vita, in modo libero e sincero, non inquina nulla. Lo facciamo ogni volta che recensiamo un libro che abbiamo letto e che ci ha preso, libro che a tutti gli effetti è un prodotto, oppure quando raccontiamo di come abbiamo scelto il passeggino. Invece, parlare di un prodotto perchè si aderisce a una campagna di buzz (a me per esempio il buzz in senso stretto non è mai interessato) è una scelta, e basta che sia dichiarata.
Da chiarire anche che un banner pubblicitario non fa svoltare le tue finanze e non rappresenta un serio sostentamento, a meno che tu non abbia un portale da milioni di visite, ma qui veniamo al punto successivo.

2. Il blog viene visto come una possibile fonte di guadagno, e lavorare da casa la soluzione ideale per mamme disoccupate o in crisi da conciliazione.
Questa è un’interpretazione, alimentata da un certo facile giornalismo di costume, che più mi dà fastidio, e che finisce per assimilare un blog all’ultima spiaggia delle lavoratrici precarie e/o casalinghe disperate. Primo, non a tutte piace lavorare da casa (affatto). Secondo, un blog non è la panacea rispetto a tutti i problemi di lavoro e conciliazione che stiamo affrontando. Come se per incanto, voila’, un pc di qua, un “downshifting”  di là, e via… Che figata. Ci sono mille motivi dietro un blog, ma non ci sono mai lavori a buon mercato. Offrire  informazioni, creare reti di supporto, far conoscere un’attività, parlare di esperienze che accomunano, vivere green… e una miriade di altri argomenti. E poi, c’è chi non ha un blog per sviluppare reti nè attività, ma per motivi intimi e personali: uno spazio per sè, una libertà di espressione che altrove non c’è, un anonimato rassicurante o un mondo di nuove amicizie. Ma la loro vita lavorativa è “altro”, trasformare il blog in un guadagno o in una fonte di visibilità non è assolutamente nelle loro intenzioni e prospettive, e quando avvertono questi ingranaggi si sentono a disagio. A queste persone, i discorsi fatti sub punto 1 non interessano un fico secco, e a ragione. E l‘etichetta di mamma blogger, su cui a lungo disquisimmo qui, meno ancora.
Lo scenario più realistico è “solo” che tra i contatti generati da un blog e coltivati con amorose attività di relazione e network si generino visibilità e opportunità professionali: se sai scrivere, ma anche se sai disegnare, se sai arredare un giardino, se sai cucire vestitini, per dire. Questo è qualcosa di buono e valido, in cui, se se ne ha voglia, vale la pena investire, perchè funziona. Mi è capitato personalmente di mettere in contatto delle brave scrittrici, che non avrei mai conosciuto senza i loro blog, con qualche azienda che aveva bisogno di realizzare progetti editoriali (remunerati) e spero che, in un’ottica di collaborazione e stima, questo capiti sempre più spesso.

Corollario pernicioso: se sei brava diventi ricca e famosa (che invidia).
Trasformare un blog in una fonte di guadagno diretta è un lavoro lungo, un profondo fossato, come ha spiegato molto bene Jolanda. Eppure ci piace sempre credere nelle favole, e immaginare che la “rivelazione” dell’anno scriverà un libro, e cambierà la propria vita.
Chiediamo a Wonder se si sente così, oppure a Piattini che scrive per lavoro da un bel po’, a Mammamsterdam che ha scritto un libro bellissimo, oppure a Luana, che ha varie pubblicazioni all’attivo e ha pure vinto il premio Massimo Troisi 2009. Citate solo poche di tutte quelle che mi vengono in mente, ma so che qui intorno ci sono solo persone che lavorano, si reinventano duramente ogni giorno, e non credo che si montino la testa perchè qualche migliaio di persone le sta leggendo: la vita non è mai una passeggiata per nessuno, sono ben altri i nostri pensieri.

3. Le mamme blogger si lasciano facilmente comprare da prodotti gratis.
Il punto è totalmente mal posto,  anzi apodittico si direbbe in gergo forense, perchè nessuno si fa “corrompere” da nessuno. Alcune mamme della Rete considerano l’accesso a prodotti gratis come un’opportunità da cogliere, ma solo se il prodotto in questione è per loro utile, significativo e interessante., oppure se tutta l’operazione suscita curiosità, diverte, e così via. In questo caso rispondono, giustamente, che per loro non c’è nessun inganno e nessun problema.
Uno dei primi esempi lo abbiamo avuto proprio su VereMamme un anno fa: 15 blogger che, guarda caso, stavano allattando con il caldo e il mal di schiena, hanno ricevuto un cuscino da allattamento e l’hanno raccontato insieme: pro, contro, battute e suggerimenti. Alcuni subito accolti dall’azienda.
Il range di motivazioni e l’etica dello scambio/dono, nel partecipare ad azioni come queste, è in realtà molto più ampio e complesso di quello che vuole vedere chi parla di corruzioni, e con il tempo le aziende che offrono prodotti gratis (ovviamente per averne un ritorno) saranno in grado di relazionarsi sempre meglio con le persone e le loro motivazioni nell’accettarli, per renderlo uno scambio gratificante per entrambi. Magari lo capirano proprio attraverso i suggerimenti di quelle stesse persone (sta già accadendo, nulla mai è perfetto, ma sta accadendo).

4.  Le mamme blogger scrivono di problemi di educazione e crescita dei bambini, e sono esperte di prodotti per l’infanzia.
Neanche per sogno, cioè mica tutte. Intanto basta darsi un’occhiata intorno (proprio QUI dentro intendo). Quando ricevo qualche mail accorata su alcuni problemi “tecnici” come tette e biberon declino e reindirizzo dolcemente: non sono un’esperta. L’articolo citato nota giustamente che, se ci limitassimo a questa cerchia ristretta di argomenti, ci sarebbe un ricambio continuo di blog di mamme, man mano che i bimbi crescono, e non è così. Ci sono molte più donne e molti più interessi in ballo (dai fumetti alla politica) della pappa e della nanna. Vivaddio.

Potremmo continuare l’elenco, ma soprattutto i commenti all’elenco (niente è scritto nella pietra, sono solo le mie opinioni) e mi piacerebbe che lo faceste voi. Ma mi sa che siete al mare, vero? Magari ci ritorneremo alla prima occasione.

Per ora tutto ciò che posso dire di aver capito è che conta  solo la relazione, la fiducia, il divertimento… e di volta in volta i valori con cui ognuna di noi vorrà riempire di significato un’esperienza: quella, unica, della sua presenza in Rete.

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20 Risposte per “I "top misunderstandings"”

  1. pontitibetani scrive:

    Mi considero una blogger e non una mamma blogger… Tanto per mettere i puntini sulle "i". Fa parte di quello che sono io e della scelta iniziale di aprire un blog, due anni da. 
    Leggevo sui giornali del fenomeno mamme blogger, e quale neo mamma della seconda figlia, ho deciso che volevo capire quella cosa strana dei blog, alla mia maniera, mettendo in gioco me stessa e i miei equilibrismi che non mi vedono solo mamma … ma una persona complessa, che ha due figlie. Ho fatto e imparato, quando la piattaforma che usavo mi chiedeve se mettere banner o altre forma di publicizzazione del blog mi sono informata e ho scelto. So che se metto il banner di una iniziativa faccio pubblicità anche se non e’ un prodotto commerciale. 

    Comunque la mia scelta e’ stata quella  di leggere e seguire le blogger che escono dalla logica pappa & pannolini, ma cercare persone che mi aprivano sguardi su mondo e modi altrui. 
    Lo ammetto le mamme cuoricini, fatti salvi alcuni rari casi, mi stonano, 
    almeno tanto quanto le mamme didattiche (sanno/fanno tutto loro) e le mamme integraliste new age … non le reggo, almeno se pretendono di evangelizzare il mondo con le loro scelte migliori.  E questo spesso diventa un modo di pubblicizzare se stesse e il proprio pensiero, senza consapevolezza ma anzi vantando uno stile che guarda con disprezzo al mondo delle merci … eppur lo si pratica e se ne usano i mezzi. 

    E così entro in argomento.
     
    E’ difficile, Flavia, mettere un confine tra pubblicità, marketing, vita personale, privato, pubblico, professione, promozione, comunicazione, sensazioni, sentimenti, autopromozione, timidezze, voglia di avere blog che funziona (anche per questioni di autostima?), e la libertà di scrivere ciò che si vuole. 
    Mi e’ capitato di scrivere post su prodotti che ho usato quale mamma e altri più vagamente "tecnici" sulla piattaforma che uso, ho il logo della apple sul blog (e’ una dichiazione di "amore"… e al cuore digitale non si comanda!!) … E lancio i post di stampo pedagogico, quindi professionali sul mio blog/twitter/facebook/friendfeed… Quindi faccio "marketing" anche del mio mondo professionale. E poi sul blog parlo di tutto quel che mi pare, ho un blog con una amica, e ne seguo per lavoro altri tre… Sto mettendo su un sito che sara’ per il mio lavoro….

    Se ci penso vedo che questi confini sono davvero labili, quindi trovo assurdo il virtuosismo, che ho osservato spesso, nel dire che marketing e’ brutto e il blog "bello e buono", anche se certe iniziative di aziende mi lasciano perplessa. In alcuni vasi so che aprono a molte derive non sempre positive.
     
    Ma anche qui stiamo imparando, credo a non farci solo usare dalle aziende, anche se io lo faccio osservando insirettamente, o per es. frequentando "tuo" laboratorio di vere mamme con interesse. 
    Se una innovazione comporta grande uso di intelligenze e qualità va tenuto in conto, se riesce a elaborare nuove esperienze deve essere ascoltato anche se meticcia più cose, anzi appunto per questo va valorizzato.

    Il dato negativo viene dalla lettura di quei blog/contesti che si radicalizzano nei loro stili autoreferenziali (imho), da meccanismi di fidelizzazione di altre mamme, coinvolte nel giochino "al massacro" del io/noi siamo meglio/migliori e alla fine scopri che era solo un modo di una blogger di vendere se stessa/ il proprio prodotto/blog per diventare famosa e aumentare il traffico e l’indicizzazione sui motori di ricerca.
    Ma ci si accorge subito della differenza, in questi blog, il pensiero non omologato non e’ accolto ne tollerato.

           
    Ma Internet non e’ il paradiso … E’ per fortuna un laboaratorio molto dinamico, e di mamme blogger "vittime" non ne ho trovate molte e forse non pascolo bene.

    Credo che il digital divide renda parecchi fruitori della rete ancora abbastanza avvertiti di ciò che fanno, o almeno direi che lo pare (avvertito) chi  tiene un blog durevole nel tempo…   

    Concludo con un augurio di buona estate. :)

    Un grazie speciale a te Flavia!! 
    Monica 

  2. Flavia scrive:

    Grazie Monica
    moltissime cose su cui tornare. Una in particolare che hai detto, su cui mi soffermo ora, dal treno… la vita è troppo ricca e complessa per tracciare confini, e fin quando su un blog si parla di vita ("vita personale, privato, pubblico, professione, promozione, comunicazione, sensazioni, sentimenti, autopromozione, timidezze,….") con sincerità, tutto il resto li trovo vani esercizi di stile.

  3. Smamma scrive:

    Grazie per la citazione e per l’analisi. L’argomento è vasto e i punti di vista sono davvero molti ma credo che tenere desta l’attenzione sul tema sia fondamentale.

  4. Silvia gc scrive:

    Ecco qui. Quello che avrei voluto dire, tu l’hai scritto qui.
    Ho sintetizzato in questo piccolo post http://genitoricrescono.com/pubblicita/ i motivi ed i modi con i quali gc inizia a proporre spazi pubblicitari.
    Aderiremo anche a campagne di buzz, perchè chi ce lo ha proposto ha uno stile chiaro ed esplicito: ovviamente se lo riterremo opportuno e con dei limiti "etici" che ci siamo date. Sarà tutto evidente e chiaro.
    Devo dire la verità, mi aspettavo qualche strale che invece non è arrivato: sarà per la "bassa stagione" o sarà perchè in fondo quando ci si propone con onestà questo viene sempre recepito.
    Non riesco a sentirmi una mamma blogger, in fondo gc vive in una via di mezzo: c’è anche chi lo chiama portale! Ma se è per questo io non riesco neanche a sentirmi un avvocato ed a volte mi vanno strette tante altre definizioni… (che forse solo "mamma" si salva ed ogni tanto anche di quella definizione li vorrei spogliarmi!).
    Ecco il punto di questo articolo che più mi ha colpito: "Centinaia di messaggi promozionali e comunicati stampa vengono ignorati e cestinati da noi ogni giorno, mentre ci lasciamo coinvolgere in iniziative la cui base è la relazione tra persone: chiediamoci il perchè." Ecco, la relazione tra persone che genera, crea e costruisce è sempre stata un mio credo e quando vedo che funziona, lavoro contenta!

  5. Mamma Cattiva scrive:

    Riesci a dire le cose in modo così lucido e fluido che ti si legge con estremo interesse in un attimo ma poi commentare diventa complesso perché accendi numerosi ragionamenti.
    Ormai ti seguo da tanto e non riesco più a distinguere tra quando parlammo un anno fa e quando due minuti fa. Questo excursus mi ha fatto capire quanto crescono dentro di noi certe consapevolezze nate da certe osservazioni.
    Io mi sento bene nella mia stretta etichetta di mamma blogger. Sarà che lì dentro voglio parlare di quello e so di poter essere me stessa e che chi mi legge sa che sono molte altre cose. Che sono mamma è una certezza e pure tutto il resto. Forse quello di cui più dubito è che sia una blogger.
    Dobbiamo forse aspettare un po’ prima che si abbia la chiara comprensione che la rete non è un mondo diverso e finto rispetto a quello definito reale e che parte della nostra vita si è trasferita in rete non perché siamo incapaci di vivere il mondo reale. Al contrario chi capisce la rete guadagna una ricchezza in più: nella risoluzione dei problemi perché a mio avviso c’è più confronto che con le persone della porta accanto; nella conoscenza di persone incredibili che mai avresti incontrato all’ultima festa; nel quotidiano perché molte cose fatte online sono molto più veloci e ci guadagni pure in termini di tempo; nel capire i nostri figli che il digitale ce l’hanno già dentro e se non lo sai, non lo conosci, rischierai di parlare un linguaggio ancora più distante di quello che comunque sarà.
    Ho avuto spesso la tentazione di mollare tutto, di lasciare i profili sociali, il blog, i contatti virtuali per colpa dell’inquinamento di pensiero di chi crede che stai perdendo tempo ma poi mi basta leggere una mail, parlare al telefono con alcune delle mie persone speciali e cambio idea in un’istante.
    Come dopo aver letto quest’articolo.
    Quindi grazie di tenermi sempre ancorata.

  6. M di MS scrive:

    Questo post mi è piaciuto perchè ci ho letto molta lucidità che in altri contesti, magari più concitati, in cui si affollano le conversazioni a ping-pong, non ho trovato. Insomma, dà una buona global picture.
    Vi dirò, a furia di parlarne sto diventando un po’ allergica al mommy blogging come categoria concettuale, ma sì, sono una mamma blogger fino alla radice dei capelli. Anche se non mi sento veramente tale, devo riconoscere che è una classificazione in cui mi sono ritrovata per caso e mi ha offerto delle opportunità. Pertanto non vedo perchè fare la difficile.
    Diventare mamma è stata l’esperienza più definitiva della mia vita ed occupa ore della mia giornata attuale, naturale quindi parlare di certi argomenti. La mia vita è anche fatta di molti altri interessi, tra cui il marketing, la comunicazione, il cinema, i viaggi, i libri; ne scrivo però di fondo resto una mamma blogger.
    Sono elementi che si confondono tutti uno dentro l’altro, dove mettere confini se in un blog voglio veramente parlare di ciò che mi interessa? Sono io punto e basta, non accetto critiche alla mia buona fede, non voglio che mi si metta nella lista ufficiale dei buoni o dei cattivi, sono come mi pare di essere. E in fondo non sono/non voglio essere nemmeno così importante da prendermi così sul serio
    e pormi troppi problemi nell’accettare proposte di marketing che mi coinvolgano emotivamente e mi divertano. Dopo tutto se domani chiudessi il blog cesserei di esistere per moltissime persone.

    Condivido quello che dice Mamma Cattiva, che peraltro quando lo dicevi dieci anni fa ti guardavano senza capire: che la rete è fatta dalle persone che la usano e quindi si fanno incontri belli e brutti, utili, stimolanti, divertenti, noiosi, superflui.
    Per quello che mi riguarda, la cosa che apprezzo maggiormente – e mi sembra sempre un piccolo miracolo – è che le mamme blogger che ho conosciuto popolano molti dei miei pensieri riempiendoli di idee e sentimenti e questo mi ha dato veramente tanto in un periodo di tempo in cui fare “solo” la mamma iniziava a starmi stretto. Sì, il mommy blogging è giovane, è un ambiente in fieri, le cose cambieranno certamente e noi matureremo molto, magari cambiando alcune delle nostre idee. Anche io sono già un po’ più disincantata rispetto a certe dinamiche e mi entusiasmo un po’ meno per certe cose.
    Chiaroscuri, che tuttavia non possono cambiare l’idea che ho: il mommy blogging fa bene a chi lo fa e a chi lo legge ;)

  7. Chiara scrive:

    Io invece quasi quasi mi trasferisco in america, metto su un blog di cucina italiana che chiamerò "Mamma Chiara", mi faccio fotografare con i miei figli davanti a un casale toscano (di qualcun altro) e tanti Spaghetti Meatballs e divento ricca con i banner di Macys e McDonalds (abbasso l’ipocrisia!!).

    Flavia la tua analisi è troppo lucida e puntuale per poter aggiungere altro; continuo ad essere convinta che siamo ancora in una fase molto sperimentale, e in continua evoluzione. Quelli che categorizzano con le loro certezze si arenano alla prima secca (e tutto sommato la cosa giova a tutti gli altri).
    ciao!

  8. Laura.ddd scrive:

    Post "lucido" e commenti "lucidi" che mi aiutano (molto) a rielaborare i nebulosi pensieri che nascono dalla mia marginale ma quotidiana frequentazione dei blog.
    Ancora una volta, grazie per continuare a discuterne in maniera critica.
    Ciao a tutte, Laura.ddd

  9. bismama scrive:

    Scusate ma io davvero questo tipo di "polemica" – è l’unico termine che mi sembra adatto anche se non esprime al meglio ciò che voglio dire – mi sembra un pò sterile.
    Non parlo di questo post, che invece trovo estremamente interessante e stimolante ma di chi, attorno al fenomeno mommyblogging, ci "specula" ricamando articoli.
    Non capisco perchè le mamme blogger siano diverse dalle single blogger.
    Ci sono decine e decine di blog di single che scrivono e parlano di amore, di lavoro, di progetti e di cuori infranti. Le single che potrebbero essere portatrici sane di test sui silkepil con slogan tipo "quando hai un nuovo partner depilati con silkepil", non vengono viste che come "Donne che scrivono". Le mamme che hanno un blog hanno appiccicata addosso questa etichetta di MAMMA BLOGGER. Che poi, in soldoni, sembra che stiano descrivendo delle desperate housewife che armeggiano con un pc tentando di accaparrarsi più lettori possibili in una guerra all’ultimo commento.
    Personalmente penso che una donna che arriva a scrivere i propri pensieri su un diario on line abbia dei motivi fondati per farlo. Motivi che vanno ben al di là di un’aspirazione a ricevere un pacco di pannolini in omaggio.
    Io, personalmente, navigo in internet da un decennio. Dagli albori quasi. Per lavoro.
    Fino a poco tempo fa, non riuscivo a capire quali ragioni spingessero qualcuno a parlare della propria vita, liberamente su un blog. Senza restrizioni.
    Facevo parte di più forum – dei quali sono ancora membro – che hanno l’accesso privato alle sezioni. Sono protetti da password. Mi sentivo al sicuro.
    Poi, però, quel mondo ha cominciato a starmi stretto. Avevo bisogno di parlare di come mi sentivo, col "resto del mondo". Avevo bisogno di ascoltare pareri di donne che non mi conoscevano e che non avevano problemi a propinarmi un vaffa quando e se stavo sbagliando a ragionare così.
    Avevo bisogno di comunciare e di essere ascoltata. Ho scelto il blog.
    Il mio blog è un diario personale. In ogni post ci riverso ansie, sorrisi, gioie e dolori.
    Lo scopo principale è quello che ho scritto su, ma a distanza di qualche mese, capisco che mi piace fermare il tempo. Mi piace tornare indietro e leggere cosa stavo provando quando Second ha messo il primo dentino….e mi pento di non averlo aperto prima. Di aver lasciato andare tanti momenti che potevano essere immortalati.
    Forse qualcuno può pensare che chi apre un blog è egocentrico. Io egocentrica lo sono, ma il blog è tutta un’altra storia. Se avessi scritto un diario su word le mie paure e le mie preoccupazioni non avrebbero trovato conforto. Nel blog ho chi mi aiuta a capire e chi mi da contro, riuscendo anche a farmi cambiare posizione.
    Riguardo al fatto che un blog possa essere un eventuale possibilità di lavoro è vero. Ma solo in parte.
    Il blog è una vetrina che riesce a mettere in risalto le qualità che ognuna ha. Se le qualità ci sono il blog può servire da trampolino. Se le qualità non esistono, inventarsele è difficile.
    Il buzz, però, non è un lavoro. Col buzz non si campa ma lo trovo un buon mezzo. Io l’ho fatto una volta con Huggies, semplicemente perchè il prodotto potevo testarlo e parlarne sul serio. Se mi proponessero qualcosa della quale non potrei parlare sinceramente non accetterei. Rischierei tra l’altro di perdere di credibilità verso le persone che mi leggono e che mi regalano ogni giorno dei minuti del loro tempo per darmi consigli e opinioni che accetto volentierissimo!
    Questo il mio punto di vista. Un pò caotico, come al solito. Ma credo che, tutto questo polverone sul mommyblogging sia proprio un’operazione di marketing…non ho altra spiegazione!

  10. Flavia scrive:

    Grazie a chi ha commentato.
    Mamma Cattiva mi fa realizzare perchè i commenti sono mediamente pochi, è chiaro che dipende dal mio modo di scrivere, e "lucido" è un bell’aggettivo che non sempre mi si addice. Tieniti ancorata sì, resta qui :)

    Lo so, l’argomento di primo impatto è una VeraPalla e in periodo di vacanze poi… ma, come dite, credo anch’io che sia importante parlarne ogni tanto, e il momento giusto è quando certii ragionamenti vanno a posto da soli e chiedono solo di essere lasciati là, fino alla prossima cosa da imparare. :) credo anche che sia meglio essere protagonisti consapevoli di qualcosa, di un momento, piuttosto che semplici spettatori.

  11. Flavia scrive:

    ..Però, sono anche commenti di un livello altissimo :-)

    @ Chiara e M di MS, è un’evoluzione sì, e speriamo che la sperimentazione non si fermi mai. Oggi sono i blog, domani la tecnologia ci metterà a disposizione altri strumenti di conversazione, ma il bisogno umano resta quello, fondamentale: comunicare.

    @Bismama l’attenzione sul mommyblogging è un fenomeno, diciamo, mediatico. Mi sembra di capire che il giornalismo di costume a caccia di ultime tendenze trovi particolarmente allettante il connubio "mamma" (che in Italia si porta appresso un vissuto tradizionale ed antiquato se non proprio retrogrado) e "blog", per molti ancora roba da smanettoni tecnologici e perditempo. c’è qualcosa che non gli torna e quindi giù analisi :)
    a parte il folklore, dietro ci sono ovviamente le aziende che vogliono capire le opportunità dei nuovi media sociali (anche loro ancora molto ignoranti in materia) e come si muovono i gusti di uno dei gruppi di riferimento (non ci piace "target") più importanti del mercato.
    le nostre definizioni però, ce le facciamo solo noi. e anche il modo di parlare con le aziende può essere influenzato da noi, da qui i vari esperimenti di cui parlo ogni tanto e dai quali ho imparato un bel po’ di cose…
    la dinamica che racconti, del blog come condivisione e struttura dei pensieri, è molto vera… grazie di avercela portata!

  12. Nuvola scrive:

    Io sono entrata nel mondo dei blog da poco. Sono una mamma, come voi e lavoro come molte di voi. E il tempo a disposizione per sè stesse è poco. Lo sarebbe anche se non lavorassi. Perchè in quel caso non avrei una persona che mi aiuta in casa con i bimbi quando io non ci sono e ci sarei io a casa. Ho pensato che questo avrebbe rappresentato uno spazio in cui poter condividere un pò di quello che sono,la mia esperienza di mamma, trovare un confronto su tematiche comuni e anche sui dubbi. Ho avuto il desiderio di portare fuori quello che spesso rimane dentro la testa. Trasferire i miei pensieri e vederli scritti. Così anche per non perderli con il passare dei giorni,dei mesi e degli anni. Lasciare una traccia di quello esperienze che ho vissuto e condividerle. Poi vorrei aggiungere qualcosa sull’essere mamme e l’essere esperte! Perchè davvero essere mamma non equivale assolutamente ad essere esperte di qualcosa. Io conosco i miei bambini, mi confronto con i loro problemi, la loro crescita, le mie difficoltà e i miei (speriamo) successi. Vivo delle esperienze che sono mie. Ma queste non mi rendono esperta di qualcosa ma mi rendono padrona di un bagaglio di conoscenze riferite a me che possono contribuire ad arricchire un confronto con altre mamme ed altre persone. Sono d’accordo che parlare di un prodotto, scandagliarlo, dire se a te è piaciuto e se a te no non equivale a promuoverlo. Ma le cose che usiamo tutti i giorni per i nostri bambini hanno un nome. Dovremo cominciare a utilizzare il linguaggio ‘bambinesco’ anche per questi oggetti così da non citarli? Inventarci dei nomi di fantasia? Ridicolo e anche poco utile, soprattutto se si cerca un consiglio su qualcosa in base all’esperienza che di quella cosa hanno avuto gli altri. Ho trovato e trovo nei blog che leggo e commento, capacità e desiderio di condivisione, disponibilità a lasciare una porta aperta sulla propria intimità di mamma e di persona, il sapersi mettere in discussione, il saper fare autocritica. Ho trovato verità. Come in tutte le cose sicuramente ci sarà qualche mela nata bacata. Ma quando manca la verità, non so come, ma si sente, arriva. Quando l’intimità del rapporto è costruita ce ne accorgiamo. Magari non subito. Ma poi si. Certo è più difficile quando non c’è il ‘face to face’. Ma scrivere è lasciare un pò di sè. E’ una pagina aperta su una persona. Può ingannare, ma per quanto?

  13. Flavia scrive:

    Grazie Nuvola, anche a te.
    Non a lungo, no, non ci si inganna a lungo :)

  14. lastaccata scrive:

    Sono lieta di leggere argomentazioni ben strutturate e non le sterili polemiche apparse in po’ ovunque negli scorsi mesi. Aggiungo il mio contributo “confessandovi” ( anche se non ci trovo nulla di scandaloso) come ho già fatto più volte perché ho deciso di aprire un blog. Avevo appena pubblicato il mio primo libro con un editore che all’epoca non si prodigava granchè nel promuovere il testo. Era quindi per me fondamentale scovare uno strumento che mi consentisse di raccontare al mondo chi ero e perché accidenti scrivevo. Se fossi “uscita” con Mondadori non avrei avvertito questa necessità, anche se molto probabilmente sarei diventata comunque una blogger.

    Perciò l’intento principale era quello di guadagnare un po’ di visibilità. Ma successivamente il blog mi ha regalato ben altro: ho incontrato altre mamme che dipingevano la maternità in modo del tutto simile al mio, mi sono resa conto che non ero più in rete per un mero atto pubblicitario, ma anche per condividere la mia esperienza, per confrontarmi, per sorridere o commuovermi assieme alle altre. Dopo qualche tempo, non ero più l’aspirante scrittrice in cerca di popolarità, ma una donna che aveva voglia di raccontarsi, di sfogarsi, di incazzarsi, ma anche di leggere degli sfoghi, delle incazzature e della vita delle altre.

    Mi sono sinceramente affezionata al mommyblogging dove, esattamente come nella vita reale, si incontra un po’ di tutto. Quello che non avrei mai immaginato di incontrare, neanche nei miei sogni più rosei, è stato l’affetto di chi ha seguito le mie tragicomiche vicende di scrittrice per caso incoraggiandomi ogni volta che raccontavo dei miei piccoli progressi. Ancora oggi, a distanza di quasi tre anni, mi emoziono ogni volta che qualcuno capita per caso nel mio mondo e si diverte a leggere le mie corbellerie. E’ grazie al blog che mi sono convinta di essere in grado di far sorridere la gente, ho guadagnato un po’ di autostima e ho partecipato al più prestigioso concorso letterario per la scrittura comica riuscendo persino a vincerlo. Vi racconto questo non per vantarmi di chissà cosa, ma per descrivervi esattamente ciò che ha significato per me diventare blogger: uno strumento per farmi conoscere, uno sfogo personale, la condivisione di parte della mia vita e anche un’iniezione di fiducia per ciò che scrivo e che, piano piano, sta effettivamente diventando una professione.

    Il complimento più bello che mi è capitato di ricevere da chi, dopo avermi letta per un po’, mi ha poi incontrata vis-à-vis è stato: “ Sei esattamente quello che scrivi. Sei proprio tu!” Sì, effettivamente sono proprio quello che scrivo ( anche se non sono certa al 100% che sia un complimento), senza filtri, senza calcoli particolari ( a parte quello iniziale, ma proprio iniziale, eh! di farmi conoscere un po’ in giro) . E’ per questo che ho accettato con la massima spontaneità e divertimento di partecipare all’iniziativa Huggies e ho inserito subito il banner nel blog anche se nessuno mi ha retribuito per farlo. Quello di farmi pagare non era il mio scopo. Il mio scopo era far parte di un insieme, e anche di sfruttare un po’ il nome di un’azienda così famosa che mi aveva linkato sul suo sito. Lo dichiaro tranquillamente, mai stata ipocrita in vita mia. La polemica che è successivamente scaturita non mi ha distrutto il sistema nervoso, intendiamoci, però è comunque riuscita ad amareggiarmi un po’.

    Mi hanno poi proposto un’altra iniziativa di tipo diverso, un vero e proprio lavoro, una retribuzione per la mia scrittura. “ Bene!” penserete a questo punto. E no, invece. O meglio, non proprio benissimo, almeno per come sono fatta io. La questione mi ha chiaramente lusingata ma, memore della precedente esperienza con Huggies, stavolta ho rifiutato di inserire il banner e di dichiarare apertamente che quel lavoro l’avevo fatto io. Le altre due blogger che hanno lavorato al progetto hanno deciso di fare altrettanto. Chiarisco che non sto parlando anche a loro nome, perché le loro motivazioni potrebbero essere diverse dalle mie, e che sto esprimendo soltanto quello che è il mio personale pensiero, tutt’ora piuttosto confuso, a dire il vero.

    Perché una blogger e, nel mio caso, una quasi scrittrice, dovrebbe in qualche modo “vergognarsi” di essere retribuita per un lavoro? Perché provo reticenza nel dichiarare apertamente “ questa cosa l’ho scritta io, ho lavorato e quindi mi hanno pagato” ? Perché mai devo sentirmi una “marchettara” ( termine detestabile e opinabile) soltanto perché qualcuno crede nella qualità di ciò che faccio e quindi a volte mi retribuisce in denaro oppure con un pizzico di visibilità in più?

    Forse perché i blogger sono una categoria angelicata che a fine mese paga i conti con i commenti lusinghieri ai vari post? Forse perché trasformare il blog in una fonte di guadagno è per qualcuno deprecabile? Forse perché la tematica è ancora decisamente confusa e persino io, anticonformista per nascita, sono per forza di cose un essere umano suscettibile all’altrui giudizio?

    La parte più razionale del mio cervello mi suggerisce di fregarmene delle polemiche e di fare del mio blog ciò che dovrebbe essere: uno spazio personale da gestire a mio piacimento, senza preoccuparmi dei giudizi vomitati dai benpensanti.

    La parte più corposa, quella emozionale e confusa dai mille pensieri che la destabilizzano, sotto sotto crede invece che continuare su questa strada potrebbe in qualche modo farmi acquisire la pesante etichetta di marchettara.

    Sapete cosa dice la terza parte del mio microcefalo, quella che da sempre mi aiuta a risolvere i dilemmi? Mi suggerisce di accettare soltanto i lavori per brand che utilizzo abitualmente, prodotti che ho personalmente testato, progetti che ritengo validi per la mia crescita professionale e per crescita professionale non intendo necessariamente un arricchimento in termini economici, ma sperimentare strade alternative a quelle già battute con la scrittura più “classica”.

    Se poi a questa crescita professionale dovesse aggiungersi anche una retribuzione per il lavoro svolto, perché di lavoro si tratta, ben venga. Conosco pochissime persone che accettano di lavorare gratis, ma per i progetti nei quali credo posso anche lavorare senza una specifica retribuzione, scegliendo come alternativa una soddisfazione che spesso paga decisamente più del denaro.

    Quindi, in conclusione: accetterò altre proposte di collaborazione futura, ponderandole attentamente. Perché cercare fonti di guadagno alternative è una cosa, accettare a tappeto qualsiasi proposta è un’altra. Quello sì che sarebbe “marchettarismo” :-D

    Ho appena accettato di lavorare ad un nuovo progetto, perché il prodotto in questione mi piace da impazzire, lo utilizzo da anni ed sarà anche promotore di una campagna che in prospettiva offrirà la possibilità alle mamme di maggiorare gli spazi a misura di bambino.

    Ciò concilia perfettamente la mia esigenza di mamma, di blogger, di scrittrice e di qualsiasi altra qualifica mi si voglia attribuire. Se verrò retribuita o meno per questo progetto credo che debba rimanere una mia personale decisione. Propongo perciò alla parte più emozionale del mio cervello, quella che teme di più i giudizi, di andarsene allegramente a morire ammazzata da qualche altra parte, il più possibile lontana da me. Mi sembra equo, solidale, e soprattutto tanto liberatorio.

  15. lastaccata scrive:

    Ehmmm… Flavia cara, se vuoi bannarmi per eccesso di battute in un commento, questa mi sembra davvero l’occasione giusta per farlo.
    Me lo merito, merito io! :-)

  16. Flavia scrive:

    Mitica Staccata. Di’ la verità, stavolta erano già così lunghi gli altri commenti, che stavi rosicando!

  17. bismama scrive:

    Devo quotare tutto ciò che ha detto lastaccata. Luana hai perfettamente espresso il mio giudizio.
    Io all’inizio ho aderito a un paio di campagne di buzz…..sono sempre stata sincera parlando dei prodotti, ma, alla fine, mi sembrava di "inquinare" il mio blog, togliendo spazio a post che parlassero di me.
    Alla fine la decisione uguale alla tua. Accetto "lavori" o meglio proposte, che non cozzino con chi sono io e col mi omodo di viviere e essere. Se parlerò di qualcosa è perchè di quel qualcosa VOGLIO parlare, non perchè mi pagano oppure perchè prendo tutte le proposte come euro caduti dal cielo.

  18. lastaccata scrive:

    @ Flavia: sì, effettivamente stavolta ho rosicato non poco! Di chi ti segue si può dire tutto, ma non che sia scevro del dono della scrittura. Evviva le grafomani, siempre!

    @ Bismama: pensavo di aver espresso i miei pensieri in modo confusionario e prolisso, ma evidentemente mi sbagliavo. Se concordi con ciò che ho scritto, allora stata sufficientemente chiara, bene! In genere inizio a raccapezzarmi attorno al duecentocinquantesimo rigo di un commento ma, parafrasando la grande Mina, l’importante è finire… :-D

  19. Alessia scrive:

    bellissimo post, interessante, intelligente e lucidissimo (come io difficilmente riesco a fare), personalmente mi ritrovo un pò nella definizione di tutte, ma se devo darmi un’etichetta credo sia decisamente "blogger compulsiva" :D

    Io scrivo di tutto e partecipo a tutto quello che mi piace a pelle, senza troppi calcoli, però lavorare nel "sistema" è davvero un lavoro duro che richiede tanto lavoro (appunto) e tanto tempo per concretizzarsi e, soprattutto, non è un lavoro per tutti perchè ci sono tanti lati positivi ma anche tanti negativi, proprio come scrivi tu Flavia!

  20. Flavia scrive:

    grazie mille Alessia, comunque blogger compulsiva è bellissimo :)


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