Catalogato | Blogcafe, MoM on the Road

6. Genova…per noi

Pubblicato il 03 giugno 2010 da Flavia

 

L’ultima volta che avevo provato questa sensazione di transiti ed ospiti, stavo facendo uno di quei viaggi che mi presero tanto tra i 18 e i 20 anni: con un’associazione internazionale di pacifisti, giravamo paesi e marciavamo in gruppo, ospiti di comunità e famiglie locali. Ne feci uno così in Inghilterra (socializzando con un olandese), uno in Belgio (più che socializzando con un ungherese), e uno proprio in Liguria tra Bordighera e Ventimiglia (no, nessun ligure nell’occasione). Insomma sto dormendo come un sasso su un materasso in soggiorno quando Pezzetto apre la porta timidamente e mi chiede: dove sono i bambini? 

La “tribù” Schenardi ha fatto pianissimo, sono usciti tutti e ci hanno lasciato la colazione e un messaggio (su carta, sì). Non lo dico per piaggeria, ma sono veramente una famiglia splendida. La loro casa è piena di vita, sedere a tavola con loro e difendersi da Viola (la bassotta) che ti ruba i bocconi, è tutto un’allegria e un vociare. Mi fa riflettere sulla bellezza delle famiglie numerose, sulle mie infinite ansie e sul mio amore privato, forse eccessivo, per la solitudine e il silenzio, e sul fatto che mai, purtroppo, avrei potuto crescere quattro figli senza impazzire. Ed è proprio per questo che vorrei che i miei figli vedessere quanto più possibile ciò che è altro da noi: altri ritmi, altri spazi, altre abitudini, altre voci e altre vite. La vita è un casino, la vita è questa, è una casa piena di cose, non è un’agenda fitta di impegni che fanno curriculum, di feste a copione fisso, di scambi di visite diplomatiche, il tutto assurdamente d’obbligo a quattro-cinque anni, e spacciato come genitorialità competente.

Dalla terrazza sul tetto si vede tutta la città, col suo miscuglio di antico e moderno. Per una che ha passato un bel pezzo della propria infanzia osservando dall’alto il panorama di un grande porto (che fantastiche erano quelle distese di piccole automobiline colorate, o i container come pezzetti del Lego) c’è qualcosa di molto familiare. Anche alcuni scorci del centro storico, che attraversiamo per raggiungere il porto, mi ricordano talvolta la mia natìa Salerno. Le città di mare hanno quell’aria particolare, forse perchè senti il verso dei gabbiani sui tetti. Ma è quel non so che, che non essendo una scrittrice, non vi so dire, ma che ho sentito anche a Barcellona, e un po’ anche a Lisbona. Ma lì c’è l’oceano, è già un’altra storia.
Ieri sera abbiamo preso il gelato a Boccadasse, uno scorcio di borgo di pescatori sul mare. Anche quello mi ha ricordato la “mia” costiera.

Saranno stati i ricordi delle Cinque Terre, o il gelato sulla digestione, ma ho fatto sogni agitati. Dieci anni fa avevo tutto da conquistare, e infatti lo feci. E adesso, a quarant’anni (posso ancora dirlo fino a domenica, tanto vale approfittarne) sono virtualmente in fuga da tutto quanto.  Mi manca Pezzettino.

E’ meglio non indugiare, ci aspetta la discesa verso il porto (tutto a piedi: oggi finalmente non ho guidato) e la visita dell’Acquario, attrazione genovese universalmente nota. Sostiamo al bar dell’acquario per una focaccia, e Pezzetto attacca bottone con una famiglia che ci siede accanto, mamma papà e due bambine (lo sfacciato): “volete vedere una magia?” e improvvisa sparizioni con un tappo. Fa ridere tutti. Ora, io sapevo già che l’ometto non avesse particolari problemi di socializzazione, ma non immaginavo fino a questo punto. Una cosa è legare facilmente con tutti in situazioni date, una cosa è inventarsi le situazioni, voler attirare e mantenere l’attenzione di perfetti sconosciuti. Mi sorprende. (Attimo di mommy pride di alto livello, passate avanti)

 Dopo una passeggiata al porto, ci raggiunge Maddalena con tribù (non al completo, manca Guglielmo) e ci infiliamo alla Città dei Bambini, dove i più piccoli trascorrono ore tra giochi e curiosità, tra cui il più gettonato è stato il cantiere con tanto di gru. Ma la cosa che ricorderemo è il TUBO al porto: sorpresi dalla pioggia, ci siamo riparati all’interno e Pezzetto scivolando su è giù mi ha fatto un fallaccio da dietro che mi ha completamente steso. La gente che passava mi ha visto volare gambe all’aria, alla moviola. Poi qualcuno ha chiesto “signora, si è fatta male? Ma è suo figlio?” ricevendo in cambio un ringhio (non ho sessant’anni porcaccia miseria, sono in jeans e scarpe da ginnastica, e ho anche evitato con abile mossa laterale di schiacciare del tutto questo spaccamaroni di bambino. Quale signora. Comunque sì, è mio figlio)

Tornando a casa sotto due ombrelli comprati al volo, Maddalena mi fa da guida: S. Pietro in Banchi, San Matteo, Palazzo Ducale, Chiesa del Gesù, i palazzi dei Doria… Bella la città, e più affascinante, se raccontata da un’appassionata della sua storia.

Conclusiamo con una cena qui, solo noi grandi, mentre i bambini campeggiano insieme a casa, con la promessa di essere a letto per le nove e mezza. Tornando non abbiamo trovato la au-pair legata alla lavatrice, ed è già un buon segno.

Cavolo, ora siamo solo a meno due. Mi sa che alla fine mi sentirò male.

4 Risposte per “6. Genova…per noi”

  1. Chiara 2 scrive:

    Anche se probabilmente sarò a Genova tra una settimana per il Suq, ti invidio ferocissimamente. E ti aspetto a braccia aperte!
    (Anche le zanzare, purtroppo…)

  2. farmaciaserrage scrive:

    Troppo gentile.E’ stato un piacere enorme !

  3. valewanda scrive:

    che meraviglia, immagino la magia della famiglia Schenardi!

  4. farmaciaserrage scrive:

    Si così diventiamo tutti rossi!
    Troppo buona Flavia …


Lascia un commento

Parliamone

email facebook friendfeed linkedin rss twitter wmi

Le conversazioni del Village

thetalkinvillage.com

E’ una lunga storia

Scarica il banner!

veremamme

Iniziative