La pratica della fantasia – 2

Pubblicato il 12 aprile 2010 da Flavia

Abbiamo visto, parlando di fantasia e di creatività, quanto possono avere in comune uno scrittore per bambini (Rodari) e un guru del business (E. De Bono). Ritorno quindi sul tema delle tecniche mentali di cui si nutre la creatività, con una delle mie preferite…

Reverting assumptions o le “favole a rovescio”

Un po’ di tempo fa con Piattini avevamo parlato del ribaltamento dei pregiudizi. Non significa soltanto rivedere le proprie convinzioni iniziali su una situazione o su un problema man mano che impariamo meglio, ma se esercitato “a priori” con costanza e in modo quasi brutale, si tratta un esercizio potente (oltre che estremamente divertente) di fantasia creativa.

Esempio: “Cappuccetto Rosso è cattiva, il lupo è buono”. Svolgimento.

Altro esempio: “nel mercato x si può entrare e prosperare senza spendere niente in pubblicità” (quando di solito l’assunto è che devi spendere almeno l’80% delle tue risorse in televisione). Come è possibile? Il bello è che uno scenario alternativo è sempre possibile.

Proprio dopo aver citato a Piattini l’esempio totalmente immaginario del ristorante dove non cucinano, per caso ne ho trovato uno molto vicino, nel senso che sovverte le normali regole della ristorazione: non cerca clienti fissi per i propri piatti, ma offre i suoi fantastici piatti speciali a chi si prenota. Infatti apre occasionalmente solo una ventina di volte l’anno, su appuntamento, offrendo anche intrattenimento. Insomma è un party, un evento, non un ristorante. Eccolo qui. Grazie a Dio, c’è ancora e ci sarà sempre qualcuno in grado di inventarsi modi nuovi di fare le cose e di eliminare le costrizioni in cui gli altri restano invischiati (il caso di scuola è l’ipod + itunes, che ha inventato non un nuovo supporto per contenere e riprodurre musica, ma un intero nuovo modo di fruire della musica).

Proviamo a partire dal contrario di quello che ci hanno sempre detto. Si possono fare grandi scoperte (e si possono anche fare soldi, cosa non meno utile di una buona favola). Talvolta si genera un mondo di paradossi o di apparenti contraddizioni, ma in quel terreno germogliano le idee.

Una mente allenata con questa tecnica troverà molto facilmente la risposta al piccolo rompicapo: un asino è legato ad una corda lunga 5 metri. Come fa a raggiungere un secchio di fieno posto a 6 metri? senza slegarsi eh.

(ditemi solo “ce l’ho, non ce l’ho”… e ne riparliamo tra qualche giorno)

L’insegnamento che ne ricavo per me stessa e per i miei figli è che spesso i problemi ci assillano e ci torturano e ci fanno girare in tondo eternamente perchè siamo noi in partenza a chiuderci la testa in assunzioni non necessarie. Almeno parliamone…

 

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10 Risposte per “La pratica della fantasia – 2”

  1. Isa scrive:

    :-))) ce l’hoooooo ;) -bhé almeno credo?!

  2. my scrive:

    pure io !! (credo, ovvio)

  3. Silvia gc scrive:

    mi viene in mente una soluzione tropo semplice, quindi sarei tentata di dire che non ce l’ho…
    sto diffidando delle mie capacità di ribaltamento dei punti di partenza o sto solo cercando di non fermarmi ad una prima soluzione?

  4. Flavia scrive:

    Ma brave! ma siete sicure sicure? o sono io che ve l’ho fatta troppo semplice? chissà :))

  5. Mara scrive:

    Ce l’ho! credo…

  6. Flavia scrive:

    aha… un po’ di pazienza e tra un po’ vi do conferma della vostra intuizione.. ma possibile che nessuno abbia commentato "non ce l’ho?" tutti timidi, o davvero troppo stupido ;) propendo per la seconda :)

  7. Flavia scrive:

    allora, è la risposta più semplice che avrete immaginato: solo un capo della corda è legato, non l’altro :) vi assicuro che in molti contesti la "fixedness" cioè la tendenza a dare per scontato che le cose debbano essere in un certo modo, fa moltissimi danni.

  8. Mara scrive:

    Allora non ce l’avevo….;-)

  9. Flavia scrive:

    Beh Mara, sarei curiosa di sapere che "film" ti eri fatta su questo povero asino :)


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