Catalogato | Flavia blog

Tags :

Ma di cosa stiamo parlando?

Pubblicato il 03 maggio 2010 da Flavia

Ci ho dovuto pensare un po’, primo perchè non posso stare dietro a tutto e leggere tutto quello che vorrei, e poi perchè l’intervista oggetto della vasta ribellione in rete mi è sembrata di una povertà di contenuti un po’ imbarazzante. Si argomenta seriamente pro o contro qualcosa di articolato e strutturato, che qui proprio non c’è. Ma di cosa stiamo parlando? Di alcune affermazioni sconsiderate sul congedo di maternità, per cui l’intervistata si erge ad esempio superiore e luminoso di etica sacrificale del lavoro, affermazioni probabilmente anche prelevate, mischiate e condite da una scrittura giornalistica veramente pessima, come nell’uso del linguaggio: “donne normali”, donne “costrette”…ma che immagine svilente e squallida che ci diamo.

Stavo commentando qui oppure qui ma poi ho preferito un post: perchè quando un annetto fa la ministra francese Rachida Dati si presentò all’Eliseo a pochi giorni dal parto cesareo, fu oggetto di un massacro mediatico nel suo paese e di commenti acidi del genere “mamme del parco” in molti nostri blog (i tipici “povera figlia di cotanta madre degenere” “tanto lei se lo puo’ permettere, con il suo esercito di tate” quante volte l’avremo sentita questa espressione?), per cui volli dire la mia in nome della libertà di scelta di cui parliamo spesso, e contro i giudizi sparati a priori da noi stesse su cosa DEBBA ESSERE una buona o una cattiva madre. E’ andata per qualche ora a una riunione, pensavo, non ha mica abbandonato la neonata in un cassonetto. Ne scaturì una discussione molto bella, che mi sono andata a rileggere, e quella libertà e quel rispetto rimangono gli unici principi per cui vorrei battermi.
Ma un altro principio fondamentale del vivere, del pensare e del parlare civile è il rispetto delle leggi – leggi per cui una lavoratrice dipendente è tutelata da un congedo obbligatorio (e una libera professionista no, però. Se la maternità fosse davvero un diritto immutabile, non dovrebbe essere trattata diversamente a seconda del tuo contratto, verrebbe da dire). La storia delle lunghe e faticose conquiste della donna sul lavoro resta nell’intenzione di quella legge: proteggere il soggetto (potenzialmente) più debole da un datore di lavoro che potrebbe approfittarsene.
Che qualcuno in una posizione di leadership ignori la propria storia, quella da cui proviene, è la dimostrazione più grave che non saprà neanche dove andare.

16 Risposte per “Ma di cosa stiamo parlando?”

  1. Ondaluna scrive:

    E’ più o meno quello che ho scritto nel mio blog. Ho provato a mettermi prima nei miei panni, poi nei suoi.
    Ho scritto prima sulla violazione della dignità dell’essere madre, e poi sulla difesa della libertà di scelta, intesa esattamente come hai detto tu.
    Il problema è che se le donne che ci rappresentano possono rendere pubbliche certe dichiarazioni, allora sarà veramente dura sconfiggere certe rappresentazioni sociali della donna e della maternità. Ché se noi qui stiamo ad argomentare le sue battute superficiali, dall’altra parte il silenzioso mondo (lavorativo) maschile se la ride.

  2. Flavia scrive:

    @Onda, ti ho letto infatti, e sono d’accordo, il problema sono le dichiarazioni. Già una mamma che rappresenti il suo modello (qualunque esso sia: lavorativo, educativo, allattamento e altre amenità) come migliore degli altri mi fa rabbrividire, figuriamoci una mamma ministro, con in più l’ignoranza/spregio della storia e dello spirito delle leggi. Ma non ne avrei parlato se non avessi percepito la possibilità di contribuire a una voce collettiva della rete, perchè la pochezza di tutto il discorso era abbastanza disarmante.

  3. Chiara 2 scrive:

    La differenza è che Rachida Dati non ha detto nulla contro la legge sulla maternità del proprio Paese, non ha insensatamente blaterato di "privilegi" e di donne "normali". (La differenza è che Rachida Dati è una gran donna a prescindere, e infatti Sarkò l’ha silurata appena ha potuto)
    Sono la prima ad essere contenta per la mia ginecologa che torna a lavorare a 15 giorni dal parto, ma chiedo di non essere giudicata "sbagliata" perché voglio e posso e devo fare altrimenti.
    Oltretutto, nel caso Gelmini, stiamo appunto parlando di una che, stuoli di tate a parte, sarà andata in Parlamento con tutti i suoi comodi e per le ore che le venivano bene: non si sarà certo alzata alle 5.30 del mattino per portare i figli al nido e poi fiondarsi al lavoro a Milano per 8 ore. Credo che lei dovrebbe considerarsi privilegiata, per il proprio reddito e per il fatto di fare il lavoro che vuole negli orari che vuole, invece di fare i salti mortali per far quadrare bilancio e tempistiche.

  4. Do minore scrive:

    Ciao Flavia. L’intervista del ministro è a dir poco imbarazzante. Giustamente molte madri (e non solo) considerano il messaggio irricevibile. Mi è piaciuto leggere il secondo post che citi, in cui si sottolinea come il congedo di maternità obbligatorio sia uno strumento a tutela dei bambini. Questa è una cosa che madri e padri dovrebbero tenere a mente forse un po’ più spesso, quando pensano a che mamme e papà e donne e uomini vorrebbero essere: si è genitori di figli per i figli, e un piccolo sforzo per provare a vedersi come genitori dal punto di vista dei figli sarebbe utile. Per quanto mi riguarda, il mio modo di essere genitore è dipeso e dipende dal figlio che sono stato e sono. Purtroppo, mi pare che questo passaggio logico a volte venga saltato. La chiusura del post è bellissima, la sottoscrivo in pieno e secondo me vale in generale, non solo per i leader: che qualcuno in una posizione di leadership ignori la propria storia, quella da cui proviene, è la dimostrazione più grave che non saprà neanche dove andare. Santayana docet. E infatti stiamo tornano indietro, anziché andare avanti.

  5. Flavia scrive:

    @Chiara, infatti è l’ignoranza della vasta realtà che la circonda, e che lei dovrebbe contribuire a migliorare, che fa cadere le braccia.
    @ciao do minore. anch’io volevo sottolinearlo e ti ringrazio di averlo fatto tu: tutela della donna, ma insieme a lei del bambino, del papà, della famiglia. cosa ne pensi dei congedi di paternità e della possibilità di scegliere chi sta a casa i primi mesi? a me piacerebbe.

  6. Do minore scrive:

    Rieccomi. La possibilità per i padri di usufruire dei congedi parentali, nelle mie esperienze aziendali, è sempre stata considerata una sorta di barzelletta (con ovvi eventuali riflessi sulla carriera). Credo che in Italia, purtroppo, sia così un po’ ovunque.
    Quanto alla possibilità di scegliere chi stia a casa i primi mesi, credo che all’inizio della vita del bambino, papà e mamme non siano intercambabili: secondo me nessuno può sostituire la mamma, per il bambino, neanche se non allatta al seno. Nemmeno il papà. E’ giusto che i padri cerchino di essere presenti quanto più possibile, ma (e credimi, lo dico a malincuore, in un certo senso, non per essere provocatorio) non è la stessa cosa che i bambini stiano con il padre o la madre nei primi mesi di vita.
    In generale, penso che uomini e donne, padri e madri, dovrebbero essere consapevoli delle proprie differenze e cercare, insieme, di valorizzarle, per se stessi, per i figli, ben sapendo che purtroppo il contesto, in Italia, non rende tutte le scelte ugualmente praticabili. Si rischia di finire a ragionare in termini di "intercambiabilità" e "sostituzioni", che trovo fuorviante e riduttivo.

  7. alessandra scrive:

    Sono d’accordissimo con Do Minore, papà e mamma non sono intercambiabili, ed i primi mesi sono forse più delicati e meglio gestibili dalle mamme (ovviamente senza generalizzare troppo). Ma i bimbi crescono, e anche a due, tre anni, non è che siano dei piccoli uomini di cui i genitori si disinteressano…. Ecco, lì direi che si è veramente intercambiabili, anzi, è proprio necessario che non abbiano più un solo "stile" o "modello" di riferimento, ma si sentano in egual misura (anche se con modalità diverse) rassicurati sia dalla presenza della mamma che da quella del papà. Qui possono entrare in gioco davvero i congedi parentali dei papà, ameno di quelli che non si trincerano dietro i soliti luoghi comuni ("tu sei più brava" "comunque preferisce te" " il mio lavoro non lo permette…." ecc. ecc. ecc.)

  8. Flavia scrive:

    Io credo che dovremo lottare tantissimo perchè la cultura dei congedi di paternità arrivi anche in Italia, e credo che si debba sempre e comunque garantire la scelta.
    Su mamme e papà vi dico come la penso (ovviamente mia opinione, in quanto tale relativa e soggettiva e che non pretende di assurgere a regola): è vero, certo, che mamme e papà sono diversi, ma nella loro diversità possono entrambi prendersi cura benissimo di un bambino anche piccolissimo. L’unica cosa su cui davvero un papà non può garantire lo stesso …"risultato" :) è l’allattamento al seno… poi certo, l’ideale è sempre la presenza bilanciata di entrambi. Ma se ci fosse una situazione in cui una neomamma dovesse assentarsi parecchio e con il neonato ci fosse il papà, lascerei comunque alla coppia questa possibilità, e non riterrei corretto "prescrivere" la presenza della sola madre per il bene del piccolo. A me è successo esattamente questo quanto il primogenito aveva 4-5 mesi…e a casa c’era il papà.

  9. Lanterna scrive:

    Proprio oggi ho parlato con una ragazza, che mi diceva che lei e il suo fidanzato sono l’opposto della coppia tradizionale: lei non sa cuocere un uovo mentre lui sa fare tutto in casa e gli piace. Ad entrambi piacerebbe, in caso di figli, che se ne potesse occupare lui, anche da subito. Perché negarglielo?

    Inoltre, c’è anche il caso in cui la madre sia una lavoratrice autonoma e debba tornare al lavoro al più presto, vedi il commento di Bioro qui:
    http://luccioleelanterne.blogspot.com/2010/05/conciliamo.html?showComment=1273228571726#c7785686717716310209
    Perché dovrebbe perdere il lavoro che ama, solo perché il congedo obbligatorio è solo per le madri, a meno che di una tragedia? Non sarebbe meglio che i congedi fossero patrimonio della coppia?

  10. lorenza scrive:

    Sul congedo per i padri c’è davvero tanta strada da fare, il problema è che spesso sono proprio gli uffici amministrazione/personale a non sapere come gestire burocraticamente la vicenda (penso anche ai congedi per malattia dei bimbi sotto i 3 anni, di cui madri e padri possono usufruire alla pari, in numero variabile a seconda del contratto di lavoro), creando un clima di disincentivazione ancora più forte.

    La maternità è un diritto sacrosanto, e anch’io credo che i primi mesi debbano essere salvaguardati. Ma perché non possono essere pensati percorsi di rientro flessibile, per cui dal quarto mese una mamma può lavorare da casa (se chiaramente il tipo di lavoro lo permette), part-time, in flessibilità? Insomma, credo che le possibilità ci siano. Dato che le aziende sostengono che la maternità sia un costo, potrebbero "spendere" altrimenti il proprio denaro nella creazione di percorsi flessibili di rientro.

    E poi, altro commento, probabilmente OT: quello che mi ha profondamente colpito, in tutto l’impianto dell’intervista,è l’unico riferimento socio-culturale rispetto alla maternità, condiviso da chi fa le domande e da chi dà le risposte: una presentatrice TV.

  11. Flavia scrive:

    @Lanterna, sono completamente d’accordo con te e non così tanto per dire :). Oltre alla discussione da me su FB a cui hai patrecipato ho visto anche un post da Itmom e il bellissimo commento di Mammafelice, e ne sono sempre più convinta: nella maternità/genitorialità le libertà e i diritti ce li togliamo da soli, quando non riusciamo a cogliere e ad accettare la pluralità.
    @Lorenza, sì, e la battaglia per la flessibilità sta cominciando… vedo molte iniziative di sensibilizzazione in giro, come questa http://www.suigeneris-mantova.it/

  12. Chiara 2 scrive:

    Sulla flessibilità, lo ripeto qui anche se ne ho già parlato da me.
    A ottobre, quando ho fatto i primi colloqui per questo posto di lavoro, ho chiarito da subito che una mia priorità era avere liberi luglio e agosto, anche per motivi economici (i miei figli sono ancora piccoli e il GREST costa sui 500 euro al mese per due, ovvero lo stipendio di un mese). Preside d’accordo, colleghe d’accordo.
    Tra le cose di cui mi occupo, c’è una banca dati della didattica. In teoria avrei dovuto lavorarci dal 20 maggio al 30 giugno, ma il ministero probabilmente sposterà per l’ennesima volta (in 3 mesi e mezzo) la data di inizio e quindi quella di scadenza. Si parla di cominciare il 15 giugno. È probabilmente un lavoro di una settimana, quindi dovrei farcela. Il responsabile della banca dati si impunta, dice che non ce la farò, che devo restare anche a luglio, vuole che io venga sostituita subito (ma le mie colleghe non hanno né voglia né tempo per seguire questo lavoro). Io do la disponibilità a tornare qualche giorno a luglio e a lavorare da casa, non retribuita perché l’università non prevede il telelavoro. Il responsabile va in tilt: ma come fai, sarebbe tutto a spese tue, e se ti manca un’informazione non sai chi chiamare.
    Meno male che il preside è tendenzialmente dalla mia parte, le mie colleghe pure e quindi non dovrei averne troppi danni. Ma se la cosa degenera denuncio il responsabile all’ufficio Pari Opportunità.

  13. Paola scrive:

    Ciao a tutte,
    sono reduce proprio da SuiGeneris: se Flavia mi concede ospitalità, vi racconterò quel che ho visto. Di quel che penso della Gelmini invece mi propongo di parlare in un’altra sede (parolacce escluse…)
    p

  14. Flavia scrive:

    Paola, non c’è neanche da chiederlo. mandami tutto e posto :)

  15. mammadifretta scrive:

    sinceramente ormai ci si aspetta di tutto…ma comunque la gelmini ha il cervello scollegato.O forse non cel’ha proprio, il cervello.Io le farei vivere un giorno da madre che deve fare il commercialista, la donna delle pulizie, la psicologa, la cuoca…e lavorare anche fuori casa.Insomma le farei vivere un giorno da madre"comune".Morirebbe.


Lascia un commento

Parliamone

email facebook friendfeed linkedin rss twitter wmi

Le conversazioni del Village

thetalkinvillage.com

E’ una lunga storia

Scarica il banner!

veremamme

Iniziative