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Il primo coach non si scorda mai

Pubblicato il 05 aprile 2010 da Flavia

Più che riflessioni di Coaching questa Pasqua mi ha portato molte ispirazioni di Coccing, cioè una moltitudine di pezzi sparsi da raccogliere. Ma le festività portano anche messaggi e ricordi di persone lontane-ma-vicine, e anche se questo è un ricordo di Natale e non di Pasquale (ehm…ormai siamo in confidenza e queste me le perdonate), diciamo che va molto bene per ripartire.

Tanti(tantissimi) anni fa si avvicinava il Natale, e si preannunciava anche molto freddo. Una domenica, il parroco annunciò che il gruppo di giovanissimi coristi stava preparando una recita (le scuole, allora, non prevedevano ancora il supplizio). Allora una mamma sollecita esortò a forza di spintoni la sua timida dodicenne ad unirsi all’iniziativa. Il parroco le presentò M., la ragazza che stava preparando lo spettacolo armata di chitarra, ironia e infinita dolcezza. M. aveva diciassette anni e accolse con un sorriso la dodicenne con la coda di cavallo, lo sguardo scuro e le mani strette in tasca. Le spiegò che le parti erano già tutte assegnate, era un po’ tardi, ma avrebbe pensato a qualcosa anche per lei. Sì sì, sarà una pecora, si disse la ragazzina sbuffando.

E così, iniziò un periodo molto speciale che quell’adolescente non avrebbe mai più dimenticato: le prove dello spettacolo. Ogni sera si usciva insieme, si camminava nel gelo fino alla parrocchia, si ripetevano e si improvvisavano battute ridicole nei locali altrettanto gelidi del teatro, tanto che bisognava tenere sciarpe e  cappelli. E soprattutto, si cantava. La ragazzina con la coda di cavallo era semplicemente incantata dalla voce celestiale di M. e dai suoi arpeggi sulla chitarra. Quando M. le disse che era intonata e le affidò i controcanti bassi, lei cominciò a sentirsi importante. E si sentì ancora più importante quando tra loro nacque una vera amicizia, che la riempiva d’orgoglio perchè il suo idolo, quella ragazza così brava e tanto più grande di lei, si confidava spesso con lei e le faceva sentire che aveva molto da dare sia a lei che al gruppo.

Arrivò la sera del 23. La ragazzina ormai conosceva a memoria tutta la scaletta dello spettacolo. I momenti di attesa dietro le quinte, mentre la sala si riempiva, erano elettrici. Si aprì il sipario rivelando una quantità di gente che ai suoi occhi era assolutamente strepitosa, e lei prese fiato e uscì. E cominciò a parlare. Le parole uscivano, il cuore batteva forte, le parole continuavano a fluire e il cuore piano piano rallentava, mentre la voce si faceva più forte e l’energia passava dal petto alle mani, alle gambe. Lei era la presentatrice, la voce narrante, il punto di unione tra una scena e l’altra. M. aveva scritto per lei delle vere e proprie piccole poesie che introducevano ogni scena. Gli amici coetanei  si alternavano sul palco, si scambiavano battute irriverenti impersonando pastori di una Betlemme molto improbabile, erano molto bravi e facevano ridere, mentre lei era la storia da narrare, e poi si univa al coro e faceva lal seconda voce ad orecchio.

Da allora, penso sempre che M. mi abbia dato la prima spinta decisiva per scostare il sipario e uscire allo scoperto, a prendermi gli applausi (o i pomodori) che mi spettano. La timidezza resta là dentro e il cuore batte sempre forte, ma dall’animazione estiva a un microfono in una sala gremita di una convention, da un vero coro polifonico fino a un capo che ti massacra una presentazione, fino al ragazzo da sposare, non ho più avuto paura di fare il “primo passo”.
Non le ho mai detto veramente quanto le devo: lo faccio ora.

Oggi M. ha quasi 46 anni e ha due figli grandi, ed è identica ad allora, sempre bella sia fuori che dentro. La sua vocazione è aiutare gli altri. L’ultima volta che l’ho sentita (la chiamo un anno sì e sei no, ma ricordo sempre la data del suo compleanno), mi ha parlato di una bambina ammalata che ha deciso di aiutare. Se io dovessi inseguire tutte le storie tristi che mi si incrociano davanti agli occhi, non ce la farei. Lei invece coglie quelle più vicine e si attiva, facendo quello che le riesce da sempre così bene: organizzando spettacoli, recitando, cantando, suonando. Questi auguri sono dedicati a tutte le persone come lei.

6 Risposte per “Il primo coach non si scorda mai”

  1. Ondaluna scrive:

    Dietro quelle mani in tasca ho visto molto di più, e qualche volta te l’ho anche detto. Mi è sempre sembrato che la tua andatura sia molto "eloquente". Ma più di quello che dice è affascinante quello che non dice.

  2. Flavia scrive:

    cara Onda, il punto è che ancora oggi non so assolutamente cosa dice l’insieme dei miei segnali, e soprattutto (purtroppo spesso) non ritengo affatto affascinante quello che non dice :(
    ma il tuo commento è molto bello e incoraggiante….ti ringrazio :)

  3. M. scrive:

    Stanotte sono contenta della mia insonnia, perchè mi ha dato la possibilità di godermi il più bel regalo pasquale: le tue parole!!!
    Il racconto di quel periodo è meraviglioso, perchè è vicino e vivo, perchè davvero nel cuore non è cambiato nulla da allora, anche se la vita spesso ci ha ferito e le persone non ci hanno capite, anche se siamo diventate più diffidenti, ma assolutamente non prudenti e per questo continuiamo ad essere spontanee e a donarci senza riserve come allora, mettendo però a repentaglio noi stesse!!
    Ma a me poco importa tutto questo se poi qualcuno, 30 anni dopo, mi racconta cose tanto belle e profonde, dando un significato così alto a gesti compiuti soltanto perchè ho sempre eseguito gli ordini di quel dittatore che mi batte in petto dal secolo e dal millennio scorso…Sono contenta di essermi "esposta" anche a fraintendimenti e giudizi negativi se poi, di tanto in tanto, qualcuno si è accorto che la "mia" verità è solo quella che si vede, senza trucchi.
    Grazie, piccolina! Io non so spiegarti le emozioni che si muovono dentro di me in questo momento, perchè è tutto confuso tra gioia e dolore, tra rimpianto e speranza, ma una cosa è certa: se (proprio in questi mesi) mi sentivo sospesa tra la tentazione di rinunciare ad assecondare la mia natura e la voglia di tutelarmi un po’ di più cominciando a nascondermi, le tue parole, stanotte, mi hanno dato la certezza che, malgrado tutto, non è mai giusto tradire se stessi, anche perchè a soffrirne non saremmo che noi!!!
    M.

    PS Un unico neo…quei "46" anni…Mamma, che impressione!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

  4. Flavia scrive:

    Carissima, anche per me è una bella emozione averti qui:) io non so come alcuni possano fraintendere o vedere secondi fini in tutto quello che hai fatto e che fai, ma non posso che incoraggiarti a continuare così e a rimanere sempre te stessa, perchè sei grande :)
    ps anche a me fanno molta impressione gli anni ed è bellissimo quel "piccolina" :)) come se non fossero mai passati! (ma naturalmente ti riferivi al mio metroeottanta no?)

  5. pontitibetani scrive:

    @flavia … hai voglia di pubblicare la tua storia sul blog (salotto pedagogico) perchè non solo perchè parla di un rapporto educativo, o di coaching, ma è una storia piena di vita e calore, e colore …
    credo che tutti abbiamo una gran sete di storie vive, che ci insegna come si impara da chi sa costruire un rapporto significativo con noi .. coach, amica, madre, insegnante, o altro che sia.
    qualunque sia la decisione è una bella storia che ci regali e che ci possiamo portare via …. un abbraccio monica

    p.s. se pubblicherai credo offrirai anche quel pò di calore al nostro blog, che mi sembra un pò troppo privo di "corpo" …. :-)

  6. Flavia scrive:

    @ Monica porto volentieri da voi questa storia… scrivimi e dimmi cosa devo fare!


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