Perchè all’improvviso mi sento un fallimento?

Pubblicato il 24 maggio 2010 da Flavia

Cara coach,

vorrei da te un consiglio pratico per risolvere i  problemi di relazione di cui sento di aver preso, tutto d’un tratto, una consapevolezza che fa molto male. E’ come aprire gli occhi e scoprirsi un mostro. Credevo di avere tutto nella vita (un bel lavoro, il matrimonio, i figli) e invece ora mi sembra solo di vedere un triste film che si ripete spesso: qualcuno si “innamora” di me o di una mia idea, forse perchè appaio forte, sicura e indipendente, ma poi tutta questa indipendenza dà origine a incomprensioni e tutta questa sicurezza rovina la relazione e mi si ritorce contro. Anzichè vedere le mie fragilità e il mio bisogno di sostegno e comprensione (che ci sono, eccome!!), molte persone vedono solo egoismo/egocentrismo e si allontanano non sentendosi valorizzate da me. Almeno questa è la mia interpretazione. Abituata ad eccellere in tutto, credo che l’ammirazione altrui sia stata sempre la mia droga, fin da bambina: insegnanti, genitori, colleghi… Soffro moltissimo, quando cerco di mettermi nei panni degli altri in base a quello che mi dicono, per la differenza enorme che vedo tra la persona equilibrata e carismatica che vorrei essere diventata alla mia bella età di trentasei anni, e questa specie di ragazzina immatura, come mi sento quando ricevo delle critiche. Ho il terrore di mancare del tutto di una parte fondamentale per la riuscita dei rapporti umani: la generosità e la condivisione. Hai presente cosa risponde spesso la giornalista che tiene la rubrica delle lettere del cuore sulla rivista? “Mia cara, si rilegga, ha parlato solo di sè. Lei, cara signora, è una bella merda”

Ecco. Ho il terrore che tutte queste critiche siano fondate, ho il terrore che i miei figli un giorno mi dicano  “hai pensato solo a te stessa”. Per quanto cerchi di prendere questa fase di profonda incertezza su me stessa come un’opportunità, non posso fare a meno di sentirmi completamente destabilizzata in tutto quello che ritenevo fonte di soddisfazione e gratificazione, e profondamente in crisi. Un fallimento insomma. Cosa devo fare?

Mara

7 Risposte per “Perchè all’improvviso mi sento un fallimento?”

  1. Mamma Cattiva scrive:

    Cara Mara,
    inizio a rispondere a te ma poi condividerò anche i miei frequenti momenti in cui mi sento un fallimento. Anche qui siamo nella stessa barca e non ti devi sentire sola.
    Non mi ritrovo nella forza e nella sicurezza perché quelle non le l’ho mai avute. Ho il problema contrario e magari proprio per questo motivo potrei provare a darti un punto di vista diverso. Diverso dalla coach perché non ho i suoi strumenti sotto controllo.
    Il mio è solo un punto di vista e non un giudizio.
    Prima cosa credo che l’abitudine all’eccellenza sia una consapevolezza relativa. Certo una persona ne può avere la controprova oggettiva in funzione di risultati raggiunti o in base alle osservazioni delle persone che ti circondano, ma credo fondamentalmente che esistano persone che si sentono eccellenti e altre che non lo credono affatto, pur essendo assolutamente uguali. Ci sono per es. persone eccellenti che credono di non esserlo solo perché i genitori non gliel’hanno mai detto oppure persone eccellenti proprio perché i genitori gliel’hanno ripetuto spesso…
    Nelle relazioni umane l’eccellenza, quella quantitativa, non serve a nulla. Al contrario credo che nelle relazioni il valore è direttamente proporzionale alla spontaneità. Solo in questo modo le persone si scelgono. Mi chiedo se non sia questo il tuo problema, che cioè cerchi risultato, performance anche laddove non si misura nulla, non si premia nulla. Le persone magari quando ti conoscono vengono colpite dall’apparente sicurezza, dallo spessore del tuo "genio" ma al di là delle alchimie del primo minuto, la continuità, la solidità delle relazioni seguono un percorso non regolato dalla capacità di dire le cose giuste, agli altri e a te stessa, come vorrebbe la coach.
    Le relazioni sono personali e bisogna lasciarsi andare, essere se stessi, non fingere, nei limiti del rispetto dell’altro. Puoi decidere di controllarti, di tenere tutto al livello delle tue aspettative, ma poi le conseguenze sono quelle che racconti. Le persone, quelle che chiaramente ti interessano per il loro valore umano, si allontanano perché si sentono minacciate da tutta questa misurazione, questa ricerca dell’eccellenza. Banalmente diventi "antipatica", per alcuni te la tiri, per altri semplicemente sembra che non molli mai, che non ti rilassi mai e anche quando inizierai a fare qualcosa che sembra spontaneo, continua a sembrare artefatto, forzato. La soluzione non è mai semplice ma già il fatto che cominci a capirlo può essere un primo passo. Potresti semplicemente lasciarti andare. Essere te stessa senza interrogarti su quanto ti stai comportando nel modo atteso. Segui i tuoi sentimenti spontanei e non quelli che ti restituiscono qualcosa. E gli altri, quelli chiaramente che desideri come amici lo "sentiranno", non "vedranno" ma "sentiranno".
    Spero di non essere stata troppo forte. Ciao e parliamone se vuoi.

  2. lastaccata scrive:

    Cara Mara,
    non sono certamente io la persona più adatta per regalarti un consiglio (anche perchè non mi sento all’altezza di elargire consigli a chicchesia, non fa parte del mio carattere) e mi trovo in difficoltà perchè ho un vissuto completamente diverso dal tuo.
    Pur possedendo diverse qualità, pur eccellendo in molti campi, pur essendo stata una bimba particolarmente precoce e sicuramente un’allieva modello a scuola, non ho mai ricevuto particolari elogi nell’ambito del nucleo familiare.
    La robusta convinzione dei miei genitori è che i complimenti debbano provenire "dagli altri". Ciò, pur minando profondamente la mia autostima, mi ha però regalato un certo equilibrio e un buon distacco dal dolore che può provocare un giudizio. Come mai? – ti chiederai forse. E’ semplice: ho sempre aspettato che qualcuno si accorgesse di me, non ho mai cercato l’approvazione degli altri.
    Fermo restando che possiedo chiaramente un ego, ho goduto con piacere dell’approvazione degli altri, sempre. E’ umano compiacersi per un complimento, una persona assolutamente immune dal giudizio positivo o negativo degli altri non è totalmente umana, oppure è ipocrita.
    Tutti, almeno una volta nella vita, hanno detto: " A me di quello che dice la gente non me ne frega niente!" con orgoglio. Ma non è vero, nessuno è immune dal giudizio, è una conseguenza naturale del vivere in una società.
    Però sarebbe saggio tentare di mantenersi distaccati da ciò che le persone pensano di noi. Non sto dicendo che tu non sia saggia, non mi permetterei mai di giudicare così duramente una persona che non conosco, ma forse eccessivamente presa dal giudizio sì.
    Da quanto lasci intendere ( ma correggimi tranquillamente se ho frainteso ) hai sempre avuto accanto persone che ti hanno ammirato, sostenuto, appoggiato; satelliti che, orbitandoti accanto, hanno goduto della tua luce accrescendo così la consapevolezza dei tuoi meriti.
    Questo, è innegabile, è successo perchè evidentemente possiedi delle qualità e quindi la tua eccellenza in molti campi è palese.
    Come scrivi tu, l’ammirazione degli altri costituisce la tua droga. D’altro canto, però, le critiche ti colpiscono in modo pesante e lo trovo comprensibile, visto il tuo pregresso.
    Dici che "improvvisamente" ti senti un fallimento. Ecco, forse per riuscire a risolvere il tuo disagio bisognerebbe analizzare se questa sensazione è scaturita da un evento improvviso, circoscritto, oppure se la paura delle critiche è sempre stata una costante nella tua vita.
    Probabilmente un sistema per risolvere la tua angoscia potrebbe essere proprio questo: se c’è qualcosa o qualcuno che in questo momento ti fanno dubitare di te, allora allontanalo, semplicemente.
    Un esempio pratico? Nella mia vita, anni fa, è entrata una di quelle mamme apparentemente perfette. E’ stata capace di farmi sentire una merda, e chiedo scusa per la volgarità ma è l’unico lemma abbastanza forte per definire il mio stato d’animo. Fino a quando non mi sono decisa ad allontanarla dalla mia esistenza, sono stata malissimo.
    Sai cosa mi fa riflettere? Quell’ "improvvisamente". Dovresti cercare di capire cosa, in questo momento, ti fa sentire così.
    Cosa consigliarti, cara Mara? Come allontanarsi da questo timore del fallimento? E’ difficilissimo risolvere una problematica così pesante…
    Ho letto le riflessioni di mamma cattiva e mi sembrano l’unica strategia possibile da attuare: prova a lasciarti andare, a prendere una pausa, a ragionare su un fatto semplicissimo: cosa guadagno io realmente da un elogio? Cosa mi toglie invece una critica? Nulla, se ci pensi bene nessuna delle due cose accresce o sminuisce il tuo valore. Cerca di non misurare tutto, cerca anche di ridere dei tuoi errori ( sicuramente ne commetterai, come tutte noi), cerca ogni tanto di dire "Ma chi se ne frega!" con un largo sorriso. E’ semplicistico? Forse, ma è quello che mi sento istintivamente di consigliarti.
    Cerca di allontanare la tua ricerca di perfezione ( non è una critica o un giudizio, credimi, né un consiglio perentorio ) e sono certa che riuscirai a vivere serenamente.
    Mi auguro di non essere stata pesante, oppure troppo franca o schietta, o in qualche modo offensiva. Ho soltanto esternato il mio pensiero, che come tutti i pensieri personali è altamente opinabile. Se questo messaggio ti aiuterà a riflettere, o comunque ti aiuterà in qualsiasi modo, ne sarò lieta. Se invece ti disturberà… beh… Prova da subito ad attuare il mio consiglio e chiediti : " Ma cosa me ne frega a me di quello che scrive la staccata?" :-)
    In bocca al lupo

  3. Mara scrive:

    Intanto siete carinissime, non vi conoscevo, e ho visitato i vostri blog. E’ passato un po’ di tempo da quando avevo mandato questo messaggio e temevo di non ricevere risposta (quel complesso: "lei signora, è una bella m…") invece i vostri pensieri sono profondissimi. grazie di averci passato del tempo su…ora ce lo devo spendere io. però vorrei chiedere a Mamma Cattiva: perchè pensi che io non mi lasci andare? perchè io ho proprio l’impressione opposta: quando mi lascio andare, forse viene fuori la mia vera natura (insicura? bisognosa di conferme?) ed è quella che mi crea problemi, perchè viene male interpretata in "performance" come dici? chissà.
    La coach dice di verificare le mie manifestazioni. Tu dici di non controllarmi.
    questo è buffo. ma tutto il confronto è utile (anche se resto molto confusa).
    Staccata, grazie, ora sono un po’ alla frutta, ma tornerò presto a parlare con te. (resta qui!)
    Flavia, grazie anche a te per il nostro scambio privato ;)

  4. Mamma Cattiva scrive:

    Ciao Mara,
    lasciarsi andare nelle relazioni significa dal mio punto di vista godersi un pò il flusso dei sentimenti senza misurarli e dargli un nome. Il piano delle relazioni umane dovrebbe trovarsi a un livello più intangibile. I bambini nella loro spontaneità e mancanza di strutture avrebbero molto da insegnarci. Se li osservi mentre si conoscono e giocano tra loro intravedi il loro carattere e il loro approccio ma il loro obiettivo in quel momento è giocare e non per esempio capire se sono simpatici o se più bravi di. A quel punto ci arrivano, credo ma magari mi sbaglio, quando noi genitori li mettiamo in competizione, quando percepiscono che noi li vogliamo più bravi di… e non semplicemente bravi rispetto a se stessi. Lasciarsi andare e godersi il momento. Questo credo fa sentire le persone rilassate e a proprio agio e non in competizione costante fra di loro. xxx

  5. Mara scrive:

    A Lastaccata: grazie, non sei stata pesante, e quello che mi ci vuole è proprio un’opinione schietta.
    mi piace quando dici che critiche o elogi nulla tolgono al valore, per quanto riguarda il fregarsene,… dipende… alla fine nonostante tutta l’indipendenza del mondo abbiamo bisogno degli altri, e quando sono le persone più vicine a farti sentire sbagliata, si va in crisi. dicevo improvvisamente perchè una serie di episodi mi hanno fatto aprire gli occhi e dire "ma allora ho un problema!" mentre finora procedevo tranquilla.

    Mamma cattiva: non voglio essere in competizione con qualcuno e non intendo così le relazioni… Lo sono però sempre con me stessa, questo sì, e se qualcuno mi fa capire di essersi sentito trattato male come se io fossi solo un’egoista, allora mi viene una rabbia tremenda (contro me stessa).

  6. Flavia scrive:

    Figurati Mara.
    Come ti dicevo a me è capitato spesso di trovarmi in situazioni simili, e quello che più mi "destabilizza" non è la critica ma è la differenza tra quello che vorrei comunicare (fiducia, rispetto etc) e come vengo percepita (troppo aggressiva e concentrata su me stessa). Alcune volte questo mi ha salvato le chiappe (sul lavoro) ma altre volte mi ha fatto molto soffrire (rapporti personali).
    L’unica modo che vedo è parlarne apertamente, anche se può far male, con le persone a cui tieni, e fare un piano insieme su come migliorare. Le altre, come dice la Staccata, vadano pure al diavolo ;)

  7. Marco scrive:

    Mi dispiace dirlo, cara Mara, ma sei affetta da un delirio di onnipotenza incredibile, e sto provando ad immaginare come si possa sentire tutta la gente che circonda la Tua vita. Purtroppo ho conosciuto molte persone di questo genere, e sono sempre state un costante problema nelle relazioni sociali, ma ancor di più nei rapporti di lavoro, dal momento che, per alterazione dell’ego, finivano quasi sempre per rovinare la vita degli altri.
    Adesso i tuoi dubbi trovano scarse risposte, perché hai compreso un po’ tardi di aver percorso un sentiero accidentato; probabilmente, la nebbia della presunzione personale Ti ha sempre impedito di vedere chiaramente la Tua posizione rispetto a quella degli altri, creando negli anni una situazione consolidata difficile da ribaltare in questo momento.
    Ora la Tua vita è in una zona d'ombra che può diventare luce se decidi di cambiare l'angolo di osservazione.
    Buona fortuna.


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