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Il Cucciolo e dintorni

Pubblicato il 30 maggio 2010 da Flavia

Se c’è una cosa che mi concilia il sonno quando viaggio è la morbidezza di un buon piumino. Se c’è una cosa che me lo rovina è un maschio quasi seienne che comincia a scalpitarmi accanto alle sette, soprattutto se io mi sono addormentata alle due. Ma sono di buon umore: questo posto mi ispira. Alle otto salto giù dal letto, facciamo una doccia e siamo pronti per la colazione.
Quando siamo arrivati, ieri pomeriggio, ci ha accolto un americano dall’accento inconfondibile: “ciao Flavia, benvenuta, sono Brian”, ma lo pronuncia proprio con la I. (Ma come, mi chiedo, non si diceva BrAIan, come Braian di Nazareth? Scoprirò poi che il suo nome si scrive BREON. Ho imparato una cosa nuova.)

Tramite contatti Facebook che hanno aderito a Mom on the Road, i miei primi ospiti sono loro, Marta e Breon, proprietari dell’agriturismo Il Cucciolo. Superato il paesino di Petrelle vicino Città di Castello, una lunga strada bianca ma agevole mi porta da loro. Mi sono divertita ad accelerare creando nuvole bianche che piacciono un sacco a Pezzetto, ma il risultato si vede sulla macchina: sembriamo passati attraverso una tempesta di sabbia nel deserto. La stanza che ci hanno riservato è un appartamento enorme, salone con camino monumentale, cucina abitabile, camera da letto e bagno con vasca e doccia, insomma più grande di quello che avevo a Milano per intenderci. Marta, romana, mi racconta di aver deciso di ristrutturare la fattoria di un nonno e di trasferirsi lì, non senza duri sacrifici all’inizio, facendo una vita isolatissima d’inverno e frenetica d’estate. La loro offerta è abbastanza particolare: hanno tutte le attrezzature adatte (campo giochi recintato, laghetto, addestramento e sitting) ad ospitare cani. (Che vanno benissimo pari pari anche per i bambini, la battuta stupida è mia).  La piscina no, quella è solo per i bipedi.

Ci sono pochi ospiti, amici, che si buttano in piscina anche se ormai sono le otto. C’è un giovane papà con una bambina di sette mesi sulle spalle, che viene richiamato all’ordine perchè è pronta la pappa. Un altro ha acceso un barbecue. L’ospitalità è di tipo familiare e assolutamente informale (di quella dove non si capisce chi sono i proprietari e chi gli ospiti), la “limonaia”, sala a vetrate, è piena di libri e giochi da tavolo e c’è un unico tavolone dove si fa colazione la mattina. Tutto il posto è raccolto attorno ad un cortile, ed ha una pace da far quasi piangere di commozione una “irrisolta” come me (ma su questo dovrò tornare).

Il mio piccolo bipede ha già socializzato con Lucia e Simon, 6 e 9 anni, bilingui e biondi. E’ difficile tirarlo via dai giochi, dalle spade di legno e dagli scudi per portarlo a cena. Arriviamo in questo bellissimo posto panoramico a Lugnano, una frazione vicina, ma sono le otto e mezza di sabato ed è pieno (nonostante la solitudine e la quiete dei dintorni). Quando chiedo alla signora se è possibile avere un antipastino intanto che aspettiamo un tavolo, vedo il panico nei suoi occhi (“in cucina sono pienissimi”) ma poi si riprende e porta a Pezzetto una bella striscia di focaccina al prosciutto. Questo non basta a calmarlo e mi assillerà per tutta l’attesa del tavolo e dell’ordinazione, che purtroppo è lunga. La signora si muove a pietà (per me) e gli porta fogli e pennarelli. Alla fine con 25 euro abbiamo mangiato due primi – di cui uno non mi viene fatto pagare perchè non ho chiesto di riprenderselo, ma in effetti ho rimosso dal raviolo una zanzara extralarge, e poi ho continuato, perchè la fame è fame. A pensarci bene può essere una buona tattica per mangiare a sbafo – medaglioni, e un tartufo al cioccolato. Cibo buono e panorama mozzafiato, ma gli insetti oggi ci perseguitano: per scacciare col tovagliolo l’ennesimo volatile che terrorizza il mio coraggioso eroe mi sporgo verso di lui e faccio la scarpetta con la giacca in tutto il piatto dei medaglioni, che non avevano proprio un condimento magro.
Nonostante viaggi sempre dotata di un mezzo sapone di Marsiglia (non toccatemi il sapone di Marsiglia), la terrible greasy stain non è venuta via; mi terrò la tuta pezzata fino alla fine del viaggio perchè ho solo quella.

L’ultimo scorcio di giornata è un mio classico: inseguendo una lepre coi fari nello sterrato vado dritto e manco alla grande l’ingresso dell’agriturismo. Per trovare un punto in cui fare inversione di marcia nel sentiero buio e stretto devo andare avanti per altri 13 chilometri, mentre Pezzetto piange spaventato per i mostri notturni che circondano la macchina e anch’io comincio a vedere strane ombre emergere dal bosco. Attimi da horror. Scherzo, mamme coraggiose, scherzo. L’ho mancato sì, ma ho girato la macchina solo sei o sette curve dopo.

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