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Viaggi (2)

Pubblicato il 30 aprile 2010 da Flavia

Tra tutti i miei ricordi la Grecia, dove ho vissuto tra il 2001 e il 2004 e dove ho trascorso i miei primi mesi di gravidanza, ha un posto insostituibile. In questi giorni non posso che ripensare a quella terra con cui ho avuto una vera, fulminante storia d’amore, con una fortissima stretta al cuore. E dire che in quegli anni avevo proprio l’impressione di un popolo affamato di piaceri, come le lunghe notti ai “bouzukia” dove si mangia, si canta, si beve, ci si tirano fiori e si alla fine si sale sul palco a ballare con gli artisti famosi… gente che osava vivere sempre un po’ al di sopra delle sue possibilità, ma anche gente che appena arrivi su un’isola ti dice subito qual è il punto migliore da cui godere il tramonto. Speriamo che ce la facciano, perchè hanno un gran cuore.
Ne riparlerò, e intanto proseguo da qui

————–

Mira, 2005

La riviera del Brenta è un posto molto suggestivo, ma io la conosco solo per uno stabilimento, quello dell’antica Miralanza, che si trova a Mira, appunto. (E’ lì che mi hanno regalato la bellissima collezione di libri di Calimero che hanno quasi la mia età, e che oggi cerco di proteggere dai Pezzetti per non rovinarli).  Ci vado molto spesso per le riunioni con la ricerca e sviluppo. Stamattina A., tedesca, mia coetanea ma ora mia sottoposta per i vari “giri” delle varie ruote aziendali, mi ha invitata ad andare a correre con lei. Il giro in campagna è bellissimo ma dura la bellezza di un’ora, e non è che io sia così allenata. Verso la fine, per non farmi vedere troppo spompata e per non rimanere indietro, la supero. Mossa sbagliatissima, perchè dopo pochi metri lei mi risupera, come per dire “guarda che andavo così piano solo per aspettare te, scema”. La ritrovo dieci minuti dopo nel giardino dell’albergo. Mentre gli altri fanno colazione all’aperto e ci guardano un po’ straniti, io sono tutta rossa e stravolta. Ma sono felice mentre faccio stretching.

Barcellona, 2003

Siamo scese da un aereo, passate in albergo a lasciare le nostre cose e uscite subito per mangiare qualcosa. Ci siamo sedute sulla Rambla e abbiamo ordinato tapas: prosciutto, formaggio, frittata. Al tavolo accanto c’è una rumorosa comitiva di ragazzotti americani. Uno di loro, un po’ alticcio, ci chiede di dove siamo e attacca bottone, per poi chiederci di unirci a loro per il resto della serata (come era prevedibile). Melina, la brand manager greca tanto carina, è a disagio: sono il suo capo, non sa bene come reagire. Declino l’invito ridendo: “domani ci alziamo presto, abbiamo molto da fare..” Qualche drink dopo perderà le inibizioni e mi dirà “èmeine me to poulaki sto keri! – è rimasto con l’uccellino in mano”. Così ho imparato come si dice in greco “andare in bianco”.

Marrachech, 2001 (quasi mezzanotte)

Sono furiosa. Questo viaggio doveva essere un piacevole diversivo, pensavo che farmi invitare alla convention dei miei freschi ex colleghi italiani, subito dopo il mio trasferimento in Grecia, fosse stata una figata. Invece ci ho messo 17 ore ad arrivare da Atene fino a qui. Tanto per cominciare, a Parigi CDG non c’era assolutamente il tempo di trasferirmi in pullman ad Orly per prendere la coincidenza, e vorrei avere tra le mani l’agenzia che ha prenotato questo geniale itinerario. Quando naturalmente ho perso il volo e ho dovuto cercarne un altro, ho scoperto che il personale dell’Air France è ancora più odioso di quello dell’Alitalia, che credevo imbattuto. Alla fine ho trovato solo un volo per Casablanca. A Casablanca ancora ferma, con ritardo di più di un’ora sul volo successivo. Ma il bello mi aspetta a Marrachech: quando l’autista che doveva portanrmi in albergo ha scoperto che il mio volo era in ritardo, ha pensato bene di andarsene. Prendo un taxi sgangherato e puzzolente, ignorando volutamente il dubbio se una donna sola su un taxi a quell’ora possa correre qualche rischio, e non ho neanche valuta per pagarlo; mi tocca chiedere un anticipo alla reception dell’hotel. Quando incontro la responsabile PR la mia faccia dice tutto.
“Ah, ben arrivata – dice – No, l’autista non poteva aspettare, e così abbiamo pensato, è una in gamba, se la caverà”
“——–. ——. ———. Sa dove sono i miei colleghi?”
“Credo….in discoteca”
“bene”.
Mi vado a scaricare fino alle due, ballando con il muscoloso brand manager di Lip – sì sì, proprio la bottiglia rosa del detersivo delicato – che sarà soprannominato dopo quella sera “er canotta”.
Il giorno dopo a colazione il direttore vendite che gentilmente mi ospita mi chiede come è andato il viaggio. Gli dico solo di non usare mai, ma proprio MAI più, quell’agenzia di PR.

3 Risposte per “Viaggi (2)”

  1. Isa scrive:

    Tieni un diario dei tuoi viaggi o ti fai tornare alla mente i vari ricordi?
    Bei ricordi cmq! :)

  2. Flavia scrive:

    Questi erano viaggi di lavoro… Il diario, quello l’ho tenuto qualche volta solo durante i viaggi personali :) bei ricordi, sì, ma nel caso di Marrachech insomma…a parte er canotta… :)

  3. hihihi… che divertenti!


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