Tapping & Listening

Pubblicato il 25 marzo 2010 da Flavia

Primo, ho aperto VereMamme come uno spazio di condivisione. Ho trovato persone che si sono interessate all’idea del coaching nonostante “suonasse strano”, e l’hanno arricchita ogni giorno, insieme. Prima di tutto Piattini che è di casa, e con cui ci siamo inventate un po’ di cose divertenti, andando dal coaching al coccing. Talvolta io comunico un atteggiamento e una visione della vita che non convince tutti (neanche me, spesso, eh), ma non deve necessariamente farlo; ognuno esprime se stesso e il suo carattere.
Problema: come spazio collettivo, ma influenzato dal mio carattere, finisce che qualcuno mi manda al diavolo  in privato ma usando il plurale, e fa una gran confusione. Ma cosa c’entra con VereMamme chi legge o chi partecipa?

Secondo, qui ho parlato anche del mio lavoro (che è nei titoli sin dal primo giorno): non ho mai ritenuto indecoroso farlo entrare tra gli argomenti di conversazione solo perchè ha un nome odioso a molti come “marketing” e non è simpatico come, che ne so, “make up artist”. Ho provato a raccontare un po’ come funziona, perchè non c’è nessuno tra voi che non sia in grado di capire che cos’è una buona strategia, una buona comunicazione, e di capire anche come queste si applichino alle cose quotidiane. Fin qui forse, cammino su una linea di confine, ma ok.

Ma più di un anno fa, ho cominciato anche a immaginare come avrei voluto che diventasse, questo lavoro. Vorrei farci delle cose, con quei pensieri. Ho dichiarato delle intenzioni: meno vendita e push, come quella delle agenzie di passaparola che ci tartassano, e più conversazione, relazione e collaborazione, con idee co-generate dal basso. Ci si può provare, abbiamo detto, e i vostri commenti incoraggiavano. E per provarci bisogna passare dalle parole ai fatti. Ho conosciuto Giuliana che stava arrivando alle stesse conclusioni per altre vie, abbiamo trovato qualche primo riscontro esterno di interesse, curiosità e fiducia e abbiamo iniziato con dei piccoli esperimenti (ma con nomi grandi..Barilla, Artsana).  Non senza uno spirito critico tra noi. E qui effettivamente scatta il plurale.
Problema: ma perchè ve lo racconto qui su VereMamme? C’è chi fa le stesse cose e mica le sbandiera nel proprio blog. Se ne parlo con voi, allora cosa diventa questo posto? Coaching & Marketing…? Mmmm, che allergie. Che confusione.

Allora abbiamo dato una veste ufficiale e una casa al nostro marketing della conversazione, e soprattutto un codice di condotta. La casa si chiama The Talking Village, e mi piacerebbe che si conoscesse in giro perchè vuole essere una garanzia di correttezza. E’ un’attività che prende un sacco di tempo e passione e, noterete :), anche parecchi pesci in faccia. Ci sono ancora molte cose che non si riescono a fare, o non si riescono a fare come vorremmo. Ma non si sa se un ponte intero starà in piedi, quando hai posato solo un paio di pietre.

Sono arrivati dei progetti più grandi, e quando si tratta di conversazioni con le mamme ovviamente ne parlo anche qui. Quando c’è qualche dubbio se ne discute, perchè siamo in prima persona parte della community. Che siano cose diverse (e potenzialmente MOLTO diverse) dal “buzz”, dalle “marchette” cerchiamo di farlo capire dal modo in cui  vengono sviluppate insieme agli interessati. E’ difficilissimo, c’è ancora moltissima strada da fare; comunque ritengo che la strada fatta da quei primi post laggiù sia veramente notevole, giusto perchè uno non deve mai buttarsi giù e deve anche festeggiare le cose positive.

Non è mai stato un blogdiariopersonale questo, sin dal suo menù orizzontale, ma un modo per coinvolgervi nella realizzazione di idee, che fosse un racconto collettivo sulle coperte (!), o il lancio/posizionamento del blog di un veterinario, o l’aperitivo con il coach, oppure, appunto, un progetto di marketing conversazionale (che schifo). Ma se queste idee “conversazionali” non sono percepite come chiare e trasparenti nonostante stia qui a parlarne da più di un anno, allora c’è un problema. Forse siamo in mala fede e prendiamo in giro la gente? E comunque, le persone che frequentano un sito o scelgono di aderire a iniziative dopo essersi documentate, devono essere protette da qualcosa, come un gregge dal lupo, o non sono in grado di discernere benissimo da sole?

C’è un bell’esperimento da fare, a proposito di comunicazione: se eseguite tamburellando con le dita un motivo che per voi è forte e chiaro, la stragrande maggioranza degli ascoltatori non ci capirà niente. Il problema è vostro ovviamente, ed è che mentre c’è un’orchestra intera che sta suonando nella vostra testa, non potete essere nelle altre teste, e là fuori resta solo il tamburellare delle dita.. non avete che quelle…

Va bene, quando si entra in un ambito come quello del marketing e della sua relazione con la Rete, si entra in infinite discussioni, diffidenze, fino ad aperti risentimenti. Sarebbe da superbi illudersi immuni. Io sono abbastanza certa che le persone decidono di partecipare alle conversazioni quando sentono che con quello che producono viene fatto qualcosa di utile (per sè.. per gli altri..). Oggi è solo uno spettacolo divertente, ma domani può essere un nuovo prodotto, e dopodomani un’azione di responsabilità sociale. O una pubblicità che smonti degli stereotipi. Nessuna di queste cose cambia il mondo, ma è che io mi ci appassiono come se lo facesse, che è poi il segreto di tutte le grandi passioni. E penso di avere il sacrosanto diritto di perseguire le mie passioni come altri perseguono le loro, senza che i  miei progetti (miei mo,’  a parte VereMamme, è una parola grossa) vengano additati uno per uno al pubblico ludibrio, peraltro senza link. Io non lo faccio con i progetti altrui che non mi piacciono.
Certamente, la partecipazione delle persone ha infinite interpretazioni soggettive, infinite interferenze e infinite possibili declinazioni (e per esempio una delle interpretazioni è che facciamo lavorare le persone gratis, e ci stiamo interrogando seriamente su questo, se volete venire a dirci la vostra). Le poche certezze che abbiamo le mettiamo alla prova continuamente e impariamo via via, soprattutto dagli errori. E’ l’unica cosa da fare. Mentre pensi a come aggiustare gli errori, l’orchestra (quella di prima) suona sempre nella testa, e – particolare da non sottovalutare – ti prendono a martellate le dita.

Questo, per chi si trovasse a passare, è solo un piccolissimo riassunto di come siamo arrivati qui, perchè talvolta occorre ritrovare in se stessi il senso di quello che si è e che si vuole, come viene detto molto bene anche qui da Giuliana.  Occorre farlo soprattutto quando fuori di te questo senso non si vede e quindi – se non si vede -  non c’è.
O peggio, quello che si vede è una specie di mutazione genetica maligna di uno strano sitoblog per mamme, un’infiltrata che sotto sotto non ce l’ha mai contata giusta.
Quando mi avrete detto cosa ne pensate e cosa posso migliorare, perchè di sicuro ci sono un sacco di cose che posso migliorare tranne la mia integrità, ci lavorerò su. Promesso.

 

ps L’obiettivo di questo post è cambiato fortemente, in corsa. E’ diventato “ditemi davvero come vi faccio sentire”, che credo sia più utile oltre che più umile verso la piccola community nei cui confronti mi sento responsabile. Quanto sono importanti questi problemi?  Come li sentite? Come fare a non perdere lo spirito che c’è sempre stato qua dentro? Smetto di parlare di marketing qui? Ditemelo voi.

24 Risposte per “Tapping & Listening”

  1. pontitibetani scrive:

    no, flavia.
    io credo che non abbia senso smettere di esprimere ciò che sei qui.
    premetto che io qualche dubbio sul rapporto tra il mondo del marketing e i consumatori ce l’ho, vabbè in parte è pregiudizio, in parte ho letto qualcosa, ma ho letto anche le possibilità che contiene questo diverso rapportarsi, forse per la fiducia (ben riposta? mal riposta??) che ho nel web 2.0 … e nei cambiamenti culturali.
    peraltro credo sia necessario che esistano luoghi meticci di esplorazione tra diversi contenuti, (non lo staimo facendo noi della consulenza pedagogica e voi del mom coaching? con la fatica di incontrare le diversità e farle parlare)
    e allora perchè no vere mamme, che peraltro come mamma mi piace tantissimo per gli incontri che ho fatto e per l’approccio a certe discussioni.
    come dicevo pure esprimendo dubbi, e quindi di fatto sapendo di "rompere i marones" ho trovato ascolto e rispetto, pure nei distinguo.

    cambiare? no!
    non in un momento storico che ci chiama a giocare sempre al brutto e al buono.
    non mi va.
    stiamo sul complesso, nel diverso, nelle differenze senza spegnerle, sarà più faticoso ma ci porterà più avanti ..

    abrazo
    m.

  2. Mariangela scrive:

    So già che mi dirai di stare zitta perchè sono qui "dal primo giorno", come spesso mi ripeti, ma forse può essere utile a chi viene qui da poco tempo leggere "come mi fai sentire". Partecipe, mi fai sentire. Punto.
    Dei tuoi progetti, delle tue passioni, di emozioni dubbi ansie angoscie e voglia di riderci sopra che sono stati tuoi o di altre e anche miei, quelle cose che una sente e cerca di capire ma le capisce ed elabora davvero solo quando avverte che non sono solo sue.
    VereMamme non ha mai avuto – salvo qualche BlogCafè – un taglio intimistico. Ha sempre avuto un taglio comunitario, è una finestra sul mondo di quelle che si sentono uniche (nel senso di autentiche) ma vivono male esprimerlo con snobismo o superiorità. Qui nessuno ha mai dato lezioni a nessuno, e questo è secondo me il vero spirito di VM. Spesso ci passano, è vero, delle "mamme manager", che se già "donna manager" nell’immaginario collettivo ha un’accezione negativa, dire "mamma manager" è qualcosa di molto simile ai comunisti che mangiano i bambini. Ma altro che carrieriste intailleurate, qua si è un gruppo di casiniste sgarruppate e insomma, anche quando ci si è viste dal vivo, proprio non ce l’abbiamo quel "psysique du role"! Siamo donne, e mamme, vere. In nomen, omen, appunto.
    Che da questa esperienza tu abbia fatto partire un percorso professionale è stato chiaro da subito a chi come me appunto ti ha seguito fin dall’inizio. Mai ho avuto la sensazione che tu "sfruttassi" questo luogo. La tua trasparenza, integrità e umiltà sono e sono sempre state cristalline.
    Continua così Flavia, che esiste anche la possibilità che tutto questo farsi problemi se stai sbagliando qualcosa tu sia un gigantesco…. kick in the marons!

    …. E’ il mainstream, bellezza!
    Baci e un grosso abbraccio

  3. Mariangela scrive:

    @pontitibetani Quoto tutto, soprattutto gli incontri e il rifiuto del bianco vs nero. Valorizzare le differenze rispettando gli altri (qui, ma anche nel mondo del lavoro, nella politica, nella famiglia, nelle relazioni sociali) questa sì che sarà (pensiero positivo, coach docet ;-)) una vera rivoluzione culturale. Un abbraccio speciale.

  4. pontitibetani scrive:

    "La formulazione di un problema è spesso molto più importante della sua soluzione" (A. Einstein)

    appunto flavia, l’hai scelta tu la frase, riformuliamo il problema non tanto su te, ma sul problema.
    qual’è il vero problema? stiamo lì sul problema, sul senso che ha un blog/sito/network complesso e alla fine "fatto" da molti (persone, donne, uomini, parole e pensieri) al di la dalle appartenze …?
    possiamo sopravvivere nella complessità? possiamo tenerla come possibilità?

  5. my scrive:

    devo premettere che non me ne frega niente di quel che farai

    :-D

    non è una polemica, è una frase forte per dire che COMUNQUE rimane il fatto che il bello della rete (non smettiamo di ripeterlo!!) è che puoi fare quel dannato cavolaccio che ti pare e avrai il tuo pubblico e chi non gradirà può prendere la dannata porta …..

    ciò premesso, visto che lo chiedi, secondo me si, dovresti dividere le due cose perchè è veramente difficile credere nella buona fede e nella sincera e gratuita passione per il cambio di mentalità sulla maternità, quando poi a te le mamme servono per lavorare (sia per il coaching che per ttv, ti servono).

    visto che è tutto sacrosanto (credere in una nuova mentalità per le mamme e lavorare) sarebbe più corretto dividere. Mettere un bel banner di ttv in alto su vere mamme e dire: ehi, se ti sto simpatica questo è il mio lavoro, vieni a lavorare con me. Punto.

    sul blog cafè ALL’INIZIO io ho scritto e sputato cose che non ho mai detto a nessuno, che non ho mai scritto nemmeno sul mio blog.
    Lo stesso blog cafè oggi raccoglie storielle per ricevere in omaggio copertine grosse come un palmo di mano o pannolini (!!!!) come le più oche delle neomamme conosciute al corso preparto che si strappavano i capelli per i campioni di crema in omaggio!
    per te sarà sullo stesso livello MA PER ME NO.

    io trovo tutto molto interessante, vere mamme e ttv (a questo secondo non partecipo SOLO PERCHE’ sono una dannata no global e sono fuori già dai principi di base di queste aziende) e penso proprio che il nodo sia li’, sulla trasparenza.

    secondo me sarebbe più corretto, trasparente e meno fonte di equivoci da una parte seguire la causa "umanitaria" per la nuova mentalità delle mamme e dall’altra lavorare.

    ma cqm, chissene ;-)

  6. my scrive:

    cqm = cmq = comunque

  7. Laura.ddd scrive:

    Sarà la pigrizia di elaborare un mio pensiero, ma mi ritrovo in tutti i commenti che mi hanno preceduto, e non è un caso;) Non ti ho mai nascosto la mia gratitudine per aver creato questo sito e per avermi fatto conoscere queste e altre brillanti vere donne. A me piace molto la tua idea di veremamme, di coaching, di ironia ecc. ecc. Se partecipo alle discussioni qui è che perchè penso che ognuna di noi qui dentro sia sincera, te compresa, ovviamente, e..scusate se è poco. Quello che riguarda il marketing mi lascia piu’ fredda; io, visto che consumatrice cmque sono, cerco di percorrere altre strade; non mi disturba che tu e chiunque altro segua la tua. Cio’ non diminuisce la stima che ho per voi, anzi, mi piace vedere che i progetti proseguono e ho anche una certa curiosità di sapere come vanno a finire. Mi sono sempre sentita libera di partecipare solo a cio’ che condivido pienamente. Si’, forse, fosse il mio sito, io seguirei il consiglio di My, una piu’ netta separazione degli spazi, ma sia chiaro che questo spazio è tuo, noi siamo ospiti. Io non mi sento in dovere di chiedere ai miei ospiti sull’arredamento e sul clima che si respira in casa mia. La mia casa è lo specchio mio e della mia famiglia. A casa mia ci viene chi la trova ospitale. Questo sito a mio parere è la tua casa. Cmque, bello che tu ci abbia chiesto un parere. :))

  8. Flavia scrive:

    @Mariangela e Ponti Tibetani, vi ringrazio molto, non posso aggiungere molto altro…
    @My, e a me serviva proprio il punto di vista di una come te. Quindi ti ringrazio davvero tanto . Sono molto dispiaciuta per l’effetto che ti ha fatto il Blog Cafè, e dire che ne avevo il dubbio e non l’ho ascoltato. Sono d’accordo che uno può fare quello che gli pare, ma il dubbio sulla trasparenza non si deve ignorare. Bella l’idea che quelllo sia il nostro luogo intimo. Lo è comunque anche adesso, ma ti capisco. Vedrai che andata questa :) tornerà quello di prima. Il feedback serve a questo.

  9. pontitibetani scrive:

    eppure, e ci sto pensando da tempo, è del femminile mescolare figli, pensieri, lavoro, kleenex e biscotti, relazioni scritte amori e caramelline (hey cosa avete in borsetta, proprio ora ordine o pezzetti delle vostre vite??)… eppure è interessante questo mix di storia personale e lavoro.
    il mio blog stesso sta sul crinale tra due mondi personale e professionale .. ho provato a diffeenziarli con due blog ma non mi convinceva del tutto.
    certo per gli altri è più semplice … un blog monotematico…
    idee sparse cos’

  10. my scrive:

    ma aspetta monica, un conto è se sul tuo blog parli di tutte le cose che ti interessano (ivi compreso il tuo lavoro), ben altro conto è se ti poni a "paladino della maternità" (perdonatemi, tutta la diplomazia l’ho usata nel commento precedente e mi ha stremata :-D) e poi però si scopre che le mamme ti servono per lavorare.
    quantomeno il dubbio è legittimo, e il tuo paragone secondo me non è calzante.

  11. Flavia scrive:

    @Laura, grazie mille
    ho chiesto dei pareri perchè avendo VM uno scopo più collettivo che individuale, è giusto sentirli. altrimenti che web partecipativo è? ;)

    @My e Monica, credo di aver capito che va bene raccontare il proprio lavoro ma il racconto è diverso dai progetti veri e propri. Quelli magari vanno comunicati con modalità diverse.
    "paladina" :) è un po’ esagerato, forse all’inzio sono partita con quell’approccio, ma ora sono molto più realistica. ci sono tantissime voci e la mia è una, al limite cerco di fare da catalizzatore anche di altre (che peste mi colga) ;)

  12. Mamma Cattiva scrive:

    Credo te lo avessi detto già tempo fa che sarebbe meglio che dividessi gli ambiti in modo trasparente: da una parte ci sono le conversazioni delle mamme, che sono prima donne e prima ancora persone, i contenuti che nutrono le loro menti, le tue illuminazioni, l’umorismo di Piattini, il blogcafè (quanto è vero quello che ha detto My, non sai quanto mi manca il primo ambiente dove io infondo mi sono fatta coraggio e mi sono lanciata), le esperienze personali delle persone che credono nel migliramento continuo e nel cambiamento e dall’altra ci sono il tuo lavoro, la tua sfida, gli esperimenti di conversazione tra aziende e consumatori, le indagini…
    Non metto sullo stesso piano il mio piccolo contenuto di blogger con il tuo ma io stessa quando mi sono svelata e ho dichiarato cosa faccio nella mia vita ho iniziato a sentirmi a disagio. Mi è sembrato di mischiare il sacro con il profano, è come se avessi perso la mia infinita libertà, perché noi siamo anche il nostro lavoro ma io credo che siamo prima noi che il lavoro. Sai quali sono le persone con cui parlo più volentieri e con cui mi sento più "vera"? Quelle con le quali non parlo affatto di lavoro, quelle che non avranno mai bisogno di me per lavoro e invece da quando ho mischiato un po’ i due contesti sono spesso inquinata dal dubbio che chi mi parla possa avere altri scopi o che lui pensi che io abbia bisogno di lui.
    Forse è questo l’equivoco che può nascere in entrambe le direzioni.
    E allora fai chiarezza e anche un po’ di pulizia. Non si lavora più a casa. Esci dalla porta di casa e apri l’ufficio altrove. Questo non significa che Laura (es.) sceglierà di entrare solo in VM e ignorerà TTV ma magari My ha solo voglia di un caffè. Mariangela sarà sempre cmq ovunque ;-) Io sarà Mamma Cattiva in VM ma Luisa in TTV. Non significa negare la compenetrazione degli spazi digitali ma semplicemente mettere le cose al loro posto. Sbrigati prima che "Less is more" diventi obsoleto. Ancora non lo è.
    Un’ultima cosa. Ce lo siamo già dette…magari l’usabilità di questo sito lascia molto a desiderare ;-) ma i contenuti sono preziosi e utili e fanno la differenza. Non stare ad ascoltare chi minacciato dal cervello si attacca alla forma delle curve.

  13. Flavia scrive:

    Mi prudono le mani.
    ;) .. voglio dire, per la frustrazione: nella testa è diventato molto chiaro quello che va fatto, ma applicare operativamente "less is more" a VM sarà un lavoro lungo.. Lo vedete quanta roba era venuta su, un po’ selvaggiamente :) quindi dovrò chiedervi un po’ di pazienza e soprattutto imporla a me stessa, il che è già un problema!

  14. pontitibetani scrive:

    ok. flavia fai ciò che deve esser fatto per crescere il progetto veremamme, non è detto che i casini non servano a quello.
    però lasciatemi spiegare la sfida interessante che vi era contenuta e che non ho argomentato bene nel mio post precedente … (spero di riuscirci ora).
    gli uomini sono bravi, indubbiamente (almeno i miei lo sono stati) a distinguere bene il confine tra professionale e personale, le donne ci sono arrivate imparando ad entrare nel mondo del lavoro …
    eppure molte ricerche dicono che le donne lavorano meglio se la connessione lavoro/figli non si perde del tutto (asili aziendali come metafora di questo legame mantenuto), se tra personale e professionale resta un dialogo.

    ecco che il lavoro di flavia mi ricorda questa possibilità, pure con tutte le criticità che si possono rilevare, e con tutte le ambivalenze ed ambiguità che ci stanno.
    come ci stanno tante domande irrisolte:
    ma il lavoro è cosa sporca? è imbarazzante mescolare personale e lavoro? la vita personale è pulita e il lavoro (che produce reddito) è sporco?nella vita personale non ci sono doppi scopi? non ci sono manipolazioni verso il lavoro?
    dove uso gli altri per scopi professionali? dove però uso il lavoro per fini personali?

    questa quindi per me resta una sfida di confine molto intelligente, faticosa e pericolosa, bisognosa i frequenti ridefinizioni, di contatti, incontri, ragionamenti (dialogo e conversazione) …
    ma è anche una sfida innovativa e moderna, in un mondo del lavoro asfittico per le donne, pechè pensato per gli uomini.
    mentre tutte quelle che trovo sui blog, socialnetwork, meticciano lavoro e vita personale, privato e pubblico, e si dicono alla ricerca di un equilibrio possibile, che non sia scisso e sia più rispettoso della natura femminile.
    un pò multitasking, incasinata, bisognosa di confini mobili ed intelligenti ….

    ma .. ho di nuovo incasinato le cose!!!???
    :-))
    monica

  15. Flavia scrive:

    No Monica, dietro il tuo "incasinare" c’è sempre una grande voglia di capire, e sei incredibile per questo. Sei davvero preziosa, e mi riferisco alle conversazioni che abbiamo ogni tanto sul coaching..
    Tu dici che meticciare vita e lavoro per una donna è una ricchezza, giusto? sono d’accordo. ma il senso del mio post, la mia provocazione, era anche questa: può farlo una scrittrice che promuove il suo libro, può farlo una giornalista, un critico cinematografico, un’avvocato, può farlo praticamente chiunque, e non scatenerebbe linciaggi. Ma se il lavoro si chiama marketing, è roba sporca, e per proprietà traslative, la persona è sporca.
    è triste, perchè invece è un bellissimo lavoro che si può fare in modo molto più pulito, sforzandosi di trovare percorsi nuovi. c’è molta gente brava in rete che ne parla, ma siccome appartengono al mondo dei "professionisti del settore", sono distanti da noi e devi avere un interesse specifico per andarteli a seguire. se per caso una professionista del settore è anche donna e mamma che parla ad altre donne e mamme di progetti concreti, per quanto siano solo primi passi, allora è una furba, un’imbrogliona. I professionisti del settore non si impicciano della vita altrui, restano separati da noi nei loro uffici e negli uffici dei clienti. E poi una donna…detto da me è duro, ma vengono fuori i lati peggiori del nostro essere donne, non solo, come vuoi giustamente credere tu, i migliori.
    Io questo non lo accetto e non lo voglio anche se, per evitare confusioni nella fruibilità di un sito nato per le mamme, accetto di buon grado tutti i suggerimenti di prima, che sono sacrosanti, non lo nego assolutamente.

    Ho visto un post da te che credo prenda spunto da questa discussione e da altre intorno e vuole dare cittadinanza alla complessità. Lo apprezzo molto. C’è anche un altro valore che mi piace, la divulgazione. Divulgare concetti complessi con linguaggi semplici. Mi piace.
    ma ancora una volta: tapping and listening…. e nel listening c’è solo: buoni e cattivi.
    ti abbraccio.
    (ps mi rendo conto la pesantezza. scusatemi!! le riflessioni mi prendono davvero la mano ma non vi preoccupate, tornerò subito terra terra.)

  16. my scrive:

    flavia, parlo per me, che per il marketing ho indiosincrasia come già detto, ma per me il problema non è il marketing.

    se una ha un blog suo privato
    racconta gli affari suoi
    poi fa un libro
    e ne mette il banner e dice alle sue lettrici di comprarlo è un conto
    e non da’ fastidio

    quello che può dare fastidio qui da te non è il marketing, è che questo non è un blog privato, questo è un blog in cui tu dal primo giorno parli di "raccattare" quante più mamme possibil ("qui ci vuole qualcosa di virale…..") per cambiare una mentalità. Il tuo blog non è privato ma è di tutti ("mammE che sanno cosa vogliono" "entra a far parte del team" "scrivi sul blog cafè metto il tuo nome a lato, etc) e poi tu ci metti insieme il tuo lavoro per cui ti servono le mamme.

    secondo me (e per me) il problema non è il marketing, è che da troppo adito a dubbi

    non s’è capito niente ma sta strega di mia figlia urlaaaaaaaaaaaa

  17. Mammachefatica scrive:

    Prima di scrivere qui, mi è toccato fare un giro in rete per leggere un overdose di post sul Marketing (molto rumore per nulla…).
    Prima di tutto, desidererei esprimere la mia stima verso Flavia perché sebbene non sia un’assidua frequentatrice di VereMamme e Blogcafè (ma questo anche perché il sito delle volte per un utente risulta dispersivo) apprezzo molto le idee originali che vi ho trovato, perché rappresentano un’innovazione, una sfida, dimostrano ed educano alla elasticità mentale. Sto parlando di quei contenuti che sono stati da sempre pensati e descritti solo per manager: filosofie, atteggiamenti, strategie, metodi ecc. e che oggi si rivelano come strumenti messi a disposizione di tutte le donne/mamme che si imbattano in questo sito. Non credo che esistano molti altri esempi in rete.
    L’accanimento verso il marketing con o senza mamme, o verso le neo mamme blogger o verso quelle mamme che desiderano scrivere post su pappe e pannolini e fare gruppi, non credo che sia opportuno, prima di tutto perché quando si parla di un marchio è chiaro che si sta facendo pubblicità, credo che lo capisca anche mia figlia di 3 anni…. Perfino io sul mio blog pubblico i LAST MINUTE e cosa dovrei scriverci sotto? "Attenzione, se prenotate attraverso questo sito, mi farete guadagnare perché scusatemi, ma sto facendo pubblicità a CaseinItaly"!! Le nuove mamme in rete hanno il diritto di scrivere ciò che vogliono, esattamente come ho fatto io un anno fa e come hanno fatto e faranno milioni di mamme nel mondo perché c’è un processo evolutivo in atto che nessuno potrà fermare. Alcune pensano di essere le uniche, vere e speciali, originalissime mamme blogger e che le altre sono solo + o – spazzatura, parlano perfino di furti di idee… , mi chiedo poi come, nella maggior parte dei casi, si possano dimostrare…. Forse, per qualcuna, è più semplice ipotizzare un principio di delirio paranoico di onnipotenza, meglio farsi controllare e non pensare a ciò che fanno gli altri, ma a ciò che fanno in casa. Grazie Flavia perché è anche merito tuo se guardando quattro puntini ho imparato a vedere un cerchio laddove tutti vedevano un quadrato!

  18. LGO scrive:

    Avevo già scritto un commento ma si vede che non l’ho salvato…
    Insomma, il succo era che se uno vuole fare da apripista, poi è ovvio che ci siano i momenti di crisi. Tieni duro: il successo ti ricompenserà ;-) Te lo auguro.
    I miei pregiudizi sul marketing li ho già espressi più volte, da Giuliana ho anche fatto uno sforzo sovrumano di essere chiara ;-), quello che forse non ho scritto abbastanza chiaramente è che penso che il lavoro "sporco" vada fatto, e se a farlo saranno persone come te, con cui penso di condividere tanto, credo sia meglio per tutti.
    Poi, ciascuno ha il suo lavoro e cerca di sopravvivere con i pregiudizi che lo riguardano, non è che sul mio ce ne siano di meno. Detto tutto questo, forse una separazione più netta tra VM e TTV non sarebbe male: a me interessano tutti e due, ma ti confesso che nel periodo dei cuscini e delle copertine ho seguito di meno. Io spero che un giorno sarete voi a proporre progetti e le aziende a venirvi dietro (non so se questo è il tuo obiettivo o solo una mia fantasia): quel giorno mi piacerebbe che tu fossi ancora qui (lì su TTV) a conversare, e io ancora qui a dire la mia :-)

  19. Paola scrive:

    Cara Flavia,
    Commentando il post di Giuliana che hai citato ho già spiegato come io faccia personalmente fatica – e non per ingenuità – a vedere con sospetto attività come quelle del marketing della conversazione, e in generale a percepirmi (e a credere che altri possano percepirsi) come "vittime" di chissà quale raggiro ordito da capannelli di blogger-marchettare più o meno cospiratrici.

    Mi sono decisamente ritrovata nel parere di Monica: anch’io guardo a VM (ma non solo) come luogo dove si invera una commistione tra due dimensioni, la "pubblica" e la "privata", sulla cui divisione e distinzione dovremmo cominciare a interrogarci. Magari come hanno fatto e fanno da tempo le femministe storiche, quelle della Libreria delle Donne di Milano per capirci, che non smettono di richiamare a un’unità di vita e di persona contro lo spezzettamento in settori incomunicabili tra loro (che pone poi naturalmente il problema della conciliazione). Naturalmente, un’unità tutta femminile, a loro dire.

    Tra tante chiacchiere (le mie per prime) su come cambiare le cose, su come far emergere il punto di vista delle donne, delle madri, delle lavoratrici, sul lavoro e la vita che vorremmo, apprezzo e ammiro chi si rimbocca le maniche per trasformare in pratica tanta teoria: e quindi benvenuto VereMamme, e ancora più benvenuto TTV: dove chi vuole parla, chi si appassiona partecipa, e chi né l’uno né l’altro può, semplicemente, guardare altrove.

    Paola

  20. piattinicinesi scrive:

    ci sono varie cose in gioco. la mia opinione la conosci perché ci siamo più volte chiarite su questo punto, ma visto che faccio parte del team forse una mia opinione "pubblica" non guasta. non credo che il problema sia una commistione di lavoro e blog, nè di temi legati alla maternità con quelli legati al lavoro. so che ci sono persone che hanno pudore a mescolare le due cose, ma altre no e anche io sono fra queste. molte hanno fatto o stanno facendo del proprio blog un lavoro vero e proprio o una vetrina per lavorare (me compresa, che attraverso il web sono riuscita a superare una situazione di stallo lavorativo) e le volte che ho parlato di blog ho difeso questo punto come fondamentale. il problema non è neanche il marketing in sé. è chiaro che ci sono persone contrarie per principio alle aziende e a quello che il marketing rappresenta (anche io sono molto critica, come sai, ma ho un approccio diverso, è una scelta, valida come le altre) ma altre no, abbiamo insieme fatto diventare i meccanismi del marketing, il linguaggio pazzesco, la formazione aziendale delle opportunità di divertimento e apprendimento di capacità. abiamo parlato di competenze emotive e pratiche capaci di passare dalla famiglia al lavoro. abbiamo visto come le tecniche di brainstorming o di reversal assumption possano essere usate per una discussione amorosa, far fare i compiti a un bambino o trovare un’idea creativa.
    secondo me il problema vero è quello della community.
    la community delle mamme sul web è stata molto strapazzata negli ultimi mesi, come sempre accade quando uno è sotto i riflettori.
    tentativi di definizione, libri, articoli, interviste, progetti, è inevitabile che qualcuno cominci a riflettere e si chieda se se la sente di stare in questa community, che c’è una community e cosa dovrebbe rappresentare. c’è chi cerca di metterci il cappello, chi anche giustamente scalcia, chi si interroga cercando qual è il modo migliore di avere a che fare con questi tentativi di circoscrizione di un’idea.
    (ed è per questo anche che molti, compresa me, sono venuti su VM, attirati da uno spazio in cui far sentire la propria diversità la non omologazione)
    ora talking village non è un progetto per mamme, ma per utenti di vari tipi e provenienze, e si muove nell’universo delle communities che è un universo complicato, in trasformazione, e del quale ancora nessuno ha veramente capito niente. metterlo qui crea confusione. questo non vuol dire non annunciare i progetti TTV su veremamme, o non parlare di lavoro, ma trovare il giusto spazio per le gisute conversazioni , come si fa nella vita reale. anche per evitare che progetti di lavoro diventino preda di ripicche e attacchi personali, nonché di toni non appropriati.

  21. Chiara 2 scrive:

    Flavia, arrivo tardi su questo punto: ero a smaltire la sbornia ;-)
    Scherzi a parte, io credo che la commistione di contenuti commerciali con contenuti di altro genere su VM sia percepita come fastidiosa prevalentemente perché la navigazione non è chiara. L’usabilità dei siti, una volta, era il mio lavoro: se hai voglia di parlarne e/o non hai nessuno che sia più vicino di me, sono qui.
    L’usabilità è anche il motivo per cui persone che non sono utenti storiche fanno un po’ fatica ad entrare nella logica: un conto è se hai visto nascere e crescere un blog da piccolino, un altro se te lo ritrovi bello cresciuto e con un sacco di contenuti che non riesci a catalogare immediatamente.
    Detto questo, io non ti so dire quale può essere la percezione di un utente "nuovo" rispetto al tuo blog. Per me, che l’ho seguito quasi da subito, è stato naturale seguirlo nell’evoluzione che ha permesso poi di aprire TTV.
    Tu sei stata trasparente da subito sulle tue aspirazioni e sulla tua professione, nei nostri incontri ho sempre ritenuto chiaro che si volesse parlare alle aziende in un rapporto commerciale e non di volontariato. Di più: mi sembra che sia stato chiaro fin da subito che si trattava di entrare in relazione con aziende disposte a cambiare rotta, i cui principi potevano almeno in parte sovrapporsi con il manifesto di TTV. E in effetti così è stato: MB voleva cancellare lo stereotipo dell’omonima famiglia, Huggies offre la possibilità di parlare di maternità in modo nuovo e dissacrante. Ovvio che loro lo fanno per vendere di più. Ma noi abbiamo segnato un punto, vedremo una pubblicità intelligente in più. Ovvio che tu e le tue socie vi fate pagare e noi community no. Ma credo proprio che avresti guadagnato di più e faticato di meno stando col sedere al caldo in un ufficio, da dipendente. Ovvio che alcune nostre istanze non passeranno, non possiamo pretendere di fare la rivoluzione. Ma possiamo cominciare a mettere la pulce nell’orecchio.
    Così mi sento, da queste parti.
    Ecco, una cosa sola, però: mi manca Sfelix…

  22. Flavia scrive:

    i vostri commenti sono di una tale portata :) che trovo difficoltà a rispondere.. anche perchè in questo caso sono più nel "mode" ‘ascolto che in quello chiacchiera. comunque ci provo….

    @mammachefatica ti ringrazio degli apprezzamenti su VereMamme, e concordo sul fatto che certi processi, come la presenza sempre più importante delle donne e delle madri in rete, siano inarrestabili. Bisognerebbe darne una lettura utile e positiva.

  23. Flavia scrive:

    @LGO non sai quanto mi fai piacere. Produrre idee e avere aziende che le seguono è la nostra visione, non è solo la tua fantasia :)
    nel frattempo ci si mette in gioco e ci si sporca anche le mani, esattamente come dici tu.

    @Paola mi fai riflettere… grazie. VereMamme partiva dall’empowerment, come donne mamme e ANCHE consumatrici…. ma mi rendo conto che il salto è notevole:)

  24. Flavia scrive:

    @Chiara 2 sulla pulizia e usabilità d’accordo 100%… sapevo già da un po’ di doverci lavorare… tutto venuto su selvaggiamente.
    sullo spirito TTV che una smart come te interpreta così semplicemente, ecco, questo lascia proprio ben sperare. come listener sei forte :))

    @Piattini, come sempre ti ascolto su tutto. anche sullo stress della community, che provoca prese di distanza.
    Io continuo a credere che questa community ci sia, pur con tutte le sue componenti complesse e diversificate, e possa esercitare un potere di influenza: sui temi del lavoro e della conciliazione per esempio, come su un marketing più umano.
    Ma come vedi, qui la community ha bisogno di Sfelix :)))


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